Il regno di Dio

“Raccolgono i pesci buoni in canestri e buttano via i cattivi”(Mt 16,48)

Chi può sapere se è buono o cattivo? Solo Dio conosce il cuore e solo Dio può giudicare l’operato dell’uomo.
Le prova tutte per farci rinsavire, per tenerci nella sua rete.
Se guardiamo le cose con occhi umani non possiamo non pensare che la sorte dei pesci rigettati in mare è di gran lunga migliore rispetto a quella dei pesci buoni destinati a morire ingloriosamente nella pancia di qualcuno, ricco o povero che sia.
Le parole di Gesù ci destabilizzano e contengono sempre un significato che va oltre i nostri pensieri, i nostri logici e inconfutabili ragionamenti.
“Io sono il pane di vita” , ” Prenderete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo…. fate questo in memoria di me”, “Vi farò pescatori di uomini”.
Non ci si può sbagliare: Gesù ci fa da battistrada a ciò che è importante, ciò che serve.
E l’uomo realizza la sua funzione, quando si fa cibo per gli altri, pane spezzato, sangue versato per tutti gli affamati e gli assetati del mondo.
Non è una bella prospettiva, ma se non lo facciamo volontariamente, a mangiarci ci pensano gli altri senza chiederci il permesso.
Perché c’è differenza se le cose le decidi tu o le subisci.
Ho riflettuto molto sulle parabole del regno di Dio che la liturgia sottopone alla nostra riflessione in questa XVII settimana del TO
Regno-campo-tesoro
Regno-mercante-tesoro
Regno-rete-pesci(tesoro)
Discepolo del regno-cose nuove e cose antiche-tesoro
Il motivo comune è il tesoro che troviamo per caso in un campo, che il Mercante cerca e trova, il tesoro che sono per un pescatore i pesci buoni da cui trarre nutrimento, il tesoro( la parola di Dio pronunciata prima e dopo l’incarnazione di Gesù) da cui lo scriba discepolo di Gesù, trae nutrimento per sè e per gli altri.
Rifletto su quell’essere campo terra dove è nascosto il tesoro, la perla preziosa.
Noi siamo il campo dove senza merito scopriamo il tesoro, dove il Mercante, Dio, cerca con pazienza, perseveranza, senza mai stancarsi ciò che sa esistere e valere molto.
In entrambi i casi è necessario uno spogliamento, una rinuncia, un sacrificio per godere del bene.
Lo ha fatto Gesù per noi, lo dobbiamo fare noi per scoprire che in Cristo, in Lui troviamo la nostra identità, la preziosità del nostro essere stati creati per amore e chiamati all’amore.
Il campo è la terra promessa che Dio ci ha consegnato perché scoprissimo quanto siamo preziosi ai suoi occhi, coltivandola, intessendo relazioni feconde e vitali ( la rete), non isolandoci, ma amandoci come lui ci ha amato.
Per questo il riferimento è al pesce pescato che deve servire per essere portato in tavola.
L’amore ci chiede di diventare cibo perché altri abbiano vita.
Quelli che non sono disposti a morire, a spogliarsi di tutto, a rinunciare a tutti i propri averi per Cristo e per le persone in cui si nasconde non può entrare nel regno dei cieli, partecipare al grande banchetto dove non sei un invitato qualunque ma la sposa del RE.

SANTA MARTA

” Chi crede in me, anche se muore, vivrà”(Gv 11,25)

La cosa che più mi ha meravigliato è che dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, amici intimi di Gesù, la liturgia ricorda solo Santa Marta che non ci ha fatto una gran bella figura quando Gesù alle sue rimostranze perchè la sorella non l’aiutava nell’accudirlo, disse che Maria si era scelta la parte migliore e che lei si preoccupava di cose di secondaria importanza.
Anche io mi sarei comportata come Marta non perchè aspiravo alla gloria degli altari, ma perchè non sono una contemplativa e se viene un ospite mi preoccupo più di servirgli un buon pranzo che di starlo a sentire.
Retaggi della guerra che ci ha insegnato che i bisogni primari dell’uomo sono il cibo e il vestito.
Il resto viene dopo.
Con il tempo ho imparato che non è così, perchè ho sperimentato quanto fosse per me importante essere ascoltata,essere capita tanto da dimenticarmi anche di mangiare.
Il comportamento di Gesù riportato nei vangeli ci fa riflettere su ciò che è importante in una relazione.
L’ascolto è imprescindibile da quello che poi darai al tuo interlocutore, amico, fratello, sposo.
Ci sono giorni in cui ti faresti ammazzare per un pezzo di pane e giorni in cui pagheresti a peso d’oro uno sguardo, una carezza, uno che ti ascolti, uno su cui tu possa posare il capo.
Ma le persone ti danno quello che hanno, e ti amano come sono state amate.
Per questo è più facile che uno ti inviti a pranzo o ti dia un vestito, piuttosto che abbia la voglia e il tempo per sederti accanto e starti a sentire.
Quante volte sarà capitato a Gesù ciò che capita a noi comuni mortali.
Ma oggi voglio riflettere sulla santità di Marta che in più di un’occasione ha mostrato la premura per il maestro, ma ciò che è più importante, la fede.
” Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”
” Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà” e poi la straordinaria professione di fede al termine del discorso:” Io credo che tu sei il cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”
Quante cose mi ero persa su questa santa che ha da insegnarci tante cose.
Aver fede è aver fiducia nella persona di Cristo, ma in quanto battezzati in chiunque porta il suo nome.
Siamo capaci di riporre nel nostro prossimo, credere oltre le apparenze che il seme gettato da Dio può germogliare e crescere attraverso il nostro servizio umile e attento ai suoi più profondi bisogni senza giudizio o pregiudizio?
Siamo capaci di perseverare nell’amore verso chi non ci sta accanto quando siamo nel bisogno e non ci consola e non ci aiuta, ma fugge lontano?
Siamo capaci di rimanere in silenzio ad ascoltare una persona che stimiamo poco e a fargli pervenire messaggi che non siano di condanna?
Riponiamo in Cristo Gesù una fiducia illimitata perchè venga incontro alla nostra debolezza?

Libertà

S.GIACOMO MAGGIORE

Meditazioni sulla liturgia

“Tra voi non sarà così”(Mt 20,26)

La madre di Giacomo e Giovanni pensa al bene dei figli senza preoccuparsi di ciò che è meglio per loro.
Per questo non esita a farsi avanti e a chiedere il posto migliore, i primi posti, diremmo, nel regno futuro.
Quando c’è stato il concerto di Jovanotti i miei nipoti con gli amici sono andati nel campo sportivo alle 16 per prendere i primi posti sotto il palco.
Quel giorno la colonnina di mercurio segnava 40° e il concerto cominciava alle 21.
Come loro anche tanti altri si sono sobbarcati la fatica di stare sotto il sole cocente e di aspettare pur di non perdere il privilegio di vedere da vicino il loro idolo, di sentirlo meglio, di gustare e non perdersi nulla di quel concerto.
Per Gesù non credo che ci siano molti disposti a questi sacrifici, mentre, per ottenere il primo posto al cinema, al teatro, nella vita, si fa questo e altro.
Non ci si limita a qualche ora sotto il sole cocente, ma si combatte giorno e notte senza esclusione di colpi, per scalzare gli avversari, atterrarli e mettersi sul podio.
La vita è un continuo sacrificio per il posto.
Molti aspirano non al primo posto, ma ad un posto qualunque per vivere.
Mi vengono in mente i disoccupati, quelli che farebbero qualsiasi cosa pur di sbarcare il lunario onestamente.
Ci sono quelli che il posto lo vogliono su misura e non accettano vie di mezzo.
Il posto quindi primo o anche ultimo lo cerchiamo un po’ tutti, perché nella vita oltre al tempo dobbiamo fare i conti con lo spazio che diventa sempre più stretto.
O noi siamo diventati più larghi o più numerosi.
Sta di fatto che sembra non ci sia posto per tutti nella nostra società civilizzata.
E pensare che le risorse del pianeta basterebbero a sfamare tutti e anche di più.
Ma la strada, la via del Paradiso è stretta, l’ha detto anche Gesù, una porta che solo se lasci i tuoi bagagli fuori, puoi oltrepassare.
Il Vangelo sembra parli sempre di cose future, di roba che non ci riguarda direttamente, e invece è estremamente attuale.
Siamo soliti dividere la religione dalla vita per cui un posto in cielo è diverso da un posto sulla terra.
Se si capisse che Gesù è venuto ad abbattere le barriere che dividono l’uomo da Dio e gli uomini tra di loro, che è venuto a portare il cielo in terra, non ragioneremo così, ma principalmente non ci affanneremmo o a lottare per un posto.
Nel suo cuore, nella sua casa c’è un posto per tutti e non credo che già da adesso, ci sia differenza tra chi sta vicino e chi sta lontano.
Lo spazio nel regno è abolito come il tempo, perché spazio e tempo sono infiniti e Dio è infinito da qualunque angolazione lo guardi.
Poi se ci pensiamo, per Jovanotti era necessario fare la fila, il sacrificio di aspettare sotto il sole, perché lui cantava dal palco.
Ma Gesù parla dal cuore e vuole raggiungere il nostro a patto che teniamo aperta la porta.

Perseveranza

“Non abbiate paura! Siate forti.” (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all’orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell’ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell’Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti…
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l’aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all’ascolto della Sua Parola.
“Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero” dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall’assalto dei nemici.
E’ capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E’ la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po’ di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell’Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.

Grano e zizzania

MEDITAZIONI sulla liturgia di 
domenica della XVI settimana del TO anno A
 
“Mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò”.( Mt 13,25)
Il regno di Dio è come il lievito… il regno di Dio è come un granello di senapa….parole che ti aprono il cuore alla speranza che accada quello che non vedi, che si trasformi questa terra arida deserta e senza germogli in un grande e lussureggiante giardino.
Ma Gesù oggi non comincia con le notizie belle e rassicuranti ma con qualcosa che ci turba fortemente.
La zizzania è qualcosa che temiamo, che teme qualsiasi contadino perchè può rovinare, quando è tanta, tutto il raccolto.
Il contadino tende ad estirparla man mano che si accorge che prende piede, ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno e aspetta.
Non è forse vero che gli ostacoli, le tribolazioni ci rendono più forti se affrontati con Dio a fianco?
Non è forse vero che peccatori incalliti si convertano toccati da un gesto, una parola inaspettata che non li giudica, da un gesto di amore, di compassione, dall’esempio di qualche timorato di Dio?
Può anche darsi che accada il contrario e che il grano diventi zizzania, si trasformi, fino a meritare le pene dell’inferno.
“Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare….”(1Pt 5,7)
Bisogna essere vigilanti e non abbassare mai la guardia perchè la morte ci può cogliere all’improvviso.
Certo che non possiamo passare la vita nella paura che ci succeda qualcosa di irreversibile, perchè anticiperemmo l’inferno, cosa che a Dio non piace.
Il nostro creatore che Gesù ci ha insegnato a chiamare Padre non sa che farsene di figli che vivono spaventati e tristi e tramano alle sue spalle.
La vita con Dio è gioia, bellezza, amore, pace, comunione e tutto ciò che di bello e di buono possiamo augurarci.
La vita con Dio è come la vita di due innamorati, appena scocca la scintilla, innamorati che fanno esperienza di eternità, di infinito, di trascendenza, di uno e distinto, di comunione, in una parola fanno esperienza di paradiso.
La gioia è il distintivo del cristiano.
La gioia di averlo incontrato, la gioia di saperlo sempre vicino, perchè il suo nome è “Io sono, io ci sto, io esisto”per te per tutti quelli che mi apriranno la porta.
Si può con Lui vivere in un campo dove il nemico semina la zizzania senza paura di essere fagocitati, ma riuscendo man mano a guadagnare terreno, rinforzando le nostre radici con l’ascolto attento della parola e con la volontà di metterla in pratica.
“Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”(Rm 8,31)
Mi viene in mente la sorpresa e la gioia che mi hanno dato le parole di una giovane commessa di un grande centro commerciale, incontrata ieri, mentre mio marito spingeva la mia sedia a rotelle..
Per me era un illustre sconosciuta ma lei ben si ricordava di me se mi ha detto:” Lei è la signora che crede che l’umanità sia positiva!”
Non sapendo cosa rispondere perchè non ricordavo affatto l’incontro nè la persona, ma ero certa di pensarla in quel modo le ho risposto;” Perchè tu no?”
“Da quando lei mi ha parlato anche io ho cominciato a crederci. E pensare che mi sentivo tutto il mondo contro!”
“Di certo questo è un miracolo!” ho pensato, ma poi mi sono ricordata le parole del vangelo e di come Dio, se rimaniamo con Lui, se facciamo parlare Lui, rende efficaci le nostre parole perchè la zizzania non prenda piede.
“Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.” (Rm 8,26-27)
troviamo scritto proprio oggi.

Salvezza

(Sul monte il signore si fa vedere” (Gn 22,14)

Il Signore si fa vedere quando gli offri tutto ciò che di più caro tu hai, si fa vedere quando rinunci a capire, quando ti fidi ciecamente di Lui che è Padre e vuole che tu viva bene e in eterno.
Il Signore si fa vedere quando c’è qualcosa che non sei capace di fare, dire, pensare, quando hai qualcosa o tanto o tutto che ti manca.
Il Signore si fa vedere se accetti di salire sul monte, il monte delle beatitudini, il monte della passione, del rifiuto, della testimonianza, dell’offerta, del dono di Dio al suo popolo.
Il Signore si fa vedere nelle notti più buie della tua vita, quando non hai vie di scampo, mani che ti sollevino dalla polvere, mani che ti accarezzino, mani che ti cercano, quando sei solo, abbandonato, tradito, quando la tua vita perde senso e la morte ti fa paura.
Dio si fa vedere se tu accetti di salire sul monte della sua gloria e della sua disfatta, il monte della vergogna e dell’orgoglio di ogni cristiano che pensa e crede che la nostra forza sia il prezzo.
Il prezzo pagato per il nostro riscatto, perchè è lui che provvede all’offerta sacrificale, non noi. Tutto è suo, il corpo, la mente, il cuore.
Se ci mettiamo nelle sue mani sarà Lui a disciplinare la nostra volontà verso il bene, nostro, non suo.
Viviamo legati, paralizzati dai lacci che ci imprigionano, lacci, paralisi ereditati dai nostri progenitori che non ascoltando la Parola di Dio hanno voluto allontanarsi dalla sua casa e si sono impigliati in trappole mortali che li tengono imprigionati davanti alle porte del paradiso.
La liturgia oggi ci presenta due personaggi, uno del vecchio e uno del nuovo testamento, due persone legate, paralizzate, incapaci di muoversi. Isacco e il paralitico.
Non importa se a causare la nostra paralisi siamo stati noi o i nostri antenati, non conta se sia giusto o non giusto che ci capiti di essere nelle condizioni del paralitico o in quello del tutto innocente di Isacco.
Dio libera, Dio ama, Dio ci scioglie.
Dio si fa vedere sul monte.