Beatitudini

” Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28)

Il concetto di beatitudine cambia a seconda del tempo, del luogo, della situazione in cui ci si trova ecc ecc. Insomma la beatitudine è un valore soggettivo e in genere si considera beato quello che ha ciò che noi non abbiamo.
Se mi volgo indietro sono stata la persona più invidiata da quando ero piccola per i motivi più svariati.
I miei genitori lavoravano entrambi e questo ci faceva ritenere ricchi, anche se io non ho mai visto una lira, perchè i debiti delle famiglie d’origine di cui si erano fatti carico prosciugavano i loro stipendi.
Sono stata invidiata per l’altezza che è mezza bellezza, da persone costituzionalmente di bassa statura, anche se il mio peso superava il quintale all’età di 14 anni, ed io mi vergognavo anche di uscire di casa.
Sono stata invidiata perchè avevo molte amiche, perchè andavo bene a scuola, perchè mi sono laureata molto giovane, perchè ho trovato subito un lavoro e poi mi sono sposata un buon partito.
Ci sono tanti altri motivi che hanno suscitato in chi mi conosceva sentimenti poco benevoli ma non voglio soffermarmi su questo.
Da parte mia facevo altrettanto, anche se inconsciamente, perchè, a parer mio erano tante le cose che mi mancavano e che ho cercato di ottenere con impegno, fatica, perseveranza e qualche piccolo imbroglio tendente a coprire l’amara verità.
Non ho fatto niente mai per danneggiare gli altri, ma sicuramente ha fatto tanto per nascondere ciò che io per prima non accettavo di me.
Solevo dire comunque che ero tutta un bluff, vantandomi della capacità di mostrare quella che non ero senza troppa fatica.
Era un gioco che poi perfezionai fino a farlo diventare un’arte.
Arrivò la resa dei conti appena sposata con la malattia che mi ancorò in un letto per non so quanto tempo. Ho passato la mia vita a cercare di inventarmi la vita nel letto o nelle sue vicinanze e non posso dire che non ci sia riuscita.
Il problema comunque non era da poco e per quanta fantasia uno possa avere arriva il momento che gli spettatori abbandonano il teatro e rimani sul palcoscenico a recitare il dramma da sola senza che nessuno ti guardi, ti ascolti, si curi di te.
Fu allora che cercai un interlocutore che non si formalizzasse , una persona a cui non dovevo esibire la mia bravura, ma mostrare la mia inadeguatezza, la mia impotenza a cambiare le cose e le persone.
Mi ero illusa per tanto tempo di riuscire a ingannare anche me stessa, ma era giunto il momento di giocare a carte scoperte.
Tanta era la soma che mi ero caricata sopra le spalle per nascondere la verità che incontrare il Signore nudo, inchiodato ad una croce mi liberò dall’ansia del dover essere e mi consegnò alla verità che tanto temevo.
Veramente beata mi sentii, resa felice da Chi non giudica le apparenze e guarda il cuore, lo conosce, vede i tuoi pensieri prima ancora che si formino.
” Beata te che hai un marito che ti porta!” è oggi la voce corale che accompagna le mie sempre più rare apparizioni in pubblico.
All’inizio mi veniva il nervoso, perchè ne avrei volentieri fatto a meno, se non avessi avuto bisogno di chi mi spingesse la sedia a rotelle.
Così la beatitudine non mi ha abbandonata nel giudizio della gente, anche se la fortuna mi ha voltato le spalle.
La parola di oggi quindi mi interpella personalmente, visto che ho vissuto la beatitudine che il mondo mi attribuiva sempre come una beffa.
Quando i riflettori si spengono giunge il momento della verità.
Mi sento beata? Sono beata?
Devo dire proprio di sì, non perchè sia bella, colta, ricca, realizzata,ma perchè sono portata per mano e a volte in braccio dalla parola di Dio, che è diventata la mia droga.
Non c’è niente che possa togliermi la mia gioia, anche se tante porte si sono chiuse e nessuno più bussa alla mia e il telefono non squilla se non per vendermi qualcosa e nella posta ci sono solo bollette da pagare.
Mi accompagna la Parola di Dio che continua a confermarmi che le beatitudini del mondo hanno il tempo contato, quelle sue sono senza scadenza.
Maria è stata la battistrada di questo percorso.
Il suo Magnificat diventi il canto di ogni uomo che si sente investito dalla Grazia di Dio.

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SANTA MARTA

” Chi crede in me, anche se muore, vivrà”(Gv 11,25)

La cosa che più mi ha meravigliato è che dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, amici intimi di Gesù, la liturgia ricorda solo Santa Marta che non ci ha fatto una gran bella figura quando Gesù alle sue rimostranze perchè la sorella non l’aiutava nell’accudirlo, disse che Maria si era scelta la parte migliore e che lei si preoccupava di cose di secondaria importanza.
Anche io mi sarei comportata come Marta non perchè aspiravo alla gloria degli altari, ma perchè non sono una contemplativa e se viene un ospite mi preoccupo più di servirgli un buon pranzo che di starlo a sentire.
Retaggi della guerra che ci ha insegnato che i bisogni primari dell’uomo sono il cibo e il vestito.
Il resto viene dopo.
Con il tempo ho imparato che non è così, perchè ho sperimentato quanto fosse per me importante essere ascoltata,essere capita tanto da dimenticarmi anche di mangiare.
Il comportamento di Gesù riportato nei vangeli ci fa riflettere su ciò che è importante in una relazione.
L’ascolto è imprescindibile da quello che poi darai al tuo interlocutore, amico, fratello, sposo.
Ci sono giorni in cui ti faresti ammazzare per un pezzo di pane e giorni in cui pagheresti a peso d’oro uno sguardo, una carezza, uno che ti ascolti, uno su cui tu possa posare il capo.
Ma le persone ti danno quello che hanno, e ti amano come sono state amate.
Per questo è più facile che uno ti inviti a pranzo o ti dia un vestito, piuttosto che abbia la voglia e il tempo per sederti accanto e starti a sentire.
Quante volte sarà capitato a Gesù ciò che capita a noi comuni mortali.
Ma oggi voglio riflettere sulla santità di Marta che in più di un’occasione ha mostrato la premura per il maestro, ma ciò che è più importante, la fede.
” Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”
” Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà” e poi la straordinaria professione di fede al termine del discorso:” Io credo che tu sei il cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”
Quante cose mi ero persa su questa santa che ha da insegnarci tante cose.
Aver fede è aver fiducia nella persona di Cristo, ma in quanto battezzati in chiunque porta il suo nome.
Siamo capaci di riporre nel nostro prossimo, credere oltre le apparenze che il seme gettato da Dio può germogliare e crescere attraverso il nostro servizio umile e attento ai suoi più profondi bisogni senza giudizio o pregiudizio?
Siamo capaci di perseverare nell’amore verso chi non ci sta accanto quando siamo nel bisogno e non ci consola e non ci aiuta, ma fugge lontano?
Siamo capaci di rimanere in silenzio ad ascoltare una persona che stimiamo poco e a fargli pervenire messaggi che non siano di condanna?
Riponiamo in Cristo Gesù una fiducia illimitata perchè venga incontro alla nostra debolezza?

Perseveranza

“Non abbiate paura! Siate forti.” (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all’orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell’ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell’Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti…
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l’aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all’ascolto della Sua Parola.
“Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero” dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall’assalto dei nemici.
E’ capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E’ la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po’ di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell’Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.

La dimora di Dio

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all’obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: “Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene”.
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
“Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell’osservanza dei suoi comandamenti c’è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti la desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l’ascolto, l’accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull’identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d’amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L’identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L’identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra, ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo “amatevi come io vi ho amato” .
Non dice “amate me” ma “amatevi l’un l’altro”, che la dice lunga sull’egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L’amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d’amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti… Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per farli stare meglio, loro (un po’ anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa.
Le prime comunità cristiane erano un cuor solo e un’anima sola e li riconoscevano da come si amavano.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c’è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un’altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d’accordo, quando cuori batteranno all’unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall’alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l’agire.
Lo Spirito d’amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l’amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l’amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l’amore che rende visibile Dio, è l’amore che ci rende fecondi e felici, è l’amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l’amore. L’amore è anche la nostra casa, è di casa se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

Emmaus

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“Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro ” (Lc 24,15)

Quando le parole non bastano, specialmente quelle scritte dalla tua mano, quando non basta che sei venuto a spiegarcele con la tua vita e a testimoniarne la verità con la tua morte, quando non basta tutto questo per riconoscerti nel compagno di viaggio che parla con noi , quando siamo tristi e smarriti perché pensiamo che te ne sei andato per sempre, nella maniera più atroce, triste e dolorosa e ci hai lasciati irrimediabilmente soli, senza speranza, ti prego, fermati a mangiare con noi.

La sera , il buio fa più paura, se tu non ci sei, rimani con noi, riposati un po’ , prima di riprendere il viaggio attraverso le strade del mondo.

Signore, resta con noi che non ancora riusciamo a capirti, non ancora riusciamo a capacitarci che sei andato a morire. Signore, resta con noi ancora un poco, forse il miracolo di vederti risorto anche noi potremo vederlo, se ci aprirai gli occhi al tuo folgorante mistero.

Torna a spezzare quel pane che la sera prima di morire distribuisti ai tuoi discepoli , invitandoli a fare altrettanto, in memoria di te, perché tutti ne avessimo sempre, 

Fatti conoscere nella quotidianità di un gesto così tanto familiare, non capito, dimenticato, quando solennemente lo benedicesti, perchè non rimanessimo mai senza di te, mai ci sentissimo soli, mai pensassimo che te ne eri andato per sempre.

Ti voglio incontrare, Signore nel pane spezzato, un gesto che non abbiamo capito abbastanza, ti vogliamo, Signore, riconoscere nella semplicità di ciò che tu hai trasformato in segno indelebile di Te che sei il Cristo morto e risorto per noi.

Vogliamo, Signore, incontrarti e abbracciati per sempre, sicuri che non te ne andrai, convinti che quand’anche fosse, hai dato ai tuoi ministri il potere di renderti vivo e presente nell’Eucaristia.

A torto abbiamo pensato che ci avevi illusi, dicendo che saresti stato sempre con noi, sbagliavamo quando ti abbiamo visto morire e non abbiamo creduto che saresti risorto , invano ti stavamo cercando senza guardarti nel volto, senza ascoltare parole che ci avrebbero dato speranza.

Ma ora che il pane é stato spezzato, ora sì che ho capito e ho gioito, perché a tutto tu avevi pensato prima di tornare dal Padre, trasformandoti in cibo e bevanda perenne, per quelli che avevano fame e sete di Te.

Grazie Signore perché ora so che tu sei risorto davvero e per sempre. Grazie, perché ora so dove trovarti.

Dio è amore

” Vide che una grande folla veniva da Lui”(Gv 6,5)

E’ una folla di affamati quella che ti cerca Signore, una folla di storpi, ciechi, sordi, muti, assetati di senso, una folla che cerca in te la vita, la guarigione dalle malattie, la soluzione ai propri problemi, la risposta alle più segrete domande.

Mi chiedo quanti siano consapevoli di cercarti, quando imboccano strade sbagliate, quando s’illudono che tu sei nella soddisfazione di ogni esigenza umana.

Nel passo del vangelo di oggi tu inviti la folla che ti inseguiva, per i miracoli che facevi, per le parole che dicevi, a fermarsi e a sedersi.

Ti cerchiamo correndo, non accorgendoci dei segni che tu lasci sul nostro percorso ordinario, feriale.

Abbiamo tutti fretta di arrivare alla fine, di un viaggio, di una giornata, di un compito, di una degenza, dell’inverno, del vento, della pioggia.

Siamo tutti ansiosi di arrivare a strappare il trofeo che ci si distrugge tra le mani non appena lo abbiamo conquistato.

Fu la malattia che mi costrinse a fermarmi 43 anni fa, una malattia che all’inizio mi immobilizzò completamente, ma poi mi permise di stare in piedi e di muovere qualche passo con molta fatica.

Non c’erano allora i deambulatori con annessa una sedia, per cui all’inizio m’inventai una soluzione di compromesso: trovai per miracolo o meglio per grazia un bastone da cui usciva un piccolissimo seggiolino, quando mi spostavo ed ero costretta a stare in piedi più del dovuto.

Lo comprai per aspettare l’ascensore quando alle 7 del mattino andavo ad assistere papà all’ospedale.

Quella piccolissima sedia trasformò la mia vita di relazione, perchè ogni incontro diventò uno scambio di esperienze, uno scambio di vita, perchè io mi dovevo sedere anche solo per dire buongiorno.

Quando entrai in quella che poi seppi era la mia parrocchia non lo feci perchè cercavo te Signore, che non conoscevo, ma una sedia e un riparo alle 7 del mattino nella speranza che qualcuno mi parlasse dopo l’isolamento a cui fui condannata per la messa a riposo anticipata.

Fu proprio quella sedia che mi permise di assaporare la tua parola proclamata dalle persone lì convenute per le lodi del mattino.

Quella parola mi colpì a tal punto che desiderai ardentemente tornare per sapere chi aveva scritto ciò che le mie orecchie avevano sentito e che mi aveva comunicato tanta pace e speranza e gioia.

Ti voglio ringraziare Signore per tutte le esperienze che attraverso questo handicap mi hanno aiutato a crescere nella conoscenza di te, del tuo disegno d’amore, per tutti quelli a cui ho potuto trasmettere forza coraggio fede in te che rendevi forti i miei piedi come quelli delle cerve, per il sorriso che sono riuscita a trasmettere anche quando il dolore mi massacrava, perchè tu sei la mia luce, la mia pace, tu continui a saziarmi con il tuo pane di vita.

Grazie Maria devotissima ancella, mite e umile a servizio della nostra eterna felicità, perchè siamo tuoi figli, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.

Ascolto

“Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte”(Gv 8,51)
Signore mio Dio sono qui.
Mi vedi, mi senti, mi hai visto e mi hai sentito, ieri, oggi, sempre.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivano intessute nel grembo di mia madre, tu mi scruti e mi conosci, tu mi hai creato, tu hai pensato a me come ad un prodigio che ti desse onore e gloria.
So Signore che ci hai creati, non perchè ti mancasse qualcosa da possedere, non per sentirti realizzato e importante.
So Signore che nel pensarci tu hai desiderato solo fare partecipi di tutto quanto avevi anche noi, perchè anche noi entrassimo a far parte della tua famiglia e diventassimo eredi del tuo patrimonio di amore, di gioia, di pace, di luce, di tutto ciò che noi vorremmo, desideriamo si attui nella nostra vita, quella che oggi stiamo vivendo, quella che abbiamo imparato ad apprezzare da quando tu ce ne hai mostrato la bellezza e la grazia.
Signore mi piace ascoltarti e alla tua scuola ho imparato tante cose che prima non sapevo, ho imparato a distinguere con sempre più consapevolezza il bene dal male, a chiarificare il mio desiderio, a pregare perchè il mondo apra le orecchie e il cuore a te che parli attraverso tutto ciò che è uscito dalle tue mani, attraverso ciò che è uscito dalla tua bocca, attraverso tutto quello che è uscito dal tuo costato.
Signore se guardo la mia vita non posso che convenire che tu non permetti il male se non per ricavarne un bene.
Tante volte Signore mi sono trovata davanti muri invalicabili sulla strada che io volevo percorrere, e strade spianate che mai avrei pensato potessero esistere.
La mia vita è piena di ricalcoli, di forti delusioni, di lotte titaniche fallite miseramente, di desideri non realizzati, di cadute sempre più rovinose.
All’inizio pensavo che la salvezza dipendesse da me, dalle mie conoscenze, dalla mia bravura, dalla capacità acquisita di arrangiarmi e di uscire indenne e vittoriosa su tutte le prove.
Ho lottato con te Signore, tanto tempo, ne sono uscita sciancata, come Giacobbe e ora porto sul mio corpo i segni di questa impari lotta.
Ti ringrazio Signore per tutto quello che attraverso il dolore, la sofferenza ho percepito, ho avuto, per grazia, tutto quello che mai avrei capito e metabolizzato se tu non mi avessi permesso di appoggiare la scala di Maria alla croce e arrivare a bere direttamente dal foro del tuo costato la bevanda divina che ci rende santi.
Ogni giorno il sacerdote consacra il pane e il vino.
Il nostro corpo diventa il tuo, il nostro dolore il tuo dolore, sì che cibandocene, siamo certi di fare le cose che tu hai fatto.
Perchè noi di ciò che non funziona, fa male o è inadeguato, insufficiente non sappiamo che farcene e ne faremmo volentieri a meno.
Io farei volentieri a meno di questo busto che mi obbliga ad una posizione molto scomoda, farei a meno di questo crollo vertebrale che non mi aspettavo e che mi provoca dolori così intensi.
Ho imparato l’arte di accontentarmi, di farmi piacere le cose, anche quando le avrei vomitate, perchè niente a mio parere doveva andare sprecato.
Sono stata una campionessa del riciclo, utilizzando tutto ciò che avevo per fare una cosa nuova e migliore.
Tu hai visto cosa la vita mi aveva insegnato a fare e mi hai chiesto di collaborare.
Io pensavo che potevo mettere a tuo servizio la mia scienza e la mia conoscenza, le esperienze che mi avevano aiutato ad arrangiarmi, a risolvere i problemi a trovare le soluzioni.
Pensavo che potevo mettere a tuo servizio anche il modo come poter risolvere umanamente il problema del dolore, della malattia, del rifiuto ecc ecc.
Ma quando ti incontrai avevo ancora tante cose da darti Signore, oggi, che sono passati 15 anni, mi ritrovo sempre più povera di argomenti, povera di tutto, e l’unica cosa che mi è rimasta è questo corpo straziato giorno e notte da attacchi sempre più invalidanti.
Tu so che accetti tutto Signore e non ho difficoltà a credere che se io riesco a consegnarmi completamente a te non avrò a pentirmene.
Lo so, sono certa che tu mi aiuterai.
Lampada ai miei passi è la tua parola, sempre, per tua grazia Signore che non ti stanchi di ascoltarmi e apri un varco alla speranza quando sembra che l’orizzonte si chiuda.
Ma questa mattina Signore, se è tua volontà, voglio chiederti il miracolo di liberarmi da questa tortura che si è aggiunta a tutte quelle sevizie a cui sono stata sottoposta da 40 anni.
Come hai fatto il miracolo con la radio della macchina, che ha ripreso a funzionare, ma solo sulle frequenze di Maria, la madre che ci hai donato, concedimi la grazia di funzionare sulle stesse frequenze e vivere la mia vita con le parole del magnificat sempre sulla bocca