Lo spirito e la legge


Questa mattina avevo deciso di non andare a messa. La nebbia si tagliava con il coltello, io non mi sentivo bene e non potevo permettermi il lusso di stare peggio, visto che questo pomeriggio devo affrontare un viaggio.
Ho pensato che avevo tutte le ragioni per rimanere a casa e sentirmi la messa alla radio.
Del resto questa notte avevo meditato abbondantemente la Parola di Dio, tanto che ci volevo fare un post sulla legge e sullo spirito della legge.

Poi mi sono ricordata delle parole di don Ermete.
"La Parola di Dio in un contesto liturgico opera efficacemente, perchè poi diventa pane che ci nutre e che ci rende capaci di nutrire anche gli altri".

Così sono andata alla Basilica della Madonna Addolorata, che ha le messe a tutte le ore e che è frequentata da persone di ogni specie.
Quelo che colpisce è il numero dei cosiddetti semplici in pianta stabile, che dall'abbigliamento e dai modi fanno capire che sono fuori di senno.

Poco prima che entrasse il sacerdote, una di queste si è staccata dai banchi e si è stesa per terra, davanti all'altare, aderendo con tutto il suo corpo al freddo marmo del pavimento, per un tempo a mio parere interminabile.
Ho sperato che qualcuno al posto mio la dissuadesse dal rimanere in quel luogo e in quella posizione, perchè era disdicevole e poi era tardi.
La messa stava per cominciare.

Nessuno si è mosso.
La donna ha continuato il suo rito e con calma si è spostata prima al lato sinistro, poi al centro, poi al lato destro dell'altare, genuflettendo entrambe le ginocchia e baciando la terra su cui era poggiata la Mensa Eucaristica.Infine si è diretta al tabernacolo e ha fatto una genuflessione ancora più profonda, più prolungata, e più appassionata, come il bacio che ha impresso su qulla terra sacra e benedetta.

"Lo sapevo che andando avrei imparato qualcosa di più", mi sono detta, quando ho sentito forte il desiderio di poter fare altrettanto senza vergogna.

(Gv 8,32) Conoscerete la verità  e la verità  vi farà liberi


Luca 6,1-5 –
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

.

Quanti falsi sabati osserviamo, quanti ci pesano come un macigno!
Da quanti sabati dobbiamo essere liberati, Signore!
Quelli dell’ipocrisia, del dover essere, quelli della menzogna imbiancata di verità, quelli della compiacenza al più ricco, al più forte, al più famoso, al più…
Quelli che osserviamo per paura di essere giudicati da te e dagli uomini, quelli della compiacenza ad una prassi vuota di significato.

Signore liberaci da tutte le sovrastrutture che ci impediscono di cogliere lo spirito della legge, rendici capaci di distinguere il bene dal male, l’essenziale dal superfluo, la verità dalla menzogna.

Nella Bibbia per ben 365 volte ci ripeti “Non temere, non avere paura”.
365 volte, tanti quanto sono i giorni dell’anno.

Se riuscissimo, anche solo per un momento, a convincerci che non parli a vanvera, che sei Padre e non giudice, che ci ami non per quello che facciamo, ma perchè ci hai creato e siamo tuoi

Se riuscissimo…

Signore forse ci è capitato di sperimentare la tua grazia, la tua dolcezza, la tua sollecitudine…
Forse più di una volta ci siamo sentiti guardati e guariti da te che ci hai aperto la mente e il cuore, abbattendo il muro di divisione dietro al quale ci eravamo nascosti per non mostrare la nostra nudità, fragilità, impotenza.
Più di una volta, Signore forse è successo… ma abbiamo la memoria corta e tendiamo a dimenticare tanti tuoi benefici.
Per questo continui a ripetere” Ascolta Israele..Israele, se tu mi ascoltassi!”
Il grido accorato di chi ci ama, vedendo il precipizio in cui irrimediabilmente abbiamo diretto la nostra corsa.

Ma un dio straniero ci ha chiuso le orecchie.

Signore perdonaci per tutte le volte che ti diamo per scontato, per quando ti attribuiamo colpe che non hai, per quando pensiamo che tu godi a mandarci le croci, a sottrarci il tempo allo svago, al divertimento, al lavoro, alla famiglia, ai figli, agli amici, per darlo a te.

Perdonaci quando non rispondiamo alla tua chiamata con gioia e ti obbediamo solo per paura.