Beati i puri di cuore

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della XVIII settimana del tempo ordinario.
 
“Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo”.(Mt 15,11)
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)
Signore sono qui, come ogni mattina, a cercare in te l’interlocutore, l’amico, il padre, lo sposo che mi svela il mistero nascosto della mia persona.
Tu non hai bisogno di niente, né la tua identità, la tua verità, il tuo amore dipendono da quello che noi pensiamo di te mentre noi siamo sconosciuti a noi stessi e abbiamo bisogno di chi ci guidi a conoscere cosa siamo e a cosa siamo stati chiamati.
La nostra felicità la facciamo dipendere da ciò che gli altri pensano di noi.
Proiettiamo all’esterno le nostre brutture, i nostri peccati, vedendoli ingigantiti negli altri.
Tu Signore, nonostante la nostra incostanza, la nostra poca fede, continui ad essere sempre te stesso: Dio di amore e di misericordia, lento all’ira e grande nell’amore.
Tu ci insegni le vie della vita e ci apri gli occhi a ciò che è nascosto dentro di noi, un tesoro che vale la pena di scoprire perché è germe di vita eterna.
Ho fatto ricorso prima di incontrarti all’aiuto di psicoterapeuti per conoscere ciò che albergava dentro di me e per vincere la paura di stare sola.
Quella paura nasceva proprio dal temere la mia nudità, le cicatrici lasciate dai limiti miei e dei miei compagni di viaggio.
I percorsi terapeutici, durati lunghissimi anni, mi hanno aiutato a vedere il marcio che avevo dentro, ma non il bello, il buono e questo è stato fatale.
Ho cercato in me stessa ciò che potesse aiutarmi a vivere i miei limiti senza attribuire agli altri la responsabilità di tanti miei fallimenti ma l’impresa, portata avanti da sola, si è dimostrata del tutto fallimentare,.
Avevo bisogno di incontrare la tua parola per cambiare punto di vista e per cercare la gioia dentro di me dove tu hai nascosto la vera bellezza.
Essere tua figlia, essere amata da te dall’eternità è la più bella la più grande e più gioiosa scoperta che mi ha cambiato la vita.
Portando sopra le spalle le conseguenze della colpa originaria spesso dimentichiamo il nostro limite e attribuiamo gli altri e a te la causa di tanti fallimenti.
Signore perdonaci quando non ti ringraziamo per ciò che abbiamo, per ciò che ci doni ogni giorno e guardiamo sempre ciò che ci manca.
Siamo deboli, siamo fragili, figli della colpa, bisognosi di te.
La fede si accresce man mano che ci rendiamo conto di questo bisogno insopprimibile del tuo aiuto..
Grazie Signore perché dai lezioni di vita, grazie perché veramente i tuoi insegnamenti sono luce e nutrimento per non smarrirmi durante il cammino..
Il tuo comportamento nei confronti di quelli che ti osteggiavano è esemplare perché hai mostrato a noi cosa significa veramente essere liberi.
Penso a quanto tempo ho passato per guardarmi dentro senza il tuo aiuto, quanto tempo a prendere coscienza delle cose che non andavano di me per migliorarmi, se era possibile.
Penso poi al tempo passato a cantare le tue lodi, a comunicare a chi mi stava di fronte per curarmi delle malattie immaginarie che i medici pensavano avessi, quando sei buono, bello, grande quanto preziosa è la vita che ci hai donato, quanto è grande la tua misericordia.
È stato entusiasmante Signore, io la malata, parlare al medico incaricato di raddrizzarmi il cervello, del bello, del giusto che tu rendi possibile se noi a te ci affidiamo e in te confidiamo.
Con le parole del Salmo 8 voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza.
O Signore, Signore nostro,
Quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Patria

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Mt 13,57)
“Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite” scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
“Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.”
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch’ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l’anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall’altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di… fratello di…come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d’inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c’è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l’obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l’esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l’anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c’è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: “Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?”
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

Libertà

Perseveranza

“Non abbiate paura! Siate forti.” (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all’orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell’ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell’Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti…
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l’aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all’ascolto della Sua Parola.
“Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero” dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall’assalto dei nemici.
E’ capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E’ la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po’ di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell’Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.

” La Gloria di Dio è l’uomo vivente”( S. Ireneo)

” Voi valere più di molti passeri”(Mt 10,31)

Ci sono momenti in cui pensi di non valere niente, di essere sbagliato, di aver lottato invano per una giustizia che è di là da venire, momenti che ti senti cadere le braccia perché il tuo fallimento ti sta davanti e tutto sembra crollarti addosso, momenti che ti senti un nulla, non amato, non cercato, rifiutato dai più intimi che un tempo ti mettevano sugli altari..
Momenti in cui ti prende uno scoraggiamento tanto grande da schiacciati, perché ti rendi conto di quanto sei piccolo, inutile, incapace, di quanto poco valga la tua vita per gli altri che ti hanno messo da parte, ti hanno dimenticato.
Ci sono momenti in cui la preghiera sale strozzata dal cuore e si ferma e rimani in silenzio, dopo aver constatato l’inutilità di tante parole che tu hai rivolto all’Eterno…
Ci sono momenti in cui ti senti polvere sulla bilancia, un granellino microscopico che una piccola folata di vento può spazzare, portare via lontano chissà dove.
Ci sono momenti in cui tutto ti sembra grande, troppo grande per te, gli ostacoli insormontabili, la paura che ti schiaccia, il deserto che si estende a dismisura…
Ci sono momenti in cui l’orizzonte è immobile come il tuo cuore che con le orecchie è teso a percepire un minimo movimento per convincerti se sei ancora vivo.
Ci sono momenti in cui quel Dio che hai celebrato nelle tua carte lo vedi presente ovunque, ma è troppo grande, irraggiungibile, lontano, incomprensibile.
Ci sono momenti che pensi ti si sia rotta la radio, è andata via la connessione, hanno tolto la corrente e tu sei rimasto al buio.
Sono quelli i momenti in cui il Signore ti richiama alla mente parole di speranza, parole di vita.
” Chi è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi?.
Se ti fermi alla domanda soccomberesti.
” Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di Gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”.
Ci sono momenti in cui non vedi la Gloria, non vedi l’onore, non tocchi le sue ferite. Non ci riesci perché le tue ti sembrano estremamente più grandi e dolorose.
Non riesci a benedire il Signore che ti ha dato consiglio, non ti interessano tanti suoi benefici perché stai male e continui a star male da tanto, da sempre.
Ti sembra di essere nata malata, di aver sempre sofferto che la gioia ti è sempre stata negata.
Ci sono momenti in cui il libro della vita sembra sigillato nelle pagine luminose e gloriose della Sua presenza vivificante e la memoria incapace di ricordare.
Ci sono momenti in cui il silenzio è l’unico protagonista della tua muta preghiera, una preghiera che sale dal profondo dell’anima che continua a sperare che il Signore si accorga di te, che ti chiami, che ti parli, che ti risponda, che si prenda cura di te.
” Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza che il padre vostro lo voglia”
” Voi valere più di molti passeri”
“Non ti ho detto se credi vedrai la Gloria di Dio?” (Gv 11,40)
Continuare a credere, in qualcosa o in Qualcuno?
Sento forte dentro di me la tensione verso la Persona che mi ha chiamato fin dal ventre di mia madre, sento che devo attendere in silenzio la sua venuta.
” L’attirerò nel deserto e la farò mia sposa per sempre”.
L’hai detto Signore e lo farai.
Sono qui nella stanza segreta del mio cuore dove ho trovato ancora semi di speranza nella Tua Parola.
Non posso vacillare.
Tu mi verrai in aiuto, perché sei Dio e non uomo e non dimentichi le tue promesse.
Tutta la terra è piena della tua Gloria…. la Gloria di Dio è l’uomo vivente…
Fa che io viva o Signore, fa che creda al potere del tuo amore!

Profezie

“Io ti renderò luce delle nazioni”( Is 49,6)
Oggi si festeggia la nascita di San Giovanni Battista il più grande dei profeti perchè ha riconosciuto Gesù fin dal grembo materno e lo ha indicato agli uomini per primo.
Molti profeti parlarono del Messia che sarebbe dovuto venire, ma lui fu l’unico che ne preparò il ministero e lo indicò agli uomini come agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.
Prima che si aprisse il cielo e Dio parlasse e presentasse il figlio nel Battesimo di Gesù alle acque del Giordano, Giovanni, il precursore, illuminato dallo Spirito santo, lo indica al mondo.
Di Giovanni mi colpisce l’umiltà, la vita passata nel nascondimento, nel silenzio e nella preghiera, una vita non facile, di privazioni di ogni tipo per concentrarsi sull’essenziale, sulla Parola che ci avrebbe cambiato la vita.
“Dalla sua bocca esce solo rumore” disse a me la logopedista dopo l’ennesimo episodio di afonia, a me che facevo l’insegnante e che della voce avevo assoluto bisogno.
La voce l’aveva testata con una macchina che quando parlavo faceva delle orribili e inaudibili scariche nere. A differenza di quello che succedeva quando lei era a parlare che sul monitor uscivano fiorellini e uccellini.
E’ stata dura digerire quella diagnosi profetica perché, se penso a quei tempi, non posso che confermare quanto mi era stato diagnosticato.
Con le mie malattie i medici molto difficilmente ci hanno preso, ma quella volta ( me ne accorsi con gli anni) quella persona aveva colto nel segno.
Dovevo incontrare il Signore per imparare a parlare, dopo aver atteso la sua voce nel silenzio sonoro del vento leggero.