LA CASA DI CARNE


DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo,

da Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo. (Ap 21,2)

PRIMA LETTURA (Ez 47, 1-2.8-9.12)

Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 45)

Rit: Un fiume rallegra la città di Dio.

SECONDA LETTURA (1Cor 3,9-11.16-17)

Voi siete il tempio di Dio.

 

VANGELO (Gv 2, 13-22)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

LA CASA DI CARNE

domenica 9 novembre 2014

Dedicazione della Basilica Lateranense. ore 6.29

“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”

Certo che quando Gesù parla non sempre lo si capisce, anzi a volte ci vogliono anni perchè quella parola ti apra la mente e il cuore.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono quello che aveva detto , e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Ma loro furono testimoni della sua resurrezione, noi no e le chiacchiere se le porta il vento.

Guarda caso che lo Spirito di Dio è raffigurato anche come vento e continua a soffiare su tutta la Chiesa , noi compresi che non eravamo fisicamente presenti all’evento.

Certo è che per capire non basta conoscere l’aramaico, il greco, il latino o qualsiasi altra lingua con la quale lo Spirito decida di mettersi in contatto con noi.

Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c’è un catalizzatore, un verbo, che dia loro senso e compimento.

Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla…bla…bla…rumori, suoni senza senso, armonie senza vita.

Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.

Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta aveva poco più di un anno, Confesso che mi fu difficile capire il suo linguaggio fatto di parole storpiate, di suoni scomposti e disarticolati, lunghi discorsi misti a pianto.

Poi,standogli giornalmente vicino, prendendomi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che cominciò a scrivere pagine e pagine di scarabocchi che mi dava da leggere.

Io stavo al gioco e immedesimandomi nel suo mondo gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli, meravigliandosi di aver così bene espresso quello che aveva nel cuore.” Veramente nonna, mi chiedeva ogni volta, ho scritto tutte queste cose? ”

Questi sono i miracoli dell’amore che il vangelo di oggi mi ha fatto riemergere dalla memoria.

Ma torniamo alla Parola di Dio che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione.

Il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.

Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.

Mi ha colpito l’immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.

Inevitabile l’accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.

Quella casa di carne ci ha dato la vita e viene da chiedersi se dipenda dalla bellezza dei mosaici e delle opere d’arte, dalla grandezza o dalla fama acquisita tra gli uomini se possiamo essere certi che non ci venga tolta.

Lo Spirito, l’amore non si compra, ma si riceve gratuitamente chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.

L’indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli. Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.

Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell’acqua che ci risuscita.

“Quante cose possiamo fare con Gesù!” mi ripeto ogni volta che mi sento persa e inadeguata, ricordando le parole di un altro bambino che al catechismo solo questo aveva capito.

Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dall’osservanza della legge .

Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo, con Lui tutto è possibile, anche trasformare le nostre chiese in luoghi d’incontro, di riconciliazione, di pace.

Nella realtà, essendo sempre più pochi, tanto stiamo larghi, per darci il segno della pace si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.

Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino.

Il mio pensiero va alle distanze che devo superare per riconciliarmi con i non presenti con i quali ho i conti in sospeso.

E’ allora che cominciano i pellegrinaggi che contano, quelli che ti salvano l’anima.

E’ bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell’unità dei cristiani di quel tempo, è bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel nome del Signore , ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.

Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.

Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.

Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa’ che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.

Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.

Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano.

Fa’ Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell’amore condiviso.

Dono

Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

“ Ha gettato tutto quello che aveva per vivere.”
Molto spesso non diamo, perchè non sappiamo di avere, perchè guardiamo sempre a quello che ci manca, non a quello che c'è.
Perciò siamo così parsimoniosi.
Ci accorgiamo dei tesori che Dio ci ha consegnato tra le mani solo quando li perdiamo.
Il più grande dei doni, insieme alla vita, è il tempo.
Ne abbiamo sempre troppo poco per gli altri, per uno sguardo, un sorriso, una parola che li renda visibili, li faccia esistere, restituisca la dignità a chi l'ha perduta.
Uno sguardo che faccia uscire dalla solitudine, dall'isolamento, dalla non vita chi si trova in situazioni di disagio e di sofferenza.
Oggi voglio meditare su come impiego il mio tempo e chiedere al Signore di poterlo gettare nel tesoro del Suo Corpo, il Tempio di pietre vive, dal quale sono nutrita, anche quando non me ne accorgo.

La dimora di Dio


Presentazione di Maria al tempio (P.Uccello)

Luca 19,45-48
In quel tempo, Gesù entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, dicendo: “Sta scritto: ‘‘La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!’’”.
Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.

Il tempio del Signore con il Battesimo è diventato il nostro corpo dove la Parola, accolta e custodita, deve venire alla luce e tutti ne siano illuminati.

Così ha fatto Maria ( di cui oggi si ricorda la presentazione al tempio)che Dio ha scelto come madre di suo figlio, icona della Chiesa e di ogni credente.

Chi si serve del tempio (il corpo) per arricchire se stesso è destinato a perdere anche quello che ha.

La parola di Dio, il Verbo incarnato è parola d’amore che, attraverso di noi, deve raggiungere il cuore di ogni uomo, per convertirlo e salvarlo dalla morte.

«E anche a te una spada trafiggerà l’anima», dice il vecchio Simeone a Maria, il tempio puro e immacolato che il Signore si è scelto.

La sofferenza è il prezzo perchè il dono del corpo generi la vita.