“Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce.”(Sap 1,7)

“Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce.”(Sap 1,7)
Queste sono le parole che mi hanno colpito della liturgia odierna.
In quest’ora del mattino in cui non riesco a dormire, voglio approfondire la Parola, voglio meditarla, perché non è un esercizio inutile, rivelandosi, come ho avuto modo di sperimentare, occasione di crescita spirituale.
La parola di oggi tocca molti punti apparentemente scollegati tra loro.
La fede, il perdono, la correzione fraterna, la ricerca della sapienza.
In fondo si parla di relazioni tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e gli altri uomini.
Ciò che è comune a tutti i rapporti, le relazioni che portano al bene, è l’amore altrimenti chiamato Sapienza.
La Sapienza è un attributo di Dio, ma anche il suo elemento distintivo.
Con la sapienza Dio crea, Dio dà vita, Dio opera.
Ma poiché Dio è uno e trino, questa sapienza è frutto di un accordo profondo tra le tre persone della Santissima Trinità.
Se Padre, Figlio, e Spirito Santo non fossero andati d’accordo, certo che il caos sarebbe rimasto tale, perché, per fare un’opera perfetta come quella della creazione, bisogna accordarsi prima di tutto.
Del resto anche qui su questa terra, per qualunque progetto in cui più persone sono coinvolte, l’accordo è il presupposto perché si realizzi un’idea, che venga alla luce qualcosa di bello di buono e di utile.
Se questo non avviene e uno prevarica l’altro, le conseguenze a volte sono disastrose o perlomeno il progetto non viene portato a termine, o perde gran parte della sua efficacia.
Penso all’impianto di depurazione che mio marito ingegnere progettò.
Non funzionò mai perché non c’è stato accordo tra chi l’ha pensato e chi l’ ha eseguito e chi poi doveva usufruirne e chi doveva provvedere a farlo funzionare.
Quanti accordi, quante relazioni, quanti si a monte della buona riuscita di un progetto!
Se pensiamo alla creazione, la modalità è la stessa.
L’accordo tra le persone della Trinità realizza la meraviglia dell’inizio, però se chi ne deve usufruire non si mette d’accordo, vale a dire non collabora con il progettista si torna nel caos.
Perciò vediamo il degrado del nostro pianeta a causa dell’uso indiscriminato delle risorse e della cattiva attenzione al bene comune.
Il paragone con l’opera umana non regge completamente, perché Dio che ha creato il mondo, non ha cessato di provvedere a farlo funzionare e a dare sole e pioggia e stagioni eccetera perché l’uomo potesse viverci.
Poi ha anche provveduto a ricreare ciò che l’uomo aveva distrutto: il suo tempio, attraverso il sacrificio di Gesù che in tre giorni l’ha ricostruito.
Questo è frutto della sapienza di Dio, dell’amore che non sette ma settanta volte sette perdona, per convincere, portare l’uomo a perdonare, vale a dire ad amare all’infinito.
I rapporti tra gli uomini sono regolati dall’amore, almeno nelle intenzioni del Creatore, perché solo così non si deteriori, né si interrompa il ciclo vitale.
Dio corregge una volta massimo due, (simbolicamente un numero limitato di volte), rispetto al perdono che invece esercita all’infinito.
Questo chiede di fare all’uomo nell’esercizio della volontà personale: correggere l’altro si, ma essere disposto a perdonarlo sempre.
L’ accordo di cui si parlava è proprio il frutto di un desiderio di bene, di pace, di armonia che deve investire tutto il creato.
Ora tutto questo è possibile se ci fidiamo di Dio, se crediamo a quello che ha fatto, ha detto, è.
Credere in Dio non basta, è necessario credere al suo amore.
Tutti i popoli non hanno potuto fare a meno di riconoscere una realtà che li trascendeva fin dai primordi.
La buona, bella notizia è che Dio è sapienza, che Dio ci ama, che Dio ci aiuta a conquistare la dote divina della sapienza del cuore.
Nell’antichità gli dei erano capricciosi vendicativi e di loro non ci si poteva fidare, ma bisognava tenerli a bada, placare la loro ira, altrimenti sarebbero stati guai per tutti.
Anche nell’Antico Testamento sembra emergere ad un occhio superficiale, un Dio siffatto che si vendica delle offese e che non ha pietà per nessuno.
Solo una lettura più attenta, globale, fa emergere la verità di un’alleanza che non s’infrange neanche di fronte alle defezioni più vistose.
In un passo troviamo scritto: “io sono Dio non uomo e non vengo dietro alla mia ira “.
Il più bel libro d’amore è la Bibbia perché ci parla di un amore che ci salva, di una sapienza che è alla base del progetto salvifico, la condizione perché si realizzi.
Signore donami la sapienza del cuore, donami una fede piccola come un granellino di senapa, donami la pazienza di attendere che muoia e porti molto frutto.
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“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”(Lc 18,8)

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”(Lc 18,8)
Gesù a conclusione della parabola del giudice disonesto non si chiede se troverà gente che prega incessantemente, ma se troverà fede sulla terra.
La preghiera nasce dalla fede, la fede nasce dall’amore, è intimamente connessa con l’amore donato da Dio e riversato sugli uomini attraverso coloro che lo accolgono con cuore sincero.
Noi siamo canali di una multiforme grazia che dall’alto si spande su tutte le creature.
Ci sono brocche pronte ad accogliere l’acqua dello Spirito, brocche piccole e grandi, sbrecciate, lesionate, vecchie e nuove, in buono e cattivo stato, che aspettano di riempirsi perchè la gente ha sete, tanta sete e cammina in un deserto arido e inospitale.
C’è chi quell’acqua se la tiene per sè e chi provvede a dissetare gli altri nella certezza che mai gli verrà a mancare, perchè la nostra vita è in quel lasciarsi attraversare da quell’acqua, lasciarsi bagnare e nutrire da Dio nella fede incondizionata che mai ci lascerà senza, specie se ci vede operosi nella carità, distributori di gioia e di pace con i nostri gesti concreti di amore.
Dio ama sempre, ama a prescindere, ama tutti.
E’ questa convinzione che ci porta ad un atteggiamento di preghiera continuo che ci sazia se i suoi doni, frutto del suo amore, li usiamo per far stare bene i nostri fratelli, per sostenerli nei momenti della prova, per non perderli mai di vita anche quando sono lontani fisicamente, per amarli come Lui ci ha amato.
La fede è mantenere aperte le porte del nostro cuore, presentare le nostre brocche, perchè Dio possa riempirle di sè del suo amore.
L’amore fa fermare le lancette dell’orologio, perchè ti riempie, ti appaga e ti nutre.
Mi piace e mi commuove pensare che la sete di Dio e la nostra s’incontrano in questa ricerca della verità più profonda inscritta nei nostri cuori.
“Ho sete!”, disse Gesù sulla croce.
Gli diedero una spugna imbevuta di aceto.
Anche noi rispondiamo così a chi ci chiede un po’ di tempo, di attenzione, di cura.
Il nostro aceto è racchiuso in un cofanetto indorato e luccicante di scuse perchè il tempo non lo possiamo donare agli altri quando non ne abbiamo abbastanza per noi.
“Ho sete” continua a dire Gesù, ma noi ci turiamo le orecchie, giriamo gli occhi da un’altra parte perchè abbiamo troppe cose da fare, troppe da pensare per farci carico dei bisogni degli altri.
Continuo a guardare il crocifisso.. Dal petto squarciato scende sangue e acqua.
Gesù, il Vivente continua a parlarmi…
Lo contemplo, lo amo, lo adoro….
Corro a prendere la mia brocca riposta in cantina, seppellita da ciarpame di ogni tipo, devo fare presto perchè non appassisca del tutto il virgulto che lui ha piantato, voglio che lui mi attraversi e mi renda serbatoio d’amore.
Non mi stancherò di stare ai suoi piedi, con Maria, non smetterò di contemplare le sue ferite, non smetterò di chiedere il suo perdono.

“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà” (Lc 17,33)

“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà” (Lc 17,33)

Parole dure Signore quelle che ci riservi oggi.
Il cibo che ci poni davanti non è proprio quello che desideriamo e vorremmo poter scegliere un’alternativa che non ci rovini lo stomaco.
Per fortuna o meglio per grazia questa mattina al risveglio ho cominciato con l’Ufficio delle letture e con le Lodi che sono tutt’altra musica.
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento” le parole del salmo che commenta la prima lettura di oggi che ci invita a risalire a te attraverso la bellezza e la perfezione del creato.
” Chi è l’uomo perchè te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne dia pensiero?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”
Ho bisogno di ricordarmele queste parole altrimenti il vangelo di oggi mi porta da tutt’altra parte.
Gesù tu sei venuto a renderci simili a te, a cancellare nella carne il peccato, per poter godere appieno della nostra elezione a figli di Dio, tuoi fratelli, di natura divina, superiori agli angeli, perchè tu sei sopra di loro e noi siamo tuoi, ti apparteniamo, siamo innestati alla tua pianta, al tuo albero, e non siamo più noi che viviamo ma tu vivi in noi.
Perchè dovremmo avere paura?
Perchè le tue parole dovrebbero turbarci se noi viviamo in te e in te troviamo il coraggio, la forza per continuare il santo viaggio alla volta della Gerusalemme celeste?
Eppure questa mattina mi sono svegliata con una sensazione di malessere generalizzato, di paura per sintomi nuovi che mi facevano pensare a nuove e mortali malattie.
L’idea della morte ha cominciato nel dormiveglia a impadronirsi di me come spada minacciosa che pendeva sul mio capo.
Il gelo mi attanagliava le ossa e da quella morte, che spesso invoco come momento di liberazione e di gioia per unirmi a te per sempre, avrei voluto fuggire.
E tu nel vangelo me l’hai messa davanti con tanta crudezza da turbarmi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno.
Io ti amo Signore e ti desidero.
Credo che non parli a vanvera e se parli è solo per il nostro bene, anche e soprattutto quando fai la voce grossa.
Ma non è facile rimanere tranquilli quando ci si prospetta un così grande castigo.
Non posso dimenticare la paura che mi presi quando mio padre, avvertito da una vicina che noi, le avevamo mancato di rispetto, cacciandole la lingua, ce le voleva dare di santa ragione, se non fosse intervenuta mamma a difenderci dalla sua ira.
Certo è che il vizio di cacciare la lingua ai passanti me lo sono tolto e ringrazio mio padre perchè con coerenza e rigore mi ha dato le basi per affrontare la vita senza soccombere.
Fa’ che la morte ti colga vivo! ho letto da qualche parte.
C’è una morte che dobbiamo temere ed è quella che ci separa da te Signore, fonte della vita.
Eppure di tanto in tanto mi riprendono le angosce della morte, della malattia, del male che ha il sopravvento sul bene…. e ho paura.
Ti ringrazio Signore perchè ogni volta che mi succede penso a te e chiamo in aiuto Maria, la madre che ci hai dato perchè ci rassicuri e ci difenda non da te, ma dall’idea sbagliata che ci facciamo di te.
Signore mi rendo conto che di fede non ne ho mai abbastanza.
Aumenta la mia fede perchè io non lasci cadere nessuna briciola del pane che ogni giorno mi dai.

“Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16)

 
“Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16)
Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l’amore, il rispetto, la fiducia, l’attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l’anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
“I figli si baciano quando dormono” soleva dire mia madre e l’unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E’ il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c’è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall’unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un’appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall’alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l’amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l’opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l’acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l’acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l’acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima di andare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d’amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

“Non sapete che siete tempio di Dio?” (1Cor 3,16)

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LA CASA DI CARNE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
letture: Ez 47,1-2.8-9.12; 1Cor 3,9c-11.16-17; Sal 45; Gv 2,13-22
“Non sapete che siete tempio di Dio?” (1Cor 3,16)
Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Certo è che per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c’è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla…bla…bla…, rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
” Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?” meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell’amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l’immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l’accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l’amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L’indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell’acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
“Quante cose possiamo fare con Gesù!” sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione sull’idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese dove si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E’ allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un’anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E’ bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell’unità dei cristiani di quel tempo
E’ bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa’ che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa’ Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell’Amore condiviso con i fratelli.

“Pienezza della Legge è la carità.”(Rm 13,10)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
“Pienezza della Legge è la carità.”(Rm 13,10)
“Dio è amore” scrisse Giovanni, il mio nipotino, all’età di 4 anni, sotto un disegno che raffigurava un papà, una mamma e un bambino. Non sapeva ancora scrivere Giovanni, o almeno io lo pensavo. Grande fu la mia sorpresa nel constatare che con linee incerte aveva scritto l’essenza del nostro credo.
Intorno ci aveva disegnato dei raggi gialli, come a indicare che il sole, la luce si sprigiona da una famiglia costituita da un padre, da una madre, da un figlio che si tengono per mano. Mi stupì allora anche il fatto che il bambino non era messo in mezzo non staccando la coppia.
Quanta scienza, quanta intelligenza in un bambino, mi trovai a pensare, un bambino profeta a cui lo Spirito aveva suggerito ciò che aveva trovato scritto dentro di sè, la meraviglia dell’inizio, l’immagine che Dio in lui aveva stampato, come in ogni uomo del resto.
Giovanni aveva scritto il sogno, la nostalgia di un amore tutto per lui, aveva pensato che Solo Dio poteva rimettere le cose al posto giusto, visto che gli era nato da qualche mese un fratellino che gli aveva tolto il posto d’onore, il primato.
Si sentiva minacciato da quel fratello che gli era venuto a togliere o almeno diminuire l’affetto e le attenzioni dei genitori, dei nonni e degli zii, essendo stato lui il primo di altri figli, nati nell’ambito della famiglia di cui faceva parte, da parte del padre, nostro figlio e della madre.
Quel disegno allora mi sembrò perfetto, perchè non mi soffermai su ciò che mancava, ma su ciò che c’era.
Oggi, riflettendo sulle letture mi è tornato in mente quel disegno, dove c’è nascosta una verità inconfutabile. Per Dio siamo tutti figli unici, amati allo stesso modo, destinati tutti a ricevere da Lui lo stesso indivisibile premio: il suo amore infinito, eterno, gratuito. L’essere figli di Dio ci dà l’opportunità di ripensare ai nostri rapporti umani, ai nostri piccoli e grandi amori, amore di madre, di padre, di figlio di sposo, di amico.. amori con la graduatoria, amori a termine, troppo spesso, amori che ci tolgono la pace e ci fanno vivere male.
” fate questo in memoria di me” dice Gesù dopo aver benedetto il pane e il vino nell’ultima cena, segno del suo corpo offerto e spezzato per noi, del suo dangue versato per la nostra salvezza.
A chi pensava Gesù quando ha fatto questo straordinario segno di comunione, seguito dal suo sacrificio reale, indiscusso, consumato sopra la croce?
Nel suo cuore di carne, dilatato all’infinito dallo Spirito divino c’eravamo tutti, presenti, passati e futuri figli di re.
Sotto la croce c’era Maria, la madre e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, o meglio il discepolo che più degli altri si sentiva amato da Gesù, c’era una coppia, quindi e il terzo che non era generato ma stava generando la Chiesa era Gesù sulla croce.
Il disegno di Giovanni non è che un capitolo di un racconto, il cui titolo non è da cambiare, un racconto, una storia vera dove un figlio non deve temere che ci siano altri fratelli a mangiare alla stessa mensa perchè ce n’è per tutti, in quanto l’amore di Dio non si misura e la sua casa è così grande da accoglierci tutti comodamente.
Giovanni il mio nipotino che ora è cresciuto, sta rivalutando la straordinaria opportunità di avere un fratello con cui condividere lo spazio, il tempo e l’amore dei suoi genitori che lungi dal diminuire, si moltiplica quanto più viene spezzato.
Ma quand’anche l’amore umano venisse meno, l’amore di Dio dura in eterno e su questa consapevolezza noi dobbiamo fondare ogni relazione. Perchè solo lui ci rende capaci di amare come Lui ci ha amati. Da soli non andiamo molto lontano.

” Non agite per vanagloria”(Fil 2,3)

” Non agite per vanagloria”(Fil 2,3)
Le letture di oggi ci parlano di amore, dell’amore che non aspetta il ricambio.
Quando invitate qualcuno, dice Gesù, non invitate quelli che poi possono invitarvi a loro volta per affetto o per dovere, ma invitate zoppi, ciechi,storpi, tutti quelli che in cambio non hanno niente da darvi se non la loro presenza.
Ricordo una volta, l’ennesima che mi lamentavo con mio marito, perchè quando mangiava quello che gli avevo preparato, con fatica, con passione, con amore, sottraendo il tempo ad altre faccende, non mi diceva mai grazie, nè mostrava gradimento alcuno, nè diceva se gli piaceva, non gli piaceva, se il cibo era migliore o peggiore del giorno precedente.
Niente. Silenzio assoluto.
A volte pensavo che anche se fosse stata spazzatura lui l’avrebbe mangiata, senza fiatare, come accadde quando in montagna lo trovammo con la testa dentro il contenitore degli avanzi destinati ai cani.
Ma Gianni è sempre stato così: se una cosa è buona la divora perchè gli piace, se fa schifo la mangia veloce così finisce prima.
Un giorno mi venne in mente che non potevo passare il mio tempo ad aspettare che mi ringraziasse, così ho pregato:”Grazie Signore perchè mi dai chi mangia le cose che cucino, perchè mi fai vivere nell’attesa che qualcuno ritorni, grazie perchè dai un senso alla mia fatica”.attesa
bisodoloroso, tutto il tempo che i rapporti con mio fratello si deteriorarono a causa dei grazie che non mi diceva, quando gli portavo il regalo per il suo compleanno.
La cosa arrivò a pesarmi a tal punto che smisi di fargli gli auguri il 5 gennaio, data della sua nascita, e da allora smisi anche di frequentare la sua casa come del resto già aveva cominciato a fare lui
con la mia.
Fu proprio quell’esperienza di non risposte che in un primo tempo ci inaridì il cuore, ma poi arrivò il Signore grande e misericordioso a caricarci sul suo giumento.
Quando si ammalò in modo irreversibile,
Gesù si prese cura di lui e attraverso di lui curò anche me.
L’ultima cosa che mio fratello comprò, nell’ultima sua uscita, fu una sedia per farmi stare più comoda quando l’andavo a trovare.
Dopo che io avevo capito che il mio dono era lo stargli accanto senza aspettare i suoi grazie, morì.
Ma il 5 gennaio dell’anno dopo fu proprio l’esigenza di cercare una sedia per sedermi che mi aprì le porte della Sua chiesa.
Mio fratello, nella sua malattia che lo convertì al Signore, aveva capito che avevo bisogno di incontrare Gesù, di sentire il Suo abbraccio mentre seduta ascoltavo la Sua voce.
Le letture che oggi la liturgia ci propone mi ricordano episodi della mia vita che non avrei apprezzato se non mi fossi messa a sedere perchè anche io mangiassi di quei pani e di quei pesci che Gesù moltiplicò per le folle che lo seguivano.