E’ risorto!

 

 Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? (Luca 24,5)

Il protagonista di questa giornata è Gesù, che non si sa dove sia andato a finire.
Vivo o morto non è poi così scontato trovarlo.
Comincia la caccia al TESORO.
Non trascuriamo gli indizi.
A Pietro e Giovanni si presentò la stessa scena, ma solo Giovanni credette.
Una cosa è certa.
Non cerchiamolo in un cimitero.
Buona caccia!
Pardon!

BUONA PASQUA

 

Il custode del giardino

Giovanni 20,1.11-18
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Maria stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.
Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.
Non è un caso che Gesù si mostri per primo ad una donna, la Maddalena, una peccatrice su cui si è posato il suo sguardo misericordioso; non sembra strano che la donna lo cerchi in un cimitero, dentro al sepolcro di un passato che non ritorna.
Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c’è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Gesù appare alla Maddalena, ma lei non lo riconosce. Come potrebbe pensare che sia proprio Lui, il custode del giardino?
Eppure in un giardino, quello dell’Eden, si è consumata la prima colpa, a causa di una donna è avvenuto lo strappo, la separazione dell’uomo dal Suo creatore e in un giardino si doveva ricomporre l’unità originaria.
Grande il peccato, grande l’amore di chi ha sentito lo sguardo dello Sposo posarsi sulle ferite di una vita lontana da Lui.
La donna pensa di non potersi più specchiare in quello sguardo, spento per sempre dalla morte. Per questo ne cerca il corpo senza vita: per portarselo via e non staccarsene mai più.
Magra consolazione per chi ha sentito quell’Amore,  più grande.
Le lacrime le offuscano la vista, e quando incontra Gesù, non lo riconosce.
Ma il Signore ha un arma speciale, che apre gli occhi e il cuore: la PAROLA.
“Maria!” “Rabbuni!”
La voce del Maestro è inconfondibile.
Travolta dall’emozione la donna lo abbraccia e vorrebbe fermare quell’attimo, all’infinito, ma Gesù non si lascia trattenere.
Non possiamo impossessarci di Dio. Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici.
L’amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell’abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci aspettiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini.
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c’è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Erano le quattro

VANGELO (Gv 1,35-42)
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito,era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)”e lo condusse da Gesù.Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro).

Il Vangelo di oggi è tutto incentrato sugli occhi, sul vedere, guardare ed essere guardati.. uno sguardo che rimanda ad un altro sguardo, una persona che rimanda ad un’altra persona, un annuncio ad un’altro annuncio, una sequela ad un’ altra sequela.
“Ecco l’agnello di Dio”, disse Giovanni, quando vide passare Gesù.
L’annuncio genera il desiderio di conoscere più da vicino la persona di cui si parla .
Se l’incontro avviene non al ristorante, in pizzeria o in discoteca, ma in casa, sicuramente del nostro amico sappiamo più cose e possiamo con più consapevolezza scegliere se continuare a frequentarlo oppure cambiare compagnia.
Erano circa le quattro del pomeriggio, quando i due discepoli di Giovanni, dopo aver visto dove abitava, decidono di fermarsi da Gesù.
Anche i discepoli di Emmaus sentirono il bisogno di stare con Gesù, quando videro che si stava facendo notte.
Il che la dice lunga sul bisogno dell’uomo della luce, quando arriva il buio.
Gesù sembra non avere casa se , a chi voleva seguirlo, rispondeva “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.(Mat 8,20)
Gesù ci invita a sperimentare di persona.
“Venite e vedrete”
Fermarsi presso Gesù, è sperimentare che Gesù vive nella casa del Padre a cui lo lega lo Spirito Santo, l’Amore fatto persona che vuol donare anche a noi.
E’Lui che porta a noi la casa, il luogo dove riconoscerci e amarci.
“Rabbi dove abiti?
Che bello scoprire che seguire Gesù è entrare in un’intima comunione con Dio, Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo!
Che cosa straordinaria il Vangelo !
Grazie, Signore perchè non ci lasci nell’anticamera ad aspettare, ma ci inviti a condividere con te l’amore che unisce gli abitanti della tua casa.
Signore quanto è bella la tua famiglia! Quanta pace, quanta gioia, quanta luce !
Anche noi , Signore,vogliamo annunciare al mondo Chi e cosa abbiamo trovato, seguendo il tuo consiglio.

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

(Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Certo che se non avessi insegnato lettere per tanti anni, se non avessi corretto tanti temi e sottolineato tanti periodi sospesi per mancanza del verbo, non so quanto avrei capito di questa pagina fondamentale del vangelo.
Ci ho riflettuto quando Giovanni, mentre faceva i compiti di grammatica, mi ha chiesto cos’era un verbo.
Gli ho risposto che è la parola più importante, quella che dà senso al discorso, quella che permette agli uomini di comunicare.
E poichè doveva leggere e riassumere una storia, gli ho cancellato tutti i verbi per dimostrargli che non ci si capiva più niente.
Visto che si sta preparando per la Prima Comunione , ne ho approfittato per parlargli di Gesù, il Verbo di Dio, e di quanto sia importante la sua venuta per dare senso ai nostri discorsi e alla nostra vita.

 

Signore, da chi andremo?

 Image for Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.(Mat 10,7-15 )
VANGELO (Gv 6,56-69)
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

“Forse anche voi volete andarvene?”.

Da chi andare Signore, dopo aver ascoltato la tua parola, sentito il tuo sguardo posarsi sulle nostre ferite e pian piano l’olio della tua tenerezza scendere sulla sofferenza della carne che tarda a guarire?
Dove rifugiarci se non nel tuo abbraccio inchiodato alla croce.. dove Signore? 
Quante volte, Signore, il tuo linguaggio mi sembra duro, inaccettabile, lontano dalla mio concetto di bene, di gistizia, di verità!
Ma quando tutto questo mi porta a prescindere dal tuo sguardo, a tradirti, rinnegarti, cercare altre strade di salvezza, tu mi aspetti e mi parli e mi rialzi, perchè possa sperimentare ancora la tua compassione, il potere sconfinato del tuo amore.
Oggi e sempre ti voglio ringraziare, Signore, perchè a capo della tua chiesa non hai messo Giovanni un mistico, un modello irragiungibile, che sotto la croce rimase insieme a tua madre senza paura.
Hai messo Pietro, un uomo come noi, che attraverso i dubbi, le paure, le cadute, non ha mai smesso di cercare il tuo sguardo, di meditare le tue parole.

Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio

VANGELO (Gv 14,6-14)

In quel tempo, disse Gesù aTommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore,mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».


«Signore, mostraci il Padre e cibasta», dice Filippo, impaziente di arrivare alla meta. Come se bastasse fare una foto o un’intervista al Creatore per conoscere tutto di lui.
Eppure si era manifestato attraverso la bellezza del creato, attraverso la voce dei profeti, ma non era bastato.
Filippo, come noi, vuole arrivare alla meta annullando il percorso.
Lo facciamo tutti, quando, proiettati verso la realizzazione dei nostri sogni, non viviamo il presente, l’ora di Dio, l’occasione favorevole per incontrarlo,conoscerlo,amarlo.
Dio è in ciò che ci capita, in ciò che ci manca.
E’ dura da capire, da digerire, da vivere.
Gesù è la strada e nella strada che Lui ci indica, incontriamo Dio Padre, Dio Figlio e Dio SpiritoSanto, incontriamo l’Amore che rende visibile Dio al mondo.
” Amatevi come io vi ho amato”, dice Gesù, non a caso. perchè se vuoi vedere Dio, devi amare a prescindere e, se non ci riusciamo, cosa certa, chiediamo aiuto a Lui che viene incontro alla nostra debolezza.
Approfittiamo del tempo liturgico che stiamo vivendo, tempo di grazia.
Tra poco Gesù salirà in cielo e ci manderà lo Spirito, che ci guiderà alla verità tutta intera.
Preghiamo.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam!

 

Il dito di Dio nel fango

 

 

 

 

Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

 

Se le immagini che scorrono sul teleschermo avessero il potere di sporcarci di terra, di tingerci con il sangue di tante vittime che abbiamo visto morire insieme alle speranze dei sopravvissuti, potremmo rispondere che non ci vediamo e che abbiamo bisogno di andare a lavarci nella piscina di Siloe.
Solo se ci sentiamo sporchi sentiamo l’esigenza di lavarci.

Signore dacci l’umiltà e la docilità necessaria per farci toccare da te , qualunque sia il mezzo per ridarci la vista.

 

 

 

NON E’ IL FANGO CHE HA GUARITO IL CIECO NATO,
MA IL DITO DI DIO NEL FANGO