Un bicchiere di acqua fresca

 
SFOGLIANDO IL DIARIO…
12 luglio 2010
lunedì della XIV settimana del Tempo ordinario
ore 9:00
“Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli … non perderà la sua ricompensa”(Mt 10,42).
Al mare.
“Un bicchiere di acqua fresca”.
L’omelia di Don Carlino a Radio Mater si è soffermata su quel bicchiere d’acqua fresca che ognuno di noi deve dare all’orfano, alla vedova, a chi non ha nessuno che si prenda cura di di noi, che lo assista, che lo curi, che paghi per lui.
Un bicchiere di acqua fresca.
Tutti siamo più o meno capaci di dare un po’ di acqua a chi ha sete e ce lo chiede.
L’acqua costa poco, la cosa che almeno nei nostri paesi industrializzati scorre nei tubi e arriva ai rubinetti delle case, depurata, limpida, potabile.
Dei servizi che ci fornisce lo Stato, il Comune, la Regione, il Quartiere è quello più a buon mercato.
Per questo, quando pensiamo all’acqua da dare non ci sembra che il Padreterno ci chieda un grande sforzo.
Ma non è così per tutti gli uomini.
Ci sono quelli che l’acqua se la devono conquistare scavando con le mani nella sabbia, rompendo la roccia, aspettando che dal cielo arrivino aiuti umanitari o succhiandola attraverso cannucce dai pantani di piogge rade che di tanto in tanto scendono come manna dal cielo.
Ricordo il Sahel e il e il Kalahari, luoghi studiati sui libri, quando non c’era la televisione a mostrarceli nei documentari.
Un’acqua che anch’io mi sono dovuta sudare, quando appena finita la guerra, le condutture erano rotte e arrivava solo la notte qualche ora, seppure… a fare la veglia, stare di sentinella, aspettando il gorgoglio festoso che ci riempiva di gioia.
Noi eravamo piccoli e non eravamo addetti ai lavori pesanti, però ricordo il razionamento dell’acqua di giorno, specie quando faceva caldo e volentieri ci avremmo sguazzato nell’acqua, come oggi fanno Giovanni ed Emanuele nella piscina in campagna.
Un bicchiere d’acqua fresca.
Se uno ti dà un po’ d’acqua fresca capisci che si è preoccupato di te, che ti ha dato di più di quello che tu gli hai chiesto e di più di quello che speravi e lì riconosci il Signore che si sta chinando su di te, che ti sta curando le ferite e ci sta versando l’olio della sua tenerezza.
“Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco…” lo detesto, come detesto ciò che mi dai senza metterci il cuore, senza che quell’offerta risponda, corrisponda ad un sacrificio reale e non virtuale, un sacrificio che impegni e coinvolga tutta la tua persona….
“La sera in cui fu tradito prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: prendete e mangiate… Prendete e bevete…”
Gesù ci dà il suo sangue che non è limpido, nè fresco, quello di una persona sgozzata come un agnello condotto al macello.
Eppure quel sangue ci toglie la sete e ci rigenera e ci dà vita.
Un bicchiere di acqua fresca.
È quello che detti a Nuccio mio fratello negli ultimi tempi della sua malattia, negli ultimi tempi della sua vita, è quello che detti a papà quando lo andavo a trovare e parlavamo di Dio e della Madonna e della pianta che, man mano che cresce, va travasata in un vaso più grande per poi tornare nel grande Giardino, lì dove può espandersi e crescere e fare ombra e dare frutti dolci e maturi.
Acqua fresca.
Nuccio me ne dette quando cominciò ad accorgersi che io cucivo e che mi avrebbe fatto piacere avere dei fili ( che gli avanzavano dal campionario di rappresentante di filati), ma l’acqua più fresca me la diede comprandomi ( nella sua ultima uscita, prima di morire) una sedia reclinabile perchè stessi più comoda quando andavo a trovarlo.
A volte, anzi sempre non ci accorgiamo che quello che abbiamo dagli altri è fresco ed è anche buono, perché siamo voraci, perché siamo sempre proiettati sul dopo e non siamo abituati a ringraziare
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“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)

“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)
Signore sono qui.
Vorrei lasciare un pensiero, una preghiera rivolta a te prima che altri pensieri’ altri desideri spazzino via le necessità dello spirito anteponendo quelle della carne, del dolore, della malattia, dell’insoddisfazione e della solitudine, del rancore e della rabbia.
Signore sono qui.
Il mio cuore aspetta. Aspettano i miei occhi. Tutto il mio essere aspetta che tu ti manifesti.
Un tempo mi tenevi legata con legami d’amore, mi sollevavi alla tua altezza, mi davi da mangiare.
Non ti facevi attendere tanto quando mi sentivo smarrita e sola.
Tu Signore, sei stato sempre il mio aiuto, hai sempre risposto alla mia preghiera.
Non mi hai negato le tue consolazioni che sono state il pane del cammino che io ho cercato di consumare con parsimonia, perché me ne rimanesse in tempo di carestia.
Signore non so, non voglio, non riesco a vivere questi momenti di grande turbamento nella pace, e nella serenità del cuore.
Non riesco Signore a liberarmi dai brutti ricordi, non riesco a perdonare chi mi ha fatto del male.
In questo momento mi è difficile, anche se provo pietà e ho compassione per lui, perdonare il mio sposo, la persona che tu mi hai messo a fianco per camminare insieme e vivere l’amore da te gratuitamente donato a noi.
Perché Signore ogni tanto succede che torniamo indietro e cadiamo nelle sabbie mobili di questo percorso infido?
Perché Signore ci sono giorni in cui non riesco a vedere il sole, la luce, te nei tuoi doni ?
Perché la gioia si è spenta nel mio cuore, perché?
Signore io ricordo i tempi antichi, ricordo quando tu mi parlavi al mattino con la luce che filtrava dalle fessure delle serrande abbassate.
Ricordo il canto degli uccelli che salutavano il sole, ricordo quanta pace mi dava la distesa del mare, il cielo che si accendeva la notte, i monti che si stagliavano nitidi all’orizzonte sgombgro di nubi.
Ricordo quando le tue parole mi facevano sussultare, quanta gioia mi dava ascoltare una parola di speranza, un annuncio di salvezza.
Ricordo quanta tenerezza suscitava in me il passo che la liturgia oggi ci propone, quello di Osea.
Sul calendario liturgico c’è scritto: “Parlerò al suo cuore”.
Come vorrei che il mio cuore avesse orecchie per sentirti come un tempo, come è accaduto più volte.
Penso al luogo dell’incontro privilegiato: il colle della speranza, eredità pervenutaci attraverso la madre del mio sposo, il colle del fallimento, della morte e della resurrezione.
Pensavo, ho sempre pensato che lì tu ti manifestarvi con più forza e anche più sicuramente.
Ma lì ora non ci andiamo più.
Ho cercato di rendere agibile quel luogo, punirlo dagli sterpi e dalle erbe cattive, dagli insetti e dai topi.
Ho fatto ripulire tutta la casa.
Il mio sogno è lì Signore, lì la croce, lì l’incanto del deserto dove fioriscono gli alberi e scorre latte e miele.
Solo lì Signore?
Ieri che ho tanto desiderato tornarci anche solo per un attimo e ho invidiato Franco e famiglia e che ci sono andati, ho saputo poi che il caldo aveva reso inagibile quel luogo di preghiera e che non è possibile, fin quando ci sarà questo clima, andarci a trascorrere qualche ora da sola o in compagnia.
Io continuo a pensarti lì Signore, un luogo inaccessibile, un luogo sempre più proibito per me.
Ma tu Signore dove sei?
Dove trovarti?
Io ti cerco Signore, io desidero il tuo amore, voglio riposare nelle tue braccia.
Maria aiutami tu!
Prego con pregavano i miei cari te, carissima madre, perché non posso dimenticare quanti benefici sono scaturiti dalla tua intercessione.
Madre, guarda, non abbiamo più vino.
La gioia è spenta sui nostri visi.
La Parola di oggi mi invita a continuare a credere che
mi condurrà nel deserto e parlerà al mio cuore.(Os 2,16)

“Ti farò mia sposa per sempre” ( Os 2,21)

Assunzione
 (Os 2,16-18.21-22)
Così dice il Signore:
«Ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
E avverrà, in quel giorno
– oracolo del Signore –
mi chiamerai: “Marito mio”,
e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio
” Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorari tutti i giorni della mia vita”
Questa è la formula che ricordo pronunciammo 45 anni fa quando ci sposammo. ” Con la grazia di Cristo” penso sia un’aggiunta posteriore.
Certo è che se uno ci riflettesse un po’ di più su ciò che dice e promette, si renderebbe subito conto che , senza l’aiuto del Signore, nessun patto di alleanza umana può durare per sempre, se uno dei due viene meno all’impegno preso il giorno delle nozze.
Chi garantisce l’indissolubilità del matrimonio è Cristo che dà gli strumenti per farlo durare per sempre.
Come al solito in materia di fede siamo alquanto ignoranti e non capiamo la differenza tra un patto garantito e uno no.
Quando si compera qualcosa o si ha intenzione di mettere mano ad un progetto che prevede un grande impegno finanziario, si chiede un mutuo che ti concedono se c’è una persona che garantisce al posto tuo, mettendo in gioco ciò che gli appartiene, che ci rimette in caso di fallimento, quindi, se le cose vanno male.
Se questo accade senza alcuna contropartita, come succede nelle famiglie dove i membri si vogliono bene, l’amore trionfa su qualsiasi interesse, sia che le cose vadano bene , sia che vadano male.
I cristiani, i figli di Dio si riconoscono da come si amano.
A sentire la televisione di cristiani ce ne sono ben pochi o si nascondono perchè quando è in gioco il dio denaro, gli affetti passano nello scantinato.
Quando va bene.
Le garanzie umane non sono sicure, mai, perché sono legate al tempo, alle persone, a ciò che muta.
Quando a garantire è Dio, noi non dobbiamo temere nulla, perché mantiene sempre le sue promesse fino a morire per non disattenderle.
Nel vangelo che la liturgia di oggi ci propone leggiamo di due miracoli in cui Gesù dà la vita a due persone grazie alla fede.
L’emorroissa  tocca le frange del mantello di Gesù( i comandamenti, la Torah da esse rappresentate), simbolo di un appartenenza a Dio e di un rispetto delle sue leggi.
Per la piccola, figlia di un pezzo grosso, basta la fede di suo padre, perché chi dà la vita ai figli è implicito che si debba fare carico della sua vita materiale e spirituale.
Gesù comunica la vita attraverso la fede.
Quella vita che togliamo al nostro coniuge, quando decidiamo di licenziarlo e di rompere il patto coniugale.

“Io verrò e lo curerò”.(Mt 8,7)

“Io verrò e lo curerò”.(Mt 8,7)
“Grida dal tuo cuore al Signore” (Lam 2,18)
Signore è da tanto che non parto dalla tua Parola al mattino, perché sembra che tu sia tutto intento a catechizzare qualcun altro.
Una parola di incoraggiamento, di speranza, io non l’ho sentita, parlo di quella parola che penetra nel profondo del cuore e rassicura e dà la forza di guardare al nuovo giorno con gioia, con gratitudine.
Il dolore è sempre stato compagno del mio risveglio e il mio interlocutore notturno e diurno.
So che non è questo il rapporto che mi aiuta a crescere, a diventare sempre più simile a te.
Ma questa mattina ho voluto fermarmi su una parola in particolare, quella che esplicitamente riguarda le guarigioni che operi.
Il servo del centurione, la suocera di Pietro.
Durante la tua permanenza nel mondo tu hai compiuto tanti miracoli, segni che hanno portato le persone spesso a convertirsi, a credere che tu sei il Figlio di Dio, che sei il Salvatore, il Redentore, che sei tutto per noi.
Forse con me non usi lo stesso metodo perché io già credo in tutto questo o almeno lo presumo.
Forse Signore, se avessi bisogno di essere più convinta, ti muoveresti a pietà.
Mi ripeto che tutti prima o poi muoiono.
Anche Lazzaro è morto dopo che lo hai risuscitato, anche tu Signore.
Per questo non è molto importante guarire da una malattia, quanto credere che con te siamo al sicuro, che non ci può accadere nulla, che la tribolazione, l’afflizione, la persecuzione, che per breve tempo ci trova coinvolti, non sono che un necessario passaggio a uno stato di più piena realizzazione.
Io credo in tutto questo perché altrimenti saresti morto invano.
Ci sono cose che non ancora capisco, ma ho fede che lo Spirito Santo mi guiderà alla verità tutta intera.
La tua resurrezione è nella vita che vedo circolare nel tuo corpo mistico, nei tuoi figli, specie in quelli più tribolati, malati, sofferenti, abbandonati, soli.
Vedo te che sei risorto, cioè vivo ancora e per sempre nelle piaghe della tua Chiesa, nelle divisioni, nel volto sfigurato dal male, vedo te che soffri, che piangi, che lotti, che ti abbatti o che lodi o preghi, vedo te che muori e risorgi ogni giorno nella mia vicenda personale di gioia e di dolore.
A volte questo percorso mi sembra troppo arduo, difficile, senza sbocchi e mi smarrisco.
A volte perdo di vista il senso, a volte in questi ultimi tempi mi è capitato spesso di desiderare di morire per porre fine alle sofferenze.
Non so se sono sincera fino in fondo quando dico che voglio morire. Certo è che vorrei uscire da questo inferno in cui il dolore mi precipita.
La preghiera è sempre più fatta di parole, di atti di volontà, ma ho perso l’entusiasmo dell’incontro con te, lo Sposo.
Dico cose che ho sperimentato per convincere gli altri, ma in questi ultimi tempi è solo la memoria di tanti tuoi benefici che mi fa ardere il cuore e dà forza alla testimonianza.
Questa mattina sono venuta qui sul terrazzo anche se ho fatto un po’ di fatica per avvisarci con il nuovo deambulatore.
Ricordo il tempo in cui mi alzavo presto e venivo alla messa e poi andavo al mare per meditare la tua parola, dopo averti incontrato nell’Eucaristia.
Davanti alla distesa di acqua che si stendeva davanti ai miei occhi, su cui “gli scintillanti” si moltiplicavano in quell’ora, ho fatto le più belle meditazioni con te.
Ma oggi le cose sono cambiate e, grazie a te questo terrazzo è diventato un luogo di contemplazione e di preghiera.
Il cielo è scoperto, scoperto l’orizzonte, silenzioso tutto il panorama, ad eccezione degli uccelli che si sono svegliati.
Mi viene da ringraziarti, lodarti e benedirti Signore per questo dono alternativo al mare di un tempo.
Ti ringrazio per questa possibilità che tu mi dai di sentirti nel creato che mi circonda, nel silenzio di quest’ora incantata, nel dolce tepore dell’aria mossa teneramente dal vento.
Le macchine che si sentono lontano non disturbano la quiete di quest’ora.
Veramente a me hai pensato quando Gianni e il padre fecero costruire questa casa.
E il luogo in cui riposano i miei cari è così tanto vicino da vederlo da questo balcone.
Tu conosci i segreti del cuore.
Questa mano che si sta addormentando, la schiena che mi fa male certo mi ricordano che non posso continuare a lungo a scrivere, ma neanche a fare le cose che un tempo occupavano gli spazi della malattia e dell’attesa.
Tu sai tutto, Signore.
Mi piacerebbe che venissi a visitarmi e mi facessi una carezza.
Un tuo tocco, Signore mi basterebbe,
Il centurione non dovette neanche aspettare che tu arrivassi a casa sua perchèil suo servo guarisse, la suocera di Pietro non te lo chiese neanche e tu ti muovesti a compassione.
Io non so quali progetti hai per me, a cosa ti serve questo dolore…
Tu sai, tu vedi Signore, tu provvedi.
All’emoroissa bastò toccare un lembo del tuo mantello per guarire.
So che per ognuno c’è una strada, ma io penso di averla persa.
Non desidero più fare tanti sacrifici per venire in chiesa e vorrei invece potermi muovere senza problemi, come non è più accaduto da tempo immemorabile.
Quello che meno mi piace pensare è che ormai sono alla fine della corsa e non vale la pena per te guarirmi.
Gli amici mi hanno consolato, mi sono stati vicini, i tuoi amici Signore attraverso cui tu ti manifesti.
La loro preghiera sia da te accolta perché io torni a gioire per la vita che mi doni e a ringraziarti, a lodarti e benedirti.
Maria aiutami tu!

“Non giudicate e non sarete giudicati”(Lc 6,37)

“Non giudicate e non sarete giudicati”(Lc 6,37)
Signore questa mattina voglio mettermi di fronte a te con lo spirito giusto, l’atteggiamento giusto, perché mi piacerebbe esprimerti quello che sento nel cuore.
Tu Signore lo fai battere, tu ti presenti a me questa mattina con la veste più bella che è quella della luce del sole che rischiara tutto il cielo, come il canto degli uccelli che interrompono il silenzio di tanto in tanto, l’assenza totale di nuvole, una vegetazione straordinariamente rigogliosa, gli alberi, i fiori, la meraviglia di questo nuovo inizio.
Ogni giorno Signore tu ci doni di ricominciare e oggi desidero farlo con ciò che metti sotto i miei occhi, ciò che mi fai percepire attraverso il corpo accarezzato dall’aria tiepida.
Signore quanto sei bello, immenso, infinito!
La tua grandezza chi la può misurare?
In questi giorni ci hai invitato a guardarci attorno per riflettere sui gigli dei campi e sugli uccelli del cielo e su quanto più valiamo per te.
Queste meraviglie che mi portano ad alzare gli occhi al cielo non le hai create per te.
Non ne avevi certo bisogno.
Tutto hai messo ai nostri piedi e ci hai dato anche la libertà di farne scempio.
Le cose più belle tu le hai consegnate nelle nostre mani.
Penso a questi fiori che sono sul davanzale della finestra.
Le piccole begonie sono rigogliose come anche le calancole sopravvissute alla mia imperizia e all’attacco dei parassiti.
Questa che è di fronte a me continua a vivere, l’altra che sembrava morta ha ripreso a fiorire sul balcone grande.
Mi viene in mente il rapporto tra me e Gianni, i giudizi affrettati che alzano muri di incomprensione e ci fanno mancare l’aria.
Però quello che mi consola è il fatto che queste piante io le voglio far vivere e che sto cercando e ho cercato di curarle con tutto l’amore possibile.
Ogni volta è una sorpresa.
Quella che penso sia da buttare mostra di essere vitale e viceversa.
Il giudizio non è sempre vincente ma vince la perseveranza nel credere che si può salvare una vita.
Il giudizio non deve essere che quello testato sulla tua giustizia.
È giusto che l’uomo viva, è giusto che facciamo di tutto perché questo progetto si realizzi.
A te Signore presento questa giornata con il suo carico di dolori e di speranza.
La speranza fondata sulla povertà di ciò che abbiamo, nella certezza che solo tu salvi.
Non ci abbandonare Signore in questa continua opera di giardinieri incapaci di conoscere quale fiore spunterà all’improvviso.
Aiutaci a rendere sempre più bello il tuo giardino, il giardino che ci hai consegnato, perché possiamo, attraverso ciò che gratuitamente ogni giorno provvedi a mandare, riconoscere che solo tu puoi renderci capaci di ridare vita ai tuoi figli a cominciare da noi stessi.

” Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6)

 ” Tu invece, quando preghi, entra nella tua camra e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6)
Signore ti ringrazio di questo tempo che mi doni per mettermi davanti a te e mostrare a te e solo a te il mio cuore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio per questi momenti di intimità, di pace, di serenità, di gioia, perle del mattino, quando tutto tace intorno a me e mi è più facile mettere te al primo posto.
Ti ringrazio per questa notte in cui hai concesso il riposo al corpo e alla mente, dopo che ho affidato a te la mia preghiera deponendola nelle mani di tua madre e chiedendo anche l’aiuto dei miei cari e di San Michele Arcangelo perché schiacciasse la testa del serpente.
Ogni notte è una battaglia per conquistare un pezzetto di terra dove poter riposare al riparo dalle grandi acque.
Ogni notte assisto al miracolo di una vittoria che supera le mie aspettative, offrendomi capacità sempre più raffinate per vedere i tuoi miracoli.
E questo lo sto sperimentando man mano che la vista fisica diminuisce.
I problemi agli occhi che non avevo messo in conto di avere, stanno portando me a scoprire come gli occhi li abbiamo anche nelle mani, nelle orecchie, sulla pelle, gli occhi del cuore, che ci fanno vedere tanto di più di quelli che un tempo pensavo fossero l’unico mezzo per conoscere le cose.
Tu mi hai condotto per mano Signore, attraverso una storia di occhiali e di occhi per scoprire il tuo tesoro che non risplende e non appare come cosa straordinaria nè grandiosa, a prima vista.
Un granellino di senapa, una cosa apparentemente insignificante all’inizio… una goccia di acqua che pian piano ha scalfito e spaccato la roccia dura del mio cuore.
Del Vangelo di oggi ho capito che la Fede non consiste nel farsi vedere ma nel vedere.
La fede passa attraverso una cecità, un nascondimento, un diventare tanto piccoli da vedere tutto ciò che ci circonda più grande, sì da sentirsi tanto inadeguati da apprezzare l’inadeguatezza degli altri.
Ho pensato, leggendo il vangelo, che non si può comunicare con l’altro, se non diventi l’altro, e, se l’altro è povero, devi diventare povero, se l’altro è malato devi diventare malato.
Se hai fatto esperienza di dolore e di sofferenza ti è più facile accogliere e metterti in ascolto dell’altro.
Vedere l’altro senza farti vedere.
Per quanto riguarda il rapporto con te forse le cose cambiano perché l’unico che dobbiamo cercare per farci vedere sei tu.
Il farsi vedere è in funzione della tua luce che può riflettersi solo se ci mettiamo nella direzione giusta, se ci esponiamo ai tuoi raggi.
E’ la tua luce che poi fa sì che noi possiamo vedere il nostro fratello e lo possiamo ascoltare perché lo guardiamo, facendo sì che non noi ma tu lo illumini.
È bello scoprire Signore quanto questa vista che tu mi stai donando sia migliore della prima, perché vedo tante più cose che mi fanno stare bene.
Vedo te che continui a dare vita al mondo, continui incessantemente a ricalcolare la storia perché diventi storia di salvezza e arriviamo sani e salvi alla meta.
Grazie Signore.
Quando mi affido a te, il Grande Navigatore, non posso sbagliarmi…il Navigatore che bisogna ascoltare, non vedere.

” La nostra capacità viene da Dio”(2,Cr 3,5)

” La nostra capacità viene da Dio”(2,Cr 3,5)
“Non sono venuto ad abolire la legge, ma a dare compimento” (Mt 5,17)
Certo che non sono parole facili da comprendere se non ne facciamo un’esperienza viva attraverso l’ascolto e la preghiera che ci tiene saldamente uniti a Lui fonte di ogni verità, fonte di bene, fonte di vita.
Questa mattina, leggendo il vangelo ho ripensato alle parole che mi diceva mia madre quando mi affidava un compito o quando ero in panne.
Me lo disse anche Franco quando mi affidò i suoi figli da accudire, nonostante lo stato mi avesse messo a riposo per via della mia incapacità di deambulare.
L'”arrangiati” di mia madre provocò le più grandi sofferenze conseguenti al sentirmi sempre tanto sola in ogni frangente della mia vita.
Quell'”arrangiati” mi fortificò nel cercare e trovare espedienti, trucchi per ottenere il risultato migliore con il minimo investimento.
Ne feci una professione, quella di insegnare agli altri come l’ostacolo si può aggirare o lo si può usare a nostro vantaggio.
Insegnante del metodo mi chiamarono, perchè non ci dormivo la notte per rendere facile il difficile, per trasformare un ritaglio in uno splendido manufatto, sì che era diventato un valore la mia capacità di trovare soluzioni per ogni cosa, per farmi piacere le cose anche quando le avrei vomitate, sentendomi brava e capace sempre perchè, dove avevo gli occhi, avevo le mani, come soleva dire mio padre.
L’autoreferenza era un’esigenza per vivere, per sopravvivere nella mia famiglia d’origine dove se non eri malato non avevi attenzioni.
Così la bravura fu il mio distintivo, la bravura a cavarmela da sola, la bravura a farmi maestra di percorsi alternativi, per non soccombere al fallimento.
Ma poi mi sono trovata a fronteggiare qualcosa a cui non potevo trovare rimedio. L’occasione fu la malattia di mio fratello che lo condusse alla morte.
Bisogna prima o poi scontrarsi con una montagna che non puoi scalare, con l’inadeguatezza dei mezzi a tua disposizione, per capire che la strada da percorrere non è quella del fare da soli e vantarsene, ma quella di accettare il proprio limite, smettendo di dare ricette, non partendo dai tuoi bisogni ma da quelli di chi ti sta di fronte.
La più grande e insopprimibile esigenza è quella di sentirsi amati e noi facciamo l’errore di cercare tra gli uomini uno che ci ami a prescindere, anche se non siamo bravi, buoni, anche se abbiamo il destino segnato e non serviamo più a nessuno.
Così la vicenda di mio fratello mi mise di fronte all’impotenza dell’uomo di fronte alla morte.
Solo quando in quella morte vidi spuntare un germoglio, lo vidi crescere quando pensavo che tutto era finito, venni traghettata in un Oltre rassicurante, un Oltre che mi aprì le orecchie al battito del cuore di Dio in cui tu ero stata messa da quando ero stata pensata da Lui, perchè con Lui potessi godere del paradiso.
Quando Giovanni, il mio primo nipotino stava nascendo , ricordo che mi misi a pregare, e continuai a farlo per ogni attimo della sua vita e quella di suo fratello, specie quando mi dovevo prendere cura di loro.
Insegnante del metodo mi trasformai in nonna delle regole.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, visto che continuai a vivere i rapporti basandoli su regole, ma questa volta me le facevo suggerire da Dio.
La differenza sta tutta qui.
Non ero io che educavo, trovavo soluzioni, ma il Signore che invocavamo prima dopo e durante qualsiasi attività, compito,difficoltà.
Ricordo che un giorno mi vidi piombare la madre dei piccoli a casa dicendo che da quel momento il figlio doveva vivere senza regole, perchè glielo aveva detto lo psicologo.
Il piccolo aveva deciso di diventare cattivo inspiegabilmente, per questo era stato portato ad una visita specialistica.
Io rimasi turbata e come avevo imparato a fare quando ero in difficoltà mi misi a pregare.
Pregai perchè il bene venisse fuori, non il mio, ma quello del più debole, del più piccolo che non poteva difendersi.
Così, appellandomi al bene che tutti noi nonni, genitori, educatori in genere volevamo per il piccolo, ho detto che la cosa più importante è che ci mettessimo d’accordo, prima di tutto loro, i genitori.
In funzione del bene. Così il bambino non si sarebbe trovato disorientato con una serie di imput contraddittori.
I primi a doversi accordare erano loro, il papà e la mamma e poi noi.
Decidemmo di frequentare insieme un corso dal tema”Genitori non si nasce, si diventa” che fu una pietra miliare per passare dalla legge allo Spirito della legge.
Continuo a ringraziare il Signore perchè ci ha fatto capire che solo l’amore è alla base di ogni precetto buono e fecondo.