Io sono il Signore, non ce n’è altri

 “Io sono il Signore, non ce n’è altri”.(Is 45,6)
Signore lo so che tu sei il Signore, che non c’è altro Dio al di fuori di te.
So che tu mi hai creato, che mi hai amato per primo, che non mi avresti creato se non mi avessi prima amato, so che solo tu conosci qual è il mio bene, solo tu puoi realizzarlo pienamente se ti lascio fare, se non ti lego le mani.
Solo tu Signore puoi trasformare la valle del pianto in un luogo delizioso, il terreno arido in una sorgente, tu solo Signore puoi provvedere ai tuoi figli il cibo e vestito a tempo opportuno.
Lo so e credo fermamente che tu già stai operando in questo senso, perché da quando sono stata intessuta nel grembo di mia madre, la tua mano è stata sempre pronta a salvarmi dal pericolo delle grandi acque.
La preghiera del rosario di mia madre è stata il mio baluardo, la fortezza inaccessibile perché il nemico non si impadronisse di me e piantasse il suo vessillo sul mio capo.
Credo in te Signore, mi fido di te incondizionatamente e spero nella tua parola che è parola di vita.
Tu sei il mio Signore, il mio Salvatore, sei tutto per me.
Senza di te non sarei nulla nè potrei fare nulla.
Più vado avanti con gli anni, più mi rendo conto che se non ci fossi stato tu, mi avrebbero divorato i miei nemici, quelli che attentano alla mia pace, alla mia salute, alla mia vita.
Tu hai detto: “Non temete quelli che uccidono il corpo”.
Ma noi viviamo in questo corpo e tutto ciò che sentiamo, viviamo, passa attraverso il nostro corpo.
Con il corpo comunichiamo amore e odio e attraverso il corpo ci giungono messaggi positivi e negativi, gioie e dolori.
Il corpo è lo strumento privilegiato perché noi possiamo vedere ed essere visti.
Lo so Signore che tu vedi ciò che noi non vediamo, che il corpo che ci hai destinato è un corpo glorioso e incorruttibile, ma intanto siamo nell’arena, nella fornace ardente, nella fossa dei leoni a sperare che questo filo che ci unisce a te non si spezzi, che le forze non ci vengano meno per chiedere l’aiuto necessario per non soccombere, l’acqua, la parola, la tua benedizione, la tua tenerezza, il tuo sguardo di compassione.
Signore aspetto che tu passi qui in questo luogo tenebroso, in questo crocevia dove mi hanno preso di mira nemici di ogni genere, preoccupazioni per la salute mia e dei miei cari, stanchezza e smarrimento per i sintomi “diabolici” che mi perseguitano la notte, attacchi poderosi che mi hanno spogliato e lasciata semiviva, nuda in mezzo alla strada
Io ti invoco Signore, rispondimi!.
Sono qui sola in questa strada pericolosamente in bilico tra la vita e la morte e ti sto aspettando.
Non tardare Signore. In te ogni mia speranza, in te ogni mio bene.
Non prolungare la mia attesa, la mia ansia, il dolore, lo scoraggiamento per una preghiera che non riceve risposta.
Signore cosa dirti che tu non già non sappia? Come posso permettermi di darti consigli quando so che tu conosci tutto e provvedi al tempo opportuno il cibo l’acqua e il vestito e tutto ciò di cui un figlio ha bisogno?
Ma noi Signore siamo uomini, non siamo forti e nelle prove sperimentiamo tutta la nostra fragilità, la nostra debolezza, il nostro bisogno di aiuto dall’alto.
Signore manda dai tuoi cieli santi un angelo che sconfigga questi nemici e donami la pace.
Vorrei tanto riposare, dormire un po’ senza questo tormento alle mani, alle braccia, ai piedi, alle gambe e nel cuore.
Vorrei dormire e sognare un banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, vorrei poter almeno nel sogno godere della tua presenza, godere di una tregua a questa tempesta che non si placa.
Signore sono stanca e ho paura, paura di non farcela, paura di stancarmi di parlare con te, paura di ribellarmi al tuo disegno, paura Signore per tutto ciò che mi toglie le mie piccole autonomie e i miei affetti più cari.
Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà!
Maria tu sei stata donata a noi da tuo figlio, sei la scala che porta al cielo, sei il tabernacolo che custodisce Gesù, sei la madre che tutto vede e a tutto provvede per il legame d’amore che ti lega al Figlio, al Padre e allo Spirito Santo.
Maria a te chiedo di intercedere perchè la mia angoscia abbia fine

Fede e salvezza

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” Salvaci ,Signore, siamo perduti!” (Mt 8,25)

Questo vangelo ci riguarda molto da vicino.
Chi non si riconosce in quello che almeno una volta nella vita, ma sono molte di più le occasioni che ce lo fanno pensare, non abbia rivolto a Dio questa domanda?
Dove sei? Signore mio Dio quando mi assalgono flutti di morte, dove sei?
Quando le acque mi stanno sommergendo dove sei?
Quando la paura mi sconvolge la mente e mi strazia il cuore dove sei?
Quando non ho nessuno che mi tenda la mano, nessuno che mi rialzi, mi sollevi dal fango in cui sono caduta, dove sei?
Dove sei Signore mio Dio quando la prova si prolunga nel tempo e le braccia sono sfibrate, incapaci di sollevarsi ancora in alto, dove sei?
Dove trovarti Signore quando il mio grido nella notte sale a te e mille demoni mi stritolano e mi legano con funi poderose le membra del corpo?
Dove sei quando mi tappano la bocca e m’impediscono di proclamare il tuo nome santo?
Dove sei Signore mio Dio quando tutto il mondo mi crolla addosso e nessuno si salva dalla grande catastrofe? Dove sei mio Dio?
Ti ho cercato per anni: scrivevo su ogni foglio, libro quaderno questa domanda che diventava sempre più assillante, quanto più la malattia e l’incomprensione di ci mi stava accanto aumentava.
Ti ho cercato Signore in ogni luogo, nel cielo, nelle dispute dotte, ti ho cercato lì dove mi avevano insegnato tu risiedessi immobile sul tuo trono di gloria.
Il cielo era troppo lontano per me, perchè mi avevano insegnato che là tu risiedevi, essere perfettissimo, creatore e Signore di tutto.
Ho pensato ad una radio: se avessi avuto una radio sicuramente avrei potuto connettermi con te, ma la ia radio non funzionava.
Mi arrivavano solo scariche rumorose e incomprensibile il messaggio ad essa affidato. Ho pensato che forse esisteva un bottone che io non conoscevo e che dovevo trovarlo. Sicuramente era un problema di bottone giusto da premere.
Così ho cercato quel bottone e finalmente ti ho incontrato inchiodato ad una croce.
E’ difficile accettare un dio crocifisso, un dio debole, un dio che dorme, ma a quei tempi per me è stato un miracolo vederti nell’impotenza e nel limite di un umanità che ci accomunava.
Tanti anni sono passati e siamo diventati inseparabili, ma la strada si fa più erta, le insidie sono ad ogni passo, ad ogni passo rischio di cadere.
E cado e mi rialzo e cerco il tuo volto, un volto di carne, uno sguardo d’amore, una parola di vita.
Ma proprio quando ne ho più bisogno tu dormi.
Giovanni, se mi vedeva con gli occhi chiusi mentre mi raccontava cosa gli era successo, prima di addormentarsi il pomeriggio nel mio grande lettone, mi ficcava le dita negli occhi per tenermeli aperti “altrimenti significa che non mi stai a sentire!” diceva.
Io lo stavo a sentire, non c’è dubbio, perchè mi era affidato dai genitori e dovevo vigilare su di lui. Ma lui voleva un segno della mia costante attenzione.
Anche io Signore, nonostante non sia più una bambina, per problemi molto più grandi, cerco un segno della tua attenzione.
Ne ho bisogno Signore, specie quando la battaglia è senza esclusione di colpi, quando il nemico già sta pregustando la spartizione del bottino, quando le forze provate duramente mi stanno abbandonando e sulle labbra la preghiera si strozza, in un gemito, un sospiro, un pianto, un grido di ribellione.
Dio dove sei?
In questi ultimi tempi, anche guardandonmi intorno, mi chiedo se sei in ciò che ci manca, in ciò che ti nega, nel silenzio del deserto sconfinato, nel minaccioso turbinare delle onde, nella tribolazione di tanti che non ti conoscono, nella superbia di chi ti nega.
“palpita sulla poltrona del presidente e nei calzari dell’atleta. Egli è qui, non cercatelo nelle chiese…”
Così si concludeva il compito di una ragazza di 15 anni a cui avevo dato da svolgere un tema su un pensiero di Bacone
” Questo Dio che celebro nelle mie carte, lo vedo presente ovunque, lo vedo nei fiori del mio giardino…”
Allora non ti conoscevo Signore, ma a quel compito misi il massimo, tanto mi aveva fatto vibrare le corde più profonde del cuore.
Ma ora non mi basta vedere i fiori del giardino, non mi basta sollevare lo sguardo al cielo stellato, nè immergermi nell’incanto del mare scintillante di luce, quando il sole sorge al mattino.
Non mi basta quando il dolore mi impedisce di assumere qualsiasi posizione, quando non c’è medicina che lo allevi, quando non trovo consolazione e gioia nella preghiera, quando il deserto si stende a vista d’occhio e il cielo sembra tanto lontano.