” Dio inviò come Salvatore per Israele, Gesù”( At 13,23)

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” Dio inviò come Salvatore per Israele, Gesù”( At 13,23)
La parola di oggi mi conforta e mi apre alla speranza che nulla accade invano e che tutto è messo nel grande calice dell’amore di Dio.
Amo questo Dio che si è incarnato, che ha deciso di vivere insieme a me la mia storia, di qualificarla e redimerla, lo amo perchè mi ha fatto uscire dalla solitudine a cui mi aveva relegato il mondo che non rispondeva e non mi corrispondeva.
Amo Gesù perchè è un alleato potente e mi sta vicino e mi aiuta e si sostituisce a me quando il pericolo è più grande delle mie forze.
Lo amo perchè alla sua luce tutta la mia storia che pensavo sbagliata, dolorosa, ingiusta si accende di scintillanti.
I suoi passi diventano visibili, i suoi doni fruibili perchè vedo, tocco, godo della grazia che mi ha concesso in tutti questi anni di solitudine.
Amo il mio Dio perchè non mente, perchè da sempre ha profetizzato ciò che poi è accaduto.
Il mio Dio è con me, non posso temere, se mi assalgono i nemici, se la paura mi schiaccia, se il dubbio mi assale. Dio è con me sempre e mi dice” Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, io sono con te tutti i giorni della tua vita”.
Mi piace essere chiamata con questo nomignolo affettuoso che un tempo ritenevo un affronto, mi piace che il mio creatore mi veda nella mia piccolezza e nella mia insignificante realtà e mi incoraggi a non demordere per aprire il varco che mi porterà a volare.
Lui è con me in questo sforzo titanico, quando la speranza mi abbandona e le forze vengono meno.
E’ con me e fa quello che io non so o non posso fare per trasformare il mio corpo in quello di una splendida farfalla.
Credo Signore che tu sei con me anche questa mattina che sono reduce da una notte di feroce battaglia.
Sei stato con me in quei grani di rosario a cui mi sono aggrappata per non soccombere, sei stato con me in quella mano calda e rassicurante del mio sposo che mi proteggeva gli occhi e mi leniva le piaghe.
Sei stato con me mio Signore e ti ringrazio del desiderio di cercarti in ogni più piccolo risvolto della mia storia, in ogni persona che ho incontrato in ogni evento bello o brutto che ha caratterizzato la mia vita.
Ti ringrazio specialmente perchè non hai permesso che il tuo santo vedesse la distruzione, ma con pazienza hai ricostruito ciò che io demolivo con il mio” volere è potere”.
Grazie Signore perchè in te riposa l’anima mia, perchè le mie sconfitte sono le tue vittorie, il mio corpo è il tuo corpo, il mio tempo è diventato il tuo tempo, infinito, eterno incorruttibile, tempo di grazia e di speranza, tempo di gioia e di amore condiviso.
Grazie Maria perchè guardando te sto imparando a meditare tutte le cose che non capisco nel segreto e a lasciarmi illuminare dallo Spirito di Dio che fa nuove tutte le cose.
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” O Dio, abbi pietà di me peccatore” ( Lc 18,13)

” O Dio, abbi pietà di me peccatore” ( Lc 18,13)

Signore aumenta la mia fede, quando penso che la salvezza del mondo dipende da me, quando mi fido solo delle mie forze, quando ti escludo dai miei progetti, dalla realizzazione del bene, dalla salvezza mia e dei miei fratelli, quando mi accanisco a trovare strade alternative alla giustizia, alla misericordia, alla verità, quando mi sento sola a combattere la battaglia della vita..
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro.
Fa’ che non mi disperi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Aiutami Signore ad essere perseverante, a metterti al primo posto in tutto ciò che penso e che faccio, aiutami a dipendere da te con gratitudine, con fiducia sempre più grande, aiutami a non sentirmi più brava, più buona, più a posto dei miei fratelli, aiutami a non confidare nelle mie forze ma a ringraziarti sempre per le forze che trovo per compiere il tuo volere e collaborare al tuo progetto di salvezza.
Purificami dal peccato dell’orgoglio, del diritto a ricevere per i miei meriti la tua salvezza, aiutami Signore a non dimenticare mai da dove vengo e dove devo tornare.
Donami Signore di dare ad ogni momento della mia vita valore e senso, perchè tu e solo tu dai senso e valore e vita alle cose, ricordami ogni giorno che viviamo in una terra di esilio e che la nostra patria sei tu, il tuo amore.
Non voglio Signore dimenticare i tuoi benefici, non voglio allontanarmi da te che sei mio padre, che mi hai creato per amore, che vuoi donarmi il tuo amore per darmi la vita non un giorno ma per l’eternità
Aiutami a vivere le relazioni partendo non dalle mie soluzioni ma dal tuo sguardo che è sempre di misericordia e di amore.
Fammi amare la tua carne, in ogni uomo carcerato, debole, oppresso, malato, perseguitato, solo, in ogni uomo non amabile, non corrispondente ai miei desiderata.
Quante persone sono portata a giudicare, quante volte mi sento migliore di chi non si comporta come ritengo sia giusto!
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda”, c’è scritto, ma noi non ne siamo capaci e passiamo il tempo a criticare gli errori e i comportamenti altrui senza neanche rendrci conto che noi siamo peggio di loro.
Quando Giovanni era piccolo si buttava nelle mie braccia per essere preso, coccolato, consolato.
Non sapeva Giovanni che non ho forza nelle braccia e che era molto pericoloso ciò che desiderava e che io mi sforzavo di fare per corrispondere al suo desiderio di sicurezza.
Mi sono presa cura di lui senza mai prenderlo in braccio, trovando di volta in volta la strada che tu mi tracciavi perchè il bambino non soffrisse e si sentisse amato sempre.
Giovanni mi ha fatto sperimentare quanto conti fidarsi di te che trovi una soluzione a tutto ciò che ci serve perchè non ci sentiamo abbandonati e soli.
Mi ha insegnato a fidarmi di te, ad aspettare con fiducia le tue incursioni impreviste, le tue soluzioni incredibilmente più efficaci di quelle che io avrei saputo trovare anche se fossi stata in piena salute..
Un bambino mi ha introdotto nel tuo santuario e mi ha portato a riconoscere la mia inadeguatezza, il mio bisogno di aiuto, che in lui vedevo riflessi, ma anche e soprattutto la tua provvidenza, il tuo amore costante, la tua mano benedicente, la tua parola rassicurante, le tue opere di vita .
Così oggi Signore voglio pregare, invocando il tuo Spirito su tutti quelli che, come bambini, cercano le braccia accoglienti della madre e il suo calore, ma non sono in grado di riconoscerTI.
Serviti di me Signore per bussare al cuore di questi fratelli che stanno nel buio e aiutami ad aprire le loro finestre perchè la tua luce possa illuminare tutte le case che per troppo tempo sono state al buio.
Liberami dall’orgoglio, dalla superbia, dalla presunzione di essere capace di tanto, sempre più rendimi strumento docile nelle tue mani.
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro, aiutami a non disperarmi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Maria insegnami a a vivere l’infanzia spirituale che fu tua prerogativa, che ti rese madre del figlio di tuo figlio, scelta per essere il faro che ci indica la strada del paradiso.

Il corpo e lo spirito

SFOGLIANDO IL DIARIO
23 ottobre 2009
venerdì XXIX TO

“Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”(Rm 7,24)
Delle letture di oggi non riesco a fare mie se non le parole della lettera di San Paolo, quando esprime il desiderio di essere liberato dal corpo votato alla morte.
Il mio corpo è fonte di grande sofferenza e spesso il desiderio della morte ha alleviato la mia pena, perché il dolore avesse fine.
Ho desiderato morire perché la malattia non mi dà tregua, perché mi limita in tutto ciò che vorrei fare, dire pensare.
La mia vita è una perenne battaglia con questo corpo mortale che per fede devo desiderare continui a vivere, ma istintivamente vorrei buttare al macero.
La lotta a volte è strenua, estenuante, inutile, devastante negli effetti come questa notte che ho urlato per il dolore che mi attanagliava spalle, braccia, collo, testa e arrivava fino alle mani.
Non trovavo una posizione per riposare e ripensavo alla mistificazione di questa vita dove non coincidono mai l’essere e l’apparire.
È arrivata proprio ieri la notifica dell’esito della visita collegiale per l’invalidità civile.
La dicitura che mi dà il massimo dell’invalidità è motivata dal fatto che non posso provvedere da sola a miei bisogni.
Ho pensato a ieri, a quante cose ho fatto per provvedere ai bisogni altrui, a cominciare dal pantalone bucato di Giò, che ho accomodato, a tutto quello che ho fatto con Ela per rimettere a posto la roba del cambio di stagione, a quante volte ho sollevato le braccia, aperto, chiuso, stretto le mani per piegare, cucire, ordinare, stirare, cucinare, accudire Emanuele, un bimbo di tre anni.
Mani, braccia per provvedere ai bisogni di Gianni che tornava dal lavoro, di Franco, nostro figlio che non sa a chi lasciare i bambini, ai bisogni della sua famiglia che la sera, dopo una giornata passata fuori casa, accoglie con gioia un cibo caldo preparato con amore.
Questa notte devo dire che è stata un inferno, pagando le conseguenze di un uso sconsiderato di questo corpo che ho sentito gravare sulle mie spalle per tutto il tempo del riposo.
E oggi io ho la riabilitazione in acqua e questa sera dovrò prendermi cura di Giovanni il nipotino più grande e poi, dopo cena, l’incontro con i fidanzati.
Nel lavandino c’è un cavolo che aspetta di essere lavato, tagliato e cucinato, un bucato da mettere in lavatrice e poi il pranzo per me e Gianni prima di andare in piscina per la rieducazione.
Il mio corpo è protagonista di tutto questo e del resto…
Come ogni mattina, mi chiedo se sopravviverò alla giornata che mi aspetta.
Ieri ho fatto fatica a vestirmi per quanto stavo male, ma volevo andare alla messa.
Avevo tolto ciò che potevo togliere di mezzo perché Ela non si confondesse e pulisse ciò che doveva pulire.
A messa, l’unica cosa che non mi crea problemi quando arrivo a sedermi, non sono potuta andare, perché il cancello era rotto e io non potevo uscire con la macchina.
L’agitazione, il salire e scendere le scale, l’affacciarmi affannoso alla finestra per vedere se c’era qualcuno che aveva la chiave per aprire manualmente il cancello mi ha crepato, come anche l’aver cercato invano di contattare la persona che abita sotto il mio appartamento per un suo problema urgente da risolvere, confidando nella forza delle mie gambe e del Signore…
E poi Dubrinka che mi ha obbligato a scendere sotto tardi (ero allo stremo) per farmi vedere la siringa di un drogato infilzata nella fioriera.
E che dire dei piatti che Gianni non aveva fatto la sera prima perché era andato alla preghiera (io no, perché ero distrutta, pur desiderandolo molto) e quelli di ieri a mezzogiorno perché sempre Gianni, la mia unica alternativa, si è bruciato tre dita cuocendo la carne?
“Incapace di provvedere autonomamente a se stessa…”
Questa notte ho pagato la presunzione di farcela, ma non è cambiato nulla, perché oggi si prospetta una giornata altrettanto pesante, impegnativa, senza aiuto che non sia quello del Signore.
Ecco il Signore fa la differenza.
Chi va a dire alla Commissione di Sanità che, se provvedo a me stessa e agli altri, non sono io che vivo, ma Cristo vive in me?

Ascolto

“Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte”(Gv 8,51)
Signore mio Dio sono qui.
Mi vedi, mi senti, mi hai visto e mi hai sentito, ieri, oggi, sempre.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivano intessute nel grembo di mia madre, tu mi scruti e mi conosci, tu mi hai creato, tu hai pensato a me come ad un prodigio che ti desse onore e gloria.
So Signore che ci hai creati, non perchè ti mancasse qualcosa da possedere, non per sentirti realizzato e importante.
So Signore che nel pensarci tu hai desiderato solo fare partecipi di tutto quanto avevi anche noi, perchè anche noi entrassimo a far parte della tua famiglia e diventassimo eredi del tuo patrimonio di amore, di gioia, di pace, di luce, di tutto ciò che noi vorremmo, desideriamo si attui nella nostra vita, quella che oggi stiamo vivendo, quella che abbiamo imparato ad apprezzare da quando tu ce ne hai mostrato la bellezza e la grazia.
Signore mi piace ascoltarti e alla tua scuola ho imparato tante cose che prima non sapevo, ho imparato a distinguere con sempre più consapevolezza il bene dal male, a chiarificare il mio desiderio, a pregare perchè il mondo apra le orecchie e il cuore a te che parli attraverso tutto ciò che è uscito dalle tue mani, attraverso ciò che è uscito dalla tua bocca, attraverso tutto quello che è uscito dal tuo costato.
Signore se guardo la mia vita non posso che convenire che tu non permetti il male se non per ricavarne un bene.
Tante volte Signore mi sono trovata davanti muri invalicabili sulla strada che io volevo percorrere, e strade spianate che mai avrei pensato potessero esistere.
La mia vita è piena di ricalcoli, di forti delusioni, di lotte titaniche fallite miseramente, di desideri non realizzati, di cadute sempre più rovinose.
All’inizio pensavo che la salvezza dipendesse da me, dalle mie conoscenze, dalla mia bravura, dalla capacità acquisita di arrangiarmi e di uscire indenne e vittoriosa su tutte le prove.
Ho lottato con te Signore, tanto tempo, ne sono uscita sciancata, come Giacobbe e ora porto sul mio corpo i segni di questa impari lotta.
Ti ringrazio Signore per tutto quello che attraverso il dolore, la sofferenza ho percepito, ho avuto, per grazia, tutto quello che mai avrei capito e metabolizzato se tu non mi avessi permesso di appoggiare la scala di Maria alla croce e arrivare a bere direttamente dal foro del tuo costato la bevanda divina che ci rende santi.
Ogni giorno il sacerdote consacra il pane e il vino.
Il nostro corpo diventa il tuo, il nostro dolore il tuo dolore, sì che cibandocene, siamo certi di fare le cose che tu hai fatto.
Perchè noi di ciò che non funziona, fa male o è inadeguato, insufficiente non sappiamo che farcene e ne faremmo volentieri a meno.
Io farei volentieri a meno di questo busto che mi obbliga ad una posizione molto scomoda, farei a meno di questo crollo vertebrale che non mi aspettavo e che mi provoca dolori così intensi.
Ho imparato l’arte di accontentarmi, di farmi piacere le cose, anche quando le avrei vomitate, perchè niente a mio parere doveva andare sprecato.
Sono stata una campionessa del riciclo, utilizzando tutto ciò che avevo per fare una cosa nuova e migliore.
Tu hai visto cosa la vita mi aveva insegnato a fare e mi hai chiesto di collaborare.
Io pensavo che potevo mettere a tuo servizio la mia scienza e la mia conoscenza, le esperienze che mi avevano aiutato ad arrangiarmi, a risolvere i problemi a trovare le soluzioni.
Pensavo che potevo mettere a tuo servizio anche il modo come poter risolvere umanamente il problema del dolore, della malattia, del rifiuto ecc ecc.
Ma quando ti incontrai avevo ancora tante cose da darti Signore, oggi, che sono passati 15 anni, mi ritrovo sempre più povera di argomenti, povera di tutto, e l’unica cosa che mi è rimasta è questo corpo straziato giorno e notte da attacchi sempre più invalidanti.
Tu so che accetti tutto Signore e non ho difficoltà a credere che se io riesco a consegnarmi completamente a te non avrò a pentirmene.
Lo so, sono certa che tu mi aiuterai.
Lampada ai miei passi è la tua parola, sempre, per tua grazia Signore che non ti stanchi di ascoltarmi e apri un varco alla speranza quando sembra che l’orizzonte si chiuda.
Ma questa mattina Signore, se è tua volontà, voglio chiederti il miracolo di liberarmi da questa tortura che si è aggiunta a tutte quelle sevizie a cui sono stata sottoposta da 40 anni.
Come hai fatto il miracolo con la radio della macchina, che ha ripreso a funzionare, ma solo sulle frequenze di Maria, la madre che ci hai donato, concedimi la grazia di funzionare sulle stesse frequenze e vivere la mia vita con le parole del magnificat sempre sulla bocca