TRINITA’

“Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9)
“Mostraci il Padre e ci basta” esclama spazientito Filippo che vuole arrivare al dunque senza dover aspettare.
Anche a noi sarebbero venute in mente quelle parole, come quelle messe in blocca a Tommaso a proposito della via da seguire.
Ci sono al mondo molti credenti in Dio, convinti che quella sia la strada giusta per salvare la pelle, esonerandosi dagli optional.
Il Dio di Gesù Cristo lo conoscono in pochi perché è il Dio della croce e la croce non piace a nessuno.
Piace invece un Dio a nostra immagine e somiglianza, un Dio a cui va bene tutto (lo dice anche il papa!), che non si formalizza se siamo buoni o cattivi perché ci ama e ci perdona sempre a prescindere.
Pensiamo che l’amore di Dio consista nel permetterci di fare di testa nostra, attribuendogli pensieri e parole e azioni che non si è mai sognato di avere.
Oggi di Dio abbiamo un’immagine liquida, fumosa, imbrogliata come imbrogliati sono i nostri pensieri che non vanno oltre il nostro naso.
Di Gesù ci piace tutto quello che dice, basta che non tocchi i nostri interessi.
Anche gli apostoli ci sono cascati, nonostante la frequentazione del maestro per ben tre anni.
Ma a volte non basta una vita per conoscere Gesù se ci ostiniamo a dargli i nostri connotati.
Gesù è chiaro quando dice ” Chi ha visto me ha visto il Padre” perché come accade anche da noi, giudichiamo le persone in base alla famiglia di provenienza, cercando nei caratteri somatici, nel modo di fare, nelle attitudini, nelle parole e nelle azioni le somiglianze con i propri ascendenti.
Se lo facciamo abitualmente non sembra così insensato e scandaloso quello che dice Gesù.
Le colpe dei padri ricadono sui figli , purtroppo, ed è vero nel senso che ci portiamo la zavorra delle conseguenze del cattivo comportamento dei nostri avi.
Per Gesù il discorso non si pone perché è in tutto simile a noi tranne che per il peccato.
Abbiamo fatto esperienza di cosa comporti ereditare un terreno molto vasto, un tempo fiorente, esposto al sole e con tanti pozzi per l’irrigazione.
Ma gli eredi non l’hanno mai coltivato sì che a noi è pervenuta una selva di rovi inestricabile patria di bestie velenose e feroci.
Questo la dice lunga sull’identità di questi antenati lontani e vicini che non hanno imparato nè hanno trasmessa a noi figli e nipoti l’arte del contadino, l’amore per la terra.
Così non ne godiamo i frutti e siamo costretti a servirci dei supermercati dove non sai che veleno ci propinano.
Dio ci ha promesso una terra, una terra da coltivare, una terra che darà i suoi frutti se sarà fecondata dal seme dello Spirito.
Noi siamo quella terra , ognuno è quella terra perché Cristo è diventato Adam, il nuovo Adamo su cui il Padre ha soffiato il Suo Amore, il Suo Spirito.
Gesù vuole che noi ricaviamo frutti dalla sua terra, che è con il Battesimo anche nostra, vuole che attraverso di Lui possiamo vedere il Padre che è il Divino contadino, colui che ha amato a tal punto la sua terra da farcene dono.
Essendo un’azienda famigliare dove nessuno si tiene per se i suoi doni, ognuno si adopera perché non solo loro ma tutti quelli che vorranno potranno vivere dei frutti del bene comune che, attraverso Gesù, ci è stato recapitato dallo Spirito di Dio.

“La mano del Signore era con loro”( At 11,21)

 
Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30)
Ieri sul calendario liturgico era evidenziato che “Gesù camminava davanti ad esse ( le pecore del suo gregge).”
Gesù cammina davanti a noi per fare il battistrada, perchè la conosce e non vuole che ci perdiamo o che precipitiamo in un burrone o facciamo brutti incontri.
A noi piace andare avanti, stare in prima fila, decidere autonomamente dove andare e quale strada percorrere per arrivarci, non ci piacciono i consigli, vogliamo fare di testa nostra perchè ci fidiamo solo di noi stessi.
Seguire il nostro istinto, essere autoreferenti non ci giova, ma ce ne accorgiamo solo quando le conseguenze del nostro comportamento ci ricadono addosso e ci travolgono.
Gesù è il buon pastore che conosce la strada e ama le sue pecore.
Ascoltando la sua voce siamo al sicuro.
I discepoli che furono perseguitati furono costretti a fuggire da Gerusalemme, molti furono ammazzati.
Ma quella che sembrava una maledizione si è rivelata una benedizione, perchè se Cristo ce l’hai dentro il cuore e ascolti la sua voce, non puoi fare a meno di annunciarlo in qualsiasi luogo ti trovi.
Ia persecuzione scoppiata al tempo di Stefano portò quindi i discepoli in Siria, in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia.
Il seme viene sparso su un territorio sempre più vasto, e feconda terre sempre più lontane.
Ad Antiochia i discepoli furono chiamati Cristiani.
Ogni volta che leggo questo passo penso a quanti sforzi facciamo per convincere gli altri a credere quello che non siamo.
Gesù dovette morire perchè un pagano esclamasse”Costui veramente è figlio di Dio!”
La nostra identità non può essere camuffata da un look, da un titolo, da beni accumulati, da capacità di parlare mistificando la realtà, ma emerge quando non sei tu che parli, agisci, ami, ma lo Spirito opera in te.
Quando la mano de Signore è con te, perchè hai ascoltato la sua voce, vivi in ascolto del suo richiamo, è certo che gli altri non possono sbagliarsi sulla tua appartenenza.
Figli di Dio, fratelli in Gesù, unica famiglia unita dall’amore.
Tutto è dono, s’intende.
Il nostro sì è piccola cosa rispetto ai benefici che ci vengono dall’appartenere ad un così grande e umile sovrano.
Penso ai tanti uomini che stanno fuggendo dai loro paesi che approdano giornalmente ai nostri lidi, rischiando e rimettendoci la vita.
Molti sono cristiani, di cui il mondo occidentale scarseggia.
Il sangue di questi martiri feconderà, concimerà la nostra terra dove rovi, spini e pietre hanno spento la vita .
Sono certa che il Signore non permetterebbe il male se non per ricavarne un bene più grande.
Questo credo, in questo spero, per questo prego.

Santuario della SS Trinità di Vallepietra

Oggi, nell'omelia, don Achille ci ha parlato dell'unico santuario eretto in Europa alla Santissima Trinità, ricavato da una grotta.

Si trova vicino a Subiaco.

Meta di moltissimi pellegrinaggi, rigorosamente a piedi, custodisce questa immagine trovata miracolosamente.


http://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/vallepietra/SantuarioVallepietra.htm

Ha detto che i pellegrini escono dalla chiesa camminando all'indietro, perchè non si possono girare le spalle a Dio.

Liberaci dal male


(Gv 17,11-19)


In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]

«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità»

" Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno"
Gesù prega perchè noi viviamo e testimoniamo la fede nel mondo senza isolarci dai nostri fratelli, senza cercare oasi di silenzio e di perfezione destinate ai buoni e ai bravi.
La parola di verità renderà liberi gli uomini di muoversi anche in mezzo ai serpenti.
La richiesta di Gesù diventa nostra, quando concludiamo la preghiera che ci ha insegnato, chiedendo al Padre di liberarci dal male.

La Sapienza

Pro 8, 22-31
La Sapienza di Dio parla:
«Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d’allora.
Dall’eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso;
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso;
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
mi rallegravo davanti a lui in ogni istante;
mi ricreavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

La festa della Santissima Trinità parla a noi coppie in modo molto eloquente. Se ammiriamo le bellezze della natura,la suprema architettura del creato, lo dobbiamo alla Sapienza, all’accordo, alla relazione sponsale che unisce le persone della Trinità. Dio è amore. La Sapienza è l’attributo imprescindibile di un amore che crea, che dà vita, che porta frutto.
Noi coppie possiamo fare cose straordinarie se prendiamo coscienza che la comunione d’intenti è alla base di ogni atto creativo.Tale comunione va ricercata ogni giorno attraverso il pane dell’accettazione, del perdono, del sacrificio perchè l’altro cresca e sia reso capace di rispondere.