“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!” (Mc 10,27)

“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”(Mc 10,27)
Mi sono soffermata a pensare a cosa sia giusto possedere e ciò che invece dobbiamo vendere, di cosa dobbiamo spogliarci.
Se facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo siamo fuori strada, se quel possesso è soggetto all’usura del tempo o alla memoria degli uomini, se cerchiamo di salvarci attraverso le opere meritorie che facciamo non ancora siamo sulla giusta strada.
Al giovane ricco Gesù dice di vendere tutto quello che ha e di seguirlo.
Ci sono persone che riescono a sacrificare tutto e a dare la vita per i propri ideali, ma questo pare non basti a garantirgli la vita eterna.
“Gesù fissatolo lo amò” dice il vangelo.
Lo fissa e lo ama questo giovane ricco che fino a quel momento ha pensato che se la doveva guadagnare la salvezza attraverso l’osservanza dei comandamenti.
Anche io un tempo pensavo che tutto aveva un prezzo che dovevo pagare attraverso monete da me coniate.
E poiché il potere di acquisto cambia a seconda di chi comanda, della persona a cui sei sottomesso ho fatto i salti mortali per pareggiare i conti con tutti.
Con il Padreterno però le cose non funzionavano così, perché non conoscevo la sua moneta.
Che noi siamo la moneta di Dio, su cui ha apposto il suo sigillo, la sua immagine a cui siamo chiamati a somigliare non lo sapevo prima di riscoprire la grazia battesimale.
Ma la tentazione di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza è talmente forte che a lui attribuiamo le nostre modalità, le nostre cattive abitudini del “do ut des”(do perché tu mi dia).
Il rapporto di gratuità non lo conosciamo a meno che non viviamo in una sana e santa famiglia dove tutto è di tutti e dove i più grandi e i più forti si fanno carico dei più piccoli e più deboli senza mugugni e pretese di sorta.
” Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. ” ( Fil 2,6-8) troviamo scritto.
Gesù è venuto a scardinare le certezze acquisite e a mostrarci la gratuità del dono fatto da Dio ad ogni uomo, un dono promesso, un dono che è già operante se vendi tutto e lo segui.
Ma ti devi far guardare, fissare negli occhi, devi lasciare che la sua luce illumini la tua casa, che ne metta in evidenza il disordine e lo sporco e gli permetta di essere deposto nella tua mangiatoia.
Seguire Gesù, dopo esserti in lui specchiato, significa lasciare che provveda a che la tua vita cambi, che quella che ritenevi la tua casa bella, in ordine è solo il sotterraneo, la cantina, il ripostiglio di uno splendido castello dove Lui ti chiama ad abitare.
Ma lo devi seguire attraverso tutti i cunicoli, gli ostacoli, le strettoie, gli inciampi, le scomodità di un percorso che ti porta alla vita vera, a vedere il sole.
Ma devi fidarti di Lui.
E’ lui che tiene in mano la lanterna, è Lui che conosce la strada, è Lui la Via, la Verità, la Vita.

Festa della Santissima Trinità di Dio

(Mt 28,19-20)
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Il Vangelo di oggi, festa della Trinità è il testamento di Gesù che, da un lato ci consegna, ci lascia il suo Spirito, l’eredità, dall’altro ci dice come impiegarla.
L’andare, il battezzare, l’insegnare quello che ci ha detto Gesù, senza lo Spirito è cosa impossibile, ma anche inconcepibile.
Quando un genitore muore, auspica che ciò che lascia ai suoi figli sia usato bene, serva per farli stare bene.
Quelli che non lasciano niente, spesso sono i più ricordati, perché i beni materiali sono fonte di liti e di sconvolgimenti nelle famiglie.
Un’eredità, quella di Gesù, da non poter tenere per sé, un’eredità da portare a chi non ha avuto modo di vivere nella casa paterna.
Gesù vuole che tutti rientrino in possesso di ciò che è stato assegnato all’uomo dall’inizio.
Nella mente di Dio l’uomo era il beneficiario di tutto quanto egli possedeva, partecipe di tutto quello che aveva.
Ma l’uomo ha rifiutato quel bene perché lo impegnava a rispettare regole scomode, utili però a tutelarlo e a tutelare tutti gli altri che di quel bene avrebbero potuto e dovuto godere.
Per questo Gesù è venuto: per ripristinare l’ordine, per riportare la situazione nella condizione iniziale, originaria, attraverso il Battesimo, la rinascita dall’alto.
Lo scopo che si prefigge Gesù è quello di far rientrare gli uomini nella casa del Padre, per renderli partecipi della comunione trinitaria dalla quale l’uomo con il peccato originale si è allontanato.
Il Battesimo è opera della Trinità.
Nel Battesimo c’è il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.
L’uomo è stato fatto a immagine somiglianza di Dio.
Con il peccato lo specchio si è sporcato e non riflette più l’immagine di Dio, perchè si è allontanato dalla fonte della luce.
Così oggi, festa della Trinità, ricordiamo il peccato originale attraverso le parole di San Paolo quando dice che siamo diventati figli attraverso lo Spirito di Dio, figli adottivi, che come figli naturali hanno diritto all’eredità e possono chiamare il padre “Abbà”.
Tutto ciò è avvenuto grazie al sacrificio di Gesù, al dono del Figlio perché diventassimo figli.
Le eredità spesso sono fonte di grande tribolazione in questo mondo.
Ne sanno qualcosa quelli che malauguratamente, dico io, si sono trovati a combattere con altri eredi, in genere fratelli, per spartirsi il bottino.
L’uomo purtroppo, per quanto riguarda ciò che Dio ci ha lasciato non capisce che la lotta, il conflitto, non porta niente di buono.
Infatti se l’eredità é vivere in Dio, solo condividendola con gli altri si può goderla appieno.
Perché in Dio non ci siamo solo noi.
Nella sua casa ci sono tutti i suoi figli e non possiamo pensare di escluderne qualcuno per nostro esclusivo interesse.
L’amore di Dio è infinito e per quanti sforzi si faccia, se vuoi dividerlo,sempre infinito rimane.
Dio è padre e dà a tutti secondo il bisogno. Di cosa dobbiamo preoccuparci?
Se rispettiamo le regole, l’eredità potremo goderla appieno, altrimenti ne saremo estromessi una volta per sempre.
Nella Trinità non c’è competizione come quando ci sono le elezioni o quando si deve formare un governo.
Ogni Persona rimanda ad un’altra Persona, nessuna rimanda a se stessa.
La pubblicità non la dà un manifesto, ma la capacità di andare d’accordo, di conciliare, promuovere le diversità perchè diventino risorsa e ricchezza.
Il mondo dovrebbe imparare dal Vangelo come si fanno le campagne elettorali e come si governa.
Il problema è che a nessuno piace salire sulla croce.
Ma se l’uomo si ferma alla croce non è abitato dallo Spirito.
Solo lo Spirito può dire che il Signore è con noi per tutti i giorni della nostra vita fino alla fine del mondo.
Dio non è morto, ma è risorto e continua ad operare nella storia per realizzare il suo progetto di amore attraverso lo Spirito.
Ognuno oggi si deve sentire candidato a portare pace, gioia, serenità, giustizia al mondo, anche se nessuno lo vota.
Dio ha investito su di noi, ha distribuito i volantini dove l’immagine sua campeggia su una faccia, e dall’altra c’è la foto di ogni uomo..
È tempo non di votare l’uomo ma di votarsi all’uomo, perché questa è l’unica strada per accedere al regno di Dio che rimette a posto le cose come erano state pensate all’inizio.
Dio è famiglia, è comunione, unità di pensiero, di parola, di azione.
L’unità è data dalla convergenza del pensiero, della parola e dell’azione conseguente.
L’unità non la dà la vicinanza, il luogo in cui si abita, la vicinanza, non dipende dallo spazio e dal tempo che in Dio non esiste.
Lo spazio e il tempo finito dividono gli uomini.
Spazio e tempo infiniti non creano problemi all’interno della relazione trinitaria.
Gesù il figlio di Dio, ha accettato di calarsi nel tempo e nello spazio finito per trasformarlo nel tempo e nello spazio infinito, facendoci entrare nell’ottavo giorno.
Il kàiros, tempo di Dio ha soppiantato il krònos, tempo dell’uomo.
Perché questo accada bisogna morire, offrire se stessi, donarsi totalmente a Dio e agli uomini per poter entrare nella pace e nella gioia senza tramonto.

” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)

L'immagine può contenere: persone in piedi
” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo”, trovo scritto sul calendario liturgico dello scorso anno, parole tratte dalla liturgia della festa di San Marco evangelista, come lo sono le parole che quest’anno l’editore ha scelto per sottoporle alla nostra meditazione.
Umiltà, grazia, annuncio del vangelo, testimonianza, vanno di pari passo e sono facce di una stessa medaglia, una medaglia che ogni volta mi stupisce e mi apre il cuore alla meraviglia, allo stupore alla lode e al ringraziamento.
Se parto dall’invito di Gesù ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo, non posso che prendere atto che è impossibile anche solo spostarsi da questa sedia a cui sono ancorata, dopo una notte di fuoco.
Ho lasciato in punta di piedi la camera per permettere al mio sposo di riposare e sono venuta qui in sala, davanti alla finestra su cui i fiori bagnati dall’acqua e strapazzati dal vento continuano a parlarmi di Dio e delle sue meraviglie.
Fiori rossi, rosa, bianchi, lilla, gialli azzurri, colori che nessun temporale può cancellare dalla mente, dalla memoria, anche quando appassiscono e muoiono, anche quando sono in gestazione nel grembo della terra prima che esploda la primavera.
Ma decisamente oggi è un giorno grigio umido e piovoso e per niente accattivante, se non fosse questo piccolo spazio in cui mi sono rifugiata per meditare la parola di Dio che si è dilatato all’infinito e ha traslocato il mondo nella mia casa.
Così, ricordando il passato, pregusto il futuro vivendo un presente di grazia e di amore, di ricerca e di abbandono alla grazia di Dio.
Non posso andare ai confini del mondo per annunciare il vangelo ma sono certa che questo tempo passato in Sua compagnia Dio lo userà perchè la Sua parola si compia. Come non so.
Ieri mattina che le previsioni davano come giornata funesta per qualsiasi uscita , il Signore mi ha fatto il regalo di veder splendere il sole mentre pregavo connessa con don Massimo e gli scout riuniti sul colle della casa in campagna, a poca distanza da qui, dove Franco li aveva ospitati per via del probabile maltempo nel luogo lontano preventivato.
Gli avevo raccomandato di far benedire quella terra ereditata dove aveva conosciuto la donna che ha sposato da cui ha avuto Giovanni ed Emanuele, i nostri libri di carne.
Quella terra è sempre stata causa di divisioni nell’ambito della famiglia d’origine di Gianni e nella nostra, tanto che avevamo di comune accordo deciso di venderla.
Ma una profezia ci aveva detto che il Signore ci voleva parlare in disparte, su un monte, il monte dell’eredità e voleva con noi fare grandi cose.
Per quanti sforzi abbiamo fatto la conclusione di qualsiasi discorso era il disaccordo, la rabbia, il dolore per ciò che non riuscivamo a fare di buono in quella terra.
Così don Massimo ci ha detto la messa e Franco mi ha mandato la foto mentre solleva in alto le mani al cielo sgombro di nubi, immerso in un paradiso come poi ha detto.
Ho pregato tanto ieri mattina su quel monte, perchè la maledizione si cambiasse in benedizione, perchè quello che ci era stato tolto ci venisse restituito moltiplicato come suole fare nostro Signore.
E così è stato. Gianni dopo giorni di incomprensibile dolore al ginocchio e immobilità forzata me lo vedo davanti che cammina liberamente… Nel mio nome cacceranno i demoni..
San Giorgio ero certa che avrebbe messo una buona parola perchè fossimo liberati da tutte le iatture che ci erano venute da quell’eredità.
Ma se Gianni è guarito a me sono aumentati i problemi, visto che la notte, come al solito, l’ho fatta bianca per una sinusite che mi impediva di respirare se stavo allungata.
Sono certa che Dio sta operando attraverso la nostra debolezza, sono certa che combatte al mio fianco perchè questa notte e questa mattina non riesco a pregare se non con le parole dei salmi più belli..
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… su ali d’aquila ti porterà.. sei il mio rifugio… benedici il Signore anima mia…
Per quello che mi ricordo non sono riuscita questa notte e neanche questa mattina a spostarmi dalla sua parola di speranza, di comunione, di amore.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto..
Chi è come te Signore?
Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benfici…

Eternità

Quello che hai preparato, di chi sarà? (Lc 12,20)
La parola di oggi mi invita a riflettere su quanto io sia attaccata alle mie cose e quanto restia a condividerle con gli altri o addirittura a regalarle, prenderne le distanze, disfarmene.
Più vado avanti nel cammino di ascolto della Parola e più mi sento inadeguata e non conforme al modello che Gesù ci pone davanti.
E quello che dice non è pazzia, frutto di farneticazioni, ma terribilmente vero.
Chi di noi non sa che deve morire?
Chi non sa che dietro non ci possiamo portare niente, perchè tutto ciò che non serve nel mondo di là verrà distrutto e non sopravviverà in eterno?
Di cosa quindi ci dobbiamo preoccupare?
Mi viene in mente la parabola delle 10 vergini e dell’olio che solo cinque avevano provveduto a portare con sè.
Quindi qualcosa ci serve per essere traghettati nell’Oltre di Dio, nel suo regno di pace, di amore, di verità e di giustizia.
L’olio che non ha niente a che vedere con le eredità del mondo, con i beni deperibili che ci hanno lasciato i nostri avi.
Chi chiede a Gesù di fare giustizia dividendo l’eredità con suo fratello, non conosce con chi sta parlando.
Una cosa certa è che Gesù è venuto a riunire, a fare di due popoli un popolo solo, che la divisione è l’arte del diavolo.
Se si tratta di soldi non possiamo dubitarne.
Gesù per tutto il tempo della sua predicazione non ha fatto altro che predicare l’amore, la condivisione, la solidarietà, la sussidiarietà perchè siamo, grazie al suo sacrificio, figli di un unico Padre e suoi fratelli.
Poichè l’eredità che ci è stata promessa, assicurata, se lo seguiamo, è quella dell’amore di Dio, amore infinito, che per quanto tu lo voglia dividere, infinito rimane.
E l’amore, ne siamo certi non muore con il nostro corpo, anzi lo mantiene pronto per ricongiungersi con l’anima nell’ultimo giorno.
Ciò che rende possibile il miracolo della vita, dell’eternità è l’amore di Dio che si estende a tutti e che è efficace solo se decidiamo di vuotare la nostra casa di bagagli ingombranti e deperibili e gli facciamo spazio per accoglierlo.
E’ un po’ come il gas nella mongolgiera che non si alza se non ce lo metti, ma anche se ce lo metti si solleva solo se getti a terra, lasci a terra la zavorra.

Eredità

” Non giudicate, per non essere giudicati” (Mt 7,1)
” Beato il popolo che Dio ha scelto come sua eredità” recita il Salmo 32.
Mi sono chiesta questa mattina che connessione c’era tra la prima lettura che parla di Abramo a cui il Signore comanda di lasciare la sua terra verso un luogo che non sarà suo ma della sua discendenza e il passo del vangelo in cui Gesù ci mette in guardia dal giudicare senza esserci prima fatti un serio esame di coscienza.
“Non è bene che l’uomo sia solo, voglio fargli uno che gli stia di fronte, uno che gli faccia da specchio, uno che risponda di lui e gli risponda” Più o meno questo è il significato della parola che troviamo nell’ultima traduzione CEI”uno che gli corrisponda”.
Dio quando ha creato l’uomo maschio e femmina lo ha messo in un giardino, simbolo di una relazione di dono, una relazione feconda e felice, una relazione che porta frutto.
Ma quel giardino era il progetto, era l’eredità che Dio voleva consegnare ad ogni uomo appartenente alla sua famiglia.
Ecco quindi la necessità di seguire i suoi consigli perchè il giardino conservasse la meraviglia dell’inizio realizzando il sogno del contadino del cielo.
La storia dell’uomo quindi comincia con un sogno, un disegno da realizzare.
Come quando costruiamo una casa dove abitare non possiamo fare a meno del progetto dell’ingegnere e di chi diriga i lavori, persone che dobbiamo scegliere con cura, perchè noi non possiamo improvvisare un’arte divina.
Ma bisogna che ci sia una terra su cui costruire il sogno, il giardino, la casa.
Dobbiamo lasciare la nostra terra come fu comandato ad Abramo e metterci in cammino guidati dalla parola di Dio, spinti dal soffio dello Spirito alla ricerca del luogo di cui godranno i nostri figli.
Un cammino, un esodo per le generazioni future, frutto del tuo essere benedizione.
Benedire e non maledire, dire bene di qualsiasi cosa, qualsiasi luogo in cui Dio ci ha fatto sentire la sua presenza. Alzare un altare a memoria di quella sosta di crescita.
Durante il cammino Dio chiarifica il nostro desiderio purificandolo da qualsiasi motivazione egoistica.
La terra promessa è il luogo dove le generazioni future potranno vivere in armonia nella comunione dei beni, avendo ereditato l’arte di fare la pace dai loro genitori, dai loro nonni e bisnonni, arte di trovare vie di riconciliazione evangeliche.
E’ importante quindi ricordare che in questo percorso insieme ad Abramo dobbiamo imparare prima di tutto a non giudicare il nostro prossimo, ma a farci aiutare dalla persona che ci sta di fronte a toglierci le scorie dagli occhi che ci impediscono di vedere bene l’altro.
Abramo aveva come interlocutore e garante Dio per ogni relazione intessuta nel suo cammino.
Noi abbiamo Gesù, il nostro specchio che si serve di tutti i suoi figli per dirci la verità che ci abita, una verità che conquistiamo strada facendo, man mano che possiamo sopportarne il peso.
E sarà gioia in cielo come in terra quando tutti gli uomini saranno in grado di godere dell’eredità promessa, l’amore di Dio messo in circolo da ogni uomo che prende vita donandola agli altri.