Ricerca

Ricerca

25334-vangelo1
MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI
sabato della IV settimana di Pasqua
Letture: At13,44-52; Sal 97;Gv 14, 7-14
” Io ti ho posto per essere luce delle genti” ((At 13,47)
Mi riesce difficile stamattina meditare sulla tua Parola Signore perchè sto male e tanti, troppi pensieri mi si affollano nella testa.
Discernere è difficile quando le forze sono ridotte al lumicino, quando il corpo grida il suo bisogno di pace, di quiete, di remissine del dolore.
Io so che non devo preoccuparmi di nulla perchè tu sei con me e non mi abbandonerai in questo ennesimo e più difficile ricalcolo della mia vita.
Quando viene a mancare un sostegno in genere se ne cercano e se ne trovano altri che fanno al bisogno.
Anche se tu non deludi mai le aspettative, c’è sempre qualcuno attraverso cui tu ti manifesti per mostrare il tuo amore…qualche persona o anche qualche evento che ti aiuta a saltare il fosso, ti toglie dal panne, ti fa sopravvivere ad una furibonda tempesta.
E così è stato sempre, ma il tempo passa e i puntelli umani, i riferimenti abituali che diamo per scontati dai quali non possiamo prescindere vengono meno, e ci ritroviamo ad essere sempre più bisognosi di un aiuto potente che viene dall’alto, abbiamo bisogno delle tue benedizioni che entrano rompendo i vetri.
Non riesco Signore a benedire questo tempo in cui sembra che ci sia un accanimento terapeutico sulle mie malattie di per se stesse invalidanti.
Eppure anche quando pensiamo di aver toccato il fondo ci accorgiamo che ci siamo sbagliati e che c’è un fondo ancora più profondo.
Come accadde a te che pensavamo che il massimo che ti era potuto succedere era morire, salvo poi renderci conto che non ti sei limitato a darci la vita ma il paradiso, la massima distanza dal Padre, scendendo agli Inferi, vale a dire andare all’inferno.
Non so se quando hai esalato l’ultimo respiro eri cosciente che non era finita e che il fondo lo dovevi ancora toccare, scendendo ancora più in basso.
Oggi medito sulla tua parola e mi sforzo di penetrarvi di rimanere in essa perchè se mi disancoro da quell’utero accogliente, caldo e sicuro, che è il tuo legame con il Padre per mezzo dello Spirito, impazzisco.
La mia disabilità, l’incidente che ha reso spero momentaneamente, spero, disabile anche Gianni, la malattia della persona che abitualmente mi aiuta, la lontananza di parenti, amici, conoscenti che possano darci una mano, lontananza abituale, colpevole o forzata, fanno sì che senta sulle mie spalle la responsabilità di portare avanti la casa e prendermi cura del mio sposo senza danneggiarmi in modo irreversibile.
Io non so cosa tu ti inventerai questa volta per farmi uscire dal panne, se è tua volontà che ne esca o che rimanga a combattere sola questa ennesima e più dura prova.
Ho visto ieri la tua mano benedicente nell’aver trovato al pronto soccorso di turno l’ortopedico amico, la prenotazione per la risonanza magnetica fra due giorni e poi tanto altro ancora che riconosco come tua grazia ma che non mi ha esonerato dal portare questa mattina sul corpo i segni di un impari battaglia, piaghe e dolori che rendono molto problematico il mio servizio alla famiglia oggi che non c’è nessuno.
Quando ho bisogno di aiuto tu mi mandi sempre qualcuno da aiutare e così anche in questa circostanza ci sono tante persone di cui debbo farmi carico.
Avevo deciso di pensare più a me stessa dietro consiglio di un uomo che ti appartiene ma, come diceva mio padre” L’inferno è lastricato di buone intenzioni”
Da quando ho cercato di mettere in pratica i saggi consigli che mi dissuadevano dall’anteporre gli altri a me stessa, perchè se non ti ami non puoi amare, è successo il finimonbdo e il lavoro, gli impegni,i pensieri, le responsabilità sono aumentate.
Per questo ti chiedo nel tuo nome di riportarmi nel luogo del tuo riposo, di farmi entrare, rientrare da quella ferita che mi immette nel tuo cuore di carne, un cuore di Padre, di madre, di sposo, di fratello, di amico.
Sii tu per me la roccia che non crolla, sii tu il mio maestro Signore, siano le tue braccia la culla in cui io possa sentirmi amata e al sicuro.

Fede

“Maestro non t’importa che siamo perduti?” (Mc 4,38)
Le letture di oggi ci parlano della fede che è fondamento della nostra speranza.
Oggi mi chiedo quanta fede io abbia e se nelle avversità, nei pericoli continuo a confidare nel Signore, se mi rassegno ad affondare e morire con Cristo che dorme nella mia barca o pretendo di vivere in eterno una vita da schiavo, una vita di sacrifici per ciò che non dura e che la tignola o la ruggine attaccano.
Me lo chiedo dopo aver passato gli ultimi tempi a temere di rimanere per il resto dei miei giorni dipendente dagli altri per qualsiasi spostamento, a rinunciare a quella poca autonomia che mi dava l’avere la patente e la macchina per andare da qualche parte.
Ho fatto una fatica bestiale a convincermi che niente è dovuto e che, se il Signore permetteva tutto questo, sicuramente era per il mio e per l’altrui bene.
Nella messa de 29 gennaio ho trovato la pace dopo tanto penare, la pace che miracolosamente è scesa sopra di me, quando ho pensato che a tutto c’è rimedio, anche ad una bocciatura,(all’esame per il rinnovo della patente con le modifiche ala macchina, imposte dalla commissione ) il minimo che mi potesse succedere, perchè si può sempre riparare, come a scuola.
Ma poi è bastato poco, l’intervento non proprio soft di mio figlio che mi ha fatto ripiombare nell’angoscia.
E quello che pensavo fosse una maledizione, vale a dire che ad accompagnarmi doveva essere lui, perchè mio marito aveva abbondantemente superato l’età prevista per gli istruttori, si è rivelata una benedizione.
Infatti, grazie al suo carattere gioviale e tranquillo, ho superato l’esame brillantemente.
La sera prima mio marito mi aveva invitato, era mezzanotte, a dire un rosario insieme e a benedire questo figlio che all’apparenza sembra ce l’abbia con me e abbia qualcosa da farmi scontare.
“Esortatevi a vicenda” diceva nella lettera agli Ebrei Paolo a Barnaba, Parola di Dio, e così è stato.
Che Gianni prendesse l’iniziativa era il primo miracolo a cui sarebbero seguiti tutti gli altri.
Avevamo pregato insieme perchè la relazione con Dio e con le storture della nostra umanità fossero tutte ripristinate come occasioni di crescita e di grazia.
Così, anche se il dolore alle spalle e al braccio dalle 4 del mattino cresceva in modo esponenziale, pure ho cercato di mantenere la calma e di mettermi nelle Sue mani e in quelle di chi mi aveva mandato a sostenermi.
Dicevo che ho superato l’esame grazie anche ai ricalcoli dolorosi e opprimenti, ma quello che questa mattina vorrei non trascurare di scrivere è che questa vicenda mi ha fatto provare quanto è grande il Signore, quanto distano i suoi pensieri dai nostri, quanto siano efficaci le sue soluzioni e non quelle che noi gli suggeriamo.
Il mio cuore si è aperto ad una gratitudine immensa, non tanto perchè avevo di nuovo la patente e non dovevo dipendere più da nessuno, quanto che ero chiamata a servire ancora e sempre fino alla morte in casa o fuori casa, stando ferma su una sedia o guidando un’automobile, spostandomi con il cuore e non con il corpo necessariamente.
Questo è il dono di tanto patire, di questa tempesta che infuria da tempo su questa casa, e voglio farne memoria e mettere nel mio sacco tutti gli scintillanti che di cui Dio ha cosparso questo percorso sempre più impervio.
Ho pensato al fatto che molti non hanno proprio nessuno che li porti, che si prenda cura di loro, che non possono muoversi autonomamente e non hanno un rapporto confidenziale con il Signore.
La mia fede si fondi sulla sua Parola sempre, questo è ciò che oggi voglio chiedere a Dio.
Che sia disposta ad andare a fondo con Lui, quando la tempesta è troppo violenta con la speranza che si fonda sulla sua promessa che non moriremo, ma resteremo in vita, perchè è risorto e vive in noi oggi sempre in eterno.

Passare all'altra riva

Marco 4,35-41 -In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Visto che i problemi alle gambe mi impediscono di andare dove voglio, ieri con Gianni abbiamo deciso di prendere una sedia a rotelle, perchè io potessi godere del sole, del mare, delle bellezze del creato e degli incontri con le persone.

Con tutto ciò che mi parla di Dio.

Ma oggi il cielo si è coperto di nuvole spesse e grigie, il vento ha cominciato a soffiare e una pioggia violenta si sta abbattendo sul pezzetto di mondo che vedo solitamente dalla finestra e che volevo esplorare più da vicino.

Per fortuna che abbiamo fatto salire il Signore sulla nostra barca.

Anche se dorme, siamo certi che le onde non ci sommergeranno, perchè è Lui che ci tiene in vita.

2Corinzi 5,17
Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Leggi QUI