“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

5 settembre 2015
sabato XXII sett TO anno dispari
letture:Col 1,21-23; Salmo 53; Lc 6,1-5
ore 7.06

“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

Meditazioni sulla liturgia di sabato della XXII settimana del tempo Ordinario e sulla lettura breve delle lodi di sabato II settimana del salterio.

” Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. (Rm 12, 14-16a )”

Ho passato queste ultime ore della notte pregando intensamente, tu lo sai.
Ho pregato perchè ne avevo bisogno, perchè tu ti muovessi a pietà dei miei dolori, della mia continua tribolazione.
Ho cercato nella preghiera a Maria l’aiuto per intercedere presso di te Signore, perchè la mia preghiera giungesse più presto alle tue orecchie e tu provvedessi a togliermi la spina dal fianco.
Maria non si è fatta attendere e così ho potuto riprendere sonno anche se per poco e non dopo aver pubblicato la preghiera che ieri mi aveva suscitato la tua parola sul digiuno e sulla presenza- assenza dello Sposo.

Ora sono qui Signore e vorrei non dimenticare quello che la tua Parola ha mosso in me, cominciando dall’ultima che ho letto.
” benedite coloro che vi perseguitano e non maledite”
Non è facile Signore fare quello che tu dici, anche se ci sto provando, da quando mi hanno detto che le maledizioni dei miei antenati sono ricadute su di me e che, solo se cambio la maledizione in benedizione, sarò liberata da questa condanna, dai lacci invisibili ma poderosi con cui il mio corpo è messo a tacere, o viene ostacolato ad agire.
Ogni giorno m’interrogo su chi siano i miei nemici per perdonarli, per benedirli.
Ma ora che ci penso non ho mai preso in considerazione che la più grande nemica di Antonietta sono io, che devo benedire tutto ciò che di me non mi piace, tutto ciò che mi manca e consegnarlo a te perchè tu lo moltiplichi e lo renda cibo per gli affamati della tua parola.
Hai ragione Signore ad insistere, perchè non ancora assolvo Antonietta, non ancora mi fido completamente di te e metto la mia benedizione nelle tue mani, rendendo efficace il Sacramento del Battesimo.
Signore aiutami ad accettare i miei limiti, aiutami a lasciarmi andare, aiutami a non legarti le mani per sciogliermi dai lacci di morte.
A Maria chiedo soccorso, aiuto e benedizioni, a Lei, che è tua madre, affido la mia causa.

Solo tu Signore puoi guarirmi dal peccato che fu dei miei padri: l’invidia, l’orgoglio, il giudizio e tutto quello che ne consegue.
E poi voglio fare una breve sosta sul vangelo di oggi che mi ricorda quante cose faccio non per amore ma per dovere.
Come vorrei Signore sentirmi libera da tante compulsioni ossessive, libera di appartenerti fino in fondo, libera da tanti lacci che oggi legano i miei antenati e che si ripercuotono su di me e sul mio agire e sulla mia qualità di vita.
Aiutami Signore a vivere l’amore che tu ci hai donato una volta per sempre e che continui a rinnovarci ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
Aiutami a non pensare mai che tu sei un dio ingiusto e lontano.
Fammi sentire il calore del tuo sguardo, la dolcezza dei tuoi baci sulla mia bocca.
Oggi durante la messa mi hai dato un’ altra possibilità per riflettere su cosa mi impedisce di lasciarmi andare e su come il poco amore dei miei antenati si sia trasformato in limite, malattia del corpo.
“Quante volte, vantandomi, ho detto che avevo allevato i miei due nipoti senza prenderli mai in braccio!”.
Pensavo così di esibire l’ennesima vittoria su un handicap che cerco di dimenticare e che trasformo in strumento di vittoria, di esaltazione dell’io, anche se non tralascio mai di aggiungere che sei tu che operi in me e ne sono convinta.
Ma la superbia della fede fa sempre capolino in certe affermazioni, in cui è in gioco la mia capacità di superare gli ostacoli, abbattere i limiti, inventarmi strade alternative per raggiungere lo scopo.
Così mi sono guardata dentro e ho aperto la piaga che non guarisce, perchè ho sempre avuto vergogna a mostrarla anche me stessa.
Per questo no ho mai pregato per me, ma mi sono sempre fatta carico dei pesi degli altri, perchè inconsciamente non volevo riconoscere il mio bisogno.
Ti voglio ringraziare Signore perchè non deludi mai le aspettative e, man mano che procediamo, ci dai la luce per guardarci dentro e riconoscerci peccatori amati e salvati da te.

Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e seguimi ( (Mt 19,16-22)

“La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato;
hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!” (Dt 32,18)
I nostri padri hanno peccato e tu li hai perdonati Signore.
Con il tuo sangue hai offerto a Dio il sacrificio puro incontaminato per riparare l’offesa infinita fatta a Te che sei infinito amore.
Cosa poteva darti di più il Figlio, Signore mio Dio?
Eppure siamo schiacciati dalla conseguenza della colpa, continuiamo a peccare, a rincorrere falsi idoli, a nasconderci, a trovare soluzioni, ricette, lontani da te, senza consultarti, senza ascoltare la tua parola, chiudendo cuore ed orecchie ai tuoi insegnamenti.
La storia non ci fa da maestra, la memoria di tanti tuoi benefici si offusca a tal punto che ci convinciamo che tu sei lontano da noi e che non ti possiamo scomodare per cose di poco conto rispetto ai problemi del mondo, alle catastrofi a cui ogni giorno assistiamo.
Così viviamo come se non ci fossi, arrangiandoci come possiamo, non trascurando però di farci il segno di croce, se passiamo davanti ad una chiesa o  di osservare i tuoi comandamenti non soffermandoci troppo sul primo.
Cerchiamo di non pestare i calli a nessuno e di farci i fatti nostri, di vivere appartati nei nostri appartamenti, perchè di guai ne abbiamo già troppi e figuriamoci se possiamo pensare o farci carico di quelli degli altri.
Ci sono cose scritte nel vangelo che scivolano sulla nostra pelle come l’olio, come se non le avessimo mai lette e tu non le avessi mai dette.
Sono le cose che ci turbano, che pensiamo siano accessorie, dei santi, dei bigotti, e noi non aspiriamo a tanto e disprezziamo i bigotti.
Quando ti arrabbi pensiamo che non fai sul serio, come i genitori quando alzano la voce per fare paura ma poi tornano ad essere quelli di prima e danno quello che  vogliono ai figli,  anche se gli fa male, solo per non starli a sentire, illudendosi così di farli felici.
Quanto mi riconosco nel giovane ricco Signore, che voleva seguirti con tutto il cuore, affascinato da quello che dicevi, da quello che facevi, da come lo facevi e come lo dicevi!
Tu non hai mai chiuso le porte del tuo cuore al popolo che ti sei scelto, non hai mai smesso neanche un momento di averne cura, mai Signore, nè allora, nè oggi che sembra il mondo stia riuscendo a cancellare i segni della tua presenza.
Tu sei fedele, ma noi non ci riusciamo, e continuiamo a peccare come fecero i nostri padri, ripetendo all’infinito gli errori che ci chiudono le porte della vita.
Se guardo al passato non posso che constatare la mancanza di amore in tutto quello che ho fatto, per te e per gli altri.
Il dover essere ha schiacciato l’essere e non ho mai goduto del frutto del mio impegno ad osservare le regole, a vivere senza dare adito a scandali, rotture, giudizi negativi.
Mi sono arrangiata, come si suol dire a conquistarmi un posto nella famiglia, nella società a costruirmi una torre tutta mia, una torre dove le lingue si confondono, dove è assente la comunicazione e non ci si capisce.
Ho portato mattoni alla mia torre, ho invitato a salirvi altre persone, ho dato loro da mangiare e da bere, persone di cui non conoscevo la lingua.
Poi sei venuto tu Signore a parlare con un linguaggio nuovo e io che sono una testona e anche testarda, ho voluto andarci a fondo come facevo quando trovavo una cosa che non capivo, sui libri di scuola, nelle parole degli amici, nelle esperienze della vita.
Così ho scoperto che di tutto il tuo insegnamento rimane una cosa sola importante: l’amore, quello che mi manca, quello di cui ho bisogno.
Perchè si ama come si è stati amati e io non credo di essere stata amata in modo perfetto.
Per questo mi sono attaccata a te, perchè mi insegni ad amare, ad obbedire, ad ascoltare sì che non la mia ma la tua torre, la croce, sia il segno che lo Spirito Santo opera anche in questa pretesa di autosufficienza mortificante e dannosa.
Ti chiedo Signore di poterti consegnare tutto, ma proprio tutto, con l’aiuto di Maria.
Gioie e dolori, salute e malattia perchè tu le trasformi in luce del cammino, strumenti di salvezza, liberazione dai miei nemici, desiderio di servirti, gioia senza fine.

Battesimo del Signore

“In te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11)
Signore grazie per tutto ciò che senza meriti ci hai donato attraverso il sacrificio di Gesù.
Ti ringrazio perchè questa parola oggi la sento rivolta anche a me che sono stata battezzata con l’acqua purificata dall’immersione del tuo figlio primogenito.
Ho pensato che Gesù aveva fatto quel gesto per dare esempio di come dovevamo prepararci al ritorno nella tua casa, ho pensato che quel gesto aveva lo scopo di presentare a tutti Gesù, dopo 30 anni passati nel silenzio, così che tutti sapessero chi egl era veramente, attraverso la voce che venva dall’alto.
Ma poi , proseguendo nella lettura del Vangelo, non semba che quella carta d’identità sia servita a molto, visto quanto faticò per farsi conoscere e solo quando era sulla croce un pagano disse: ” Questo è veramente il figlio di Dio”.
Che Gesù fosse tuo figlio tu lo sapevi, non so quanto ne fosse consapevole umanamente Lui, o se la sua consapevolezza aumentò gradualmente e toccò il culmine sulla croce.
Per me questo è un mistero, ma non è mistero il fatto che dal suo sangue siamo stati redenti, che siamo realmente tuoi fgli, da quando Gesù si è offerto come vittima sacrificale per espiare tutti i peccati del mondo.
Siamo tornati a casa , siamo nella terra che tu ci hai promesso e che ci hai affidato di custodire, coltivare per trarne frutti per noi e per gli altri.
Noi Signore non siamo niente, perchè chi fa piovere e fa crescere sei solo tu.
Ma tu ci hai voluto tuoi collaboratori, per educarci all’amore, alla gratuità del servizio, alla gioia di stare insieme senza rivendicare nulla a nessuno, ma rendendo sempre e solo grazie a te, Sole di giustizia.
Il Battesimo di Giovanni con l’acqua del Giordano prefigura il pentimento necessario per invocare il tuo perdono.
Tuo Figlio non aveva bisogno di essere perdonato, ma accollandosi tutti i nostri peccati ha sofferto molto di più che se li avesse commessi di persona, come ogni genitore che soffre per i propri figli deviati.
Gesù immergendosi nelle acque del Giordano le ha purificate e con esse tutte le acque dei fonti batesimali.
Per formare un arcobaleno sono necessarie due pozze o raccolte di acqua dove possa il sole poggiare i suoi raggi.
Dio tu unisci Il nostro Giordano con l’acqua che sgorga dal costato di Cristo.
L’arcobaleno che si è steso nel cielo oggi indica che, attraverso Gesù, vuoi fare pace con il tuo popolo, vuoi mettere fine ai venti e alle tempeste che ci hanno allontanato da Te.
L’acqua che ha origine dal tuo sacrificio continua a sgorgare, zampilare, acqua mista a sangue, perchè è il sangue che rende speciale questo arcobaleno che mai più si cancellerà dal nostro cielo rinnovato tuo amore.
Signore oggi ti chiedo di non dimenticare mai le parole che tu hai pronuncato su tuo figlio e su tutti noi che abbiamo deciso di tornare a casa e rimanere con te, lasciandoci nutrire da te , obbedendo ai tuoi comandamenti.
Rendici capaci di rispondere con slancio, con gratitudine e prontamente ad ogni tua parola, aiutaci a vederti sempre come alleato nelle prove più dolorose e insensate della vita, aiutaci a sentirti vicino nella gioia e nel dolore e ad avere te come unico e più importante punto di riferimento, quando il cielo è coperto, quando il vento soffia forte, quando terremoti o maremoti sconvolgono la nostra vita.
Aiutaci a dirti grazie per ogni cosa, per le patate, per i colori, per le persone, per il sole, per la pioggia, per tutto ciò che è vita.
Grazie Signore, grazie Maria, grazie santi tutti di Dio che siete la mia famiglia, una famiglia non destinata a morire che non mi fa sentire sola e spaesata in questa terra d’esilio. con nel cuore la nostalgia della meraviglia dell’inizio.

Il Faro

“Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”(Ger 20, 11)
Sei sempre più solo Signore Gesù, il tuo calvario è questa progressiva solitudine, questo abbandono da parte anche dei tuoi più intimi amici, e se non capisco cosa significhi morire in croce, capisco quanto si soffra a rimanere soli.
Per anni ho combattuto quella che per me e per mia madre fu una malattia, quella della paura di rimanere sole.
Le crisi di panico che ne conseguivano erano devastanti e ci hanno fatto molto soffrire.
Nessuno ci capiva e mamma purtroppo morì senza aver debellato la paura.
A me hai concesso di uscire fuori da questo baratro, mi hai donato la tua Parola che ti rende presente e mi toglie ogni paura.
Oggi più che mai sento quanto sia importante scoprire che tu mai ci hai abbandonato, che sei al nostro fianco come un prode valoroso che combatte per noi e con noi i nemici che attentano alla nostra vita.
Sempre più mi rendo conto della necessità di avere accanto qualcuno che risponda di noi, che ci corrisponda, che risponda alle nostre domande, si faccia carico dei nostri problemi.
Tu Signore hai inventato la famiglia, la coppia perchè facessimo esperienza di amore, ma tu lo sai come sono andate a finire le cose, prescindendo da te.
Le colpe dei nostri padri sono ricadute sulle noste spalle e oggi noi siamo feriti dagli agguati e dalle incursioni dei briganti che non vogliono che il tuo progetto si realizzi.
Ma io credo in te Signore, di te mi fido e solo in te ripongo ogni mia fiducia.
Sei tu che riempi la mia brocca di vino nuovo, vino della gioia, vino della condivisione e della festa per le nozze celebrate con te che sei il mio Creatore e Signore, sei mio baluardo e mia fortezza, mio potente liberatore.
Quanto ti costò restituirci lo specchio infranto, il luogo in cui noi potessimo guardare la nostra miseria e cercare la luce!
Quanto hai sofferto mio Signore per quei rifiuti alla verità che tu eri venuto a mostrare! Perdono Signore per me e per quelli che pensano di poter compensare la propria solitudine con altro che non sia tu.
Mi è di grande aiuto ascoltare, specie in questi ultimi giorni le parole che dici riguardo al tuo legame con il Padre.
Tu non sei mai stato solo perchè mai ti sei allontanato dalla tua casa, dalla dimora dell’amore.
Noi spesso lo facciamo e per questo siamo infelici.
Aiutaci Signore a non dimenticare mai di essere tuoi figli, che ti prendi cura di noi anche e soprattutto quando ci allontaniamo da casa.