“Molti credettero in lui”(Gv 8,30)

“Molti credettero in lui”(Gv 8,30)

Io non so come le parole che oggi hai pronunciato abbiano avuto l’effetto sperato: credere che tu eri quello he dicevi di essere, il Messia, il Figlio di Dio.
Ci sono cose incomprensibili che ci accadono nella vita e capita che ciò che mai avresti creduto di fare, di credere diventa esigenza insopprimibile del tuo spirito, del tuo essere uomo proiettato nell’oltre di Dio.
Così accadde ai tuoi interlocutori allora, a ridosso del tuo sacrificio, così accadde per me in un momento di grande turbamento, di solitudine estrema, in un momento in cui era stata azzerata qualsiasi relazione con il mondo esterno.
Per incontrarti Signore bisogna trovarsi in un deserto o cercarlo, perché la tua voce solo nel deserto è forte e chiara.
Solo nel deserto impari ad apprezzare ciò che il frastuono del mondo ti impedisce di sentire.
Molti credettero quando tu hai parlato di un innalzamento in cui il Padre non ti avrebbe lasciato solo, perché tu fai sempre la sua volontà.
Mi chiedo a cosa avranno pensato i tuoi interlocutori, se minimamente immaginavano che il tuo trono di gloria sarebbe stato la croce.
Ad.ognuno di noi Signore tu chiedi di fidarsi di te, chiedi di seguirti senza scandalizzarci se il Figlio di Dio subisce una morte così ignominosa.
Tu ci chiedi Signore, oggi che sappiamo come è andata a finire e che sappiamo quali frutti nacquero dal tuo sacrificio, di seguirti fino in fondo senza paura e tentennamenti, lasciando tutto e mettendo te al primo posto, fidandoci di te fino in fondo.
Signore io non so se sono capace con fede e con fermezza di seguirti in questo viaggio così burrascoso, difficile, pauroso, non so se riuscirò ad esserti vicino e rimanere sveglia nel momento del massimo abbandono, non so se sotto la croce riuscirò a rimanere salda con Giovanni e tua madre, lasciandomi lavare purificare rinnovare dal sangue e l’acqua che sgorga dal tuo costato.
Non so Signore se come i tuoi apostoli, piena di Spirito Santo saprò affrontare la persecuzione e la morte con la ferma certezza che tu non abbandoni i tuoi figli mai specie se sono nel bisogno.
Me lo ripeto questa mattina che i bagliori di morte sinistramente si intravedono, se credo in te, se ho fiducia in te, se sono certa che stai combattendo al mio fianco questa estrema battaglia.
Mi chiedo Signore se rimarrò salda fino alla fine nella certezza che tu sei in questo dolore, in questa sofferenza dell’anima , in questi dubbi, paure, tentennamenti.
Mi ripeto che tu sei il mio Signore che mi ha promesso un’alleanza eterna, hai detto che con noi sarai tutti i giorni della vita, che non devo temere anche se dormi, anche se non ti vedo, non ti sento, anche quando rimani muto e lontano.
Questa mattina penso a tutto questo e il mio cuore si dilata per accogliere la Parola di Dio.
Voglio contemplare e adorare Colui che hanno trafitto, lo voglio lodare e benedire perché con la sua croce ha redento il mondo.
Che la mia croce Signore non mi sembri troppo pesante da portare, che la.mia croce serva a salvare qualcuno dei tuoi figli dispersi. Aiutami Signore a dirti “eccomi,”specie quando la situazione che sto vivendo mi fa più paura.

“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)  

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“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)
Per conoscerti, per incontrarti Signore, sembra che l’unica strada sia salire.
Salire su un monte più o meno alto, ma salire, scomodarsi, se così si può dire.
Domenica scorsa ti abbiamo visto alle prese con il demonio, che per tentarti ha cercato di lusingarti con imprese mirabolanti che solo chi sta in alto può compiere, anche se tu Signore hai scelto il deserto che non possiamo immaginare se non lontano dalle nostre mete abituali e che non è detto che stia in alto, ma sicuramente lontano dalle strade battute.
Eppure il demonio le tenta tutte per riportarti nel mondo da cui volevi staccarti almeno per un poco, sollevandoti su un alto monte o sul pinnacolo del tempio, in una posizione privilegiata per dare prova dei tuoi poteri.
Ma tu Signore non ci sei cascato e hai continuato a confidare in Dio, tuo padre, in Colui che ti aveva mandato.
Anche Abramo fu mandato sul monte per immolare il suo unico figlio e provarti la sua fiducia illimitata in te che salvi.
Oggi la liturgia ci mette di fronte un’altra montagna dove ti sei trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Una montagna che rimanda ad un’ altra che fece da sfondo alla tua crocifissione.
Quante montagne Signore ci metti davanti per meditare i misteri del regno, per metterci alla prova, per provare a noi che tu sei un Dio fedele sempre!
Questa mattina meditando i misteri gloriosi del rosario mi è venuto in mente che dei cinque solo in uno si dice che scendi, il terzo, quando meditiamo la discesa dello Spirito Santo su Mariavergine e gli apostoli.
Nel cimitero , sicuramente posto in un luogo appartato e forse un po’ elevato della città, come tutti i cimiteri che conosco, gli apostoli non ti trovano, e poi quando ci si abitua a stare con te te ne vai, ascendendo in cielo.
Il cielo sembra la tua patria stabile, come anche la nostra che ci hai destinato.
Maria infatti fu assunta in cielo e lì incoronata, il cielo luogo che aspetta ogni credente perchè a tutti quelli che ascoltano e mettono in pratica i tuoi precetti hai destinato un trono di gloria.
Penso a questa vita fatta di tante montagne, arrampicamenti dolorosi, insidiosi, lunghi e difficili, penso alla ricerca continua di quacuno che mi parli, che mi faccia esistere, alla mia paura di rimanere sola, la stessa che colpì mia madre e mi spaventa il pensiero che non sempre mi basti Signore.
Non mi basta sapere che verrai, non mi basta sapere che sei venuto, desidero che tu rimanga con me sempre e invece, quando più ne sento il bisogno, tu scompari.
A Mosè ti sei fatto vedere di spalle, perchè non avrebbe retto a tanta bellezza, a tanto splendore, sei passato e hai lasciato la nostalgia di un evento che poi cerchi tutta la vita perchè si ripeta.
Hai fatto lo stesso con gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, e proprio quando ci stavano a prendere gusto, sì da desiderare di rimanerci per sempre sospesi in quell’angolo di paradiso, lontani dalle beghe di ogni giorno, torna tutto come prima e la quotidianità prende il sopravvento.
La voce che viene dal cielo e che ti definisce ci invita all’ ascolto.
La settimana scorsa le letture ci mettevano in guardia da chi siamo tentati di ascoltare, i mistificatori della tua Parola, oggi ci pongono davanti la voce da riconoscere .
Quella del Padre che ha a cuore la nostra salvezza.
Sapere chi sei è il presupposto per ascoltare la tua voce e trarne benefici di grazia.
Salire, ascoltare, ricordare, questo è l’itinerario quaresimale, questa è la traccia per vivere in eterno.
Anche quando saliremo con te sul Golgota, dovremo ancora tacere, ascoltare, guardare a colui che hanno trafitto, alzare gli occhi al cielo dov’è la nostra vera patria.
Signore sono qui, in questo piccolo angolo di mondo, una dei tanti per cui tu ti sei immolato.
Sono qui oppressa dalla fatica di salire e sempre salire. Chiamami in disparte Signore e fammi riposare un po’.
Lo hai detto ai tuoi apostoli dopo che li hai visti affaticati dal servizio alla tua parola prolungato nel tempo sì che non avevano più tempo neanche per mangiare.
Non scompaire ti prego, Signore, così presto, rimani ancora un po’ a tenermi compagnia.

” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)

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” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)
Signore tu non fai che ripetere cose che dovrebbero toglierci ogni preoccupazione, angoscia, turbamento.
Ci dici che sei nostro Padre, che noi siamo tuoi figli creati per amore e chiamati all’amore.
Ci dici che per te valiamo talmente tanto che per il nostro riscatto hai pagato di persona il prezzo più alto.
Ci dici che sei con noi tutti i giorni della nostra vita, che non dobbiamo temere.
Lo ripeti per 367 volte nella Bibbia, tanti quanti sono i giorni che compongono l’anno.
Signore io non so se sono normale, perchè ci sono delle volte che sperimento la verità di quello che dici, e mi sento consolata, sollevata, in momenti che chiamare drammatici è eufemistico.
E poi ci sono momenti e questo è uno di quelli, in cui ho magari meno problemi di dolore o di altro, e mi sento il cuore chiuso, stretto in una morsa, sento il peso di una vita che trascino senza entusiasmo, sento il peso di tutto e di tutti e vorrei tanto che con un colpo di bacchetta magica, il velo si sollevasse e io tornassi a vedere il cielo.
Vivere inventandosi la vita e non riuscirci, vivere senza vedere nè oasi, nè ombra in questo deserto che si stende a vista d’occhio, vivere la prospettiva di portare sopra le spalle pesi supplementari, aggiunti e non previsti, vivere sperando che arrivi presto la fine, non è vita.
Sono cose che mi piacerebbe non pensare come non vorrei mai mettere in dubbio la tua parola.
Io ti cerco Signore tu lo sai, sei la mia unica speranza, ti cerco ma non ti trovo questa sera, in questo silenzio assordante della casa che rimanda l’eco del mio lamento.
In cucina il mio sposo, sta provando a fare qualcosa ma il suo silenzio mi uccide.
Di fonte abita nostro figlio con la sua famiglia, sopra cognati e nipoti.
Ricordo quando vivevamo con la porta aperta e la nostra casa era casa di tutti e la casa di tutti era la nostra, quando non ci sentivamo mai soli, perchè c’era sempre qualcuno con cui condividere gioie e dolori della giornata.
Perchè Signore ci siamo ridotti a stare isolati, a non essere capaci di metterci in relazione con le persone che ci vivono attorno?
Questa mattina sono passata davanti alla casa di Graziella, le finestre erano tutte serrate, le serrande abbassate e mi si è stretto il cuore.
Graziella è morta e non sono potuta neanche andare al suo funerale .
Ricordo quando era bello la mattina presto incontrarla mentre andava ad aprire la Cappellina dell’Ospedale.
Era una gioia nutrirmi della sua fede incondizionata in te, della sua gioia.
Mi bastava quell’iniezione di vita per affrontare la giornata.
Di Grazielle hai cosparso il mio cammino Signore, ma oggi, te le sei riprese tutte o quasi tutte.
Mi hai lasciato sola Signore in questo deserto man mano che le mie forze diminuiscono e io ho più bisogno di santi che camminano con me.
Signore so che non posso pretendere che gli altri siano santi, che devo cominciare da me.
Ma le forze sono venute meno e io ho ancora più bisogno di forza che viene dall’alto, tu lo sai.
Mandala dai tuoi cieli santi perchè io voglio seguire i tuoi precetti e tu non puoi rinnegare le tue promesse.
Tu mi hai scelto Signore, aiutami a dire “Eccomi, io vengo a fare il tuo volere” Così sarò perfetta come tu vuoi.
Maria aiutami tu!

Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)

Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)
Il mercoledì delle Ceneri è suonato il sohfar, la tromba di guerra che ha annunciato la lotta escatologica tra il bene e il male, tra l’uomo, figlio di Dio e il demonio suo nemico.
Il sohfar era risuonato due volte durante la settimana delle ceneri, la prima attraverso il profeta Gioele che invitava gli uomini a tornare al Signore con pianti, lamenti e digiuni.
“Chissà che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione?”
Questa era la speranza del profeta.
Venerdì è stata la volta di Isaia che Dio fa parlare come tromba per scuotere, svegliare,chiamare a raccolta suo popolo.
“È forse questo il digiuno che bramo? Dice il Signore. Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie e come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio…”. Nei confronti di Dio e degli uomini
Gioele, Mosé, Isaia nella settimana delle ceneri suonano la tromba di guerra e chiamano a raccolta il popolo per implorare la misericordia di Dio. Prendendo consapevolezza del proprio peccato, raddrizzano i cuori e la mente del popolo sì che al digiuno e al pentimento corrisponda effettivamente una volontà di cambiamento radicale.
La conversione non è solo un rito una volta per tutte, ma un continuo confronto tra nostra umanità, le nostre passioni i nostri limiti e la grazia che viene dall’alto, l’aiuto che viene dal Signore.
La settimana delle ceneri quindi ci fa entrare gradualmente nel deserto dove è più facile trovarsi faccia a faccia con il nemico e testare la propria fede messa a dura prova.
Perché è necessario questo tempo di agonia, perché ritirarsi nel deserto e correre il rischio di perdere ciò che con tanta fatica abbiamo conquistato, quella piccola fede che ci aiuta nella vita quotidiana?
Gesù ci dà un grande esempio di coraggio che parte dalla fiducia incondizionata nel Padre che lo ha mandato, affidandogli una missione di estrema difficoltà, essendo egli vero uomo con tutti i limiti e le necessità e i desideri propri dell’uomo.
Ognuno si può riconoscere nell’uomo Gesù quando viene tentato dal demonio.
La ricchezza, il potere, il dominio sulle leggi della natura sono le tentazioni alle quali ogni uomo viene sottoposto dopo il Battesimo.
Come Adamo ed Eva ognuno di noi vuole sottrarsi alla dura legge della dipendenza del tutto ciò che ci limita, ci ostacola, mette in pericolo le nostre sicurezze, la nostra stessa vita.
Gesù come noi viene tentato non una volta ma sempre nella sua vita.
40 giorni sono quelli che ricordano l’attraversamento del deserto da parte del popolo d’Israele, 40 anni che indicano un periodo imperfetto non compiuto, necessario per raggiungere la terra promessa, per passare da tempo finito al tempo infinito.
I 40 anni o 40 giorni preludono all’ingresso definitivo nella casa del Padre, un ritorno alla grande attraverso le prove e il sacrificio di una vita fortemente provata.
Il Vangelo di ci indica come la lotta iniziata mercoledì delle ceneri si possa vincere e quali armi garantiscono la sconfitta del nemico.
La parola di Dio in questo combattimento all’ultimo sangue è lo strumento usato da Gesù per respingere le lusinghe del demonio, ma è anche usata dal demonio per blandire e convincere Gesù.
La parola di Dio è un’arma a doppio taglio e sembrerebbe quasi non garantire la vittoria, visto che non è esclusivo appannaggio dei cristiani.
Ma come tutte le cose che vengono da Dio devono essere usate per il fine per cui sono state dette, fatte, pensate.
La parola di Dio può dare la morte e la vita a seconda che la si usi per benedire o maledire, per obbedire o disobbedire al Padre, per cementare o rompere la relazione vitale con lui.
Il Vangelo di oggi quindi mi porta a fare due riflessioni.
1) Gesù, come ogni uomo non debella il nemico una volta per tutte perché la battaglia continua ogni giorno fino alla fine della sua vita.
2) La parola di Dio può essere usata per il bene per il male dell’uomo, a seconda di chi la usa, a seconda che l’interesse da perseguire è la vita o la morte dell’uomo, il piacere immediato o il godimento pieno della promessa.
Il sofhar suona ogni notte per me; ogni notte sono chiamata a mettermi di fronte a Dio, a cospargere di cenere la testa, a rivedere i miei comportamenti alla luce della parola e a chiedere al Signore forza, coraggio, perseveranza in questo faticoso ma entusiasmante viaggio alla volta della terra promessa.
Grazie Signore della tua parola, grazie di queste perle preziose che ogni giorno metti nel mio forziere, grazie perché la tua parola è il mio pane quotidiano.

” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)
Ho traghettato un’altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l’esempio di come si combattano certi nemici.
C’è scritto che “gli angeli lo servivano”, ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all’isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all’estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l’era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell’acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell’arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l’uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
” Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l’aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nascnderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l’ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell’inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all’alleanza che Dio strinse con l’uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all’arcobaleno che stabilì come segno dell’eterna sua misericordia, non può non venire in mente l’arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.
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“La gente subito lo riconobbe”(Mc 6,54)

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“La gente subito lo riconobbe”(Mc 6,54)

Cosa dirti o Dio che non ti abbia già detto con le parole o con il silenzio, con il trasalimento dell’anima o con lo smarrimento e la paura?
Ogni mio sentimento, ogni mio pensiero, ogni respiro, ogni lacrima,ogni dolore o gioia porta a te mio Signore.
“Questo Dio che celebro nelle mie carte, io lo vedo presente ovunque.
Lo vedo nei fiori del mio giardino,
dalla luce che sprizza sulle mie pupille,
nell’aura che m’imbalsama la vita,
lo tengo in quest’anima mia.”
(F. BACONE)
Il tema che davo ai ragazzi ogni anno e che solo quando ho smesso di insegnare ho visto realizzarsi nella mia vita…
Era bello Signore, entusiasmante scoprire tutto ciò che di bello mi circondava e che tu avevi creato.
I bambini a me affidati, i nipotini, sono stati lo strumento per accorgermi del cielo, del mare, dei fiori, della luna e delle stelle, del soffio del vento leggero….
Ogni giorno una scoperta, ogni giorno un grazie a te che avevi fatto bene ogni cosa.
Mi sentivo felice nonostante il peso del corpo che trascinavo a fatica, nonostante le notti insonni alle prese con il dolore.
Ma c’era spazio per gioire e dirti grazie da sola e con loro perchè il tanto che mi davi mi faceva dimenticare la mia vita divisa a metà tra lo spirito e la materia, tra spiragli di luce che illuminavano e azzeravano l’oscurità della notte.
Lo spazio per stupire si è sempre più ristretto e l’angoscia sta prendendo il posto dell’entusiasmo dei primi tempi.
E’ come quando le giornate si accorciano e devi accendere la luce se vuoi vedere.
La tua parola è stata sempre la mia luce, che non conosce alternanza di stagioni, ma ora si è fermata sull’inverno, freddo, sui rami scheletriti degli alberi, sullo scempio delle mie piante che mi sorridevano al mattino.
La tua parola si è fermata sul crocifisso in cui ti incontrai, compagno di viaggio insostituibile, di tanti giorni faticosi, di tante notti passate nel pianto e nel dolore.
Tu Signore camminavi con me schiodato da quella croce e la tua voce leniva il mio lamento, asciugava le mie lacrime, mi riscaldava il cuore.
Eri il Risorto, il Dio con noi, l’Emanuele di cui io ero un microscopico frammento, una piccolissima cellula del tuo corpo mistico.
E mi bastava.
Mi bastava saperti accanto, mi bastava, quando non ti vedevo, ascoltare Maria tua madre che ti rendeva presente, raccontando la storia che ci ha reso figli, amati a prescindere, figli di Dio, figli di re.
Sempre meno mi sono soffermata sul crocifisso, a collocazione provisoria come diceva don Tonino Bello.
E ora te ne sei andato. Mi hai lasciato sola come quel venerdì santo in cui si spensero tutte le luci e il tabernacolo rimase sinistramente vuoto.
Ogni anno succede, ma il trauma della prima volta che non sapevo che eri andato agli Inferi a liberare i prigionieri, sperimentando la massima distanza dal Padre, l’Inferno, mi ha segnato.
E ieri è successo di nuovo, guardando il crocifisso che è stato spostato più in basso nella parete laterale, vicino ai banchi. Ti sei mischiato tra la gente e ora non c’è più bisogno di alzare il capo per incontrarti, ora ti possiamo toccare e vedere, adorarti e pregarrti, sentirti prossimo alle nostre infermità.
Hanno messo al tuo posto sopra l’altare, il quadro di San Giuseppe nella sua bottega di falegname.
Scalzato da San Giuseppe, ti sei fatto da parte mischiandotl alla folla dei tuoi fedeli.
Ti guardavo nella tua immobilità, in quella posizione che ti contraddistingue da secoli, a braccia aperte, il capo reclinato trafitto da spine.
Ho pensato che il tempo si era fermato sul tuo dolore come sul mio, un dolore che non si misura, un dolore che supera le barriere dello spazio e del tempo e traghetta nel mistero insondabile del tuo amore.
Non voglio camminare con un Dio morto, ma risorto.
Non voglio rimanere attaccata alla croce più del tempo necessario, voglio venire con te mio Signore che non dimori nei cimiteri ma nella storia dei tuoi figli, nel mio giardino sfiorito, nel tumulto dei miei pensieri, nella paura e nello smarrimento di questa stagione senza germogli …

 

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Ti cerco

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SFOGLIANDO IL DIARIO

22 aprile 2011.
Ore 7:30.
Venerdì Santo.
“Che male che ti ho fatto popolo mio?”
“Che male che ti ho fatto mio Signore?”.
“Ho sete”.
Lo hai detto alla Samaritana, le hai chiesto acqua da bere, tu che sei la fonte della vita.
Hai rivolto la stessa richiesta dalla croce a tutti noi.. avevi ancora sete.
La tua sete non era stata placata, ma ti hanno dato una spugna imbevuta di aceto.
Anche io Signore, oggi ho sete, sete di senso, sete di vita, sete di normalità, sete di gioia, sete di amore, sete di te Signore che ti nascondi.
Dove sei Signore?
Quando ti sono venuti a prendere, tu hai chiesto “Chi cercate?”…
Lo hai chiesto a tutti e hai risposto “Eccomi, sono io quello che cercate” e ti sei consegnato senza opporre resistenza.
Io ti cerco Signore in questi giorni che la liturgia ci ripropone la tua passione e la tua morte, ti cerco ma non ti trovo.
Anche io Signore ho sete, una sete che non riesco a soddisfare con la tua Parola e la memoria di tanti tuoi benefici, né con la preghiera continua, né con l’Eucaristia, né con gli affetti.
È una sete che non si spegne, che non trova risposta che in piccoli rigagnoli di acqua.
Troppo grande è la mia sete per poter essere soddisfatta da qualche goccia che cade dal tuo altare, Signore.
Sono stanche le mie braccia di essere tese in alto… anche il passero trova la casa presso i tuoi altari, Signore.
Cosa ti ho fatto? Perché questo deserto è così infuocato e si stende a perdita d’occhio?
Non vedo all’orizzonte che una distesa di sabbia, non c’è oasi dove poter sostare, non c’è pace nè ristoro in questa mia vita di sofferenza.
Signore dove sei?
Rispondimi. Vieni presto il mio aiuto.
Sono stanca lo vedi, non sopporto più questo peso.
Solleva il fardello che grava sulle mie spalle: è troppo pesante e da troppo tempo che cammino.
Quando mia sorella era piccola io la dovevo portare in braccio; ricordo quanto mi pesava e dicevo a mia madre “Ti prego mamma portala un po’ tu, mi fanno tanto male le braccia “.
E mamma mi rispondeva “Ancora un poco ti prego, ancora un poco”.
Ricordo la fatica e il dolore.
Ero piccola, troppo piccola per sopportare quel peso che mi ha storto la schiena.
Tu Signore fai altrettanto? Non posso crederlo.
Tu non sei uomo, tu sei Dio.
Signore perché mi rispondi come mia madre?
Perchè non attenui questo calvario?
Signore mio Dio tu sai, tu vedi, tu conosci.
Al dolore si è aggiunto e sovrapposto lo scoraggiamento, il tuo silenzio Signore.
Il silenzio non lo sopporto, lo sai.
Dimmi qualcosa di prego, parlami come tu sai fare, non mi lasciare sola a combattere una battaglia così feroce.
Ti prego Signore io ti cerco, non per ucciderti, ti cerco perché ho sete ti cerco perché solo tu puoi aiutarmi, solo tu Signore.
Non conosco nessuno che possa lenire questa sofferenza, non so dove cercare.
Signore sono venuta in chiesa ogni giorno con un atto di volontà, ti ho ti ho cercato nel tempio, ti ho cercato nella preghiera, ti ho cercato nell’Eucaristia, ti ho cercato nella nella tua Parola.
Ti ho cercato nei fratelli, cercato nelle medicine, nei medici, nei miei diari, sfoghi notturni di tanto patire.
Cerco te Gesù il Nazareno, Gesù figlio di Dio, Gesù il Salvatore, il Redentore morto e risorto per noi.
Cerco te, proprio te Signore, ma non per ucciderti.
Ti prego non fuggire via, non nasconderti, non permettere che tocchi il fondo del calice amaro dell’impotenza della preghiera, dell’inferno come somma distanza da te, non permettere che io vada ancora più giù Signore, perché sento che vengono meno le forze.
Signore mio Dio io cado, io precipito, io muoio.
Maria madre dolcissima a te mi rivolgo perché tu solo puoi aiutarmi a dare forza alle mie parole e presentarle al Signore sfrondate da ogni eccesso.
Tu sola Maria puoi portarmi Gesù, puoi portarmi davanti a Lui.
Non so cosa chiederti ma tu sei madre, madre purissima, madre castissima, madre senza peccato, madre di Dio e madre nostra, tu madre consigliami, assistimi, fammi tornare a casa.
Ore 9
Lodi in chiesa a San Giuseppe.
Con Giovanni abbiamo contemplato e fotografato l’altare spoglio e il tabernacolo vuoto..
Davanti all’altare della reposizione ho sentito una presenza.

 

La Sua presenza.