“Io verrò e lo curerò”.(Mt 8,7)

“Io verrò e lo curerò”.(Mt 8,7)
“Grida dal tuo cuore al Signore” (Lam 2,18)
Signore è da tanto che non parto dalla tua Parola al mattino, perché sembra che tu sia tutto intento a catechizzare qualcun altro.
Una parola di incoraggiamento, di speranza, io non l’ho sentita, parlo di quella parola che penetra nel profondo del cuore e rassicura e dà la forza di guardare al nuovo giorno con gioia, con gratitudine.
Il dolore è sempre stato compagno del mio risveglio e il mio interlocutore notturno e diurno.
So che non è questo il rapporto che mi aiuta a crescere, a diventare sempre più simile a te.
Ma questa mattina ho voluto fermarmi su una parola in particolare, quella che esplicitamente riguarda le guarigioni che operi.
Il servo del centurione, la suocera di Pietro.
Durante la tua permanenza nel mondo tu hai compiuto tanti miracoli, segni che hanno portato le persone spesso a convertirsi, a credere che tu sei il Figlio di Dio, che sei il Salvatore, il Redentore, che sei tutto per noi.
Forse con me non usi lo stesso metodo perché io già credo in tutto questo o almeno lo presumo.
Forse Signore, se avessi bisogno di essere più convinta, ti muoveresti a pietà.
Mi ripeto che tutti prima o poi muoiono.
Anche Lazzaro è morto dopo che lo hai risuscitato, anche tu Signore.
Per questo non è molto importante guarire da una malattia, quanto credere che con te siamo al sicuro, che non ci può accadere nulla, che la tribolazione, l’afflizione, la persecuzione, che per breve tempo ci trova coinvolti, non sono che un necessario passaggio a uno stato di più piena realizzazione.
Io credo in tutto questo perché altrimenti saresti morto invano.
Ci sono cose che non ancora capisco, ma ho fede che lo Spirito Santo mi guiderà alla verità tutta intera.
La tua resurrezione è nella vita che vedo circolare nel tuo corpo mistico, nei tuoi figli, specie in quelli più tribolati, malati, sofferenti, abbandonati, soli.
Vedo te che sei risorto, cioè vivo ancora e per sempre nelle piaghe della tua Chiesa, nelle divisioni, nel volto sfigurato dal male, vedo te che soffri, che piangi, che lotti, che ti abbatti o che lodi o preghi, vedo te che muori e risorgi ogni giorno nella mia vicenda personale di gioia e di dolore.
A volte questo percorso mi sembra troppo arduo, difficile, senza sbocchi e mi smarrisco.
A volte perdo di vista il senso, a volte in questi ultimi tempi mi è capitato spesso di desiderare di morire per porre fine alle sofferenze.
Non so se sono sincera fino in fondo quando dico che voglio morire. Certo è che vorrei uscire da questo inferno in cui il dolore mi precipita.
La preghiera è sempre più fatta di parole, di atti di volontà, ma ho perso l’entusiasmo dell’incontro con te, lo Sposo.
Dico cose che ho sperimentato per convincere gli altri, ma in questi ultimi tempi è solo la memoria di tanti tuoi benefici che mi fa ardere il cuore e dà forza alla testimonianza.
Questa mattina sono venuta qui sul terrazzo anche se ho fatto un po’ di fatica per avvisarci con il nuovo deambulatore.
Ricordo il tempo in cui mi alzavo presto e venivo alla messa e poi andavo al mare per meditare la tua parola, dopo averti incontrato nell’Eucaristia.
Davanti alla distesa di acqua che si stendeva davanti ai miei occhi, su cui “gli scintillanti” si moltiplicavano in quell’ora, ho fatto le più belle meditazioni con te.
Ma oggi le cose sono cambiate e, grazie a te questo terrazzo è diventato un luogo di contemplazione e di preghiera.
Il cielo è scoperto, scoperto l’orizzonte, silenzioso tutto il panorama, ad eccezione degli uccelli che si sono svegliati.
Mi viene da ringraziarti, lodarti e benedirti Signore per questo dono alternativo al mare di un tempo.
Ti ringrazio per questa possibilità che tu mi dai di sentirti nel creato che mi circonda, nel silenzio di quest’ora incantata, nel dolce tepore dell’aria mossa teneramente dal vento.
Le macchine che si sentono lontano non disturbano la quiete di quest’ora.
Veramente a me hai pensato quando Gianni e il padre fecero costruire questa casa.
E il luogo in cui riposano i miei cari è così tanto vicino da vederlo da questo balcone.
Tu conosci i segreti del cuore.
Questa mano che si sta addormentando, la schiena che mi fa male certo mi ricordano che non posso continuare a lungo a scrivere, ma neanche a fare le cose che un tempo occupavano gli spazi della malattia e dell’attesa.
Tu sai tutto, Signore.
Mi piacerebbe che venissi a visitarmi e mi facessi una carezza.
Un tuo tocco, Signore mi basterebbe,
Il centurione non dovette neanche aspettare che tu arrivassi a casa sua perchèil suo servo guarisse, la suocera di Pietro non te lo chiese neanche e tu ti muovesti a compassione.
Io non so quali progetti hai per me, a cosa ti serve questo dolore…
Tu sai, tu vedi Signore, tu provvedi.
All’emoroissa bastò toccare un lembo del tuo mantello per guarire.
So che per ognuno c’è una strada, ma io penso di averla persa.
Non desidero più fare tanti sacrifici per venire in chiesa e vorrei invece potermi muovere senza problemi, come non è più accaduto da tempo immemorabile.
Quello che meno mi piace pensare è che ormai sono alla fine della corsa e non vale la pena per te guarirmi.
Gli amici mi hanno consolato, mi sono stati vicini, i tuoi amici Signore attraverso cui tu ti manifesti.
La loro preghiera sia da te accolta perché io torni a gioire per la vita che mi doni e a ringraziarti, a lodarti e benedirti.
Maria aiutami tu!

Perseveranza

“Non abbiate paura! Siate forti.” (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all’orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell’ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell’Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti…
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l’aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all’ascolto della Sua Parola.
“Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero” dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall’assalto dei nemici.
E’ capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E’ la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po’ di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell’Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.

TERRA PROMESSA

Festa della ss. Trinità 


” Chi crede in Lui non è condannato”(Gv 3,18)
Nel mondo ci sono molte persone che dicono di credere in Dio, dandogli nomi diversi.
I Cristiani, pur non essendone consapevoli, credono nel Dio di Gesù Cristo, che è l’unico che lo conosce bene e lo ha visto e ci ha parlato e vive con Lui.
Non è differenza da poco credere in Dio e credere nel Dio di Gesù Cristo.
Il creato, le stelle, il sole, la luna, i fiori, il mare, i monti e gli alberi e il sorriso di un bimbo e l’abbraccio di due innamorati come un bel tramonto o la vicinanza amorevole di due vecchi che si tengono per mano …
Quante cose belle il Signore Dio nostro ha messo sotto i nostri occhi che parlano di Lui!
Eppure non basta e non è bastato, tanto che molti profeti hanno parlato e continuano per Lui, per far conoscere al mondo quanto è grande il Suo amore per l’uomo, quanto è disposto a fare per noi.
Ma siamo un popolo di dura cervice ed è stato necessario che la Parola, il Verbo si incarnasse.
Gesù, Figlio di Dio, un uomo come noi, con i nostri limiti, con la sua vita ci ha mostrato il volto del Padre..
Ma non ci ha lasciati soli, orfani, quando se n’è andato, ascendendo al cielo.
Lo Spirito Santo, purtroppo non molto conosciuto e invocato dalla maggioranza dei cristiani, oggi è la Persona della Trinità che ci rende presente il Figlio e il Padre, che ci ricorda, ci spiega, ci istruisce, ci introduce nel cuore di Dio.
Oggi è la festa della Trinità, la festa della nostra famiglia d’origine.
Oggi contempliamo e adoriamo la verità tutta intera.
“Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò”
Così il libro della Genesi presenta la creazione dell’uomo.
Mi sembra importante ricordarle oggi, perchè, se magari possiamo capire che significa essere immagine di Dio, in quanto suoi figli, per la somiglianza è necessario pensare alla libertà che ci viene data per aderire completamente al modello a cui si è ispirato.
La relazione tra le persone della ss Trinità è il modello, la terra da coltivare, per avere vita.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non agiscono mai per un beneficio personale, ma l’uno rimanda all’altro, uniti nel pensare, nel volere e nell’agire.
Cosa che non accade purtroppo neanche nelle migliori famiglie.
Il problema dell’uomo è andare d’accordo con l’altro diverso da sè.
Ne sanno qualcosa i coniugi quando si svegliano dalla convinzione che l’altro è osso delle sue ossa e carne della sua carne.
Poi vediamo alla televisione come va a finire, anche se le famiglie che vanno d’accordo, le famiglie sane, non salgono agli onori della cronaca perchè non fanno notizia.
A noi invece farebbe tanto bene che ne parlassero, che testimoniassero pubblicamente qual è la ricetta per andare d’accordo.
Una coppia che si ama è un vangelo che cammina, un ostensorio vivente, perchè mostra al mondo il volto di Dio.
Una famiglia dove si coltiva l’amore, con l’aiuto di Cristo, è parabola di Dio uno e Trino, parabola del nostro destino di figli, chiamati a vivere l’amore trinitario, diventando uno in Loro.
La casa di Cristo sarà la nostra casa per sempre, se sapremo coltivare l’amore che ci ha donato.
Grazie Padre perchè mi hai creato, grazie Figlio perchè mi hai redento, grazie Spirito Santo perchè mi porti a godere dei frutti del Vostro amore.

DAVANTI AL CIELO STELLATO (Commento al Salmo 8)

Quando ti senti solo, quando ti senti abbandonato, quando ti senti messo da parte, quando pensi che nessuno si ricordi di te, affacciati alla finestra, alza gli occhi e guarda il cielo stellato …
Quante luci riesci a vedere?
Quante ne immagini nello spazio ristretto del tuo limitato orizzonte?
Pensa… ciò che vedi ha una profondità infinita, le luci che distingui sono nulla, gocce d’acqua nell’oceano del cielo profondo e sconfinato.
Pensa… ogni stella si muove secondo una legge per lei fissata dalla notte dei tempi, intorno a lei girano i pianeti, intorno ai pianeti i satelliti, ognuno con una precisione millimetrica, secondo un tempo che è stato dato ad ogni più piccolo essere come sua misura…
Moltiplica quelle luci, moltiplica quei movimenti, moltiplica il tuo piccolo quadro di cielo all’infinito, e…. sei infinitamente distante dalla verità.
Pensa… dietro ad ognuna di quelle luci dietro ad ogni impercettibile movimento, dietro ad ogni realtà percepita dall’uomo con i suoi strumenti imperfetti c’è Qualcuno che quella realtà, quel movimento, la legge che lo regola li ha creati. Tanta perfezione, per cosa?
Guarda te ora… guarda i tuoi occhi capaci di comprendere e abbracciare ciò che è così tanto più grande di loro, guarda il tuo cuore, quel cuore che ora senti piagato e pensa…
Il tuo cuore ha in se un’ansia infinita di amore, un desiderio infinito di assoluto, di Dio…ha un’ansia infinita di infinito. Eppure il cuore per quanto grande è piccolo rispetto al corpo che lo contiene!   Eppure il cuore soffre più di qualsiasi altro organo, più di qualsiasi altra parte del corpo!
Pensa… le cose piccole capaci di cose grandi! Gli occhi, il cuore capaci di accogliere la più grande pena, ma anche la più grande manifestazione di amore, quella di Dio!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,

il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.
Così recita il Salmo 8
Di fronte a quel cielo stellato ci sei tu, di fronte alla più grande meraviglia del Creato ci sei tu, piccolo, fragile, smarrito, turbato, ma ci sei .
Tu sei prezioso di più della più luminosa stella che riesci a vedere ad occhio nudo dalla tua finestra, sei prezioso perché Dio ha fatto tutto quello che ti sta davanti per te, perché potessi percepire un frammento della Sua potenza, della Sua grandezza, un frammento del Suo amore.
Se ad ogni stella, ad ogni pianeta, ad ogni molecola, ad ogni atomo che sono inerti e senza vita ha dato il compito così grande di celebrare la Sua gloria, quanto più grande è il progetto su di te, sull’uomo che si eleva su tutte le cose create e le domina con il suo pensiero!
Guarda lontano, guarda in alto; guarda ora dentro di te.
Scoprirai che quell’universo che ti sembra così irraggiungibile, così perfetto e misterioso, davanti ai tuoi occhi è dentro di te. E’ un universo da esplorare, è un universo in cui troverai le risposte che cerchi, è l’universo delle emozioni e dei sentimenti che arricchiscono e illuminano il cielo sconfinato della tua anima.
Guarda, ma ad occhi chiusi: E vedrai dentro di te accendersi tante stelle luminose. Vedrai che nel buio più profondo, proprio come in quel cielo da cui tu ora hai distolto lo sguardo, spuntano fiori stupendi, che tu non ti eri accorto di avere piantato.
Fratello, nel tuo cuore Dio ha seminato ciò che vuole tu impari a guardare: vuole che tu nel tuo cuore riscopra l’amore con cui Lui ti guarda, vuole che tu almeno una volta ti fidi di Lui.
E’ ansioso di manifestarti il Suo progetto meraviglioso che ha in serbo per te, desidera che almeno una volta tu gli permetta di entrare per farsi conoscere più da vicino.
Vuole incontrarti non nel cielo infinito, ma nella tua pena, nella tua sofferenza, nella tua difficoltà di ogni giorno, nel tuo bisogno di amore non soddisfatto, per trasformarli in canto di gioia, in inno di lode a Lui, che non ha smesso neanche un momento di occuparsi di te.

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!