“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

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Appartenenza

” Il Signore ti ha scelto per essere il suo popolo (Dt 7,6)
Mi chiedo perchè io stia scrivendo, facendo uno sforzo sovrumano, quando in fondo ciò che era importante e che è importante finalmente l’ho capito e il cuore mi si è riempito di gratitudine, di tenerezza, di amore.
Ogni volta che ho letto il passo del Deuteronomio che la liturgia ci propone nel giorno della festa del Sacro Cuore di Gesù, mi sono sempre commossa e ho fatto mie le parole relative alla scelta, al popolo particolare, all’appartenenza di ognuno di noi a Dio.
Ma il mistero della sofferenza continuava a rimanere insoluto, perché, se sei malato o sfigato, significa che Dio ti ha scelto, ti vuole bene, perchè con il tuo dolore, con le tue sofferenze vuole farci qualcosa di speciale che in fondo è salvare le anime lontane da Lui.
Ti chiama a collaborare Dio, quando e specialmente se stai male, perchè sei associata alla passione di Cristo, diventi intima a Lui, una sola cosa, sì che il tuo dolore diventa il suo dolore, la tua pena la sua pena.
Quando riesci a connettere e il dolore non ti strazia la mente oltre che il corpo, puoi anche gioire di questa straordinaria occasione di fare comunione nientemeno che con Dio, averlo compagno di letto, di stanza, di cella.
Ma arriva il momento che questa beatitudine diventa una condanna, quando la prova si prolunga più del dovuto e la croce è tutt’altro che a collocazione provvisoria.
Vorresti fuggire portandoti dietro un siffatto compagno, fuggire dal dolore quotidiano, fuggire dal corpo, dormire un sonno senza sogni, senza più svegliarti, tanto stai male, tanto il dolore ha corroso tutte le tue ossa e ti si è attaccato ai nervi, ai muscoli, alla pelle, a tutto.
Il cuore continua a battere, il cuore dice che sei viva, il cuore ti dice che Dio non ha finito di parlarti, di scriverti lettere d’amore.
Ti giri e ti rigiri nel letto, la lava scende copiosa sulle tue spalle, la ferita al seno per il recente intervento ti fa male, la spalla è bloccata, i piedi sono avvolti da filo spinato incandescente.
Eppure avevo ricominciato a dormire dal lunedì di Pasqua dopo mesi, anni di questo calvario, dormire come dormono gli uomini, gli esseri umani alla fine della giornata.
Tre mesi di antivirale con il criterio ” ab iuvantibus” associato alla noveva a San Giuseppe, aveva compiuto il miracolo.
Ma il risveglio mi riproponeva tutti i problemi accantonati in queste notti di tregua.
Purtroppo quando dormi non puoi gioire dello star bene, nè del non avere dolore, perchè si riprende a leggere da dove avevi lasciato il segno, appena ti svegli.
Dio ti sceglie, Dio ti ama.
Continuavo e continuo a ripetermi le parole che i mie amici mi dicono per sollevare la pena.
Ma che amore è questo che ti fa soffrire in questo modo?
Questa mattina, anzi questa notte ripensavo al privilegio che avevano i malati per mia madre.
Mia sorella per prima che ha avuto la poliomelite, poi mio fratello che la faceva disperare perchè non mangiava e poi la sorella più piccola nata con tanti problemi.
Mia madre, mi sembrava che volesse bene solo a loro, perché di me si serviva per essere aiutata nelle faccende domestiche e per essere sostituita nella gestione della casa quando era al lavoro o lontana.
Una volta sposata, mi sono presa la rivincita e per 15 anni dovette occuparsi a tempo pieno di me e di tutta la mia famiglia fino a quando divenni un po’ più autonoma.
Mia madre mi teneva sul palmo della mano, ora me ne sono resa conto, e di me si vantava e mi proponeva come modello di figlia perfetta anche se sfortunata.
Noi vediamo le cose in modo frammentario e distorto a seconda della distanza e della posizione.
Sempre una parte, mai il tutto che ti appare più chiaro man mano che te ne allontani.
Così mi sono riconciliata con mia madre, purtroppo dopo la morte e prego perchè goda finalmente nel riposo di Dio.
Oggi è la festa del cuore di Gesù.
Il cuore è il luogo dei sentimenti, delle passioni, dei ricordi, delle scelte, il terzo occhio come lo chiama Giovanni.
Questa mattina leggendo il passo che la liturgia ci propone, non ho potuto fare a meno di pensare alle scelte di Dio.
E mi è venuto in mente che non ti sceglie perchè ti vuol dare la croce, ma perchè vuole aiutarti a portarla.
Ti sceglie perchè sei bisognoso d’aiuto, perchè da solo non ce la faresti mai ad arrivare, ti sceglie perchè ha un cuore di madre e di padre, ti sceglie perchè sei affaticato e oppresso e gli dispiace e ti chiama, ogni volta che ti allontani da Lui.
“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi darò ristoro”.
Quanta sete Signore in questo deserto, quanto silenzio, quanta desolazione!
Tu ci vedi, tu ascolti il nostro lamento, tu vedi, tu provvedi

Il Corpo di Cristo

Questo è il mio corpo (Mt 26,26)
Oggi ripenso alla messa alla quale ho partecipato ieri sera nella Chiesa di San Giovanni e San Benedetto , in un’adorabile baraonda, uno spaccato della vita di quella comunità, tutto in quello spazio benedetto dal Signore.
Ad officiare la messa don Massimo e don Andrea vice rettore del seminario, assistito dal diacono, dall’accolito, da tre seminaristi venuti per fare la loro testimonianza e da qualche chierichetto preso tra i bambini. Sull’altare trenta sedie per i bambini che oggi faranno la prima comunione ma anche tutto l’occorrente per il battesimo della piccola Erica.
La chiesa non era piena proprio perchè mancavano i bambini che oggi avrebbero festeggiato il loro incontro con Gesù, e i loro genitori.
Ai primi banchi gli scout, ma non tutti, perchè molti erano fuori della chiesa a vendere le piantine per la festa della mamma di oggi per autofinanziarsi e poi quelli che c’erano erano distratti da un continuo e convulso andirivieni dei grandi, compreso il sacerdote che è scomparso durante le letture della Parola di Dio.
Vicino avevo una mamma che si stringeva al petto il suo bambino bianchissimo, pelato e con la mascherina. Anche lei poi l’ho vista andarsene di corsa.
Gli invitati al battesimo della piccola Erica si distinguevano per i vestiti eleganti, velati, o troppo lunghi o troppo corti.
I lupetti che mi stavano davanti, tra cui Emanuele, il mio nipotino/one continuava con il suo compagno a farsi gli scherzi.
Mio figlio vestito come un accattone, ma quella è la divisa scout come si riduce dopo un campo, accompagnava la celebrazione con il suono della chitarra e con i canti contravenendo in maniera vistosa alle raccomandazioni del seminarista che aveva chiesto solo canti liturgici.
Ma lui ci gode a fare i dispetti, ci ha sempre goduto da quando era piccolo. Io cercavo invano Monia la moglie e Giovanni l’altro mio nipote più grande perchè, nonostante mi abitino di fronte non li vedo mai.
Per questo mi trovavo a quella messa. Giovanni poi ho saputo che era a fare attività fuori e lei, responsabile dei grandi, è arrivata a messa quasi finita con la faccia stravolta.
C’era tutto che non quadrava in quella celebrazione, nonostante il vangelo esordisse con le parole di Gesù” Non sia turbato il vostro cuore” la terza volta questa settimana.
Mi sembravano tutti turbati in verità ad eccezione del gruppo degli invitati al Battesimo, mamma, papà, padrini e nonni e fotografi, zii e zie e qualche amico.
Io con la sedia a rotelle guardavo quell’angolo di mondo confuso e mi interrogavo.
Il viavai delle persone è diventato sempre più convulso davanti a me che ero nelle prime file tra i capi scout, animatori della messa, per vederci meglio.
Pensavo che avere figli che ti abitano di fronte non ti assicura la loro presenza nè tu puoi più facilmente entrare nelle loro storie.
Devi decidere di andare a trovarli nel luogo dove fanno servizio, nella chiesa di pietre vive innestata a Cristo.
Si sa che quando fai una casa i mattoni non sempre combaciano alla perfezione ma se hai fatto bene le fondamenta la casa non crolla.
Così quando don Massimo ha detto ” Questo è il mio corpo” con le lacrime agli occhi, sollevando l’ostia, ho guardato questo spaccato di umanità e ho pensato alle parole di Gesù” Non sia turbato il vostro cuore.”
Era morto poco prima dellinizio della messa, un piccolo ospite di 9 anni dell’appartamento annesso alla chiesa, dove vengono accolte le famiglie con bambini malati o in difficoltà, mi aveva sussurrato all’orecchio mio figlio.
A nove anni morire di leucemia è un colpo al cuore, specie se di quel bimbo si prende cura l’intera comunità.
Tanti forse ne ha il bimbo con la mascherina che la mamma teneva stretto al cuore…
Pensavo all’applauso dopo il battesimo della piccola Erica quando don Massimo l’ha sollevata in alto per mostrarcela con il suo nuovo immacolato vestitino bianco che lui le aveva messo .
Morte e vita si sono intrecciate in questa celebrazione eucaristica dove abbiamo annunciato la morte del Signore e proclamato la sua resurrezione in attesa dalla sua venuta.
” Non sia turbato il vostro cuore” ..così cominciava il Vangelo