“Aveva guarito molti” (Mc 3,10)

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana del TO
“Aveva guarito molti” (Mc 3,10)
” Non chi dice Signore Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli”
I demoni sono quelli che per primi riconoscono Gesù e non riescono a tacere la sua identità, anzi qui gli si prostrano ai suoi piedi.
Quanti di noi si rivolgono a Dio solo per paura!
Gesù non ha bisogno di questi seguaci, nè di chi gli faccia una pubblicità ingannevole che non salva.
In questo passo del vangelo vediamo Gesù all’opera che guarisce molti da varie malattie.
E’ normale che, se la notizia si diffonde,  tutti i malati cercano in lui la guarigione.
Ma di quale guarigione abbiamo bisogno?
Quali sono i nostri veri bisogni?
Gesù non fa i miracoli per farsi pubblicità anzi a tutti dice di tacere, di non dire a nessuno ciò che ha fatto.
Sembra un controsenso anche perchè siamo abituati a dare importanza più all’incarto che al contenuto, più alle parole che ai fatti, più ai fatti che alle persone.
Ognuno di noi ha qualcosa da chiedere a Dio e in genere le nostre sono richieste che  riguardano il nostro benessere o il benessere di quelli che ci stanno a cuore.
Il nostro rapporto con Dio è in genere basato sulla richiesta di aiuto e il padrenostro lo diciamo automaticamente sorvolando su ciò che è essenziale.
I punti nodali: “Sia fatta la tua volontà….Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori ” li diciamo volando e sperando che Dio in quel momento si sia distratto.
Gesù,  sacerdote perenne, mediatore sommo, intercede per noi peccatori, essendosi addossato le nostre colpe.
I miracoli non sono che un segno e, quando Dio ce li manda, è perchè ci convinciamo che di Lui non dobbiamo avere paura e che la nostra guarigione gli sta a cuore più di quanto stia a cuore a noi.
Certo noi abbiamo una visione limitata e, se abbiamo la febbre, vogliamo che ci passi, se non ci funziona qualcosa vogliamo che torni a funzionare, se ci mancano i soldi vorremmo che Dio provvedesse a farceli trovare con un lavoro dignitoso o anche con una semplice vincita alla lotteria.
Ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno.
Il nostro bisogno è il tempo, un tempo dilatato in cui fermarci e guardare al rallentatore il prima e il durante, annullando il dopo.
Al rallentatore si vedono tante più cose, si distinguono i particolari, che normalmente ci sfuggono nella nostra vita convulsa.
Solo così Gesù può parlare al nostro cuore e convincerci che quello che chiediamo non sempre è il meglio per noi.
Ai fidanzati abbiamo fatto  gli auguri e abbiamo chiesto cosa volevano che gli augurassimo.
Solo tre coppie (e meno male!) hanno detto che per loro è importante che Gesù, il Signore, stia sempre accanto a loro nella nuova e straordinaria avventura che si accingono a vivere.
Annunci

LAETARE

SFOGLIANDO IL DIARIO…
16 dicembre 2012
domenica della III settimana di Avvento anno C.
(Sof 3, 16-17)Non temere, Sion,
non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te 
è un salvatore potente.
Oggi è la domenica della gioia.
Tutta la Chiesa era in festa.
Il sacerdote aveva i paramenti rosa che si indossano solo due volte l’anno: la terza di Avvento e la terza di Quaresima, come a dire che il lutto, la penitenza, si può anche interrompere, rischiarata da un annuncio più forte, più vivo, più gioioso.
Si avvicina il Natale e dovremmo tutti essere contenti.
Ma l’attesa è fatta di fatica, di ricalcoli , di prove, di deserto, di buio, di silenzio.
L’attesa è a volte, come questa notte, un inferno.
Questa notte ho avuto dolori sovrumani, l’Apocalisse pensavo è qui e io la sto vivendo.
Il dolore al basso ventre, l’arsura come dopo un intervento a causa dell’anestesia, un bere continuo, un continuo andare in bagno e poi il braccio e l’articolazione della spalla che gridava vendetta.
E poi i sogni, la ricerca di un luogo in cui riposare con un bambino da accudire e un posto piccolo piccolo, una panca con il coperchio, dove si è soliti mettere i libri della liturgia.
Li ho visti nelle cappelle dei conventi queste panche contenitore.
Gli spazi erano piccoli e a me è toccato tra due persone dalle quali mi sentivo schiacciata.
E questo è il segno che ha accompagnato il grido di dolore.
Poi altri sogni, altri personaggi collegati con la chiesa e io che vivevo ai margini di quello che si diceva, io che non comprendevo, che non ero calcolata… Il dolore.
Ho pensato che non c’è pace per me, quando ho aperto la Bibbia stanotte per pregare con un salmo di lode, ma non ho trovato nulla che esprimesse il mio sentimento che era quello di vincere il demonio con le benedizioni di Dio, con la lode da Lui ispirata.
Così questa mattina mi sentivo una profuga.
Il comodino sembrava essere stato travolto da uno tsunami, un terremoto.
Non c’era niente diritto, ordinato.
Ho fatto la le foto con il mio cellulare scassato, scassate sono uscite le foto che rendono bene il disastro.
Del resto volevo usare la macchinetta per parlare di Dio e della vita in cui lui si incarna con la Parola.
Così ho postato le foto delle scempio con sotto le parole del profeta Sofonia.
“Non lasciarti cadere le braccia. Il Signore è un salvatore potente”.
E ci voglio credere che sia così.
Quando a messa Don Antonio ha dato la comunione, il Corpo di Cristo, all’improvviso l’aria si è squarciata e, come un fulmine, un tuono, un terremoto, la Parola è scesa su di me.
Il Corpo di Cristo io l’avevo preso e mi ero svegliata.
Questa volta il risveglio è stato una danza di lode, di grazia, di gratitudine, danza di forza, coraggio, speranza, perché il Corpo di Cristo è dentro di me.
Cosa potrà farmi il demonio?
Solo tu Signore mi puoi salvare. Solo tu mi dai le armi della luce per sconfiggere il serpente che attenta alla mia vita.
Lode e gloria a te Signore Gesù.

San Giuseppe Lavoratore

L'immagine può contenere: una o più persone e cappello
“Dio creò l’uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza li creò”
“Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno”
“Non è questi il figlio del carpentiere?”
“Tu fai tornare l’uomo in polvere”
“Insegnaci a contare i nostri giorni”.
Signore Dio dell’universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, donami di apprezzare ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell’età, dell’essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell’uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l’opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l’uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l’hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d’amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l’aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un’anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l’aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L’identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l’essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all’uomo l’identità e la dignità la dava il lavoro.
“Chi non lavora neppure mangi” c’è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l’uomo e la donna, tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L’uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa’ che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

” Il demonio è uscito da tua figlia”( Mc 7,29)

L'immagine può contenere: una o più persone
” Il demonio è uscito da tua figlia”( Mc 7,29)
Quando il demonio esce da una persona? Quando non gli è più possibile creare divisione, impedire la comunione, dividere non il pane ma i cuori delle famiglie.
Nel passo evangelico di oggi una madre chiede che il pane dei figli sia dato a tutti, anche a una pagana come lei.
Certo che la Cananea era spinta da un bisogno estremo e senza vergogna si rivolge a Gesù in modo sfrontato e impertinente con la sola forza della disperazione sapendo che solo Gesù poteva guarire sua figlia.
Chiede un po’ di giustizia questa donna disperata di fronte al male che divora la sua casa
Quante madri si possono riconoscere in questa pagana che si trova in casa un figlio che non riconosce più per i suoi comportamenti aberranti, in contrasto con ciò che gli è stato insegnato.
Pensiamo al dolore di tanti genitori che magari hanno figli che sono schiavi della droga, del gioco, del sesso, figli violenti, figli malati di mente.
Questi genitori soffrono molto e spesso non sanno che fare perché le istituzioni non li aiutano, né hanno denaro sufficiente per curarli a proprie spese.
Quanti di questi ricorrono a Gesù in questi frangenti? Quanti confidano in Lui e ascoltano i suoi consigli?.
Tante situazioni esplosive all’interno delle famiglie sarebbero meno devastanti se venissero alla luce, se ci fosse condivisione del pane dei figli tra i cristiani, tra quelli che portano questo nome.
Si vive barricati in casa perché la società emargina chi ha problemi e non ne vuole sapere.
A ognuno bastano i propri e ne hanno anche d’avanzo…figuriamoci se pensano di dare aiuto a qualcuno!
La cananea è una di questi poveri genitori disperata per una situazione che da sola non può più gestire.
Avere il diavolo in casa non è il meglio che ci possiamo augurare e quante volte abbiamo sentito persone lamentarsi del comportamento di un familiare violento con queste parole!
Del pane dei figli siamo gelosi a tal punto da pensare che ci appartenga di diritto e che non dobbiamo daarne a nessuno perché è frutto del nostro lavoro, della nostra assennatezza, previdenza e non dobbiamo ringraziare nessuno.
Il pane dei figli è l’amore condiviso, che non è un concetto, un’idea, ma è l’effetto naturale di una gratitudine a Dio che non ci lascia mai morire di fame anche se ci sentiamo cagnolini sotto la tavola dei nostri padroni.
A dire il vero oggi chi sta meglio sono gli animali da compagnia a cui non si fa mancare niente, a cui si vuol bene più che agli esseri umani perché sono riconoscenti e scodinzolano sempre quando ti vedono e ti fanno sentire una regina, un re, quando gli dai da mangiare, da bere e gli fai le coccole e gli permetti di salire sulle poltrone o infilarsi nel letto con te.
Quanta cura per gli animali e quanto disinteresse per i bisogni dei più stretti congiunti!
Gesù non fa differenze, a tutti dona una parola di speranza, una parola di vita, spostandosi da un posto all’altro, in patria e fuori, con il cuore però sincronizzato con l’Amore da cui è stato generato.

IDENTITA’

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Meditazioni sulla liturgia
di lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario
” Esci spirito impuro da quest’uomo”(Mc 5,8)
Gesù sembra essersi sbagliato circa il numero dei nemici, i suoi nemici, perchè al suo interlocutore dice ” Esci” e non “Uscite” .
Del resto l’indemoniato solo alla fine dice il suo nome, si scopre.
Molto probabilmente Gesù come spesso fa, porta la persona a prendere coscienza del suo peccato per potersene liberare definitivamente.
Il peccato ci separa dagli uomini e da Dio ma prima di tutto divide noi, ci frantuma, ci fa a pezzi tanto che facciamo fatica a vivere la nostra identità.
Quando siamo asserviti alla dittatura dei nostri vizi, del dover essere per compiacere le persone che ci fanno comodo, che ci servono, persone che dobbiamo tenere a bada per paura, quando salviamo l’apparenza pulendo l’esterno del bicchiere, quando la nostra ipocrisia ci chiude gli occhi di fronte al vero bene, siamo posseduti dal male.
L’adesione a Cristo o è totale o non serve.
“Va’ vendi tutto e seguimi” dice Gesù al giovane ricco. Ma il giovane aveva molti beni e se ne andò triste perdendo l’occasione del miglior investimento che poteva fare con Gesù.
I Geraseni quando vedono i loro beni messi in pericolo (2000 porci per la vita di un uomo era veramente troppi!) pregano Gesù di andarsene.
Gesù va via ma lascia un testimone ad annunciare il dono ricevuto.
Quanto questo vangelo può coinvolgere l’uomo di oggi?
Don Ermete suole chiedere alla fine della messa cosa ci ha detto Dio e, se uno non lo conosce, cade dalle nuvole perchè in pochi pensano, credono che Dio ci parli durante la messa o solamente ci parli. Eppure alla fine di ogni lettura proclamata si dice ” Parola di Dio!”
Che non tutto quello che Gesù dice ci piaccia è cosa normale, che la maggior parte delle volte per non sentirlo lo allontaniamo o ce ne allontaniamo è vero, è vero che molto spesso sono tanti i peccati, i vizi che neanche ci accorgiamo di averne, come quando in una casa non si aprono mai le finestre e non ci si accorge dello sporco.
Ci sono tante cose che ci tengono lontani da Dio ed è importante cominciare a far pulizia.
Da soli non ce la faremmo mai, ma con il suo aiuto saremo più che vincitori sui mali che ci affliggono.
I vizi creano dipendenza, non ci fanno stare bene e sono molto esigenti perchè presentano un conto sempre più salato.
Con Gesù le cose cambiano perchè la prima cosa che otteniamo è la pace, la gioia, il sentirci in armonia con noi stessi e con il mondo esterno.
Gesù vuole solo che riconosciamo il nostro peccato, la nostra inadeguatezza, il nostro limite e ci lasciamo aiutare da Lui.
Ci ha lasciato il libretto d’istruzioni per durare a lungo, per essere eterni. Basta aprirlo e desiderare di essere riempiti del Suo Spirito, inondati dal Suo amore.
E come l’indemoniato guarito da Gesù possiamo testimoniare la bellezza dell’amore che salva con le parole del Salmo 30
“Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.
Io dicevo, nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.”
 
 

Gesù gli ordinò severamente.” Taci! esci da lui!”(Mc 1,25)

Gesù gli ordinò severamente.” Taci! esci da lui!”(Mc 1,25)
Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l’ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all’esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.
In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che
l’ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell’esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.
Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l’unica clausola di non mangiare dei frutti dell’albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l’uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d’azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l’autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l’uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto” giocondo”
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

Vigilanza

“Venite, vegliate vestiti di sacco, ministri di Dio”(Gl 1,13)
La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè Il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Il nostro problema sta nel fatto che non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall’altra non permettiamo al Signore di entrare e di diventare Lui il nostro difensore, permettendogli di abitare Lui nella nostra casa.
La verità sta nel fatto che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa pulita senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Certo che abbiamo delle belle pretese, da noi si dice ” la botte piena e la moglie ubriaca”
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d’impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio a denunciare il male o ad oppormici, o a chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo imisteri dolorosi ho pensato al tradimento di Giuda. Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell’orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo in un momento di grande prostrazione e tentazione.
“Vegliate e pregate” dice il Signore e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla trasfigurazione di Gesù, a fare esperienza di ciò che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo vissuto in modo convulso!
Abbiamo sempre tante cose da fare da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo frantumare il cielo, mandare all’aria i buoni propositi con tutto ciò che alimenta le mie giornate.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico negli affetti e nei beni materiali colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Si era rotto anche il pc definitivamente, olte tutto il resto.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo ma sicuramente un urlo al cielo compresso ce l’avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTAAAAAAAAAAAA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale dove c’era ad aspettarmi il Signore che attraverso padre Carlo mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.
Ho visto altre luci che si accendevano e tutta la casa si è illuminata…..