“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”

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TRASFIGURAZIONE
“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”
Abbiamo bisogno di ascoltarti Signore, ogni giorno, ogni momento aprire le orecchie alla tua parola, balsamo dell’anima, del cuore, della mente.
Ne abbiamo bisogno Signore perché le tue parole ci danno vita, ci danno gioia, consolazione, speranza, liberazione dai pesi che a volte sembrano schiacciarci, dai mali che sembrano disintegrarci, dagli ostacoli che sembrano insormontabili, da prove ripetute nel tempo che ci tolgono il respiro e ci mettono nella tentazione di arrenderci al nemico.
La tua parola è spirito e vita.
Ti voglio ringraziare, lodare e benedire, perché in questi ultimi giorni le tue parole mi hanno fatto vedere le cose con i tuoi occhi, mi hanno tolto la paura, il dolore, la rabbia, mi hanno fatto superare guadi di morte, angosciosi, in cui putride acque alimentavano serpenti velenosi.
“Coraggio, sono io, non temere!”,” sono con te dovunque sei andato”, mi sentivo ripetere ieri mattina al mare quando una crisi di panico si era impossessata di me, a cui tu avevi affidato il piccolo Emanuele, al mare.
La testa si era irrigidita, le vertigini mi impedivano di muovermi in qualsiasi direzione.
“Sono con te tutti i giorni, non temere, non avere paura! “
365 volte nella Bibbia ripeti questa parola come ha ricordato Don Carlino alla radio.
Non voglio dimenticare le parole che ogni giorno tu ripeti ad ogni uomo.
“Non temere!” mi sono sentita ieri ripetere, per superare un momento molto molto difficile…
Un tempo per quello stesso sintomo ho fatto ricorso alla scienza umana, ad un uomo perbene per  11 anni che non ti conosceva.
Non sapevo che per guarire non dovevo parlare, ma ascoltare.
Ascoltare te Signore e credere che tu sei veramente il Figlio di Dio.
Ti ringrazio perché anche durante il funerale di Sergio, il nostro cugino barbone, le parole del vangelo di Giovanni “Non abbiate paura vado a prepararvi un posto e poi tornerò”, mi sono sembrate rivolte a me con una dolcezza, con una fermezza, con una autorevolezza, con un amore che mai avevo sentito.
Tu sei andato a prepararci un posto, Signore.
Che cosa bella, che cosa grande detta davanti ad un uomo che ha cessato di vivere, chiuso in una bara, con il corpo in avanzato stato di decomposizione.
Quell’ incenso, quell’acqua mi hanno fatto pensare a quale grande dignità, quale grande destino ci hai riservato.
Il mio cuore si è riempito di gratitudine, di pace, di gioia e tutto ciò che è balsamo vivificante e vivificatore.
La tua parola Signore spirito è vita.
Fa che mai me ne dimentichi, ma mi stanchi di ascoltarti, mai dica: “questo l’ho già sentito, questo lo so!”.
Signore mantieni aperta la mia porta a te, ti prego, non permettere che altri entrino nella mia casa a derubarla, infangarla, sconvolgerla.
Voglio darti il posto d’onore Signore, voglio che tu diventi il mio padrone indiscusso.
Credo in te, spero in te, confido in te Signore.
Oggi, festa della Trasfigurazione, voglio ringraziarti per i tuoi testimoni che hanno dato la vita per annunciare il vangelo, per tramandarci la tua parola.
Grazie Signore della tua chiesa nella quale e attraverso la quale ti manifesti.
Ieri Emanuele mi ha detto, mentre andavamo al mare ed io avevo acceso la radio per sentire la messa,” A te piace la chiesa vero? “
Gli ho risposto che mi piace Gesù, che sono innamorata di Gesù, che Gesù è il mio fidanzato perché mi ama, mi protegge, mi custodisce, mi consiglia, mi consola.
Poi Emanuele sotto l’ombrellone mi ha chiesto ripetutamente di parlargli di Gesù, delle storie di Gesù.
E quando siamo ritornati in macchina mi ha chiesto di accendere la chiesa, vale a dire la radio.
Accendere la Chiesa, parola profetica, quella chiesa che Giacomo, Pietro e Giovanni dovevano accendere con il fuoco dello Spirito.
Anche io, attraverso Emanuele, sono chiamata ad accenderla.
E tutto questo avveniva mentre stringevo tra le mani il rosario e ripetevo “Coraggio, non temere sono con te”, mentre avevo la crisi di panico per le vertigini.
Grazie Signore.
“Ascoltatelo!”
 Ti voglio ascoltare Signore.
Parla, il tuo servo ti ascolta.

“Venite in disparte e riposatevi un po’”.(Mc 6,31)

domenica della XVI settimana del tempo ordinario anno B
ore 7:05
“Egli vide una grande folla ebbe compassione di loro” ( Mc 6,34)
“Venite in disparte e riposatevi un po’ “.(Mc 6,31)
Medito sulla tua parola, Signore, che oggi  è consolante.
Ogni volta che l’ho letta ho pensato che ti rivolgessi a me quando dicevi:” Venite in disparte e riposatevi un po’”.
Molto spesso ho avuto bisogno di una tregua, di una pausa, per riposarmi un poco dalla fatica del vivere ogni giorno schiacciata dal peso della croce ed ogni volta ero contenta che tu ti fossi accorto della mia esigenza e ti ho ringraziato prima ancora che le cose accadessero come desideravo, come sono avvenute.
Incredibilmente, quando io pensavo di riposarmi sopraggiungeva un imprevisto e le cose si complicavano.
Il riposo atteso, desiderato, offerto, si è sempre rivelato, mi dispiace, e mi sembra una bestemmia dirlo, una “fregatura” perché a un problema mi si aggiungeva un altro problema.
Mi vengono in mente i rosari di mamma perché io mi convertissi e poi, quando mi ammalai, altri ne aggiunse perchè guarissi.
Più pregava e più io stavo male, più pregava e più i problemi aumentavano, tanto che le dissi di smettere, che le delle sue preghiere non me ne facevo niente e che le destinasse a qualcun altro.
Oggi leggendo con più attenzione il testo del vangelo ho visto che neanche ai tuoi discepoli è stato concesso un momento di pausa di ritorno dalla loro missione, ma solo la speranza di potersi riposare, la consolazione che tu ti eri accorto della loro fatica.
Infatti le persone, avendo intuito dove eravate diretti, vi hanno preceduto ed erano lì ad aspettarvi, nel luogo scelto,  lontano e solitario.
Neanche un momento di riposo per loro.
Tu Signore hai avuto compassione di quella folla perché erano come pecore senza pastore.
Bisognava rimboccarsi le maniche e dimenticare la fatica, dimenticare tutto e continuare annunciare il Vangelo del regno, guarire gli ammalati, scacciare i demoni.
La tua parola, anche se non ce ne accorgiamo subito, ci nutre, ci rigenera, ci dona la pace.
Ho sperimentato nella mia vita che, proprio quando ho pensato che tu mi stavi dando una mano, mi stavi risollevando, giungeva una nuova incombenza, veniva alla luce un altro problema, un’altra malattia, un altro dolore, un’altra fatica e non c’è stato mai un tempo abbastanza lungo per godere della tua parola in intimità, per godere del riposo del corpo e dello spirito.
Così il tempo del riposo me lo sono rubato, approfittando del fatto che al buio della notte (quella delle streghe, degli ululati solitari, degli assalti, delle trombe di guerra)  subentra la luce del mattino e con essa la tregua da un sonno forzato che poi  era ed è una veglia forzata ancorata ad un letto.
Me ne venivo qui, in questa sala, vicino alla finestra e leggevo la tua parola, osservavo il cielo schiarirsi pian piano e aspettavo che il sole spuntasse tra i tetti delle case.
Dalla finestra entravano i cinguettii festanti degli uccelli che avevano fatto i loro nidi negli alberi che mi stanno di fronte.
Guardavo il cielo farsi azzurro o riempirsi di nuvole, guardavo e gustavo il silenzio di quest’ora incantata, magica quando tutti sono ancora a dormire e io potevo a te aprire il cuore.
In genere, anche se partivo da una situazione di grande dolore, finivo per lodarti benedirti e ringraziarti di tutto quello che tu mettevi sotto ai miei occhi e di quelle opportunità straordinarie che mi davi per poter stare con te e riposarmi un po’.
Sono anni che questo succede al mattino, sono anni che prendo vita, forza, coraggio dalla tua Parola, osservando la bellezza di tutte le cose che mi stanno intorno.
Ecco il mio riposo in tanti anni è stato proprio quello di rubarmi una messa perché da messa si può celebrare in chiesa, ma la si può celebrare anche nella propria casa, nel proprio letto, in un angolo della tua stanza interiore.
E allora Signore ti chiedo perdono perchè ho pensato che mi prendi in giro, pretendendo di avere un riposo prolungato, perché niente dura all’infinito e tutto ha un termine su questa terra.
Ma tu esisti e vivi per sempre e la tua parola ci guida e tu colleghi i fili spezzati della nostra storia, delle nostre vite sgangherate.
Tu Signore ci fai riposare nel momento in cui decidiamo di fermarci e di metterci in ascolto di quello che ci dici.
Ultimamente io non l’ho fatto perché non avevo la forza nè di scrivere come un tempo facevo, nè di digitare sui tasti del pc le mie meditazioni.
La mattina mi limitavo a rileggere quello che avevo già scritto e non mi sentivo arricchita come un tempo dalle cose nuove che ogni giorno scoprivo nel tuo forziere, il Vangelo.
Adesso tu mi hai messo in mano un nuovo strumento che è quello di poter dettare i miei pensieri al mattino a questo piccolo telefonino.
Mi sembra una cosa miracolosa perché non credevo che potesse accadere di pregare anche quando non ti funzionano le braccia e le mani,  e quando hai tanta voglia di dire “basta, perché mi hai ingannato”.
Non è vero Signore che mi hai ingannato e ti chiedo perdono perché veramente per capirlo bisogna fermarsi e tendere le orecchie e tutti i sensi per sentirti passare nel vento leggero.

” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)

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” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo”, trovo scritto sul calendario liturgico dello scorso anno, parole tratte dalla liturgia della festa di San Marco evangelista, come lo sono le parole che quest’anno l’editore ha scelto per sottoporle alla nostra meditazione.
Umiltà, grazia, annuncio del vangelo, testimonianza, vanno di pari passo e sono facce di una stessa medaglia, una medaglia che ogni volta mi stupisce e mi apre il cuore alla meraviglia, allo stupore alla lode e al ringraziamento.
Se parto dall’invito di Gesù ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo, non posso che prendere atto che è impossibile anche solo spostarsi da questa sedia a cui sono ancorata, dopo una notte di fuoco.
Ho lasciato in punta di piedi la camera per permettere al mio sposo di riposare e sono venuta qui in sala, davanti alla finestra su cui i fiori bagnati dall’acqua e strapazzati dal vento continuano a parlarmi di Dio e delle sue meraviglie.
Fiori rossi, rosa, bianchi, lilla, gialli azzurri, colori che nessun temporale può cancellare dalla mente, dalla memoria, anche quando appassiscono e muoiono, anche quando sono in gestazione nel grembo della terra prima che esploda la primavera.
Ma decisamente oggi è un giorno grigio umido e piovoso e per niente accattivante, se non fosse questo piccolo spazio in cui mi sono rifugiata per meditare la parola di Dio che si è dilatato all’infinito e ha traslocato il mondo nella mia casa.
Così, ricordando il passato, pregusto il futuro vivendo un presente di grazia e di amore, di ricerca e di abbandono alla grazia di Dio.
Non posso andare ai confini del mondo per annunciare il vangelo ma sono certa che questo tempo passato in Sua compagnia Dio lo userà perchè la Sua parola si compia. Come non so.
Ieri mattina che le previsioni davano come giornata funesta per qualsiasi uscita , il Signore mi ha fatto il regalo di veder splendere il sole mentre pregavo connessa con don Massimo e gli scout riuniti sul colle della casa in campagna, a poca distanza da qui, dove Franco li aveva ospitati per via del probabile maltempo nel luogo lontano preventivato.
Gli avevo raccomandato di far benedire quella terra ereditata dove aveva conosciuto la donna che ha sposato da cui ha avuto Giovanni ed Emanuele, i nostri libri di carne.
Quella terra è sempre stata causa di divisioni nell’ambito della famiglia d’origine di Gianni e nella nostra, tanto che avevamo di comune accordo deciso di venderla.
Ma una profezia ci aveva detto che il Signore ci voleva parlare in disparte, su un monte, il monte dell’eredità e voleva con noi fare grandi cose.
Per quanti sforzi abbiamo fatto la conclusione di qualsiasi discorso era il disaccordo, la rabbia, il dolore per ciò che non riuscivamo a fare di buono in quella terra.
Così don Massimo ci ha detto la messa e Franco mi ha mandato la foto mentre solleva in alto le mani al cielo sgombro di nubi, immerso in un paradiso come poi ha detto.
Ho pregato tanto ieri mattina su quel monte, perchè la maledizione si cambiasse in benedizione, perchè quello che ci era stato tolto ci venisse restituito moltiplicato come suole fare nostro Signore.
E così è stato. Gianni dopo giorni di incomprensibile dolore al ginocchio e immobilità forzata me lo vedo davanti che cammina liberamente… Nel mio nome cacceranno i demoni..
San Giorgio ero certa che avrebbe messo una buona parola perchè fossimo liberati da tutte le iatture che ci erano venute da quell’eredità.
Ma se Gianni è guarito a me sono aumentati i problemi, visto che la notte, come al solito, l’ho fatta bianca per una sinusite che mi impediva di respirare se stavo allungata.
Sono certa che Dio sta operando attraverso la nostra debolezza, sono certa che combatte al mio fianco perchè questa notte e questa mattina non riesco a pregare se non con le parole dei salmi più belli..
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… su ali d’aquila ti porterà.. sei il mio rifugio… benedici il Signore anima mia…
Per quello che mi ricordo non sono riuscita questa notte e neanche questa mattina a spostarmi dalla sua parola di speranza, di comunione, di amore.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto..
Chi è come te Signore?
Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benfici…

” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)

Annunciazione del Signore
Letture: (Is 7,10-14; 8,10); (Sal 39); (Eb 10,4-10); (Lc 1,26-38)
” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)
Vorrei sentire la tua vicinanza Signore, questa mattina, ma per quanti sforzi faccia con me c’è solo il dolore, sempre il dolore che mai mi abbandona, giono e notte e non mi fa riposare.
Ho passato una notte d’inferno come sempre più spesso mi capita e non riesco ad uscir fuori da questo vortice di male, di sofferenza, di limite invalidante.
“Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te” ha detto l’angelo a Maria.,
Ho pensato che questo saluto poteva essere rivolto anche a me e non solo.
A tutti, nella vita, capita di essere visitati da un angelo che ci annuncia la vicinanza di Dio, la sua presenza, la sua incarnazione, se lo accogliamo in noi.
L’annuncio è del contadino del cilelo che getta il suo seme su questa terra che lui ha creato e che vuole diventi un verde e lussureggiante giardino.
Non tutte le terre sono dissodate, pronte ad accoglerti Signore e io per anni ho chiuse le mie zolle, ho impedito indurendo la corteccia del cuore al seme di attecchire.
Questa mattina, mentre mi sforzavo di meditare sui misteri della gioia, i miei pensieri andavano ai cent’anni di solitudine che hanno connotato la mia vita, ai desideri, ai sogni  di quando ero bambina, e non ne ho trovati altri che non fossero avere un amica e tornare nel giardino della casa dove abitavano i miei.
L’amica non l’ho trovata neanche nelle bambole , quelle di pezza che mi confezionavo io e quelle di plastica e di porcellana che mi furono regalate una da zio Remo e una da mia madre.
Nei loro volti, nelle loro rigide fattezze non mi sono riconosciuta, specchiata, le ho sempre sentite estranee come se parlassero una lingua diversa dalla mia.
Non mi ci sono affezionata insomma,  mentre conservo la nostalgia di un piccolo gesù bambino tanto piccolo da poterlo tenere stretto nel pugno della mia piccola mano.
Ma lo persi e ancora adesso ricordo quanto la cosa mi fece star male.
Forse il dispicere più grande che ricordo fu quello di constatare alla seconda elementare che l’amica Carla che avevo trovato in prima, non c’era più perchè la classe era stata sdoppiata.
Doppia perdita che ha lasciato una cicatrice indelebile.
Tante cose in seguito perdetti ma il dolore lo ricordo solo collegato a questi due episodi.
E poi la gioia di tornare a casa la domenica, i giorni di festa era grande, la gioia di ritrovarmi in quel giardino incantato che nascondeva indicibili sorprese.
La nostalgia del ritorno rimase, ma grande fu la delusione quando a quel giardino si sostituì una casa popolare assegnata ai miei, dove la fatica e la responsabilità di provvedere non solo ai miei bisogni ma anche a quelli di tutta la famiglia fu il mio pane quotidiano.
Mi chiedo Signore quando hai bussato alla mia porta, quando un angelo è venuto ad annunciarmi che per me c’era un amico, che il giardino era ancora ad aspettarmi.
Me lo chiedo oggi che ricorre la festa dell’Annunciazione.
Sono certa del giorno e dell’ora che ti ho incontrato nel dolore che ci accomunava, questo sì.
Fu allora che trovai in te un amico con cui finalmente potevo condividere la mia pena.
Fu un giorno memorabile, l’inizio di una storia in cui la mia pena divenne la tua pena e io uscii fuori dal tempo della solitudine.
Ci sono voluti anni per rispondere al tuo amore con le parole di Maria. “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo il tuo volere” o come tu rispondesti al Padre” Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere. Così ho detto io vengo”
Così hanno rispsto i tuo santi alla tua chiamata, così mi sforzo di far ogni giorno, ma non sempre ci riesco come questa mattina, quando il tuo disegno mi sembra assurdo incomprensibile.
Non riesco a dire “Si fatta la tua volontà” con questo dolore che come una carie consuma e necrotiza tutte le mie ossa.
Non riesco Signore, per quanti sforzi faccia, a farmi piacere quello che dovrei pensare un dono, una grazia, una tua incursione nella mia vita.
Se sei in questo dolore mi ami tanto, direi troppo perchè non sono in grado di sopportare ulteriormente questo peso del corpo che mi fa così tanto male.
Tu sai, tu vedi, tu conosci.
Mi affido a te, a Maria consegno il mio sì così sofferto, a denti stretti, con gli occhi girati, lo stomaco chiso in una morsa.
Lei saprà come presentarti questa offerta dopo averla purificata da ogni zozzura.
Confido in te Signore perchè anche io vorrei provare la gioia di essere da te visitata.

“Venite in disparte voi soli …e riposatevi un po” (Mc 6,31)

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“Venite in disparte voi soli …e riposatevi un po” (Mc 6,31)
Ogni volta che leggo questa pagina del vangelo non ho dubbi: il Signore sta pensando a me, ha visto la mia fatica, quanto io abbia bisogno di fermarmi, di stare con Lui e con i fratelli che con me condividono la missione.
Questa mattina mi viene in mente Gianni,il mio sposo, e la nostra relazione che non funziona, non ci dà pace, serenità, ristoro.
Non siamo capaci di darci vita, non siamo capaci di fermarci, di prenderci cura l’uno dell’altro, impegnati a fare più che ad essere.
Ieri sera poi, che ufficialmente avevamo da condurre un incontro con i fidanzati, non abbiamo avuto tempo di confrontarci, di accordarci e si è visto.
Queste cose non si possono improvvisare o ce le hai dentro o ti puoi preparare per mesi per anni ma non riesci a convincere nessuno.
Il matrimonio ha bisogno sì di una preparazione più attenta e adeguata ma è la vita, gli eventi, gli ostacoli che ti formano più di qualsiasi libro di teologia.
S’intende, se accogli l’invito di Gesù di fermarti ogni tanto e di confrontarti davanti a Lui, alla Sua Parola da subito…
E’ Lui che ti fa crescere in virtù, sapienza, intelligenza, consiglio, intelletto, timor di Dio ecc.. ma quello che fa principalmente è farti prendere coscienza di chi sei e a cosa sei chiamato.
Essere figli di Dio e fratelli in Gesù è la base per partire con l’armatura giusta e vincere gli attacchi del nemico che si nasconde nella nostra fragilità di uomini segnati dal peccato.
In questi ultimi tempi io e Gianni non siamo stati capaci di comunione, ma abbiamo vissuto divisi il nostro rapporto con Dio e con le persone.
Quale successo poteva avere la nostra missione se non siamo stati capaci di fare silenzio e di metterci in ascolto delle parole del maestro, che non a caso è chiamato Pastore?
È Lui, infatti che ci dà il cibo e vigila su di noi e non si addormenta e ci guida per il giusto cammino.
Ma il Signore guarda il cuore e anche la nostra volontà di agire secondo i suoi comandi.
Per questo ieri sera non ha permesso che l’annuncio naufragasse nella totale indifferenza degli ospiti, pur permettendo che i nostri dissapori venissero alla luce.
Lodiamo, benediciamo e ringraziamo il Signore per quello che ieri sera ci ha donato.
Se non ci fosse stato Lui a guidarci avremmo fatto solo macelli.
La visita inattesa di una persona mi, ci ha destabilizzato, mentre cercavamo materiale per l’incontro.
Ho ceduto per stanchezza alla sua intrusione mentre a Dio dicevo che questa volta doveva pensare a tutto Lui perchè eravamo molto molto confusi, stanchi e arrabbiati.
“Il Signore è mio pastore non manco di nulla” dice il salmo e così è stato.
All’ultimo momento mi è venuta in mente l’idea di portarmi le tre candele della “LUCE DELLE NOZZE”, sicuramente suggerita dallo Spirito in cui ho confidato mai come questa volta che non avevamo nulla da portare che fosse accordato, unito, fuso.
Abbiamo acceso la candela bianca profumata simbolo dello Spirito Santo.
Alla fine di tutti i discorsi abbiamo fatto vedere come due diversi, il maschio e la femmina, diventano uno mentre il fuoco le consuma, il fuoco dell’amore di Dio donato il giorno delle nozze, IL DONO DI NOZZE a cui in diversi modi abbiamo fatto riferimento e di cui anche noi avevamo manifestato il bisogno nonostante il nostro impegno pastorale.
Gesù oggi ci chiama a riposarci un po’ con Lui ad andare in disparte soli.
Quando diciamo alle coppie che è importante non perdersi di vista, mantenere salda l’alleanza, ritrovarsi almeno una volta la settimana per guardarsi negli occhi e aprire il cuore, non abbiamo mai citato questo passo.
E’ importante Signore che ce lo ricordiamo, perchè questa sosta obbligata sia profumata con la luce dello Spirito.
Senza di te non possiamo fare nulla Signore.
Grazie perchè hai compassione di tutti e per tutti provi pietà.

“Essi partiti, proclamarono che la gente si convertisse”(Mc 6,12)  

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“Essi partiti, proclamarono che la gente si convertisse”(Mc 6,12)
Partire è la risposta ad un mandato che viene dal Signore.
Noi abitiamo in una zona della città che io sono solita chiamare”Reparto partenze”, perchè la nostra casa è vicina alla Stazione, alle Poste, all’Ospedale e al Cimitero.
Tutti luoghi che evocano momenti di vita o di morte a seconda della posizione in cui ti trovi.
La Stazione è luogo di partenze e di arrivo come le Poste , come l’Ospedale.
Il cimitero è un luogo senza ritorno, accoglie ma mai rimanda al luogo da cui sei partito.
E’ un luogo fermo all’apparenza, un luogo immobile e muto, ma forse è quello dove incontri la verità, quella che occhi non vedono e orecchie non odono, quella che mette in funzione gli strumenti più nascosti dell’anima.
A me piace partire, non mi piace stare ferma, mi piace anche arrivare perchè nel primo e nel secondo caso è contemplato un cambiamento di posizione, una novità da scoprire a cui attingere per proseguire il cammino.
Non amo andare al cimitero e la scusa è che non ce la faccio, che non posso camminare, che i miei cari li posso pregare anche stando qui seduta nel letto.
Ma gli occhi sono fatti per vedere e le orecchie per ascoltare e, se vai al cimitero, non pensi solo ai tuoi morti, ma ti parlano di più le tombe, quelle coperte di fiori freschi e quelle abbandonate, quelle su cui nessuno più piange e quelle attorno alle quali si intessono preghiere e discorsi, si condividono pene, agonie, strappi, mutilazioni violente, inconsolabili, dove potresti intessere un poema sulla bellezza e sublimità del vangelo, dove si rende visibile Dio attraverso la corrispondenza d’amorosi sensi o dove Dio sembra non abitare per l’ingiustizia di tante vite.
Un tempo andavo al mare per scrivere a Dio il mio poema, ma da qualche tempo sono distratta dalla posizione lontana dall’infinito cosparso di scintillanti, perchè l’ombrellone è in ultima fila e non vedo nulla e perchè i miei vicini sono mattinieri e hanno voglia di parlare.
Forse, se trovo una panchina, è bene che pensi di andare in un cimitero per collegarmi con Dio e con le pene degli uomini, contemplando la croce, il segno inestinguibile della vittoria di Cristo sul male.
E’ facile lodare, benedire e ringraziare il Signore davanti alle bellezze della natura, il creato incontaminato come lo è il mare al mattino quando il sole con i suoi raggi lo accende di scintillanti.
Ma la sfida e il compito è quello di elevare a lui una lode ancora più grande davanti a ciò che non vedi non senti non tocchi, perchè è nell’uomo vivente che si manifesta.
La fede ci induce a credere che, se Gesù è risorto, anche noi risorgeremo e che il cimitero è un luogo dove ci si riposa, si dorme, in attesa del Suo ritorno.
Tu dici Signore che non entreranno nel tuo riposo i malvagi e io mi auguro di non essere tra questi, anzi vorrei che l’inferno fosse vuoto e che tutti potessero godere dell’eredità che hai promesso ai tuoi figli.
Io non sono brava Signore, nè a parlare nè a tacere, non sono costante nella preghiera e non riesco a vivere staccata dalle cose del mondo anche se mi attraggono molto meno di prima.
Non amo soffrire nè riesco sempre ad offrirti il mio dolore, faccio fatica a dire” Sia fatta la tua volontà” specie quando il dolore mi perseguita giorno e notte senza darmi tregua.
Ai tuoi discepoli tu hai dato il potere di scacciare gli spiriti impuri e io penso di averne bisogno.
Ma di persone che incessantemente preghino su di me Signore non ce ne sono.
Saltuariamente trovo qualcuno che si muove a pietà.
La mia ancora di salvezza sei tu Signore, sacerdote perenne, Maria associata al tuo ministero sacerdotale e poi i miei cari che mi hanno preceduto e che oggi per me operano molto più efficacemente per il mio bene di quanto fecero in terra.
La destinataria dell’annuncio questa mattina sono io e voglio accogliere nella mia casa la Tua Parola mettendomi in ascolto e aprendoti il cuore.
Signore aiutami a non legarti le mani, a farti spazio, ad essere docile ai tuoi insegnamenti.
Fà che nessuno dei tuoi discepoli se ne vada dalla mia casa scuotendo la polvere dai sandali.
Rimani Signore dentro di me, donami il balsamo della tenerezza, l’olio della compassione, il profumo della condivisione e del servizio, fà che io mi lasci guardare da te, che non mi vergogni delle mie vesti lacere e sporche, delle mie nudità, delle mie ferite sanguinanti.
Signore aiutami a non avere fretta, a saper attendere il mio turno, a riempire di te ogni momento della giornata.
Che mai dimentichi quando sei venuto a visitarmi.

LE DONNE

(Lc 8,1-3)
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.
 In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. (Parola del Signore )
Le donne che hanno sperimentato la resurrezione diventano annunciatrici di resurrezione.
Maria di Magdala, guarita dai sette demoni è la prima che incontra Gesù risorto.
Solo chi è stato guarito può annunciare la novità del regno.
Chi è stato rispettato come persona, vedova, peccatrice, povera, umile, vergine è tolta dall’emarginazione in cui una società maschilista l’aveva relegata e può seguire Gesù e servirlo come gli apostoli, in modo diverso, mettendo al servizio i propri beni.
Qui non si tratta a mio parere di beni solo materiali, ma di tutti i beni di cui la donna è custode.
Nella sequela la donna pian piano ritrova l’unità originaria nella differenziazione dei servizi, ma nella comune disposizione a costruire il regno come discepola tra discepoli.
L’unità originaria spezzata dal peccato, da Gesù viene ripristinata attraverso la riabilitazione di queste donne che vivevano ai margini della società.
Luca ci ha parlato della peccatrice che, stando dietro, lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e con l’olio, asciugandoli poi con i suoi capelli.
Gesù riporta il mondo alla situazione originaria, dove uomo e donna insieme sono una cosa sola nella distinzione delle funzioni
Maschio e femmina li creò, c’e scritto.
Al seguito di Gesù ci sono maschi e femmine, ma ai piedi della madre troviamo il paradiso, come dice il Corano, perché la donna è stata creata da Dio per dare la vita in tutti i sensi.
Ogni uomo ha bisogno di una madre per nascere.
Ecco perché Gesù affida alla donna, la Maddalena, il compito di annunciare la sua resurrezione.
Ma già avevo affidato a Maria il compito di darlo alla luce, perché potesse poi diventare sua sposa per sempre e collaborare alla nostra redenzione.
Maria la prima dei salvati ci indica la strada per servire Gesù dando vita al mondo.