“Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce.”(Sap 1,7)

“Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce.”(Sap 1,7)
Queste sono le parole che mi hanno colpito della liturgia odierna.
In quest’ora del mattino in cui non riesco a dormire, voglio approfondire la Parola, voglio meditarla, perché non è un esercizio inutile, rivelandosi, come ho avuto modo di sperimentare, occasione di crescita spirituale.
La parola di oggi tocca molti punti apparentemente scollegati tra loro.
La fede, il perdono, la correzione fraterna, la ricerca della sapienza.
In fondo si parla di relazioni tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e gli altri uomini.
Ciò che è comune a tutti i rapporti, le relazioni che portano al bene, è l’amore altrimenti chiamato Sapienza.
La Sapienza è un attributo di Dio, ma anche il suo elemento distintivo.
Con la sapienza Dio crea, Dio dà vita, Dio opera.
Ma poiché Dio è uno e trino, questa sapienza è frutto di un accordo profondo tra le tre persone della Santissima Trinità.
Se Padre, Figlio, e Spirito Santo non fossero andati d’accordo, certo che il caos sarebbe rimasto tale, perché, per fare un’opera perfetta come quella della creazione, bisogna accordarsi prima di tutto.
Del resto anche qui su questa terra, per qualunque progetto in cui più persone sono coinvolte, l’accordo è il presupposto perché si realizzi un’idea, che venga alla luce qualcosa di bello di buono e di utile.
Se questo non avviene e uno prevarica l’altro, le conseguenze a volte sono disastrose o perlomeno il progetto non viene portato a termine, o perde gran parte della sua efficacia.
Penso all’impianto di depurazione che mio marito ingegnere progettò.
Non funzionò mai perché non c’è stato accordo tra chi l’ha pensato e chi l’ ha eseguito e chi poi doveva usufruirne e chi doveva provvedere a farlo funzionare.
Quanti accordi, quante relazioni, quanti si a monte della buona riuscita di un progetto!
Se pensiamo alla creazione, la modalità è la stessa.
L’accordo tra le persone della Trinità realizza la meraviglia dell’inizio, però se chi ne deve usufruire non si mette d’accordo, vale a dire non collabora con il progettista si torna nel caos.
Perciò vediamo il degrado del nostro pianeta a causa dell’uso indiscriminato delle risorse e della cattiva attenzione al bene comune.
Il paragone con l’opera umana non regge completamente, perché Dio che ha creato il mondo, non ha cessato di provvedere a farlo funzionare e a dare sole e pioggia e stagioni eccetera perché l’uomo potesse viverci.
Poi ha anche provveduto a ricreare ciò che l’uomo aveva distrutto: il suo tempio, attraverso il sacrificio di Gesù che in tre giorni l’ha ricostruito.
Questo è frutto della sapienza di Dio, dell’amore che non sette ma settanta volte sette perdona, per convincere, portare l’uomo a perdonare, vale a dire ad amare all’infinito.
I rapporti tra gli uomini sono regolati dall’amore, almeno nelle intenzioni del Creatore, perché solo così non si deteriori, né si interrompa il ciclo vitale.
Dio corregge una volta massimo due, (simbolicamente un numero limitato di volte), rispetto al perdono che invece esercita all’infinito.
Questo chiede di fare all’uomo nell’esercizio della volontà personale: correggere l’altro si, ma essere disposto a perdonarlo sempre.
L’ accordo di cui si parlava è proprio il frutto di un desiderio di bene, di pace, di armonia che deve investire tutto il creato.
Ora tutto questo è possibile se ci fidiamo di Dio, se crediamo a quello che ha fatto, ha detto, è.
Credere in Dio non basta, è necessario credere al suo amore.
Tutti i popoli non hanno potuto fare a meno di riconoscere una realtà che li trascendeva fin dai primordi.
La buona, bella notizia è che Dio è sapienza, che Dio ci ama, che Dio ci aiuta a conquistare la dote divina della sapienza del cuore.
Nell’antichità gli dei erano capricciosi vendicativi e di loro non ci si poteva fidare, ma bisognava tenerli a bada, placare la loro ira, altrimenti sarebbero stati guai per tutti.
Anche nell’Antico Testamento sembra emergere ad un occhio superficiale, un Dio siffatto che si vendica delle offese e che non ha pietà per nessuno.
Solo una lettura più attenta, globale, fa emergere la verità di un’alleanza che non s’infrange neanche di fronte alle defezioni più vistose.
In un passo troviamo scritto: “io sono Dio non uomo e non vengo dietro alla mia ira “.
Il più bel libro d’amore è la Bibbia perché ci parla di un amore che ci salva, di una sapienza che è alla base del progetto salvifico, la condizione perché si realizzi.
Signore donami la sapienza del cuore, donami una fede piccola come un granellino di senapa, donami la pazienza di attendere che muoia e porti molto frutto.

AC-COR-DO

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io”(Mt 18,20)
La parola che oggi unisce la prima con la seconda lettura è “ac-cor-do” che racchiude nel suo seno il cuore (cor, cordis latino) come miseri-cor-dia, cor-aggio, cor-doglio e via dicendo.
La misericordia, il cordoglio, l’accordo presumono una relazione tra un io e un tu, tra un io e Dio, io e l’altro, io e gli altri.
Per coraggio mi viene in mente quello che don Abbondio disse al Cardinale Federico Borromeo che lo redarguiva per il suo comportamento pusillanime.
” Uno il coraggio non se lo può dare” rispose, ed è vero.
C’è solo uno che può darti coraggio, cuore, da sfidare qualunque avversità o pericolo: Dio.
Mosè era un uomo che mite proprio non era, ma aveva un cuore generoso sì da mettere a repentaglio la sua vita per vendicare l’oppressione subita dai suoi fratelli.
Così uccise l’Egiziano e fu costretto a nascondersi perdendo la stima del faraone, il potere a lui dato e tutti i privilegi di cui godeva.
Mosè attraverso questo ricalcolo doloroso della sua vita, costretto a nascondersi per evitare le conseguenze del suo gesto, imparò a diventare umile e a fidarsi solo di Dio. Tanto umile che Dio lo mise a capo della più grande ed eroica impresa che si ricordi; quella di far uscire il suo popolo dall’Egitto, con il Suo aiuto affrontando e superando ostacoli inimmaginabili, per portarlo nella terra promessa, che lui vide però solo da lontano.
Mosè è considerato con Elia un profeta tanto grande che sul monte della trasfigurazione Gesù li scelse come suoi interlocutori per manifestare a Pietro, Giacomo e Giovanni la continuità della storia dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Il coraggio Mosè non lo mostrò uccidendo l’Egiziano, ma nell’abbandono fiducioso nelle mani di iDio a cui chiedeva sempre consigli ma che non ebbe paura di contraddire in una pagina rimasta memorabile.
Mosè messo alla prova da Dio che lo rimproverava perchè il popolo a lui affidato si comportava male, osò controbattere le sue ragioni, ricordandogli che il popolo prima di essere suo( di Mosè) era suo ( di Dio).
Il passo del vangelo di oggi parla allo stesso modo di coraggio e di accordo.
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo”.
Ci vuole coraggio per andare a dire ad una persona che sbaglia, ma il cuore se è sintonizzato con quello di Dio il coraggio non manca.
Così anche il chiamare altri in aiuto presuppone che ci sia accordo sulle cose da dire, ma anche sulla motivazione che spinge a correggere chi sbaglia.
L’accordo deve esserci non solo con il fratelli ma principalmente con la Parola di Dio che è Dio stesso e che unisce ciò che l’uomo non riesce a fare.
Così di seguito è importante questa sincronizzazione di cuori con Dio e con i fratelli per salvare un’anima.
Perchè di questo si tratta.
Se un fratello sbaglia e rischia di perdersi, noi come farebbe un medico, da solo o consultandosi con i suoi colleghi, dobbiamo fare di tutto per suggerire le terapie giuste.
Da soli non possiamo fare niente, con Dio tutto è possibile.
Per questo Gesù conclude il discorso della correzione fraterna dicendo che perchè Lui si manifesti e operi con noi e per noi è necessario che ci mettiamo insieme e ci accordiamo.