ASSUNZIONE della B.V. MARIA

 LA TERRA
 
“A cosa devo che la madre del Signore venga a me?”( Lc 1,43)
“Beato il grembo che ti ha portato”( Lc 11,27)
Ieri sera siamo andati alla messa della vigilia in cui abbiamo ascoltato parole diverse da quelle che oggi la liturgia di questa solennità ci propone.
Mi ha colpito e fatto riflettere la beatitudine di Maria che più di ogni altro essere umano ha ascoltato la Parola di Dio e ad essa ha obbedito e si è uniformata.
La beatitudine quindi non sta tanto nel portare in grembo Gesù che è un privilegio grandissimo, quanto quella di aprire le orecchie e il cuore e tutto il proprio essere all’ascolto della Parola perchè germogli e porti frutto.
Aprirsi, lasciarsi spaccare il cuore dall’aratro di Dio, lasciare che la nostra terra sia mossa, mescolata, resa soffice e in ogni sua parte penetrabile al sole, alla luce, all’acqua , ai piccoli animali che vivono della terra e danno vita alla terra, scavando cunicoli piccoli e grandi, canali, vie sotterranee e invisibili dove il nutrimento può liberamente scorrere e arrivare al seme, alla pianta, a quello che sarà il nostro cibo, sempre.
Oggi festeggiamo l’assunzione di Maria in cielo.
La chiesa sposa di Cristo sposo.
La meraviglia dell’inizio la contempliamo in questo ritorno nel paradiso perduto di Maria diventata terra promessa, terra fertile perchè i fiori, i colori, la bellezza dell’amore di Dio che si espande in tutte le creature si manifestasse in questo Eden donato a noi di nuovo e per sempre.
Maria, la terra promessa diventa icona di ciò che ogni uomo può diventare se segue il suo esempio. Siamo terra, abitata dallo Spirito, perchè dubitare che quello che è accaduto a Maria non accada anche a noi?
Con il peccato originale abbiamo perso la capacità di far fiorire la nostra terra, di trarre nutrimento da essa, perchè non abbiamo ascoltato la Parola di Dio, non abbiamo accolto il seme che il divino seminatore continua imperterrito a gettare perchè tutti possiamo essere capaci di vita, di dare vita, di nutrire il corpo mistico, di collaborare a che tanti piccoli pezzi di terra diventino una cosa sola con Lui e collaborino alla salvezza di tutti i suoi figli.
Adamo, il terrestre, l’uomo che era stato impastato con la terra, terra da arare, da coltivare, non si trasformò in terra fertile e generosa, ricca di frutti, terra felice e feconda perchè pensò di poter fare a meno di Dio, del Contadino del cielo che semina, ara, pota, attende, ha fiducia.
La fiducia di Dio , la sua fedeltà è manifestata oggi nell’assunzione di Maria in cielo, la prima dei salvati, la pima a godere pienamente del dono promesso.
Lei terra che doveva nutrire il seme dello Spirito, Gesù, è stata da Lui nutrita, e trasformata con il soffio divino in un giardino che non sfiorirà mai, perchè vi abita l’amore.
Che storia straordinaria quella di Maria, scelta per essere la madre del Salvatore, la terra che nutre e da cui è nutrita, la terra che porta il frutto del sì al Signore, nonostante le spade che trafiggono l’anima, il dolore, la persecuzione, la morte ingiusta del figlio.
La terra benedetta da Dio accetta i rigori dell’inverno, il caldo impietoso dei raggi cocenti del sole, accetta di essere rovesciata, tagliata, sconvolta dalle lame dell’aratro, accetta di zaccogliere il seme e di custodirlo nel silenzio delle sue viscere.
Maria è la nostra terra, in essa troveremo Gesù.
Maria sia per noi l’esempio vivente di quanto sia grande l’amore di Dio da cercarci e desiderarci per diventare il nostro sposo, per sempre.
Un dio poligamo?
Un Dio che contraddice la nostra etica ma un Dio a cui tutto è possibile perchè la sua è onnipotenza d’amore.
Questo Dio, il nostro Dio è capace di amare nella stessa misura tutti, perchè se l’amore è infinito, per quanto tu lo voglia dividere sempre infinito rimane.
Allora oggi voglio ringraziare Maria, figlia, madre, sorella sposa , perchè mi sta insegnando che gli ascoltatori della Parola di Dio amano a prescindere sempre, e in modo oblativo, qualunque sia la funzione che rivestono nel grande giardino, sia se sono erba, se fiore, se albero, se seme, se terra, se insetto.
Tutto concorre alla gioia di coloro che amano Dio e un giardino è bello quando l’armonia dei profumi e dei colori celebrano la gloria di Dio riempiendo il nostro cuore di gioia e di gratitudine

SANTA TERESA BENEDETTA della CROCE PATRONA D’EUROPA

“Ti farò mia sposa per sempre” (Os 2,21)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)
Il regno dei cieli, la beatitudine massima è quando la sposa si unisce allo Sposo.
L’attesa è dolce e carica di aspettative. Quando ci si sposa bisogna preparare la casa, il luogo in cui vivere insieme e invitare gli amici.
L’olio è proprio quella preparazione condivisa che rende magica e unica la preparazione alla festa di nozze.
Tutto questo se non lo si è sperimentato, uno non se lo può inventare, nè può comprarlo da un mercante.
L’abitudine a consultarsi degli sposi promessi rende il matrimonio segno dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Signore aiutaci ad aspettarti insieme a te!
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo)

Verità e libertà

Meditazioni sulla liturgia di sabato
della XVII settimana del TO
Vangelo(Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Il comportamento di Erode ci scandalizza, come quello di Pilato, che non hanno esitato a condannare a morte un giusto per paura di essere giudicati, per non perdere il consenso su cui poggiavano il potere.
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Eppure quante persone evitiamo di frequentare per presunte colpe commesse, agli occhi di quanti nascondiamo la nostra vera identità per non essere giudicati!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Gesù è il fondamento di ogni uomo, è il prototipo di una stirpe divina, è l’archetipo a cui Dio si è ispirato per creare la relazione tra gli esseri umani, si che gli somigliassero.
Molto spesso la nostra storia ci divide e ci strazia, perché il presente nega e ci toglie ciò che abbiamo avuto( giovinezza, lavoro, salute, soldi, prestigio, amici, certezze).
Il futuro ci impressiona,ci fa paura perché si prospetta più come una diminuzione delle cose cui siamo attaccati, una perdita, che un’opportunità per trovare ciò che ci definisce.
Le cose mutano. l’uomo irrimediabilmente va verso la morte, ma una cosa resta: l’amore che unisce i pezzi della nostra storia, l’amore fondato su Cristo, l’amore che abbiamo conosciuto attraverso Gesù, l’amore su cui si fonda tutto l’universo,l’amore che unisce il cielo alla terra in un unico ed eterno abbraccio.
Non preoccupiamoci quindi di perdere la testa, se proclamiamo la verità dell’amore.
Perchè il tesoro lo custodiamo nel cuore di Dio.

“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

Accogliere

 
Chi accoglie voi, accoglie me” (Mt 10,40)
Da qualche giorno la parola “accogliere” è al centro delle mie meditazioni mattutine.
Ieri Abramo ha accolto i tre forestieri, che si sono presentati nell’ora più calda del giorno davanti all’ingresso della sua tenda,mentre era intento molto probabilmente a riposarsi.
La vista dei tre uomini, crea un movimento vitale nella casa di Abramo e Sara, due anziani che passano da un’immobilità, una paralisi della vita che volge al tramonto, ad un un ritmo sempre più incalzante di gioia e di servizio per quegli ospiti inaspettati e sconosciuti.
I tre diventano uno, il Signore, che è venuto a donare in cambio dell’accoglienza una speranza , una certezza di vita nuova , di eternità.
Il tema dell’accoglienza,ieri era ripreso nel vangelo, dove ad accogliere Gesù è un centurione, senza che gli ammazzi il vitello grasso, risparmiandogli persino la fatica del percorso per arrivare a casa sua a guarire il suo servo.
Si accoglie Gesù credendo alla Sua Parola e il miracolo accade.
Poi è la volta della suocera di Pietro che non chiede niente ma che Gesù accoglie nel suo cuore facendosi carico dei suoi bisogni e e di quelli degli ospiti della casa.
In quel momento l’Ospite è Lui ed è Lui che rende capaci di accoglierLo.
Non dobbiamo dimenticarlo.
Oggi le parole del vangelo di primo acchito ci sconcertano e ci fanno un po’ paura.
(Mt 10,37-38)
“Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.”
Come Dio può pretendere questo totale asservimento alla Sua persona?
Un tempo questi passi li saltavo perchè non mi piacevano e non li capivo.
Ma oggi tutto mi sembra più chiaro perchè mi tornano in mente le parole di Paolo ” Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi.” (2 Cor 4,7)
Il tema quindi del giorno è il tesoro, da scoprire e da accogliere.
È l’amore di Dio che, se accolto,
saremo capaci anche di darlo agli altri. Accogliendo tutti i Gesù che incontriamo sulla nostra strada, osppitandoli nelle nostre case e nei nostri cuori, riprenderemo vita come un serbatoio che solo se eroga acqua la prende pulita e realizza la sua funzione.
Gesù ci invita a prendere la nostra croce ( che scaraventerenmo volentieri lontano da noi), facendoci carico del nostro piccolo pezzo di legno, il nostro braccio anchilosato, il nostro piccolo amore, incapace di abbracci per metterci alla sua sequela.
Quando le nostre braccia saranno le sue, come avviene in ogni consacrazione Eucaristica e il nostro corpo il Suo, saremo capaci di fare cose grandi, più grandi di noi, impensabili, e saremo in grado di amare meglio e di più non solo i nostri più intimi amici, parenti, conoscenti, ma tutti i fratelli che sono dentro il Suo cuore misericordioso di Padre, di Madre, di Fratello, di Sposo.

” La Gloria di Dio è l’uomo vivente”( S. Ireneo)

” Voi valere più di molti passeri”(Mt 10,31)

Ci sono momenti in cui pensi di non valere niente, di essere sbagliato, di aver lottato invano per una giustizia che è di là da venire, momenti che ti senti cadere le braccia perché il tuo fallimento ti sta davanti e tutto sembra crollarti addosso, momenti che ti senti un nulla, non amato, non cercato, rifiutato dai più intimi che un tempo ti mettevano sugli altari..
Momenti in cui ti prende uno scoraggiamento tanto grande da schiacciati, perché ti rendi conto di quanto sei piccolo, inutile, incapace, di quanto poco valga la tua vita per gli altri che ti hanno messo da parte, ti hanno dimenticato.
Ci sono momenti in cui la preghiera sale strozzata dal cuore e si ferma e rimani in silenzio, dopo aver constatato l’inutilità di tante parole che tu hai rivolto all’Eterno…
Ci sono momenti in cui ti senti polvere sulla bilancia, un granellino microscopico che una piccola folata di vento può spazzare, portare via lontano chissà dove.
Ci sono momenti in cui tutto ti sembra grande, troppo grande per te, gli ostacoli insormontabili, la paura che ti schiaccia, il deserto che si estende a dismisura…
Ci sono momenti in cui l’orizzonte è immobile come il tuo cuore che con le orecchie è teso a percepire un minimo movimento per convincerti se sei ancora vivo.
Ci sono momenti in cui quel Dio che hai celebrato nelle tua carte lo vedi presente ovunque, ma è troppo grande, irraggiungibile, lontano, incomprensibile.
Ci sono momenti che pensi ti si sia rotta la radio, è andata via la connessione, hanno tolto la corrente e tu sei rimasto al buio.
Sono quelli i momenti in cui il Signore ti richiama alla mente parole di speranza, parole di vita.
” Chi è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi?.
Se ti fermi alla domanda soccomberesti.
” Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di Gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”.
Ci sono momenti in cui non vedi la Gloria, non vedi l’onore, non tocchi le sue ferite. Non ci riesci perché le tue ti sembrano estremamente più grandi e dolorose.
Non riesci a benedire il Signore che ti ha dato consiglio, non ti interessano tanti suoi benefici perché stai male e continui a star male da tanto, da sempre.
Ti sembra di essere nata malata, di aver sempre sofferto che la gioia ti è sempre stata negata.
Ci sono momenti in cui il libro della vita sembra sigillato nelle pagine luminose e gloriose della Sua presenza vivificante e la memoria incapace di ricordare.
Ci sono momenti in cui il silenzio è l’unico protagonista della tua muta preghiera, una preghiera che sale dal profondo dell’anima che continua a sperare che il Signore si accorga di te, che ti chiami, che ti parli, che ti risponda, che si prenda cura di te.
” Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza che il padre vostro lo voglia”
” Voi valere più di molti passeri”
“Non ti ho detto se credi vedrai la Gloria di Dio?” (Gv 11,40)
Continuare a credere, in qualcosa o in Qualcuno?
Sento forte dentro di me la tensione verso la Persona che mi ha chiamato fin dal ventre di mia madre, sento che devo attendere in silenzio la sua venuta.
” L’attirerò nel deserto e la farò mia sposa per sempre”.
L’hai detto Signore e lo farai.
Sono qui nella stanza segreta del mio cuore dove ho trovato ancora semi di speranza nella Tua Parola.
Non posso vacillare.
Tu mi verrai in aiuto, perché sei Dio e non uomo e non dimentichi le tue promesse.
Tutta la terra è piena della tua Gloria…. la Gloria di Dio è l’uomo vivente…
Fa che io viva o Signore, fa che creda al potere del tuo amore!

Appartenenza

” Il Signore ti ha scelto per essere il suo popolo (Dt 7,6)
Mi chiedo perchè io stia scrivendo, facendo uno sforzo sovrumano, quando in fondo ciò che era importante e che è importante finalmente l’ho capito e il cuore mi si è riempito di gratitudine, di tenerezza, di amore.
Ogni volta che ho letto il passo del Deuteronomio che la liturgia ci propone nel giorno della festa del Sacro Cuore di Gesù, mi sono sempre commossa e ho fatto mie le parole relative alla scelta, al popolo particolare, all’appartenenza di ognuno di noi a Dio.
Ma il mistero della sofferenza continuava a rimanere insoluto, perché, se sei malato o sfigato, significa che Dio ti ha scelto, ti vuole bene, perchè con il tuo dolore, con le tue sofferenze vuole farci qualcosa di speciale che in fondo è salvare le anime lontane da Lui.
Ti chiama a collaborare Dio, quando e specialmente se stai male, perchè sei associata alla passione di Cristo, diventi intima a Lui, una sola cosa, sì che il tuo dolore diventa il suo dolore, la tua pena la sua pena.
Quando riesci a connettere e il dolore non ti strazia la mente oltre che il corpo, puoi anche gioire di questa straordinaria occasione di fare comunione nientemeno che con Dio, averlo compagno di letto, di stanza, di cella.
Ma arriva il momento che questa beatitudine diventa una condanna, quando la prova si prolunga più del dovuto e la croce è tutt’altro che a collocazione provvisoria.
Vorresti fuggire portandoti dietro un siffatto compagno, fuggire dal dolore quotidiano, fuggire dal corpo, dormire un sonno senza sogni, senza più svegliarti, tanto stai male, tanto il dolore ha corroso tutte le tue ossa e ti si è attaccato ai nervi, ai muscoli, alla pelle, a tutto.
Il cuore continua a battere, il cuore dice che sei viva, il cuore ti dice che Dio non ha finito di parlarti, di scriverti lettere d’amore.
Ti giri e ti rigiri nel letto, la lava scende copiosa sulle tue spalle, la ferita al seno per il recente intervento ti fa male, la spalla è bloccata, i piedi sono avvolti da filo spinato incandescente.
Eppure avevo ricominciato a dormire dal lunedì di Pasqua dopo mesi, anni di questo calvario, dormire come dormono gli uomini, gli esseri umani alla fine della giornata.
Tre mesi di antivirale con il criterio ” ab iuvantibus” associato alla noveva a San Giuseppe, aveva compiuto il miracolo.
Ma il risveglio mi riproponeva tutti i problemi accantonati in queste notti di tregua.
Purtroppo quando dormi non puoi gioire dello star bene, nè del non avere dolore, perchè si riprende a leggere da dove avevi lasciato il segno, appena ti svegli.
Dio ti sceglie, Dio ti ama.
Continuavo e continuo a ripetermi le parole che i mie amici mi dicono per sollevare la pena.
Ma che amore è questo che ti fa soffrire in questo modo?
Questa mattina, anzi questa notte ripensavo al privilegio che avevano i malati per mia madre.
Mia sorella per prima che ha avuto la poliomelite, poi mio fratello che la faceva disperare perchè non mangiava e poi la sorella più piccola nata con tanti problemi.
Mia madre, mi sembrava che volesse bene solo a loro, perché di me si serviva per essere aiutata nelle faccende domestiche e per essere sostituita nella gestione della casa quando era al lavoro o lontana.
Una volta sposata, mi sono presa la rivincita e per 15 anni dovette occuparsi a tempo pieno di me e di tutta la mia famiglia fino a quando divenni un po’ più autonoma.
Mia madre mi teneva sul palmo della mano, ora me ne sono resa conto, e di me si vantava e mi proponeva come modello di figlia perfetta anche se sfortunata.
Noi vediamo le cose in modo frammentario e distorto a seconda della distanza e della posizione.
Sempre una parte, mai il tutto che ti appare più chiaro man mano che te ne allontani.
Così mi sono riconciliata con mia madre, purtroppo dopo la morte e prego perchè goda finalmente nel riposo di Dio.
Oggi è la festa del cuore di Gesù.
Il cuore è il luogo dei sentimenti, delle passioni, dei ricordi, delle scelte, il terzo occhio come lo chiama Giovanni.
Questa mattina leggendo il passo che la liturgia ci propone, non ho potuto fare a meno di pensare alle scelte di Dio.
E mi è venuto in mente che non ti sceglie perchè ti vuol dare la croce, ma perchè vuole aiutarti a portarla.
Ti sceglie perchè sei bisognoso d’aiuto, perchè da solo non ce la faresti mai ad arrivare, ti sceglie perchè ha un cuore di madre e di padre, ti sceglie perchè sei affaticato e oppresso e gli dispiace e ti chiama, ogni volta che ti allontani da Lui.
“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi darò ristoro”.
Quanta sete Signore in questo deserto, quanto silenzio, quanta desolazione!
Tu ci vedi, tu ascolti il nostro lamento, tu vedi, tu provvedi