“Il Signore le aprì il cuore”(At 16,14)

Meditazione sulla liturgia di
lunedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,11-15; Salmo 149; Gv 15,26-16,4

” Il Signore le aprì il cuore” (At 16,14)

Queste parole sono dette a proposito di una donna che a Filippi, primo distretto della Macedonia, si trovò ad ascoltare la predicazione di Paolo giunto lì guidato dallo Spirito.
La donna era riunita a pregare con altre persone lungo il fiume, ma sicuramente non si aspettava cosa sarebbe successo.
Le incursioni dello Spirito sono improvvise e imprevedibili, ma le riconosci dal cambiamento che operano nella tua vita.
La donna non è un personaggio inventato perché di lei si dice il nome, la professione, la città di provenienza, la fede.
L’effetto delle parole di Paolo sono sensibili, evidenti. Il Battesimo non è solo per lei, ma anche per la sua famiglia il che significa che questa donna a cui lo Spirito ha aperto il cuore è diventata anche testimone nella sua famiglia.
” Venite ad abitare nella mia casa” . Così Lidia conferma il suo sì al Signore che a tutti dona la sua presenza, se abbiamo aperto il cuore ai bisogni dell’altro.
Mai come ora la penisola Balcanica,( la Macedonia in particolare) è al centro dei riflettori come quella che ha chiuso le frontiere all’ingresso, al passaggio di tanta gente in fuga.
Dobbiamo pregare molto perché ci siano persone come Lidia a cui lo Spirito Santo ha aperto il cuore che è disposta ad accogliere sotto il suo tetto i tanti Gesù che ci chiedono aiuto, che ci fanno sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ognuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza per verificare se siamo cristiani solo a parole o siamo disposti ad accogliere Cristo nella nostra casa.
” Qualunque cosa avrete fatto ad uno solo di questi piccoli, l’avete fatta a me” dice il Signore.
Ma ciò che sembra impossibile a noi non è impossibile a Dio.
Chiediamogli di aprirci il cuore perché possiamo sperimentare la gioia della sua presenza.

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Festa della Santissima Trinità di Dio

(Mt 28,19-20)
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Il Vangelo di oggi, festa della Trinità è il testamento di Gesù che, da un lato ci consegna, ci lascia il suo Spirito, l’eredità, dall’altro ci dice come impiegarla.
L’andare, il battezzare, l’insegnare quello che ci ha detto Gesù, senza lo Spirito è cosa impossibile, ma anche inconcepibile.
Quando un genitore muore, auspica che ciò che lascia ai suoi figli sia usato bene, serva per farli stare bene.
Quelli che non lasciano niente, spesso sono i più ricordati, perché i beni materiali sono fonte di liti e di sconvolgimenti nelle famiglie.
Un’eredità, quella di Gesù, da non poter tenere per sé, un’eredità da portare a chi non ha avuto modo di vivere nella casa paterna.
Gesù vuole che tutti rientrino in possesso di ciò che è stato assegnato all’uomo dall’inizio.
Nella mente di Dio l’uomo era il beneficiario di tutto quanto egli possedeva, partecipe di tutto quello che aveva.
Ma l’uomo ha rifiutato quel bene perché lo impegnava a rispettare regole scomode, utili però a tutelarlo e a tutelare tutti gli altri che di quel bene avrebbero potuto e dovuto godere.
Per questo Gesù è venuto: per ripristinare l’ordine, per riportare la situazione nella condizione iniziale, originaria, attraverso il Battesimo, la rinascita dall’alto.
Lo scopo che si prefigge Gesù è quello di far rientrare gli uomini nella casa del Padre, per renderli partecipi della comunione trinitaria dalla quale l’uomo con il peccato originale si è allontanato.
Il Battesimo è opera della Trinità.
Nel Battesimo c’è il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.
L’uomo è stato fatto a immagine somiglianza di Dio.
Con il peccato lo specchio si è sporcato e non riflette più l’immagine di Dio, perchè si è allontanato dalla fonte della luce.
Così oggi, festa della Trinità, ricordiamo il peccato originale attraverso le parole di San Paolo quando dice che siamo diventati figli attraverso lo Spirito di Dio, figli adottivi, che come figli naturali hanno diritto all’eredità e possono chiamare il padre “Abbà”.
Tutto ciò è avvenuto grazie al sacrificio di Gesù, al dono del Figlio perché diventassimo figli.
Le eredità spesso sono fonte di grande tribolazione in questo mondo.
Ne sanno qualcosa quelli che malauguratamente, dico io, si sono trovati a combattere con altri eredi, in genere fratelli, per spartirsi il bottino.
L’uomo purtroppo, per quanto riguarda ciò che Dio ci ha lasciato non capisce che la lotta, il conflitto, non porta niente di buono.
Infatti se l’eredità é vivere in Dio, solo condividendola con gli altri si può goderla appieno.
Perché in Dio non ci siamo solo noi.
Nella sua casa ci sono tutti i suoi figli e non possiamo pensare di escluderne qualcuno per nostro esclusivo interesse.
L’amore di Dio è infinito e per quanti sforzi si faccia, se vuoi dividerlo,sempre infinito rimane.
Dio è padre e dà a tutti secondo il bisogno. Di cosa dobbiamo preoccuparci?
Se rispettiamo le regole, l’eredità potremo goderla appieno, altrimenti ne saremo estromessi una volta per sempre.
Nella Trinità non c’è competizione come quando ci sono le elezioni o quando si deve formare un governo.
Ogni Persona rimanda ad un’altra Persona, nessuna rimanda a se stessa.
La pubblicità non la dà un manifesto, ma la capacità di andare d’accordo, di conciliare, promuovere le diversità perchè diventino risorsa e ricchezza.
Il mondo dovrebbe imparare dal Vangelo come si fanno le campagne elettorali e come si governa.
Il problema è che a nessuno piace salire sulla croce.
Ma se l’uomo si ferma alla croce non è abitato dallo Spirito.
Solo lo Spirito può dire che il Signore è con noi per tutti i giorni della nostra vita fino alla fine del mondo.
Dio non è morto, ma è risorto e continua ad operare nella storia per realizzare il suo progetto di amore attraverso lo Spirito.
Ognuno oggi si deve sentire candidato a portare pace, gioia, serenità, giustizia al mondo, anche se nessuno lo vota.
Dio ha investito su di noi, ha distribuito i volantini dove l’immagine sua campeggia su una faccia, e dall’altra c’è la foto di ogni uomo..
È tempo non di votare l’uomo ma di votarsi all’uomo, perché questa è l’unica strada per accedere al regno di Dio che rimette a posto le cose come erano state pensate all’inizio.
Dio è famiglia, è comunione, unità di pensiero, di parola, di azione.
L’unità è data dalla convergenza del pensiero, della parola e dell’azione conseguente.
L’unità non la dà la vicinanza, il luogo in cui si abita, la vicinanza, non dipende dallo spazio e dal tempo che in Dio non esiste.
Lo spazio e il tempo finito dividono gli uomini.
Spazio e tempo infiniti non creano problemi all’interno della relazione trinitaria.
Gesù il figlio di Dio, ha accettato di calarsi nel tempo e nello spazio finito per trasformarlo nel tempo e nello spazio infinito, facendoci entrare nell’ottavo giorno.
Il kàiros, tempo di Dio ha soppiantato il krònos, tempo dell’uomo.
Perché questo accada bisogna morire, offrire se stessi, donarsi totalmente a Dio e agli uomini per poter entrare nella pace e nella gioia senza tramonto.