Il vestito

Quando don Ermete alla Messa delle 18 ( eravamo giusto quattro gatti, , cinque con lui) ha detto all’acclamazione del Vangelo, che oggi era l’ultimo alleluia e che lo avevamo cantato moscio, mi sono ricordata che oggi è Carnevale e che domani comincia la Quaresima.

Così mi sono messa a pensare a questa festa.

Ma ha ancora senso travestirsi, indossare una maschera?

Si sente ancora l’esigenza di sconvolgere gli schemi e inventare nuove prigioni?

Almeno da parte mia, l’esigenza non c’è, perché le maschere le ho indossate per tutta la vita e con fatica me le sto togliendo di dosso, man mano che la Verità si fa strada e mi restituisce la libertà.

Anche Emanuele non ha voluto indossare la maschera che con tanto amore l’altra nonna gli ha confezionato.

Una maschera da pagliaccio.

Ha fatto l’Africa per non mettersela.

Del resto a due anni e mezzo che può capire di maschere? Per lui è insensato indossare un vestito nel quale non si riconosce e si muove a fatica.

«Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.”, dice Gesù.

I i bambini non si vergognano ad andare nudi e, specie se piccoli, non indossano volentieri abiti che gli impediscono di muoversi liberamente.

Da quando Adamo usò la foglia di fico per farsene uno, la prima maschera che si ricordi, l’uomo ne ha inventate di nuove e sempre più sofisticate, fino ad indossare la più subdola, quella che non si può togliere neanche quando sei solo. Il nudo contraffatto.

Ebbene sì, oggi non è la foglia di fico che fa la differenza, ma un lifting, un tatuaggio, un piercing, una rimodellazione del naso, della bocca degli occhi, del seno, dei glutei, di tutto ciò che serve per dare agli altri un’immagine migliore di sé.

Giovanni, all’età di Emanuele, aveva con grande soddisfazione e gioia accolto il caldo vestito di lana che io gli avevo confezionato, con tanto di coda e di orecchie di pelliccia.

Era un vestito da cane e, indossandolo, realizzava un suo sogno: quello di essere uguale a lui, sì da poterci parlare e dormire e mangiare insieme.

Ah se fossi un uccello!” Disse quel signore che non credeva che Dio si fosse incarnato, quando si accorse che gli uccelli tramortiti al suolo, trovati davanti alla finestra di casa sua, la notte di Natale, non si lasciavano avvicinare, perchè avevano paura di lui.

In quel momento aveva desiderato di essere uno di loro, come aveva fatto Gesù, quando aveva deciso di venirci a salvare.

I bambini capiscono subito la differenza tra l’una e l’altra cosa.

Giovanni, al matrimonio dello zio, colpito dalle inusuali e sfavillanti toilettes degli invitati, mi chiese se si erano travestiti tutti da matrimonio.

Aveva poco più di tre anni.

Il primo travestimento lo troviamo proprio adottato da una coppia, la prima, che si coprì agli occhi dell’altro e di Dio per la vergogna di essere nudi.

Il peccato porta a coprire l’immagine di Dio, riflessa in ogni uomo, porta a travestirsi, a non accettare di essere quello che sei.

Poi Gesù è venuto a parlarci di vino nuovo in otri nuovi e di vestiti nuovi per persone nuove, rinnovate, rigenerate..

Il vestito nuovo l’abbiamo visto domenica, quando don Gino l’ha messo ai piccoli Federico ed Emma dopo il Battesimo.

È stato un caso provvidenziale che ci portassimo dietro Giovanni ed Emanuele, perchè pioveva e non erano potuti andare a festeggiare in piazza il Carnevale.

Così, almeno al grande, abbiamo potuto spiegare le ragioni di quel vestito, di quella candela, accesa dal papà al Cero pasquale, delle litanie ai santi, per invocare il loro aiuto nella lotta titanica contro il serpente, dell’olio spalmato simbolicamente sul collo del bimbo, per sfuggire alla presa del nemico, dell’applauso di tutta la chiesa, a cerimonia finita.

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La veste

Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Questa mattina , leggendo il vangelo, ho pensato al matrimonio di Vanessa e Luciano a cui abbiamo partecipato. 

Noi siamo stati invitati per l'affetto sincero che ci lega ai genitori dello sposo. Veramente non ce l'aspettavamo, visto che il numero dei parenti e degli amici, venuti in gran numero anche dalla Spagna, luogo d'origine di Vanessa, era veramente cospicuo.

L'attenzione e la sensibilità  mostrata dai nostri amici nei nostri confronti, per farci partecipi della loro gioia, ci ha commosso.

Per questo motivo ho cercato, con cura e per tempo, abito e accessori adatti per l'occasione,  e, cosa per me del tutto insolita, ho dedicato tutta la mattina a prepararmi, evitando di stancarmi, come spesso mi accade, sì da non poter assistere alla cerimonia dall'inizio alla fine.

La gratitudine, per essere stati scelti tra tanti, è stato il motore che ha reso possibile il miracolo di dire sì ad un invito  per una festa di nozze, e di rimanervi fino all fine.(Non è successo neanche per mio figlio!)

Il Vangelo oggi ci parla di un invito e di un vestito.

Mi chiedo se sono consapevole che ad invitarmi non sono i genitori di Luciano, ma Dio in persona, il Signore del cielo e della terra, il mio Creatore.

Mentre mi accingo ad andare alla Messa, guardo il vestito che ho preso in fretta dall'armadio, e prego con l'Antifona d'ingresso:


Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele. (Sal 130,3-4)

La veste


(Lc 12,35-38) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così,beati loro!".

Ho pensato, leggendo il vangelo, a cosa significa avere la cintura ai fianchi.
Ho alzato lo sguardo al crocifisso, dove l'abbigliamento (lo stesso di quando è nato!) è ridotto all'essenziale per poter allargare le braccia e mostrare il petto indifeso a tutti quelli che siamo chiamati a servire.
Gesù dal petto squarciato ha riversato su di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per rimanere svegli e pronti ad accoglierlo, quando tornerà definitivamente per celebrare le nozze.
La fede sia la luce che non ci fa indietreggiare di fronte al buio dell'attesa

Il vestito

Il vestito

Mentre mi recavo, lunedì scorso, nel gabinetto di fisioterapia e pensavo alla traccia della trasmissione, i coriandoli e le stelle filanti di cui i marciapiedi erano pieni, mi hanno fatto pensare al Carnevale.


Già il Carnevale mi sono detta. Ma ha ancora senso travestirsi, indossare una maschera? Si sente ancora l’esigenza di sconvolgere gli schemi e inventare nuove prigioni? Ho pensato che, almeno da parte mia, l’esigenza non c’era, perché le maschere le ho indossate per tutta la vita e con fatica me le sto togliendo di dosso, man mano che la Verità si fa strada e mi restituisce la libertà.

Anche Emanuele non ha voluto indossare la maschera che con tanto amore l’altra nonna gli ha confezionato. Una maschera da pagliaccio. Ha fatto l’Africa per non mettersela. Del resto a due anni e mezzo che può capire di maschere? Per lui è insensato indossare un vestito nel quale non si riconosce e si muove a fatica.

«Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.”, dice Gesù.

I i bambini non si vergognano ad andare nudi e, specie se piccoli, non indossano volentieri abiti che gli impediscono di muoversi liberamente.

Da quando Adamo usò la foglia di fico per farsene uno, la prima maschera che si ricordi, l’uomo ne ha inventate di nuove e sempre più sofisticate, fino ad indossare la più subdola, quella che non si può togliere neanche quando sei solo. Il nudo contraffatto. Ebbene sì, oggi non è la foglia di fico che fa la differenza, ma un lifting, un tatuaggio, un piercing, una rimodellazione del naso, della bocca degli occhi, del seno, dei glutei, di tutto ciò che serve per dare agli altri un’immagine migliore di sé.

Giovanni, all’età di Emanuele, aveva con grande soddisfazione e gioia accolto il caldo vestito di lana che io gli avevo confezionato, con tanto di coda e di orecchie di pelliccia. Era un vestito da cane e, indossandolo, realizzava un suo sogno: quello di essere uguale a lui, sì da poterci parlare e dormire e mangiare insieme.
Ah se fossi un uccello! Disse quel signore che non credeva che Dio si fosse incarnato, quando si accorse che gli uccelli tramortiti al suolo, trovati davanti alla finestra di casa sua, la notte di Natale, non si lasciavano avvicinare, perchè avevano paura di lui. In quel momento aveva desiderato di essere uno di loro, come aveva fatto Gesù, quando aveva deciso di venirci a salvare.

I bambini capiscono subito la differenza tra l’una e l’altra cosa.

Giovanni, al matrimonio dello zio, colpito dalle inusuali e sfavillanti toilettes degli invitati, mi chiese se si erano travestiti tutti da matrimonio. Aveva poco più di tre anni.

Il primo travestimento lo troviamo proprio adottato da una coppia, la prima, che si coprì agli occhi dell’altro e di Dio per la vergogna di essere nudi.

Il peccato porta a coprire l’immagine di Dio, riflessa in ogni uomo, porta a travestirsi, a non accettare di essere quello che sei.

Poi Gesù è venuto a parlarci di vino nuovo in otri nuovi e di vestiti nuovi per persone nuove, rinnovate, rigenerate..

Il vestito nuovo l’abbiamo visto domenica, quando don Gino l’ha messo ai piccoli Federico ed Emma dopo il Battesimo.

È stato un caso provvidenziale che ci portassimo dietro Giovanni ed Emanuele, perchè pioveva e non erano potuti andare a festeggiare in piazza il Carnevale.

Così, almeno al grande, abbiamo potuto spiegare le ragioni di quel vestito, di quella candela, accesa dal papà al Cero pasquale, delle litanie ai santi, per invocare il loro aiuto nella lotta titanica contro il serpente, dell’olio spalmato simbolicamente sul collo del bimbo, per sfuggire alla presa del nemico, dell’applauso di tutta la chiesa, a cerimonia finita.