“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”.(Gv 1,26)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
Dal 2 al 5 Gennaio 2011, presso la Fraterna Domus, a Sacrofano (Roma), si terrà il Convegno di approfondimento teologico ed esperienziale della grazia sacramentale per la famiglia sul tema “La Grazia del Sacramento delle Nozze”, promosso dalla Fondazione “Famiglia dono grande”. Relatore mons. Renzo Bonetti.
2 gennaio 2011
ore 5,34
“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”.(Gv 1,26)
Cercarti, scoprirti, a riconoscerti, che fatica Signore!
In mezzo agli escrementi di questa nostra società consumistica, tra il secco residuo, l’umido, la carta che in questi giorni si è accumulata per la nostra ingordigia, i nostri pranzi, i nostri cenoni a base di lasagne, porchette, brodi imbottiti e tutto il resto.
Cercarti tra gli avanzi di questo Natale che si trascina nei nostri frigoriferi e che, se non li mangi in tempo, vanno a finire nella spazzatura, ma che comunque, anche se li mangi, vanno a finire nel gabinetto, perché sicuramente ti fanno male.
È tempo di fare un’energica cura dimagrante.
Ogni Natale ci ritroviamo più grassi, ogni Natale piangiamo sul latte versato, facciamo buoni propositi di non caderci più, di non lasciarci andare a compere, spese dissennate, di pensarci un po’ prima di spendere soldi senza criterio per il cibo e per i regali.
Del resto a farci fare la cura dimagrante, se non ci sei riuscito tu con il Natale, ci pensa il governo che ci ha preparato un piatto succulento di tasse e bollette da pagare, rincari di ogni genere, per cui, volenti o nolenti ci ritroveremo alla fine dell’anno più magri.
Oggi 2 gennaio la liturgia ripresenta Giovanni Battista che faceva sul serio e il digiuno è andato a farlo nel deserto sì che non poteva cadere in tentazione.
“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”…in una tavola imbandita o in un cassonetto della spazzatura dove gli avanzi aspettano di essere smaltiti, mischiato alla gente che frequentiamo o anche soprattutto con quella che ci sta sullo stomaco e che non abbiamo neanche chiamato a Natale, perché non se la meritano, in casa nostra o per strada o in un ospedale o tra i barboni della stazione o negli alberghi di lusso…
Chissà!
Eppure tu sei in mezzo a noi Signore, ne sono certa, uno che non finisco mai di conoscere, dalla cui bocca aspetto sempre la parola che mi indichi la strada da seguire, una strada di amore, di pace, di gioia, di serenità, di chiamata fiduciosa nelle tue braccia.
Ieri ti ho incontrato nel ricalcolo dei miei programmi, e delle mie aspettative.
Ti ho incontrato nella pace che mi ha dato la telefonata fatta ad una persona alla quale non riuscivo a perdonare il silenzio e poi nel desiderio di andare a Roma per pregare insieme ad altre coppie (ho pensato alle lodi, all’eucaristia quotidiana, al desiderio di Gianni che anche il mio di riscoprire la bellezza del Sacramento che ci unisce e uscire dal grigiore e dalla stanchezza di questo cammino tribolato degli ultimi tempi, al fatto che per la prima volta non sentivo l’orgoglio di distinguermi, di affermare che siamo più bravi, diversi dagli altri, ma quello di confondermi amalgamare all’altra farina dell’impasto che il tuo lievito farà aumentare di volume fino ad esplodere.
Ti ho trovato nel desiderio di fare felice un’altra persona e anche nella constatazione dei miei limiti, nell’impotenza di poter provvedere a tutti e nella voce di mia cugina che a Capodanno ha avuto il permesso di mangiare il torrone e il panettone, dopo un lungo periodo in cui erano solo le sonde a nutrirla, e poi nelle voci del coro della nostra Chiesa la sera del 31, un’opera d’arte, la tua Signore, che trasformi i nostri sì sofferti, stentati, in grazia su grazia.
Ti ho trovato nella telefonata di una coppia che grazie a te ha trovato la gioia di appartenerti e testimoniarti.
Io non so Signore se riusciremo a partire, né se riusciremo a rimanere a Sacrofano, non so nulla Signore.
Oggi sei tu il regista e anche i prossimi giorni.
Signore rendici docili strumenti nelle tue mani, tenera argilla, perché la forma sia la tua e non la nostra.
Liberaci dal male Signore, liberaci dalla tentazione di attribuire a te i nostri mali, liberaci Madre dal demonio che continuamente chiude le sbarre della nostra prigione.
Madre a te affidiamo la  nostra preghiera.
Pomeriggio.
Sacrofano (Roma)
ore 15
Siamo qui, siamo arrivati.
Ho chiesto dov’era l’accettazione.
Mi hanno risposto sorridendo che il posto cercato lo chiamano “accoglienza”.
Siamo abituati, a forza di frequentare ospedali, di cercare più che accoglienza i luoghi dell’accettazione.
Sono qui e voglio alzare un altare, fare memoria di questo incontro con l’imponderabile tua provvidenza e previdenza.
Sono qui, sono arrivata, siamo arrivati, contro ogni più rosea previsione.
“Il Signore è qui e non lo sapevo!”
Ancora una volta mi stupisce il mistero della tua presenza  in mezzo a noi.
Questa mattina nella meditazione pensavo al motivo per cui mi mi stavo sforzando, dando da fare per partire.
Apparentemente ero solo un desiderio di forzare la mano al destino che mi aveva relegato in un letto.
Non so cosa mi aspetta qui.
Ma ho sentito la nostalgia della preghiera comune, delle lodi di quando stavamo a Nocera Umbra dove la voce profonda e grave degli uomini si alternava a quella cristallina e penetrante delle donne.
“Maschio e femmina Dio li creò… a Sua immagine somiglianza.”
Ho sentito l’odore dell’acqua, dell’oceano in cui mi volevo tuffare, ho sentito il desiderio di unirmi piccola goccia alle altre gocce che formano il mare,  scintille di luce, quelle che rimandano le famiglie riunite, specchio della grazia che qui abbondante scende dal cielo.
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«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)

Santa Caterina da Siena
Vergine e Dottore della Chiesa – Patrona d’Italia
«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)
Giovanni, il libro di carne che Dio ci ha mandato a domicilio per spiegarci il vangelo, ha un’idea della Chiesa che a prima vista può sembrare stravagante, come apparve a me la prima volta, quando al telefono mi rispose che, se stavo in Chiesa con Gesù, sicuramente mi stavo sposando.
Eravamo a Loreto quando accadde.
Aveva da poco compiuto due anni e ce n’era voluta per staccarci da lui che non voleva ce ne andassimo in vacanza.
La vacanza, come la chiamava lui, in verità era un’opportunità che stavamo cogliendo per fare la revisione sul nostro progetto matrimoniale, sulla nostra relazione sponsale.
Una settimana di ritiro nella casa del RnS Sacra Famiglia di Nazaret a Loreto per prepararci alla preghiera di effusione di coppia.
Era la prima volta che il RnS proponeva questa opportunità agli sposi per riscoprire la grazia sacramentale.
Giovanni era troppo piccolo per capire cosa stavamo facendo, del resto non l’avevamo capito neanche noi, però ha colto nel segno quando alla sua domanda: “Dove state ?” ho risposto
“In Chiesa, con Gesù”
“Allora nonna Etta si sta pposando!”.
Mi è venuto naturale consigliare a mio figlio di portare questo bambino in Chiesa non solo in occasione dei matrimoni.
Solo oggi mi rendo conto di quanto avesse ragione. Lo sposo è Lui, il Signore e se siamo con Lui sparisce ogni altra persona.
VANGELO (Mt 11,25-30)
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

“Cosa cercate?”(Gv 1,38)

Sfogliando il diario…
Sacrofano (Roma)
Mercoledì 4 gennaio 2012
“Cosa cercate?”(Gv 1,38)
Io ti cerco Signore ma sono stanca, stanca di percorrere sentieri aspri e sconosciuti, difficili, impervi, pericolosi.
Sono stanca di seguirti per vie che non conosco, strade scomode, inesplorate, sono stanca e vorrei riposare, almeno un poco, un poco di più di quanto mi è stato concesso in questi ultimi tempi.
Certo è che il cibo che mi fai gustare è buono, immensamente più buono di quello che mi fa gonfiare la pancia, mi provoca dolori di ogni genere, mi paralizza le gambe, mi intossica, mi danneggia, mi impedisce di vivere.
Mi dibatto Signore come un uccello nel laccio del cacciatore e non riesco a districarmi.
Chiedo a te l’aiuto giorno e notte, ma non riesco più a distinguere la tua parola tra le tante che si affollano nella mia mente.
Sono stanca di cercare la tua dimora anche perché come dici: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il nido ma tu non hai neanche un sasso dove poggiare il capo”.
Allora non hai una casa?
Ecco perché è così difficile venirti dietro.
Ma in un altro passo è scritto che tu a Davide dicesti: “Io ti costruirò una casa”.
Molte volte ho riflettuto su questo: la casa di carne che tu hai preparato per noi è Maria, è la Chiesa, è il tuo corpo mistico.
Sono belle parole Signore, a volte anche convincenti, quando riesco a vivere l’amore donato, la gratitudine, l’offerta alle persone che mi metti accanto.
Ma anche questo a volte mi sfugge come ora, questa mattina in cui il dolore si è ripresentato in forma nuova, con nuovi connotati e la relazione con Gianni si è interrotta.
Incomprensione, rabbia, dolore, stanchezza hanno eretto muri invalicabili tra di noi come spesso ci accade.
Non ci sopportiamo, non sappiamo sorriderci, abbracciarci, guardarci negli occhi.
Siamo spersi nella nostra comune inadeguatezza… E tu ci hai messi insieme.
Ieri sera nell’adorazione eucaristica non ci siamo mai sfiorati né con le mani, né con il corpo, né con gli occhi, mentre il lettore ci invitava a comunicarci gratitudine per ciò che l’altro fa, è, dice.
Non mi veniva in mente niente che non fosse una porta chiusa con tanti chiavistelli, porta invalicabile, nonostante tu fossi lì presente davanti a noi e tante coppie si stringevano e si comunicavano l’amore.
Noi non l’abbiamo fatto, non ne siamo stati capaci Signore.
Non riuscivo a trovare ricordi di momenti di intimità con il mio sposo.
Poi ho pensato alla preghiera che ultimamente abbiamo fatto insieme, quando infuriava la tempesta sul mio corpo.
Forse l’unica volta che ho sentito il suo cuore battere sul mio e mi sono commossa….
Ma era troppo  tardi, perchè Don Renzo ha tolto il Santissimo e tu te ne sei andato.
Un momento di commozione…
Le lacrime…
Si può ricominciare da qui?
Invocazione allo Spirito.
Vieni Spirito Santo, vieni ad abitare le nostre solitudini, le nostre fragilità, le nostre incomprensioni.
Vieni Spirito Santo ad abbattere i muri che ci dividono, ad appianare i monti dell’orgoglio e dell’ira, delle rivendicazioni e dei pregiudizi.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci l’umiltà per accoglierci l’un l’altro con amore, con compassione, con tenerezza, vieni ad insegnarci le vie audaci della morte e della vita, dell’esodo senza ritorno, del sì ripetuto ogni giorno alla diversità dell’altro, che ci sconcerta, ci irrita, ci scomoda…
Vieni Spirito Santo a smussare le nostre resistenze, a fondere i nostri cuori in un unico e ardente braciere.
Vieni Spirito Santo a toccare e guarire le nostre ferite, trasformale in segno visibile della tua presenza in noi, per noi, con noi.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a riconoscerti, aiutaci ad uscire dai nostri sepolcri dove ci siamo nascosti per non mostrarci nudi l’uno all’altro.
Spirito Santo vieni a donarci il tuo vestito di luce, perché non ci vergogniamo più di quello che siamo.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci linguaggio dell’amore che ci ha consegnato Cristo Gesù.
Ringraziamento allo Spirito Santo
Spirito Santo ti ringraziamo per essere venuto ad accendere la luce nella nostra casa, a riscaldarla con il tuo amore di sposo.
Grazie Signore Dio dell’universo che ci hai fatto un così grande dono, grazie perché ci hai dato la capacità di accoglierlo, la grazia di contemplarlo e di adorarlo glorificando il tuo nome, grazie Signore Gesù perché ci hai donato il tuo Spirito d’amore, di compassione, di tenerezza, di perdono, di pace.
Grazie per tutti i doni che continui ad elargirci, per la vita che non ti stanchi di far sbocciare nei nostri deserti, nelle nostre difficoltà…
Grazie perché continui a fare miracoli, anche quando non ce li meritiamo, specialmente quando non ne siamo degni.
Grazie Signore di tutto e per tutto.
Ti benedicano tutti i tuoi figli oggi e sempre e la luce che oggi hai acceso nei nostri cuori e in quella delle famiglie qui convenute sia fonte e sorgente di grazie.
Signore Gesù fa’ che la tua chiesa, la nostra chiesa si infiammi del tuo amore, che ogni uomo si lasci amare, abbracciare, accarezzare, da te, curare, consolare, guarire.
Signore Gesù siamo qui, noi due, persone che tu non a caso hai unito nel tuo nome santo e benedetto.
Ci vedi Signore, ci conosci.
Vieni ad abitare la nostra imperfetta umanità.
Accogli la preghiera dei tuoi servi e come un tempo non disdegnasti una stalla e la mangiatoia, oggi non disegnare la nostra ripetuta inadeguatezza di aderire al tuo progetto di comunione.
Rendici uno in te Signore, donaci la gioia di essere salvati in te, donaci la pace della comune consapevolezza di essere tuoi figli, amati così come siamo, collaboratori di giustizia, servi fedeli e inutili per la tua e nostra gioia.
Signore Gesù io credo che tu sei veramente qui in mezzo a noi, sei davanti a noi, sei dentro di noi.
Abbiamo oggi visto dove abiti Signore e ci siamo innamorati di te.
Non vogliamo più lasciarti Signore; non permettere che ci separiamo mai da te.
Tu ci indicherai le strade della speranza, la fonte della vita, non ce la negherai per darci ristoro nelle tempeste del deserto.
Tu non ti nasconderai al nostro sguardo quando scoppiano i temporali, quando il sole sarà oscurato dalle nubi.
Tu continuerai risplendere nel nostro cuore, a riscaldarlo, a darci forza e coraggio e aprirai la nostra bocca ad un canto di lode a te, Dio re dell’universo che hai guardato a quanto noi siamo piccoli, fragili, peccatori perché volevi riempirci di te.
Dal 2 al 5 gennaio 2012 a Sacrofano (Roma) si è svolto il Convegno “La grazia del Sacramento delle Nozze: nello Spirito Santo pienezza di vita”, il secondo organizzato dalla Fondazione “Famiglia Dono Grande”, il cui presidente è Mons. Renzo Bonetti.

Eucaristia

VANGELO (Lc 9,11-17)
Tutti mangiarono a sazietà.

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore

Ogni volta che leggo questo vangelo, mi commuovo.
C’è stato tanto tempo in cui «Voi stessi date loro da mangiare» lo sentivo rivolto a me, che dovevo continuare a servire dentro e fuori la casa, perpetuando un ruolo che mi si è appiccicato addosso, da quando ero piccola.
Poi è arriva la stanchezza: la strada era tanta, la sabbia si confondeva con l’orizzonte, la tenda premeva forte sopra le spalle, le forze venivano meno.
Fu allora che pensai che sarebbe stato bello sedersi ed essere servita.
” Fateli sedere” fu come un lampo, ricordo, quando mi venne in mente che potevo essere una della folla che stava seguendo Gesù.
Da sola ero andata avanti per tutto quel tempo, nonostante il giorno delle nozze fossimo in due a dirgli di sì.
Così il lampo divenne una luce stabile, calda, accogliente per leggere il resto.
“Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.”
In due dovevamo sederci, per donare all’altro quel poco che ci era rimasto e farlo benedire da LUI.
La luce divenne più forte, e illuminò la mensa eucaristica.
LUI , l’ alleato, il dono di Dio il giorno delle nozze, ce ne eravamo dimenticati…
I pani dell’offerta erano pochi e raffermi, abbiamo commentato, prima di presentarli all’altare. Anche i pesci era un po’ che stavano in frigorifero.
Abbiamo chiesto perdono e ci siamo fatti il segno di croce.
Con fede, con umiltà abbiamo aperto il nostro piccolo e misero paniere.
Ma Dio fa le cose in grande e ci stava aspettando insieme perchè ci voleva servire insieme , perchè a nostra volta insieme servissimo.
Il mistero dell’Eucaristia dove ogni dono è donato e moltiplicato ci ha tramortito.
Specie quando a Sacrofano abbiamo contemplato i segni che ci hanno traghettato nell’OLTRE.
Le spighe il pane, l’uva, il vino e tante casette, le Chiese domestiche, dove ogni giorno si spezza il pane della fatica, del sudore, del sacrificio per l’altro, lo sposo, la sposa, perchè la casa e chi ha la grazia di avvicinarle, queste piccole centrali d’amore, senta il profumo della Sua presenza e s’innamori.
Di LUI.
La fede, ho capito, è tutta in questo profumo che la Chiesa domestica è chiamata a far sentire perchè ogni uomo alzi lo sguardo e si accorga che Gesù è davanti a lui per ripetere all’infinito il miracolo della moltiplicazione dei pani..