Collaborazione

Meditazione sulla liturgia

 di venerdì della VII settimana di Pasqua
” Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno”(At 25,18)
La croce è il prezzo dell’amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L’apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell’amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge ” Mi ami tu?” e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell’età delle forze e dell’esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d’aiuto.
Poi, quando divenne più grande l’ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un’imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all’una o all’altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L’amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall’invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l’avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
“Che siano una cosa sola con noi”, chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c’è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomelicche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.
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“perché tutti siano una sola cosa.”

VANGELO
Giovanni 17,20-26 –
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.
“perché tutti siano una sola cosa.”
“Come ti chiami?” Chiese Gesù all’indemoniato di Gerasa. Gli rispose”Il mio nome è Legione perché siamo molti».
Il diavolo ( dal greco dià-ballo io divido) è alla base della frammentazione dell’uomo, dell’incapacità di relazionarsi con gli altri uomini e con Dio. Gesù guarisce con l’amore la malattia dell’uomo, che è malattia d’amore, per tutto ciò che è uscito dalle mani del Padre.
“ Chi è l’uomo perchè te ne curi, ch è l’uomo perchè te ne ricordi? Eppure lo hai fato poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato. Tutto hai messo ai suoi piedi” sta scritto.
Riscoprire attraverso Gesù la paternità di Dio, il suo amore, è mettere il fondamento per poter amare il prossimo come Lui ci ha amati e diventare una cosa sola in Dio.

Il nostro Magnificat

 

Questo video lo dedico a te, Carlo, l’amico speciale  a cui mi premeva pervenisse per primo, perchè hai partecipato a tutti i preparativi, rammaricandoti di non poter essere presente con la tua Rosella alla cerimonia.

La piccola Chiesa virtuale ha dato i suoi frutti perchè ora sei tu che ci ospiti nella Casa del Padre, finalmente trovata.

Non ho bisogno più di telefonarti per parlare con te, nè di immaginare dove vivi: mi basta entrare nella mia stanza interiore e riconoscere i battiti del tuo cuore poggiato su quello di Dio. Ora potrai dare alla tua amata Rosella tutto quello che avresti voluto quando le forze ti sono venute a mancare. Ai tuoi cari dedico questo pensiero di Alessandro Manzoni che mi ha aiutato molte volte a guardare Oltre.

 ” Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”

Un grazie particolare a Riccardo per il contributo alla realizzazione di questo video, dove mostra una capacità straordinaria a mettersi in sintonia con le esigenze dello Spirito. Un grazie anche a Daniela per il dono della Parola di Dio messa a suggello della nostri volti sorridenti e felici.

Correzione fraterna

Matteo 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

La consuetudine a stare con i bambini mi aiuta a penetrare il senso delle scritture, senza sforzare troppo il cervello, facendo tanti ragionamenti.
Oggi, per esempio le parole del vangelo mi hanno riportato ad un’esperienza che spesso vivo, quando sono al parco con Giovanni o con Emanuele.
C’è sempre qualcuno che, lontano dallo sguardo del genitore, ammazza la noia ,o sfoga la rabbia mettendo  in pericolo  la sua vita e quella degli altri.
Contravvenendo alle regole, fa giochi spericolati, o si diverte a  danneggiare le piante, i giochi e gli arredi del giardino con fantasia, incoscienza e anche con sottile cattiveria.
In genere , quando mi accorgo del pericolo, mi avvicino e richiamo all’ordine l’incosciente di turno.
Ma quando non ce la faccio a convincerlo, mi guardo in giro e chiamo in aiuto le persone che sono di casa che, conoscendo meglio i frequentatori del parco, hanno più voce in capitolo.
A volte è capitato che nessuno è riuscito a dissuadere il piccolo avventuriero, per cui ci siamo dati da fare per trovare il padre, che sicuramente avrebbe avuto più autorità di noi, per convincerlo a smettere di attentare alla sicurezza di quel luogo e di chi lo frequenta.