RINASCERE DALL’ALTO

“Tutti furono colmati di Spirito Santo”(At 4,31)

Mi chiedo questa mattina cosa mi vuoi dire di nuovo, rispetto alle cose che ho già ampiamente meditato, sperimentato, conosciuto.
Nicodemo, nel suo colloquio notturno con te, esordisce dicendo: “Noi sappiamo” in cui c’è la presunzione di conoscere la verità. Forse anche io ho questa presunzione perché conosco anche la tua risposta e faccio continua esperienza di cosa significhi lasciarsi guidare dal tuo Spirito.
Ma questa mattina il dolore alla spalla è più forte e m’impedisce di andare oltre, di vedere quello che ieri non vedevo, di crescere nella fede, nell’amore, nella speranza.
Il dolore mi perseguita Signore, tu lo sai. E’ il mio compagno di viaggio, inseparabile aguzzino, da cui non riesco a liberarmi.
A volte spero che si distragga e fuggo letteralmente, sperando di lasciarlo a casa, senza che se ne accorga, ma lui mi insegue e non mi dà tregua. Giorno e notte.
Tu lo sai Signore che, se da un lato tutto questo mi avvicina a te , nella preghiera, nella comunione con tutti i tuoi figli segnati dal peccato originale, dall’altro provo la nausea per questo stato di sofferenza continua.
Quando sto così non ho voglia, né forza di pregare e l’unica cosa che mi viene da dire è ” Signore liberami da questo persecutore!” Ma è proprio vero che la sofferenza e solo quella ci fa fare esperienza di te, della tua bontà, della tua misericordia, del tuo grande amore per noi?
E la gioia?
Perché Signore le gioie sono così poche rispetto alle tante morti che dobbiamo subire o accettare o offrire?
Non credo che sia tu il mio persecutore, anzi sono certa che la conseguenza del peccato è ricaduta su di me .
C’è qualche anima che soffre in attesa di essere liberata e io, per quello che ho capito, devo unirmi a te nella passione perché sia liberata e così risorgere a vita nuova.
Tu sei risorto Signore e cammini con noi, soffri con noi, ti sacrifichi con noi, perché non si perda nessuno dei tuoi figli.
Un Dio che soffre sembra un paradosso, perché con la Pasqua sembrerebbe che la storia è conclusa con ” tutti vissero felici e contenti”.
Invece adesso è il tempo dello Spirito, il tempo in cui le conseguenze del tuo sacrificio le sperimentiamo nel dolore, nella lotta, nella tribolazione, nella persecuzione, quando chiediamo a te tutto ciò che ci manca per non soccombere ai nemici, per liberare i prigionieri, per vincere definitivamente la morte e tornare nel tuo giardino.
Signore aiutami a vivere ogni momento pensando che non sono sola in questa battaglia di liberazione e che la parte più onerosa, più difficile, impossibile all’uomo la fai tu.
Aiutami Maria a non dimenticare che siamo tempio dello Spirito che non può essere distrutto da nessuno, se Gesù è venuto ad abitarci.

Ascolta e perdona

” Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?”( 1Re 8,27)

“Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. ASCOLTALI DAL LUOGO DELLA TUA DIMORA, DAL CIELO; ASCOLTA E PERDONA” ( 1Re 8,30)
Queste sono le parole che mi hanno colpito da sempre, quando mi imbatto nella preghiera di Salomone che mi ha sempre affascinato per la sua estrema attualità, sincerità, purezza, essenzialità.
Ma oggi, ed è questo il miracolo di un Dio che non si ripete, ma pian piano alza il velo e ti porta attraverso la preghiera, l’ascolto della sua parola ad una più intima conoscenza di Lui… Ma oggi, dicevo, mi ha colpito non la conclusione ma l’inizio della preghiera.
“Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, nè lassù nei cieli nè quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore” (1 Re 8, 23).
“La preghiera è pensare a Gesù amandolo” dice p. De Foucauld
Noi non sappiamo, io non so pregare, mi sono detta, perchè le mie preghiere raramente cominciano con un canto di lode a Dio.
La gratitudine per tanti suoi benefici, il riconoscergli la fedeltà e la misericordia in un’alleanza squilibrata dove la fedeltà poggia non su di noi, ma su Cristo redentore e salvatore, in cui siamo stati innestati con il Battesimo eravamo troppo piccoli per capirlo, quando il Dono ci è stato recapitato e non abbiamo avuto nessuno che ce lo ricordasse o ci aiutasse a rendere efficace questo innesto.
Io mi definisco una donna di preghiera non tanto per i miei meriti che non sono nulla, ma per Sua grazia.
La situazione di estrema precarietà che con il tempo è diventata umanamente ingestibile si è trasformata in occasione d’incontro con Lui a cui chiedo consiglio, aiuto, benedizioni e ogni cosa che contribuisca a farmi stare bene, aumentando la mia fede e togliendomi la paura, le paure.
E di paure ne ho tante, anche se cerco di tacitarle con un sorriso, con una distrazione non proprio canonica, paure che all’improvviso mi sorprendono emergendo dal fondo di abissi che pensavo esplorati.
Uno il coraggio non se lo può dare, disse don Abbondio al Cardinale Federico Borromneo che lo redarguiva perchè aveva fatto di testa sua senza chiedere consiglio al suo superiore.
“Quegli occhi li ho visti io!…io…io..”
Cosa dire di questo povero diavolo che non aveva l’abitudine di alzare gli occhi al cielo in caso di necessità, ma di contare solo sulle sue forze?
Anche il cardinale , di fronte a questa affermazione che esce dal cuore si ridimensiona, scende dal suo piedistallo critico e diventa olio di tenerezza, balsamo di guarigione.
La preghiera è il respiro dell’anima ho letto da qualche parte e noi sappiamo che anche il respiro a volte ci manca, specie nelle salite, negli sforzi, ed è allora che la preghiera deve passare attraverso un canale non umano ma divino, il canale dello Spirito che soffia se tieni aperto il cuore.
Ma sempre ricado nella preghiera di richiesta, dando per scontato che Dio mi ascolta, che tiene a me, che mi aiuterà perchè è un Dio che mantiene fede all’alleanza e non si tira indietro e non si formalizza se non gli facciamo i salamelecchi prima di chiedergli qualcosa.
Ma la lettura di oggi mi ha fatto bene perchè mi ha ricordato che quando non ho dato per scontato nulla e ho cominciato, partendo da Lui e non da me, non ho avuto bisogno di chiedere perchè avevo già ottenuto.
In fondo, se ben ci pensiamo, la preghiera è come un incontro tra due innamorati che si dicono le cose più belle del mondo l’uno dell’altro, dando valore massimo alla persona che hanno di fronte.
E’ l’amore che muove tutte le cose e Dio è Amore, eterno, infinito, uno e distinto, trascendente, fedele.
Quattro gesti di tenerezza aiutano a sopravvivere è scritto in un libro. Alle coppie di sposi si raccomanda di non dimenticare ogni giorno di dire al coniuge quanto vale per noi.
E con Dio non dovrebbe essere lo stesso ?
La differenza la fa il fatto che senza di Lui la memoria si offusca e la pigrizia, la consuetudine ci fanno dimenticare la meraviglia dell’inizio.
Il nostro Dio non ci chiede quello che non gli possiamo dare ma di dare ciò che gratuitamente lui provvede ogni giorno a darci e dirci.
” Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato!”

“Con quale autorità fai queste cose?”(Mt 21,23)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

14 dicembre 2015
lunedì della III settimana di Avvento
ore 7.15

“Con quale autorità fai queste cose?”(Mt 21,23)san Ma

Te lo chiesero scribi e farisei quando rovesciasti i banchi dei cambiavalute nel tempio e mandasti all’aria tutto ciò che era ormai consuetudine ritenere giusto e scontato.
Oggi non mi viene da chiederti con quale autorità sconvolgi la mia vita, mi fai cambiare direzione, mandi all’aria i miei progetti, mi rimetti continuamente in discussione.
Non te lo chiedo Signore perchè so che tu agisci per il mio bene che non vedo in questo momento ma che credo sia l’unico che mi può salvare.
Del mio tempio tu vuoi fare una casa di preghiera dove due o più si riuniscono nel tuo nome.
Molto spesso mi sento sola Signore in questa battaglia senza esclusione di colpi.
Il nemico ne inventa una ogni giorno e mi attacca lì dove sono più vulnerabile o dove e quando non me lo aspetto.
Ma io porto impresso nel mio corpo il tuo sigillo, porto il tuo nome Signore Dio degli eserciti e non voglio e non posso e non devo temere l’assalto degli arroganti, le loro trame di morte.
Tu sei il mio Salvatore Signore, e io aspetto che si compia su di me la tua volontà, la tua promessa di esserti sposa per sempre.
Voglio crederlo Signore anche se questo periodo di fidanzamento è turbato dalla mia incapacità di rimanere nel tuo amore, dal mio desiderio di cercare altrove ciò che per un poco e solo per un poco mi schioda dalla croce, dove sembra tu abbia costruito per me una casa per strare a me più vicino.
A volte mi viene da pensare che questa intimità che tu cerchi è solo condivisione di dolore e di morte.
A volte mi viene da dire che non è giusto che tu venga a visitarmi solo quando sto male e che vorrei essere invitata qualche volta a mangiare con te insieme a prostitute e peccatori.
E poi mi pento di averlo solo pensato perchè cosa dire della messa quotidiana in cui mi dai tutto ciò che mi serve per vivere al meglio l’amore ?
Cosa dirti Signore, questa mattina, che non ti abbia già detto?
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, quando del tuo tempio ho fatto mercato, una spelonca di ladri.
Tutto è tuo Signore e io non lo sapevo!
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio perchè le tue benedizioni entrano rompendo i vetri.
Il cieco che tu hai guarito con del fango misto a saliva messo sugli occhi, sicuramente non avrebbe sentito la necessità di lavarsi, di purificarsi se tu non avessi rincarato la dose.
Io ero un osso duro, lo confesso, corazzata contro chiunque avesse tentato di entrare nella fortezza che mi ero costruita per non vedere, per non sentire, per non soffrire ancora di più.
Quanti anni passati a difendermi da te, dalla croce, dalle croci di cui il mio cammino era cosparso!
Tu Signore hai permesso che vagassi nel deserto, che sperimentassi il morso di serpenti velenosi, che soffrissi la fame, la sete, il freddo di notte, il caldo di giorno, la fatica dell’andare, senza orizzonte, senza meta.
L’hai permesso Signore perchè volevi mandare all’aria tutti quegli strumenti che io usavo per la mia gloria per il mio tornaconto, per l’io cresciuto a dismisura in anni di lotta titanica contro un invisibile nemico.
Quanta superbia Signore, quante cose sbagliate nella mia vita!
Eppure tu non ti stanchi di tornare all’attacco per conquistare definitivamente il mio cuore.
Un giorno ti vedrò mio Signore, rivestito di gloria e di splendore e mi farai tua sposa per sempre condividendo con me solo gioia, solo pace, sole senza tramonto nella casa che sarà la tua casa e casa di tutte le genti, perchè insieme proclameremo il tuo nome e ci prostreremo alla tua presenza.

PERFEZIONE

SFOGLIANDO IL DIARIO…

15 giugno 2010
Meditazioni sulla liturgia di
martedì dell’XI settimana del Tempo Ordinario

“Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli. ..Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.(Mt 5,43-48)

La vita Signore sembra, a leggere il Vangelo, ridursi solo ad uno scambio reciproco di favori, un donare agli altri ciò che hai di più caro, un perdersi per ritrovarsi, uno sciogliersi come il sale nell’acqua, un disperdersi e diffondersi come la luce, un morire, un annientamento graduale di sé stessi per far spazio all’altro e all’Oltre.
Sono parole belle Signore, parole che sento, sperimento vere.
Quante volte un gesto gratuito di amore mi ha fatto risorgere, ha dato senso al mio andare, senso alla fatica, senso al dolore, al sacrificio, mi ha riempito di gioia, di gratitudine, di luce, di eternità.
Eppure Signore molto spesso l’amore non sembra essere tanto importante, specie quando il dolore, la sofferenza fisica non dà tregua come questa notte, come questa mattina.
Un dolore che non è di un momento ma dura per ore, per giorni una malattia che mi impedisce di fare sempre meno cose, una malattia che sembra una carica ad orologeria, che più passa il tempo e più percepisci la fine.
Tu continui a parlare di amore, perfezione e io voglio ascoltarti, pendo dalle tue labbra Signore.
In questo tempo sei solo tu che ti prendi cura di me totalmente.
Sei tu che mi fai esistere e mi sembra che tu sia il mio unico interlocutore.
Non c’è più nessuno che mi chieda come sto, che mi faccia gli auguri il giorno dell’onomastico, del compleanno con accadeva un tempo, non c’è nessuno che si ponga il problema della mia salute perché è scontato che stia male, è scontato che di questo male non si muore e che io me la so cavare benissimo da sola.
Alla gente interesserebbe solo se questa malattia portasse alla morte.
Ci si preoccupa solo di questo oggi, perché la morte fa paura.
Ogni notte tu mi chiami a morire Signore, cedere, consegnare un pezzetto di me, della mia agilità, efficienza, intelligenza, memoria, funzione.
Ogni notte.
A volte mi rispondi con un segno che mi conforta e mi rassicura che tu sei con me, che non mi hai mai lasciata.
A volte la mia preghiera torna con l’eco e batte su un muro che rimanda indietro le mie parole.
Mi chiedo, quando me lo chiedo, cosa serva pregare se poi il dolore è sempre così grande..
Come ieri notte… Come questa notte…
Tu parli oggi di perdono, di amore per i nemici e io sono qui a combattere con un dolore alle mani, alle dita che mi perseguita.
Ma non è solo questo, lo sai.
Giovanni quando prega dice: “Lo vedi Signore che c’è questo e quest’altro.”
“Lo vedi”.
Non dice: “Lo sai” ma “Lo vedi”.
E quando sto così male le parole del perdono, della perfezione sembrano dirette più alla mia intelligenza che al cuore, perché mi interrogo su cosa devo ancora capire, cosa meditare, cosa fare rispetto a ieri.
Il dolore mi annebbia la mente, mi intorpidisce i muscoli e non mi viene da pensare ad altro se non a come affrontare questa giornata.
Giovanni dice che non è una cosa normale che io con il mal di schiena (che ne può sapere del resto?) possa averlo portato, al mare, come è stato.
Non è normale, ma io gli ho spiegato che ho chiesto a te l’aiuto.
Ma l’amore che è alla base dei miei comportamenti nei confronti di Giovanni ed Emanuele, i miei nipotini, come faccio a donarlo ad altri se non mi reggo in piedi, se la preghiera sale stentata al cielo?
Non ho più parole Signore e vivo una vita errabonda, una vita segnata dalle tempeste di sabbia, dai tornadi e dagli tsunami.
“Di questa città non è rimasto qualche brandello di muro, di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto. E ‘il mio cuore il paese più straziato”.
Chi o cosa devo amare Signore?
Il mio dolore?

” Confidate nel Signore sempre” ( Is 26.4)

” Confidate nel Signore sempre” ( Is 26.4)
Mi chiedo Signore se io sono capace di confidare in te sempre, di perseverare nella preghiera, nella fede, nella speranza, nella carità, nell’amore.
Questa mattina mi interrogo soprattutto sulla mia perseveranza nell’amore non tanto verso i fratelli che vedo di rado ma che porto nel cuore e ti presento ogni volta che mi metto alla tua presenza, quanto sul tuo amore per me.
A volte mi vengono i dubbi, visto come vanno le cose.
Tu hai chiesto a Pietro: ” Mi ami tu?” ed era importante la tua domanda perchè gliel’hai fatta tre volte.
Non ti sei formalizzato alla quantità di amore che desideravi ma ti sei accontentato da subito e da subito gli hai dato l’incarco di pascere le tue pecore con l’amore di cui era capace.
Tu sei Dio e il tuo amore è infinito, questo penso sia l’attributo che più corrisponde alla verità del tuo essere Dio, il mio Dio, il Dio dei miei padri, il Dio di Gesù.
Quando non riesco a lodarti, benedirti e ringraziarti per la prova che ininterrottamente mina il corpo e la mente, notte e giorno protendendo le mie mani verso la tua acqua, la fonte viva e rigenerante della vita, quando la vita diventa solo un peso e il giorno un susseguirsi di no, io mi chiedo se il tuo amore è così grande come lo immagino, come lo desidero, come penso che dovrebbe essere.
Mi chiedo e ti chiedo quanto dovrò aspettare per vivere la gioia di essere tua figlia, di sentirmi definitivamente a casa al riparo da ogni paura e da ogni inganno.
Me lo chiedo dopo l’ennesima notte passata nel tormento del corpo e nella preghiera incessante, me lo chiedo questa mattina che mi appresto a cercare ragioni di speranza, spiragli di luce nella mia insignificante quotidianità.
Ho fatto indigestione della tua Parola Signore, questa notte, nella speranza di trovare un varco a tanta sofferenza, un senso, una direzione a dare al mio cammino, al mio esodo per una terra che non conosco.
“Mi si attacchi la lingua al palato, se ti dimentico Gerusalemme”
Le parole che mi porto dentro e che continuo a ripetermi per paura di rinnegarti.
Oggi credo che la risposta alla domanda se mi ami la debba trovare dopo il capitolo della passione.
Nei misteri gloriosi Maria mi farà vedere scritta nel cielo in terra e in ogni luogo qual è la vera salvezza, dove trovarla e in chi confidare sempre

” Va’ la tua fede ti ha salvato”(Mc 10,52)

 

 
Meditazioni sulla liturgia di
domenica della XXX settimana del TO anno B
” Va’ la tua fede ti ha salvato”(Mc 10,52)

 

Così vorrei oggi sentirmi dire da Gesù, le stesse parole che rivolse a Bartimeo, il cieco che chiedeva l’elemosina ai bordi della strada su cui sarebbe passato.
Anche io sono su quella strada e voglio incontrarlo, voglio che mi guarisca, nonostante in tanti mi vogliono tappare la bocca, intimidirmi, mettermi da parte per evitare che ritardi o offuschi la fama, il trionfo del Salvatore.
Io so che si fermerà, anche se ha, vero uomo, il cuore in subbuglio, per la prova di cui solo lui conosce il peso.
Ma quando hai Dio nel cuore, quando sei intimamente connesso a Lui, non ti chiudi in te stesso pensando solo ai tuoi problemi, ma ti apri all’altro, tieni aperti gli occhi, le orecchie e il cuore a qualsiasi grido di aiuto.
Chi di noi , quando è oppresso da gravi pensieri, da tristi presagi, quando si trova ad affrontare una prova difficile, ha modo e tempo e testa e tutto il resto per prestare ascolto ad uno che ti chiama, un pezzente che neanche conosci?
Eppure Gesù non si smentisce e avverte la sincerità del cuore, la disperazione di quell’uomo che solo in lui vede la salvezza.
” Chiamatelo!” dice ai suoi discepoli che vedevano nell’intruso solo un ostacolo da evitare.
” Cosa vuoi che ti faccia?” gli chiede.
“Cosa volete che faccia per voi?” l’aveva chiesto anche ai discepoli che non ancora avevano capito niente di Lui.
” Che io torni a vedere!”
“Va’, la tua fede ti ha salvato!”
Quale fede aveva Bartimeo da portare Gesù ad esaudire immediatamente la sua richiesta?
Essere consapevole del suo bisogno e rivolgersi all’unica persona che poteva soddisfarlo.
Molto spesso pensiamo che i nostri bisogni siano altri, bisogni della carne e non dello spirito, bisogni umani, come quelli espressi dagli apostoli quando chiesero di sedere alla destra e alla sinistra nel suo regno di gloria.
Gesù chiarifica il nostro desiderio, ci apre gli occhi a ciò che ci manca e ci guarisce riempiendo i nostri vuoti, la nostra inadeguatezza con la sua grazia.
Oggi così voglio pregare.
“Gesù ti amo, unico e vero Signore della mia vita.
Riconosco le mie colpe, riconosco la mia infermità, riconosco che tu solo Dio puoi guarirmi da quelle malattie che mi impediscono di lasciare il mio mantello, le mie sicurezze, vendere tutto e seguirti.
Guariscimi Signore dal cercare rimedi nelle cose del mondo, sicurezza nei beni terreni, guariscimi dalla cecità che mi impedisce di vedere te nelle cose e nelle persone che incontro sul mio cammino.
Aiutami a riconoscerti quando passi sulla mia strada.

“Signore, da chi andremo?” (Gv 6,68)

“Sceglietevi oggi chi servire” (Gs 24,15)
“Anche voi volete andarvene?”(Gv 6,67)
Gesù chiede ai suoi discepoli, come anche Giosuè al popolo di scegliere. Molti se ne andarono e, anche tra chi rimase, ci fu chi poi lo tradì.
Pietro di fronte alla domanda: “Ve ne volete andare anche voi?” risponde: “Signore dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.
Pietro non aveva capito tutto di Gesù, né gli altri discepoli che davanti alla croce fuggirono e si nascosero.
Però Pietro come gli altri aveva sperimentato che Gesù è l’unica alternativa valida per non morire.
Oggi penso che Gesù rivolga anche a me questa domanda.
Le esigenze della fede si fanno sempre più intransigenti, dure, incomprensibili a volte, ma io penso a quando stavo alla base di questa montagna, quando credevo che il punto dove ero arrivata era il più alto che potesse essere raggiunto.
Penso a questa scalata che dura da diciotto anni, in compagnia della Parola, al percorso accidentato, agli ostacoli, agli smarrimenti, alle improvvise schiarite, ai luoghi nascosti improvvisamente illuminati dal sole dove ho visto spuntare i fiori più belli.
Penso alla consolazione, alla gioia di tante piccole soste nel cammino in cui Dio mi ha dato da mangiare e da bere, mi ha curato, mi ha preso in braccio.
Sono molto affaticata, perché la montagna è alta e ripidi e stretti i suoi sentieri, ma penso che non solo chi ha le gambe può godere del meraviglioso panorama che la natura ci offre.
Le cime di Lavaredo si possono gustare e vedere solo se percorri lo stretto e lungo sentiero che costeggia i tre giganti dell’aria, ma anche chi è preso per mano dal Figlio, è sollevato alla sua altezza, ha chi lo porta sopra le spalle e, come un bambino, vede più in alto del genitore, perché  sta più in alto della sua testa.
Signore ti ringrazio di ciò che mi doni attraverso gli infiniti canali della tua grazia
Elisabetta, mentre faceva la passeggiata in alta quota, davanti alle cime di Lavaredo, pensava a me che non posso camminare.
Probabilmente ne aveva più bisogno più di me, vista la vita frenetica che spesso impedisce di mettersi in contatto con te, attraverso le grandiose opere d’arte della tua creazione.
Io ho tanto tempo a disposizione per esplorare l’universo che hai messo nelle mie mani, un universo d’amore, di pace, di gioia, di perdono.
Ora sono qui su questa montagna e mi smarrisco, ma non posso tornare indietro, perché so cosa mi sono lasciata alle spalle e so che in te ho trovato un alleato potente.
No Signore, anche se a volte il tuo linguaggio è duro, anche se non lo capisco subito, non me ne voglio andare.
Voglio rimanere con te.
Sempre.
Solo tu hai parole di vita eterna.