Spirito Santo

Ieri Giovanni mi ha chiesto se ero felice.

Non nego che mi ha spiazzata, visto che in quel momento ero in preda a forti dolori.

Poi mi sono ricordata di quello che lui qualche anno fa mi aveva risposto dopo una giornata da incubo a scartare i regali ricevuti al compleanno.

" I giochi non rendono felici", mi disse, perchè quando non hai nessuno che ti insegni come usarli è come farti un dispetto.
Ne aveva ricevuti in abbondanza di tutti i tipi, dimensioni ecc ecc…

C'era quello che si doveva montare… quello a cui si dovevano comprare le pile… quello che prevedeva più giocatori… quello che si poteva usare solo all'aria aperta, quello che …
Insomma un bel rebus per chi li ha ricevuti e per chi deve farsi carico di aiutarlo a farli funzionare sì che si diverta.
Perciò aggiunse che non i giochi ma uno che ti aiuta, ti consola e ti vuole bene, rende felice un bambino.
Noi grandi, di persone che abbiano questi requisiti, ne troviamo sempre meno sulla nostra strada, da quando siamo diventati genitori o nonni e siamo chiamati a dare non a ricevere.
Così, ripensando a tutto questo, gli ho detto che ero felice perchè avevo trovato Chi mi aiuta, mi consola e soprattutto mi vuole bene.
Lui sa di Chi stavo parlando, tanto che mi ha rivolto un'altra domanda
" Ma tu vuoi bene solo a Dio?"
Gli ho risposto senza tentennamenti che dentro al cuore di Dio ci sono tutti, lui, il fratellino, la mamma, il papà, il nonno, i miei amici e anche i suoi.
"Allora tu vuoi bene a tutto il mondo!" ha concluso.

Mancano due settimane alla Pentecoste.
Se sapremo approfittare di questo tempo di attesa e di grazia per parlargli dell'Amore di Dio effuso attraverso lo Spirito Santo e testimoniarglielo con la nostra vita, cercherà e troverà risposta ai suoi più segreti bisogni.
 

VENI SANCTE SPIRITUS

VENI PER MARIAM

 

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RnS preghiera di effusione


 

Questo post è per Piero Fratta che con tanta pazienza ha aspettato che rispondessi ad una sua richiesta di chiarimento.
Mi scuso per il ritardo, ma ci sono domande e domande.
Mi riferisco al suo commento relativo al POST in cui è suonata strana la parola "effusione o posteffusione"
Spero di riuscire a spiegarmi.
Attraverso il Sacramento del matrimonio Dio dona agli sposi il Suo Spirito, vale a dire l'Amore, che li renderà capaci di amarsi per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
E' il suo dono di nozze.
Molti però non scartano il regalo o dopo averlo usato per un pò di tempo lo ripongono in soffitta o addirittura lo gettano
Poichè il matrimonio si regge sulla fedeltà ad una promessa, che non è facile mantenere senza l'aiuto di Dio( la grazia di Cristo), è molto importante riscoprire il valore del dono che ci viene fatto dal Padreterno, per poterlo usare e averne i vantaggi desiderati.
Nel Rns, di cui facciamo parte, ci sono percorsi di preparazione ad accogliere con consapevolezza i doni di Dio, primo fra tutti quello del Battesimo e poi quello del Matrimonio, attraverso una "preghiera di effusione" che viene fatta dai fratelli sulle singole persone(nel caso del Battesimo), o" preghiera di effusione di coppia" fatta dai coniugi uno per l'altro(nel caso del Matrimonio) a cui si uniscono i presenti.
Si parla quindi di una nuova effusione dello Spirito, quando accade.
Questo non vuol dire che al di fuori del RnS questo non sia possibile, perchè Dio dona a chi chiede, senza formalizzarsi. Il problema sta nel fatto che la maggior parte delle persone ignora la GRAZIA del Sacramento del Matrimonio e quindi non la cerca e non la chiede.
Noi siamo operatori di Pastorale Famigliare grazie ad uno scritto del teologo Muraro che nostro figlio fece leggere il giorno delle sue nozze, che ci incuriosì e stupì molto e ci fece venire voglia di saperne di più.
Lo accludo per chi non lo conoscesse

Dono di nozze da parte di Dio

"La creatura che hai al fianco è mia. Io l'ho creata .
Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l'hai incontrata l'hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza ed amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità ,
la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri .
Ha bisogno di serenità e di gioia, di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro, e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera , nella Parola ,
nel perdono, nella speranza . Abbi fiducia in Me.
La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno,
da quando vi siete innamorati .
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l'amore per lei.
Era il modo più bello per dirti "Ecco te l'affido
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità"
Con le parole "Prometto di esserti fedele, di amarti e
rispettarti per tutta la vita"
è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla
nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi Io ti rendo capace di amarla "da Dio",
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio.
E' il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi e farò di voi gli strumenti del mio amore e
della mia tenerezza:
continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti d'amore"

Il Fuoco

Luca 12,49-53 -In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Le parole di Gesù sembrano contraddire il messaggio degli angeli che accompagnò la sua nascita"Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà", come anche le parole che , risorto, rivolse agli Undici riuniiti. (Pace a voi!).
Che la pace è cosa divina ce ne siamo accorti, perchè su questa terra facciamo fatica a trovarla.
Ma che ci sia un prezzo così alto da pagare, questo non vogliamo accettarlo.
Fino a quando pensiamo che la pace si costruisca con gli striscioni e i cortei che non ci scomodano( se non per un tempo limitato) dalle nostre occupazioni e preoccupazioni, avremo possibilità minime di cambiare le cose.
Se ci lasceremo incendiare dal fuoco dell’amore di Dio, di cui Gesù si è fatto braciere e tizzone ardente, non indietreggeremo di fronte alla necessità di scegliere tra bene el male, tra chi lo rifiuta e chi lo accoglie.
Concittadini dei santi e famigliari di Dio, come dice San Paolo, avremo l’armatura giusta per bruciare le scorie del peccato e convertire chi non ancora conosce il fuoco divorante dell’amore del Padre.

 

La gioia

Giovanni 16,16-20 -In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo ‘‘un poco’’ di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”.
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”. 

Gesù pronuncia questo discorso, dopo la lavanda dei piedi, prima di essere consegnato ai suoi carnefici.

Come avrebbero potuto capire i discepoli?

L’esperienza della morte del Maestro è fondamentale per far piazza pulita dei pregiudizi, delle illusioni di chi si aspettava un Messia dai connotati ben precisi.

E’ occasione per aprirsi al totalmente altro, all’incursione imprevedibile dello Spirito nella storia dell’uomo di tutti i tempi.

E’ una gioia scoprire che la presenza di Dio non è legata ad uno spazio e ad un tempo definito.

E’ piena quando ci accorgiamo che lo possiamo incontrare in ogni uomo dove lo Spirito Santo decide di posare la sua tenda.

Gesù doveva morire perchè l’acqua e il sangue sgorgati dal suo costato potessero riempire le nostre anfore sbrecciate, ingrommate di polvere e di sporco, sedimentato negli anni.

Il nostro cuore, dopo la morte del Gesù storico, si apre alla capacità di guardare oltre, di vederne lo Spirito attraverso le varie forme dei recipienti che lo accolgono e custodiscono.

Come l’acqua assume la forma di ciò che lo contiene, così lo Spirito Santo assume le sembianze di ogni uomo, profezia di Dio.

DOMINE NON SUM DIGNUS

Giovanni 1,29-34
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”.
Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: “L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

Gesù finalmente è arrivato, si è messo in fila per farsi battezzare.

E’ il momento per Giovanni Battista di mostrare a tutti colui che non ancora era conosciuto.

Oggi, dopo 2000 e passa anni, il sacerdote, dopo la Consacrazione ci ripete le stesse parole :" Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo".

"Tra voi c’è uno che non conoscete" aveva detto poco prima il profeta ai suoi interlocutori. Ed era vero.

Oggi c’è da chiedersi se sono cambiate di tanto le cose.

Se Gesù lo conosciamo realmente, se lo vediamo agire, operare con noi, in noi, per noi.

Se la luce dello Spirito, che ci è stata data con il Battesimo, l’abbiamo coperta con i nostri peccati.

Se il Dio con noi, l’Emanuele, lo vediamo camminare nelle strade del mondo.

Se riusciamo ancora a distinguere la voce che viene dall’alto dal fracasso di sotto.

E’ cominciato un nuovo anno e tutti si fanno gli auguri.

Giovanni ci apre le porte.

Che i nostri occhi si aprano all’invisibile opera dello Spirito.

Che la Comunione parta da un " Domine non sum dignus, (Signore non sono degno)"consapevole e sincero.

Che l’ atto di dolore per quello che abbiamo fatto di male ci apra il cuore al Bene infinito che il Signore è venuto a donarci.

Ritorno a CASA

 
A Rimini non era nostra intenzione andare, perché partecipare ad un Convegno nazionale del RnS, come quello che si tiene ogni anno in primavera, (quest’anno eravamo in 20.000), non è uno scherzo, neanche per chi la schiena ce l’ha di ferro.
Il fatto che negli stessi giorni l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia chiama a raccolta gli operatori del settore, ci aveva fatto decidere negli anni scorsi di optare per qualcosa che non intaccasse il fragile equilibrio di un corpo che non funziona, essendo i convegni di tipo residenziale e il numero dei partecipanti molto più limitato.
Frequentandoli, abbiamo imparato tante cose sul progetto di Dio sulla famiglia, su come si costruisce la casa, cantiere di santità, sull’importanza del perdono come fonte di vita per il mondo. Quelle esperienze e  altre dello stesso tipo, donateci dal Signore nel corso degli anni, sono state fondamentali per la nostra crescita personale e coniugale, per metterla a servizio della chiesa.
Ma lo Spirito soffia dove vuole e, quest’anno, ha cambiato direzione, forse perché avevamo bisogno di riscoprire la meraviglia dell’inizio, un inizio non discriminante, dono per tutti, una meraviglia appannata che forse non eravamo più capaci di sentire e di trasmettere agli altri. La meraviglia di sentirci tutti figli di Dio, uguali e preziosi ai suoi occhi, “re, profeti e sacerdoti”, riscattati dal sangue prezioso del Figlio.

“Rigenerati dalla parola di Dio” recitava la locandina e noi di parole avevamo bisogno, che smascherassero i nostri silenzi e mettessero in luce la verità.
Sentivamo l’esigenza di metterci in ascolto di una parola che non ci dividesse, una parola rivolta ad entrambi. Avevamo bisogno della Parola che rigenera, che ci fa creature nuove, che ci fa rinascere dall’alto.
Non a caso Salvatore Martinez, a conclusione del convegno, ha parlato di Nicodemo, che non aveva smesso di cercare, nonostante fosse un devoto conoscitore e osservante della legge. Ma Nicodemo era attento ai segni e non gli era sfuggito che Gesù fosse un maestro, anche se del suo linguaggio non tutto gli è stato chiaro subito. Ma era notte e doveva aspettare che passasse, per vedere l’alba di un nuovo inizio, la luce che ti scopre il volto vero delle cose.
Quell’incomprensibile pretesa di rinascere dall’alto, non l’aveva proprio capita, perché come si può fare a rientrare nella pancia della propria madre? Il senso di quelle parole criptate, anche se Gesù le ha spiegate a Nicodemo, non è detto che tutti le abbiano capite.

”Effatà!” dice il Sacerdote, “Apriti” facendo un segno di croce sulle orecchie e sulla bocca del battezzando, che significa: ”apri le orecchie, ascolta cosa ti dice il Signore e non tacere su quanto hai udito nel profondo del cuore”. Ma eravamo ancora portati in braccio, quando le ha dette quelle parole , in braccio a qualcuno che doveva ascoltarle al posto nostro e ripetercele, man mano che ci facevamo grandi.Ma non sempre succede e si finisce per dimenticarle o di non conoscerle mai, perchè sono ancora troppo pochi quelli che si pongono domande sulle parole e sui segni dei Sacramenti.
Rinascere dall’alto è vivere l’esperienza dell’amore di Dio profuso su tutti gli uomini, l’esperienza di un ritorno a casa, rientrando nell’utero del Padre-madre che ci ha generato.
A Giovanni, quando per la prima volta mi chiese chi è Dio, ho spiegato che significa questo ritorno.
“Dio è il papà di tutti i papà” gli ho detto, “La sua casa è anche la nostra, da lì siamo venuti, lì dobbiamo tornare. E’ il giardino dal quale Adamo ed Eva furono allontanati perchè volevano fare di testa loro, abolendo le regole che Dio aveva stabilito, perchè tutti potessero godere dei suoi fiori e mangiare i suoi frutti.E’ come quando al parco e devi stare attento a non danneggiare i giochi che ci hanno messo, per fare felici tutti i bambini che ci vanno.
Perciò la mamma e il papà, quando gli nasce un bambino, lo portano in chiesa per chiedere a Dio di far rientrare il proprio figlio nella sua casa, impegnandosi a farcelo rimanere per sempre, perché Lui ci ha creato e noi siamo suoi e non vuole che ci capiti nulla di male.
Ma Dio è padre prima di tutto di Gesù, il figlio primogenito, che si è guardato bene dall’allontanarsi da casa, anzi si è preso l’incarico di riportarci tutti in quel giardino dove vive Lui con la sua famiglia che vuole sia anche la nostra. Gesù per primo ci ha parlato del Padre, di quanto ci vuole bene, delle regole che non sono fatte per farci i dispetti, ma perché tutti siamo felici. Quando la nonna, la mamma ti dicono di non sporgerti dal balcone, di non avvicinarti al fuoco, di non giocare con la palla in sala, lo fanno solo perché ti vogliono evitare un dolore, una sofferenza e la vogliono evitare anche agli altri abitanti della casa, se qualcosa si rompe”.

Rinascere dall’alto, quindi è un ritornare a casa, come il figliol prodigo della parabola, a cui ha fatto riferimento nella sua catehesi mons. Bruno Forte, sottolineando l’atteggiamento del Padre misericordioso, che lo stava aspettando alla finestra, per corrergli incontro e riabbracciarlo.

A Rimini abbiamo sentito l’emozione di un ritorno a casa, di un bagno ristoratore nelle acque dello Spirito, di una Parola che agitava le acque e arrivava al cuore di tutti, perché prima di essere padri e madri, sposi, fratelli si è figli, e forse questa era la dimenticanza che ci aveva fatto arenare.
Sentirsi uno in tutti, un unico corpo nella multiforme varietà e ricchezza dei carismi ci ha rigenerato in un bagno di folla osannante al grido di “Gesù è il Signore”, ci ha dato i brividi dell’innamoramento, ci ha fatto ardere il cuore come ai discepoli di Emmaus, quando si accompagnò a loro il Signore. 

L’affermazione di Kafka che “esiste un punto di arrivo, ma nessuna via” è vera solo a metà, ha detto il Vescovo di Rimini mons. Lambiasi, nel suo intervento, Perché la fede ci dice – e dunque è vero – che il punto di arrivo esiste, ed è Cristo, il punto Omega: infatti “tutto è stato creato in vista di Lui” (Col 1,16). Ma non è vero che “non esiste nessuna via”, perché Lui è la Parola fatta carne che per noi si è fatta via (cfr Gv 14,5). E oltre che via, si è fatto viatico: insieme compagno di viaggio e pane per il cammino. Emmaus è storia in corso: i discepoli che iniziano il cammino come mendicanti di senso, rompono il silenzio per aprire il dialogo. Imparano a interpretare la propria vita e le proprie esperienze a partire dalle Scritture, mentre il Risorto  illumina il loro cuore. Fanno una sosta nel cammino per chiedere al Signore di rimanere con loro. Nella sua misericordia Egli entra nel loro “spazio vitale” e rimane con loro. Quello che succede dopo è pura comunione fraterna. “Quando fu a tavola, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,30s). In seguito ritornano dai loro compagni e fanno esperienza di condivisione, prima attraverso l’ascolto attento e stupito, poi, narrando la vittoria della vita sulla morte, manifestatasi definitivamente nella risurrezione di Cristo.

Emmaus è strada in corso: è metodo sempre praticabile e cammino sempre percorribile. Come tutte le cose che contano, il metodo Emmaus è semplice ed essenziale: incontrarsi, riunirsi; parlare di ciò che è accaduto; condividere il Vangelo e rileggere la vita; pregare e lodare Dio per tutti i suoi doni; celebrare la comunione fraterna; tornare ai fratelli e sorelle del mondo intero con la bella notizia che ha trasformato le nostre vite: “Davvero il Signore è risorto!”.
Dire che il Signore è risorto non basta se la sua resurrezione rimane ancorata ad un passato che non ci appartiene. Che Cristo è vivo e presente in mezzo a noi, questo è ciò che dobbiamo sforzarci di annunciare facendo ogni giorno l’esperienza della Pentecoste. Il Dio con noi, l’Emanuele ha tanti modi di manifestarsi, basta aprire le orecchie e la bocca per farlo passare.

Al ritorno da Rimini, mentre preparavo la trasmissione alla radio, ho ringraziato il Signore che mi dava l’opportunità di non tenere chiuse le labbra. Ho pensato a Giovanni che stava dormendo,  dopo che gli avevo cantato ”Sei il mio rifugio” carezzandogli la schiena, come facevo quando era piccolo. 
Non lo faceva da tempo, il pomeriggio, da quando è diventato grande ed è andato alla scuola materna. Me l’ha detto subito, quando è entrato che, anche se gli faceva male la testa, lui gli occhi non li avrebbe chiusi per fare il riposino, perché ormai è grande. Che non lo vedevo?
Invece era lì che dormiva come un angioletto, lasciandomi libera di pensare, di meditare, di rifugiarmi nei ricordi di una rinascita grazie a Lui.

Il Signore ci ha rimandato a settembre, ci ha dato un’altra chance, per capire che per rinascere bisogna ridiventare bambini. E se ne hai uno a portata di mano è una grazia che non ci si deve lasciare sfuggire.

Sulla strada del ritorno dalle vacanze, siamo andati a trovare la nostra mamma, Maria in quella che fu la sua casa, la Santa casa di Loreto. E’ il suo mese; non potevamo non ricordarlo. A lei ci siamo rivolti così

O Maria,

 siamo qui per imparare da Te
la grande lezione della vita.
Tu ci guardi come solo una madre
sa guardare i suoi figli.
La Santa Casa custodisce il ricordo
della tua quotidiana fatica
e del lavoro umile di Gesù e di Giuseppe:
aiutaci a lavorare con cuore puro
affinché il nostro lavoro sia libero dall’egoismo,
libero dall’ingiustizia e dalla violenza.
Davanti a Te, o Madre,
tante mamme hanno pregato
e Ti hanno presentato con fiducia i loro figli
come Tu un giorno presentasti Gesù nel Tempio.
Oggi le nostre famiglie si stringono attorno a te:
riporta nelle nostre case la preghiera
che illumina e genera fraternità,
unendo genitori e figli in una festa di fede.
Aiutaci a guardare in Alto
per scoprire il nostro vero volto
nel Volto Santo di Dio.
Cammina sempre con noi perché viviamo
donando generosamente noi stessi
come ha fatto Gesù, figlio del Tuo sì,
Salvatore di ogni uomo, meta della nostra vita.

Amen.

Rigenerati dalla Parola di Dio (1 Pt 1,23)

Dal 1 al 4 maggio sarò con mio marito a Rimini per la XXXI  Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) sul tema “Rigenerati dalla Parola di Dio” (1 Pt 1,23).

Con questo convegno, il Rinnovamento propone un ritorno sincero, compromettente, feriale, personale e comunitario alla Parola”, ha dichiarato il presidente nazionale RnS, Salvatore Martinez. “Vogliamo ancora ascoltare,pregare, amare, servire la Parola! Una Parola che non ha perduto il suo fascino creativo e miracoloso, la sua straordinaria contemporaneità e attualità. Una Parola che a tutti giova, che nessuno offende, che ha la capacità di rendere ogni uomo migliore, che tutti ha il potere di salvare. Ogni Convocazione del nostro Movimento è un’apologia dell’opera dello Spirito nella vita della Chiesa e di ogni credente. Ed è lo Spirito che ci guiderà lungo le sessioni di questa Convocazione, in un tempo liturgico per noi straordinario (è l’inizio della Novena di Pentecoste), per farci «desiderare le parole del Signore» (cf Sap 6, 19) e per farci «vedere quanto è buono il Signore» (Sal 34, 9)”.

Sperando che possiamo tutti essere rigenerati dalla Parola di Dio, qualunque sia il luogo dove ci mettiamo in ascolto,  vi auguro vacanze serene e ricche di grazia.