ASCOLTO

crocifisso

“Non abbiamo ascoltato la voce del Signore”(Dn 9,10)

Dio parla. Dio ci parla.
Io non l’ho mai saputo, non lo sapevo quando mi interpellarono le parole di un Salmo udito per caso mentre cercavo un posto riparato e sicuro all’interno di una chiesa dove potessi sedermi.
Se l’avessi saputo “Cent’anni di solitudine” il libro che mi aveva tanto affascinato e preso non avrebbe avuto la preminenza tra i miei preferiti.
La solitudine ha caratterizzato la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia vita di sposa e di madre tanto che ne feci una malattia da curare.
Undici anni di psicanalisi ci vollero per liberarmi dal mostro che si nascondeva dentro di me, per conoscerne i connotati, per combatterlo con le armi giuste.
La paura di stare sola era di mia madre, sempre stata suo distintivo, la sua croce, ma io non la capivo, mi limitavo a guardare tutte le strategie messe in atto per vincere la dura battaglia della vita con 4 figli di cui prendersi cura e un lavoro che ogni mattina la portava lontana chilometri a fare scuola ai bambini.
E noi rimanevamo soli, mentre lei si districava nel labirinto delle sue paure… a me, la più grande era affidato il compito di tenere unita la famiglia, di dare sicurezza, aiuto ai miei fratelli, seguendo l’imput di quel primo
” Arrangiati! “che mi sentii rispondere quando ero sola a fronteggiare un problema più grande di me senza avere gli strumenti per farlo.
Un Dio che parla mi avrebbe fatto comodo allora come in seguito, un Dio prima di tutto che ascolta, che ti risponde, un Dio con cui puoi parlare, un Dio a cui puoi chiedere aiuto, consigli e un posto un po’ più vicino al suo cuore.
Un Dio che ascolta, ecco quello che avrei voluto inconsciamente trovare, ma che poi non rimaneva muto, ma ti diceva ciò che ti serviva.
Per anni stesa sul lettino dell’analista ho parlato da sola, mi sono analizzata, ho pescato nel secchio maleodorante del mio inconscio ingrommato di complessi di colpa, presunte colpe, ferite purulente mai scoperte, mai curate, ferite che mi avevano avvelenato la vita.
In quei lunghi anni su quel lettino Antonietta si è confrontata con Antonietta, il tu che mi mancava con la psicanalisi divenne protagonista indiscusso di una vita senza interlocutori.
Alla fine avevo imparato a stare sola.
Dopo 11 lunghissimi anni mi ero liberata di tanti fardelli riconoscendoli e accettandoli come miei, ma se avevo vinto la paura di Antonietta, non avevo trovato un tu diverso da me in cui specchiarmi.
Quando il 5 gennaio del 2000 sollevai lo sguardo al crocifisso dopo che don Achille aveva tuonato dall’ambone :”L’uomo crede di essere Dio, ma non è Dio” ricordo che dissi:”Pure tu!”
Quel “pure tu!” mi ha salvato la vita perchè avevo trovato qualcuno con cui condividere la mia pena, qualcuno che mi aveva strappata dalla mia solitudine e voleva camminare con me.
Avevo trovato un interlocutore che non conoscevo, ma che, visto come era messo, sicuramente non si sarebbe dato le arie e mi avrebbe ascoltata in silenzio e mi avrebbe fatto compagnia nei lunghi e faticosi attraversamenti di deserti senza fine.
Pure tu!
Incredibile questo Dio che si rimette a fare la storia con te, che ricomincia da capo, che ti spiega e continua senza stancarsi a ripeterti che quello che conta è uscire fuori dal bozzolo e aprirti alla vita che ti viene data da un Tu che diventa sempre più grande e luminoso, man mano che avanzi.
La sua luce, il suo corpo di luce è la fiaccola che illumina le tue notti tenebrose ma fa risplendere in tutta la sua ridente e sfolgorante bellezza le cose che ti circondano, i doni di cui ha cosparso il tuo cammino.
E scopri che hai un cuore, un cuore che batte, il tuo, ti accorgi di essere viva quando pensavi che niente e nessuno sarebbe stato in grado di risuscitarti, scopri che la luce non serve per essere guardata ma per farti vedere apprezzare i tanti “pure tu” di cui è cosparso il cammino.
Riconosci che non sei perfetta, che tante cose ti mancano, riconosci che la perfezione sta solo in paradiso ma non te ne preoccupi perchè è Lui sempre Lui che ti rende perfetto, che ti cambia il cuore di pietra in cuore di carne, che la misericordia, il giudizio prima di tutto lo devi usare su te stesso, perchè tu senta le tue ferite pian piano rimarginarsi sotto il suo sguardo di amore e di compassione