“Non sono venuto a portare la pace ma la spada”.(Mt 10,34)

“Non sono venuto a portare la pace ma la spada”.(Mt 10,34)

Parole incomprensibili questa mattina a prima vista.
Ma se con un ragionamento si riesce a ricondurre tutto ciò al tuo amore, pur essendo lontana questa parola dalla mia quotidianità, da Gianni mio marito che sta aspettando come un bambino che gli parli, che gli dia retta, che lo faccia sentire meno solo mentre io mi voglio fermare un po’ di più davanti a te Signore perchè la tua parola mi penetri come spada a doppio taglio e mi susciti pensieri di vita.
Certo che tu questa mattina parli della radicalità della scelta e che dobbiamo mettere te al primo posto senza che nessun amore umano ce lo impedisca.
Amare te Signore è bello, è facile, perché tu sei buono, amabile, perfetto.
Ti amo Signore mia forza, mio canto, mia potente salvezza.
Ti amo anche quando non capisco i tuoi tempi, quando mi sento con l’acqua alla gola e sto per soffocare.
Tu conosci il mio cuore Signore e forse tra poco mi dimostrerai che non è vero, perché se ti amassi, amerei tutti i tuoi figli, i miei fratelli, nella stessa misura, perché sono tuoi, gregge del suo pascolo.
Non è inusuale che nel vangelo ci siano affermazioni che si contraddicono.
Uno più uno non fa sempre due per te, perché il vangelo non è applicazione di regole matematiche, ma frutto di scienza e conoscenza del cuore.
Quando sei nato gli angeli hanno cantato: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace agli uomini di buona volontà”.
Quando sei apparso dopo la resurrezione hai dato la pace ai tuoi discepoli e il potere di perdonare i peccati.
Ma anche quando li hai mandati a due a due ad annunciare il vangelo hai raccomandato di portare ad ogni casa la pace.
Eppure oggi dici che sei venuto a portare la spada, la guerra, la divisione.
Che vuol dire?
Sei tu che ci dividi o noi ci dividiamo da te, quando quello che ci dici non ci piace, quando ci allontaniamo dai tuoi precetti, quando li prendiamo alla lettera e non ne cogliamo lo spirito?
La divisione non è nei tuoi programmi, perchè hai pregato così il Padre: “Prego Che siano una sola cosa con me e con te che mi hai mandato”.
Tu ci hai chiamato all’unità, tu sei venuto per riconciliare a te il mondo e di due fare un popolo solo.
Tu sei venuto a insegnarci l’amore, l’unico strumento capace di realizzare questo straordinario progetto di unità salvaguardando e valorizzando le differenze di ognuno.
In te si ricongiungono tutte le tue sorgenti Signore.
“Chi non è con me contro di me”.
Quando creasti il mondo hai diviso le tenebre dalla luce e non possiamo dimenticare quanto sia importante dividere il bene dal male.
Bisogna scegliere se aggrapparci a puntelli traballanti che oggi ci sono e domani il vento porta via o rimanere attaccati alla rupe che non crolla, a te Signore.
Nel tuo cuore ritroveremo il padre e la madre, il fratello e lo sposo, il figlio che abbiamo messo al secondo posto dopo di te e li ameremo davvero di più, traendo vita dall’amore purificato dal tuo sangue innocente.
Accogliere i tuoi discepoli come se fossi tu…
E quelli che non lo sono o si comportano male?
Penso ai tuoi più stretti collaboratori, ai tuoi ministri e mi chiedo se per loro ho un cuore disponibile all’ascolto e all’amore o passo il tempo a giudicare quello fanno…

“Chi accoglie voi accoglie me”.(Mt 10,40)
Perdonami Signore quando non riesco a fare comunione con i miei fratelli, tienimi lontano da tutto ciò che non ti appartiene.

” Un solo Dio padre di tutti”.(Ef 4,6)

” Un solo Dio padre di tutti”.(Ef 4,6)
Oggi con un atto di volontà sono andata a messa, ieri si parlava del fuoco, della divisione.
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, ma divisione”.
Certo le parole di Gesù sono destabilizzanti e da un po’ di tempo le recepisce solo la mia testa più che il mio cuore.
Questa cosa mi dispiace molto.
E come se avessi perso l’intimità con Lui.
Anche il vangelo di oggi parla al mio cervello, perché Gesù rimprovera chi non legge i segni dei tempi, quando invece da una nuvola o dal colore del cielo capiamo che tempo farà.
L’invito alla conversione è ribadito.
“Guarda di accordarti con il tuo avversario, prima di presentarti al giudice”.
Mi ha colpito come il il mio messalino abbia interpretato la parola ” avversario “.
A volte siamo noi avversari di noi stessi e dobbiamo riconciliarci, prima che con gli altri, con questo avversario interno che ci fa agire per il la nostra infelicità, che ci schiavizza.
In un passo della Bibbia leggiamo: “Lasciatevi riconciliare da Dio!”
Non noi ma Dio si vuole riconciliare con noi. Ma noi pensiamo di essere troppo cattivi per essere meritevoli della sua misericordia.
Ecco perché quando più pecchiamo, più ci allontaniamo da lui.
Non è un caso che, quando ci comportiamo male consapevolmente, quando cadiamo vittime dei nostri comportamenti sbagliati, diventandone schiavi, evitiamo di guardare in faccia la gente e diventiamo misantropi, a meno di trovare compagni di merende con cui gozzovigliare alla faccia di chi ci vuole male.
Ma una volta rimasti soli, il complesso di colpa ci schiaccia e per non pensare, continuiamo a stordirci di cattive azioni sempre più precipitando nel baratro.
Dio si vuole riconciliare con noi, sta alla finestra ad aspettarci o alla porta in attesa che gli apriamo.
Quando ci decideremo a mostrarci a lui così come siamo?
“Un solo Dio è padre di tutti” è scritto sul calendario liturgico.
Il papà di tutti i papà, come sono solita chiamarlo quando sto con i bambini.
Io ho avuto un padre solo negli ultimissimi anni della sua esistenza, quando ho deciso di prendermi cura di lui.
Solo allora l’ho ritrovato, ci siamo ritrovati.
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno” disse Giovanni in piena crisi d’asma.
Forse devo abbracciare Antonietta perché sia possibile l’abbraccio di Dio, il papà di tutti i papà, mio Padre, mio Creatore, mio Salvatore.
Maria tu vedi, tu vigili, tu preghi.
Grazie madre perché le tue mani giunte sono la mia forza.

Predestinazione ?

“Il Signore, il Signore Dio misericordioso”(Es 34, 6)

Leggendo il Vangelo e la spiegazione della parabola del grano e della zizzania, non sembra che Dio sia così tanto misericordioso se il mondo è diviso in buoni e cattivi.
Nasciamo figli di Dio o del demonio, vale a dire che il nostro destino è segnato a prendere alla lettera quanto troviamo scritto.
Questa cosa mi sconcerta non poco a meno che i figli del demonio non siano angeli decaduti travestiti da uomini, che siano potenze del male mischiate a noi per toglierci la pace e farci dannare.
A questo punto viene da chiedermi se c’è speranza per i peccatori incalliti e quanto valgano le nostre preghiere, il nostro servizio al vangelo.
L’unica cosa che in questo momento mi viene in mente è un fermo immagine che mostra come le cose sono accadute, accadono e accadranno.
Un po’ come l’Apocalisse di S.Giovanni.
Dio non vive nello spazio e nel tempo e tutto è chiaro davanti a lui.
Non ha bisogno di ricordare nè di prevedere.
Lui legge la storia, ha davanti il libro della vita e della morte e non può che dire quello che vede.
A me piacerebbe che l’inferno fosse vuoto, mi piacerebbe pensare che non ci sono figli delle tenebre, ma non posso illudermi perchè Dio ha parlato e non mente.
Voglio continuare a lottare perchè la zizzania non soffochi il grano buono, che la divisione all’interno delle famiglie venga meno e i genitori insegnino ai figli a fare la pace.
Dio ha affidato a noi la parola di riconciliazione.
L’arcobaleno sarà il segno di una vita riconciliata, come lo fu per Noè, come è per ogni esperienza vissuta con Dio che ci vede salvi, anche quando acque impetuose ci travolgono
Aiutaci Signore a rimanere saldi nella fede, donaci le armi della luce per combattere i tuoi nemici.

Istruzioni per l’uso

ad054-ges25c325b92bpane2bdi2bvita

Gesù gli ordinò severamente.” Taci! esci da lui!”(Mc 1,25)

Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l’ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all’esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.
In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che l’ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell’esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.
Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l’unica clausola di non mangiare dei frutti dell’albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l’uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d’azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l’autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l’uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto” giocondo”
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

Benedire e non maledire

 

f25a9-729362471

“Non lamentatevi”(Gc 5,9)

E’ una parola, non lamentarsi quando non c’è una cosa che vada nel verso giusto, quando le forze ti abbandonano e la pazienza la devi cercare con il lanternino.
Io sono una che in genere sopporta tutto, una buona incassatrice e ce ne vuole per farmi perdere le staffe. Diciamo che non sono una maldicente, che mi fido delle persone, che le mie sfuriate durano il tempo che trovano.
Trovo una scusante per tutti, rimettendomi continuamente in discussione.
Sono una donna pacifica e, se ho perso delle amicizie, è perché non permetto a nessuno di parlare male di persone che non sono presenti.
E invece ho capito, ho visto, ho constatato che maledire è più comodo che benedire, che la materia prima di ogni incontro, relazione pubblica o privata è cercare ciò che non va, non funziona, che si deve cambiare, che si deve rottamare, che si deve sostituire.
Siamo ogni giorno spettatori di tutto questo, amplificato dai mass media.
C’è Giovanni il mio nipotino ormai quattordicenne che passa il tempo a chattare con i suoi amici astraendosi dal mondo. Gli ho chiesto di cosa parlano e mi ha risposto che stanno sempre a litigare e pare ci provino gusto a tirare in mezzo il Padreterno per potersi sfogare con qualcuno che non si può difendere, che non c’è, che non esiste.
Giovanni fa del suo meglio per mettere pace ma è tempo perso.
Lui in genere non si lamenta, mette dentro come la nonna e penso che questo non faccia bene a nessuno.
Da piccolo gli avevo insegnato a cercare ogni giorno ” gli scintillanti” schegge di luce che azzerano il buio, il negativo di certe giornate, che ti fanno sentire la gioia di avere un Dio vicino che si prende cura di te e di tutti.
Ma la crescita comporta cambiamenti imprevisti e se sei ancora un giovane virgulto è facile che il vento ti muova e ti faccia cambiare posizione se non sei ancorato ad una canna, ad un sostegno che ti mantiene in equilibrio.
In questo un ruolo fondamentale ce l’ha la famiglia che non smette di assolvere al suo compito anche quando i figli si sposano.
E questo vale anche per i nonni che devono trasmettere alle nuove generazioni come si possa vivere senza lamentarsi, dire male, maledire, odiare chicchessia , a partire dal proprio coniuge.
Sembra fatto apposta. La persona di cui ci lamentiamo di più è in genere quella che abbiamo sposato e siamo sempre tentati di guardare le cose che non vanno che quelle che vanno.
Tra amiche e tra amici il nostro argomento preferito, il bersaglio dei nostri strali in genere è lui o lei anche se diciamo di amarlo/a.
Ai figli e ai nipoti trasmettiamo una cultura di divisione, di negatività che poi si ripercuoterà sulle loro relazioni future.
” L’uomo non divida ciò che Dio ha unito” dice Gesù e noi pensiamo subito al divorzio, ai matrimoni usciti male, alle violenze di tutti i tipi che si consumano all’interno delle famiglie.
A nessuno viene in mente che all’origine di ogni separazione, divorzio c’è la maldicenza, l’incapacità di cercare il bene nell’altro, “gli scintillanti” che sviluppano i negativi delle istantanee della nostra quotidianità.
Quattro gesti di tenerezza aiutano a sopravvivere ha detto mons. Rocchetta che a Perugia ha creato una clinica per coppie in difficoltà dove la medicina è solo la Parola di Dio e gli infermieri altre coppie che ne sperimentano la potenza nelle difficoltà e nelle tempeste della vita sotto la sua direzione spirituale.
Queste coppie ogni anno rinnovano il loro sì alla tenerezza e la clinica si chiama” Casa della tenerezza” che la dice lunga su ciò che lì vi trovi.
“Non lamentatevi” dice san Giacomo ricordando la pazienza dei profeti che parlavano nel nome del Signore, ricco di misericordia e di compassione.
Quella che ci manca è quindi la pazienza. Gesù l’imparò dalle cose che patì. A noi è chiesto di fare altrettanto benedicendo anche e soprattutto le persone che ci fanno del male.
Il cancro della divisione si sconfigge con un
“Permesso?”
“Grazie!”
“Scusa!”.