Annunciazione

” Tu lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
“Colui che salva”.
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l’uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
“Chi potrà salvarsi? ” mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d’Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l’umiliazione , il dolore, lo strazio dell’esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio… perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell’utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l’esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L’essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d’amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all’altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d’origine e le meraviglie che aveva compiuto l’amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d’incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l’amore.
Per questo l’impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l’alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l’esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell’amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l’amore, aiutami a farmi guidare dall’amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

Annunci

Il fico sterile

acbf0-intelligenza-ed-emotivit2525c32525a0

“Cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui”( Ef 4,15)

«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele». (Es 3,7)

Certo che in questo momento non sento impellente aderire al messaggio consegnatoci da Dio.
Sono incredibilmente nervosa e insoddisfatta, angosciata, triste e rancorosa.
Non so cosa fare nè ho desideri che vorrei realizzare, desideri di evasione, di incontri, di condivisioni.
Non ho desideri se non quello di riconciliarmi con me stessa che significherebbe riconciliarmi con Dio.
So che Lui non è arrabbiato con me, so che mi ama e aspetta con pazienza che mi passi, so che nulla è cambiato delle cose che mi stanno attorno, della realtà in cui vivo.
La percezione di una costruzione continua faticosa, a volte esaltante, a volte deludente.
…salire sulle ali dei gabbiani e sorvolare le acque del mare, su cui si posa tiepido il sole del mattino… salire su vette inaccessibili dove abitano le aquile e ritrovarsi in alto, tanto in alto da non distinguere uomini e cose, senza accorgertene, e immergerti nel creato che ti comprende ti avvolge e ti supera…sprofondare in abissi senza misura, profondissimi e oscuri, senza appigli, o rimanere incagliata in sabbie mobili, costretta all’immobilità per evitare che la melma ti risucchi…vedere le persone piangere e ridere, vestire a lutto o indossare I colori della gioia…. la spensieratezza dei giovani e ascoltare il suono delle loro risate e dei loro chiacchiericci…le rughe di tanti vecchi che procedono sempre più curvi sotto il peso dei loro esili corpi ingobbiti e assistere a battesimi e funerali, nozze e anniversari, compleanni, gite e lavoro, quando c’è, e non lavoro e povertà e accattoni agli angoli delle strade, sui marciapiedi, all’uscita delle chiese…..immmagini di vita e di morte…turbamenti profondi di una mente che di notte s’interroga sul perchè di una vita così dura, difficile, dove i desideri non s’incontrano, dove le delusioni sono il pane di lacrime di ogni giorno, dove gli anni ti danno solo più spazio per riempire il tuo cuore di tanta amarezza, rimpianti, domande senza risposta….
Questa mattina non so perchè non riesco a rimettere i pezzi in ordine, perchè mi sento disgregata, scomposta, disorientata, angosciata.
Mi chiedo perchè fino a qualche giorno fa i miei pensieri erano totalmente diversi, positivi, vitali e oggi mi sento morire dall’angoscia che mi preme sul cuore.
Ho perso il mio Amico fedele, il mio Sposo e non mi darò pace finchè non lo ritrovo, anche a costo di logorarmi tutta la pelle dei piedi e delle mani, anche a costo di morire per ritrovarlo.
E poi mi sono persa la Madre che Dio mi ha dato per guidarmi nelle notti senza stelle.
Io so che si sta bene con loro e oggi non ho voglia di meditare, di pregare, di fare nulla delle cose che da 16 anni caratterizzano i miei risvegli anticipati.
Sento che tutto è inutile, ma la nostalgia non posso cancellarla, perchè è vivo il ricordo delle carezze, dell’inimità profonda instaurata con Lui e con i Suoi santi.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, a tutto questo ho pensato, all’insensatezza di quello che accade, all’incapacità di dominare gli eventi, alla fede che crolla quando pensi sia saldamente ancorata a Lui, alle tue esperienze di incontri scintillanti.
La macchina di Paolo è giù nel giardino, nuova fiammante, in attesa di un compratore, sotto le intemperie che non la risparmiano come non risparmiano le nostre molto più vecchie.
La guardo e penso a Paolo che due mesi fa l’aveva comprata con tanto entusiasmo, perchè voleva fare le vacanze in montagna sicuro.
Lì ha cominciato a star male e la macchina non gli è servita per non morire o morire più comodo.
Perchè quando si muore si sta scomodi immagino e la macchina è l’ultima cosa a cui pensi.
Ebbene quella macchina mi fa pensare alla mia patente che in questo ultimo arco di tempo ha contribuito a dissociare i pezzi del mio cervello.
La patente si dà a chi è capace di guidare uno strumento di locomozione .
Quando la conseguii toccai il cielo con un dito perchè avevo raggiunto la sospirata autonomia.
Gianni, il mio futuro marito, fu l’istruttore migliore che potessi trovare: mi insegnò ad andare piano, a fare i parcheggi, le retromarce e la doppietta per i sorpassi.
Non penso ci sia un istruttore più bravo di lui.
Per me lo è stato a tal punto che della mia gloriosa cinquecento rossa ero perfettamente padrona e pensavo che sarebbe durata in eterno e io in eterno l’avrei guidata con la stessa passione, maestria e ne avrei goduto i confort.
Ma la vita si è ripreso quello che mi aveva elargito a piene mani: la pazienza di Gianni, la sicurezza nell’andare da sola, l’orgoglio di essere io a guidare la mia vita.
Quando la sostituii con una Panda, sul lunotto di dietro attaccai un adesivo con su scritto: “Non seguitemi, mi sono persa anch’io” .Era vero, terribilmente vero.
Anche quando, dopo 11 anni di crisi di panico, ripresi la guida, ero persa, non sapevo dove trovare la strada giusta per non smarrirmi più.
Penso oggi a quanto mi costi rinunciare alla patente che scade tra poco a tutti i ricalcoli, percorsi e ripercorsi per evitare il pericolo dello STOP definitivo.
Penso che niente può durare all’infinito e, se tempo fa mi svegliai con una domanda che mi mise in pace, combattuta dalla paura di avere un cuore malato :”Che credevi, Antonietta, che eri immortale?”, oggi voglio continuare a guardare la vita con il cuore aperto alla speranza, ma con l’occhio volto alla macchina di Paolo che sta dentro un cilindro di ferro in attesa della resurrezione, ma la macchina non la può usare.
Così il Vangelo mi ha riportato alla concretezza della vita dove succedono cose comprensibili e incomprensibili, cose belle e brutte, ma il contadino del cielo ho capito che continuerà a zappare attorno al fico sterile, perchè vuole che porti frutto.

Terra

0c0e5-seminatore

“Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)

Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto.
Il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra, recita un Salmo.
Tu Signore hai creato la terra, quella terra da cui plasmati il primo Adamo, terra su cui soffiasti il tuo spirito perchè prendesse vita.
La tua parola è spirito e vita se l’accogliamo nel nostro grembo, se permettiamo a te di rovesciare le nostre zolle, se ci lasciamo lavorare sì da diventare terra feconda.
Non permettere Signore che pruni e rovi invadano il santo suolo, che la nostra terra si indurisca per mancanza di acqua e del lavoro paziente della zappa e dell’aratro.
Aiutaci a non fuggire da te, a non lasciarci attraversare dai carri e dai cavalli dei pensieri mondani, dai piedi di chi cammina senza meta offuscato da vani miraggi.
Tu Signore rendi feconda la nostra terra se come argilla ci lasciamo lavorare dalle tue mani.
Le prove, le difficoltà della vita spesso ci allontanano da te e ci chiudono alla tua opera salvifica.
Non permettere Signore che ti rifiutiamo quando arrivi a tagliare, potare, arare.
Aiutaci Signore a vivere la tua paternità come dono, a non dimenticare che siamo nati da seme corruttibile ma in Cristo trasformati in seme incorruttibile.
Fa’ Signore che il nostro sguardo sia proiettato lontano, che non giudichi le cose in base al tempo limitato che ha il seme per marcire e morire, aiutaci a imparare dalla natura il segreto della vita che nasce sempre da una morte, la morte del seme, da una ferita, uno squarcio, una sofferenza.
La parabola della natura si apra ai nostri occhi sì che, mentre guardiamo un fiore sbocciare non ci sfugga lo squarcio che produce all’inolucro che lo conteneva, o quando germoglia una pianta fà che non dimentichiamo la ferita del fusto, necessaria a che si sviluppi.
Signore mio Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Non voglio dimenticare tanti tuoi benefici.
Il colore dei fiori, il loro profumo, i frutti succosi che subentrano quando i petali appassiscono e cadono e poi i semi… Signore tutto questo non ci faccia fermare a ciò che vediamo quaggiù, che spesso ci delude e non ci sfama, ma ci porti ad aprire i nostri cuori, zolle sempre pronte ad accogliere il tuo seme di vita.
Fa’ Signore che in questa giornata non mi lasci abbattere dalle prove della vita presente, dalla paura di finire i miei giorni, ma mi predisponga ad un’attesa fiduciosa di una terra promessa che diventa dono da godere ogni giorno per tutta la vita..
…la Tua non la mia Signore.

20078-orzo2bche2bmatura2bpost

Trasfigurazione

300px-giovanni_bellini_016

” Maestro è bello per noi stare qui” (Lc 9,33)

Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.
E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.
Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.
Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..
Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.
Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.
Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi che saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.
Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre, di te che sei Dio Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.
A tua immagine e somiglianza ci hai ceato per l’eternità. Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.
Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.
Certo raramente, prima di incontrarti l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.
Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.
Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada. Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.
A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.
Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.
Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.
Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.
Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.
Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.
Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.
Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-”
So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.
Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.
Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare il nostro pugno di terra, il nostro corpo mortale perchè diventi cuore di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo.

Accumuli

25334-vangelo1

” Quello che hai preparato di chi sarà?( Lc 12,20)

Si accumulano beni per se stessi fino a quando non hai dei figli o delle persone care a cui lasciarle in eredità
Prima non ti poni il problema, ammassi e basta, pensi solo a te stesso a stare bene tu e qualche volta a beneficiarne anche gli altri.
Non sempre, anzi raramente la condivisione o anche l’espropriazione di qualcosa a cui tieni molto nasce dall’amore, da una libera scelta. Il più delle volte vale la pena interrogarci sul perché lo facciamo.
Siamo fatti di carne, il seme del diavolo se non stai attento ti copre la verità e ti fa vedere solo quello che vuoi vedere nascondendoti il tuo peccato.
Per fortuna la vita ci insegna che niente delle cose materiali dura in eterno e arriva il momento della riconsegna.
Ci sono beni materiali che riusciamo a mantenere saldi e custoditi nelle nostre casseforti, loculi cimiteriali, che saranno la gioia o la perdizione di chi li trova. Pensiamo agli enormi tesori sotterrati insieme a personaggi illustri del passato, re, faraoni, persone che si potevano permettere di costruire un mausoleo tanto grande da portarsi dietro non solo le ricchezze ma anche le persone a loro legate, condannate alla morte anzitempo per fargli compagnia o continuare a servirlo.
Per fortuna questa barbarie è finita, ma oggi assistiamo a qualcosa di infinitamente peggiore, perché se prima c’era una relazione tra la morte e il divino, la vita che continuava in una relazione sacra con gli dei in cui si credeva, oggi si fa affidamento solo sulla scienza e sulla capacità dell’uomo di protrarre la vita all’infinito.
Come si fa a cercare le cose di lassù quando gli occhi del cuore sono paralizzati sulle cose di quaggiù che più passa il tempo più ti sembrano importanti, irrinunciabili, insostituibili?
I quaggiù lo vedi, il lassù chi te lo dice che c’è? Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio dice un proverbio.
In effetti anche noi cristiani che leggiamo il vangelo e andiamo a messa e riceviamo frequentemente i sacramenti non siamo esenti dalla paura di rimanere senza soldi, di non avere un piccolo gruzzoletto per affrontare le necessità e difficoltà che con il passare degli anni aumentano in modo esponenziale.
Il problema non sta tanto nei beni materiali che magari siamo riusciti a sottrarre al fisco, alla svalutazione, ai cattivi appetiti, ma il fatto che non siamo più in grado di produrre ricchezza, qualora ce ne fosse bisogno.
Se sei vecchio e hai bisogno di un prestito ti chiedono il certificato di sana e robusta costituzione fisica, se non sei vecchio ma disoccupato e senza beni ereditati o messi da parte vogliono sempre una garanzia.
E chi dà la garanzia se non il Signore nostro Gesù?
Non c’è altra garanzia che lui perché i nostri beni non vengano attaccati dalla tignola o dalla ruggine, la Sua provvidenza è la nostra pensione sicura.
Ci devi credere per sperimentare quanto sia vero il vangelo.” Guardate i gigli dei campi, non mettono e non seminano, eppure sono vestiti come figli di re..guardate gli uccelli del cielo..”
Un tempo eravamo ricchi e ci siamo comprati di tutto, perché ci piaceva, perché era un modo per passare il tempo la domenica quando erano chiusi i negozi e aperte le fiere.
Non abbiamo accumulato per la nostra discendenza, ma per noi, per sentirci bravi e ricchi di tante cose belle.
Ora che siamo diventati poveri e non ce la facciamo a spolverare i piani dei mobili, a muoverci liberamente per casa con il deambulatore o la sedia a rotelle, siamo stati costretti a vuotare man mano la casa, a liberarci di tutto per muoverci più agevolmente e vivere nel pulito e nell’ordine.
Grazie a Dio che nel frattempo mi sono convertita sì’ che quando riempio le buste da regalare le indirizzo a chi ne ha bisogno e mi faccio aiutare ad individuare le persone che possono trarre beneficio dalle eccedenze nostre.
Ma il bello è che ora non do solo ciò che mi avanza, ma ciò che serve all’altro, non mi preoccupa il domani perché la vera ricchezza l’ho già trovata non lassù ma quaggiù, nel mio cuore di carne dove ho riservato il posto d’onore al mio Signore.

Santa Marta

69a0c-20071225_0030

” Di una cosa sola c’è bisogno”(Lc 10,42)

Gesù lo dice a Marta che si lamentava perchè la sorella l’aveva lasciata sola a servire il Maestro,l’amico, l’ospite. Chi di noi non avrebbe avuto la stessa reazione? Quando viene un ospite la nostra più grande preoccupazione è preparargli qualcosa da offrirgli, una cena, un pranzo o qualcosa da bere o da mangiare.
Chissà perchè pensiamo sempre che il bisogno dell’altro sia sempre quello di mettere qualcosa in bocca e nello stomaco.
Retaggio della guerra o di una povertà che ti privava dell’essenziale. Nell’antico Testamento del resto vediamo che il comportamento verso l’ospite inatteso o atteso è sempre lo stesso.
Sacrificare anche l’ultimo pugno di farina per farlo felice.
Anche io un tempo facevo così e la mia più grande preoccupazione era sempre quella di far felici le persone facendole sedere alla mia tavola dove somministravo ogni genere di leccornie che le mie abili mani avevano preparato avvalendosi dell’esempio e dei buoni consigli di mia nonna.
Non mi ha mai sfiorato l’idae che ciò che contava era ben altro, se non quando Paola, una persona speciale che conobbi e cominciai a frequentare 25 anni fa non mi fece cambiare idea offrendomi al suo primo invito a casa sua solo una frittata. Non aveva neanche comprato il pane e la frutta.
Grande fu il mio stupore, per me che pensavo che un pranzo non poteva dirsi tale, pecie un pranzo offerto ad un ospite se non c’era antipasto, primo o primi, secondo, contorni, frutta e dolce.
Mi ammazzavo quando facevo gli inviti e tanto ero stanca che non solo non avevo tempo e occasione per parlare con gli ospiti, compito che delegavo a mio marito o facevo in modo che fossero più di uno sì che tra loro si facessero compagnia.
Paola mi ha insegnato a vivere l’incontro come occasione di scambio di doni, non necessariamente tangibili e commestibili.
Ringrazio il Signore perchè ha messo sulla mia strada una persona che aveva capito cosa era importante e qual era la parte migliore.
Oggi mi succede il contrario, che quando viene qualcuno mi dimentico persino di offrirgli da mangiare e vorrei che non se ne andasse mai, tanto mi piace fermare il tempo perchè le nostre storie s’incontrino con quella di Dio.

Santi Gioacchino e Anna

anna e gioacchino

Meditazioni sulla liturgia di

martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

e della liturgia propria dei

Santi Gioacchino e Anna ( memoria)

” Riconosciamo Signore la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri; abbiamo peccato contro di te”(Ger 14,20)

” Facciamo memoria degli uomini illustri” ( Sir 44,1)

Oggi la liturgia ci mette di fronte ad una scelta.

Da un lato fare memoria degli “uomini illustri” in questo caso Gioacchino e Anna i genitori di Maria, e meditare sulla parola propria di questo giorno di festa (Sir 44,1.10-15; Salmo 131; Mt 13,16-17), dall’altro ci invita al pentimento per i peccati nostri e dei nostri antenati che continuano a infestare il campo di Dio (Ger 14,17,22; Salmo 78(79); Mt 13,36-43).

E’ infatti questo l’argomento su cui Gesù si sofferma nella spiegazione della parabola del grano e della zizzania che martedì della XVII settimana del TO la Chiesa normalmente propone alla nostra riflessione.

A me piace ascoltare appena mi sveglio ciò che Dio mi dice e sono affamata della sua parola, mai sazia di quello che leggo, mai sazia di quello che riesco a capire, fare mio, interiorizzare, collegandolo con la mia storia, per farla diventare storia sacra come a Dio piace.

Non posso negare che mi commuove sempre la celebrazione, il ricordo, la festa di una coppia di sposi, una coppia che ha dato vita non solo nella carne ma anche nello spirito ai suoi figli.

E in questo caso la figlia, Maria è stata donata a noi per l’eternità, avendo accettato, accolto nel suo grembo il seme dello Spirito che si è fatto carne per noi e ha cancellato il nostro peccato, rendendoci tutti figli di re, profeti e sacerdoti.

Se solo riuscissimo a godere del dono che abbiamo ricevuto attraverso la testimonianza di vita di tanti uomini illustri, luminosi, timorati. di Dio!

Quegli uomini che hanno concimato con la preghiera e le buone opere la terra a loro affidata, la terra promessa in cui la zizzania è dovuta arretrare per fare spazio all’amore reciproco cementato dall’amore di Dio condiviso e accolto come grazia.

Di questi due santi non si conosce la storia certa, ma ” Dai loro frutti li riconoscerete” è scritto.

E se la loro unione ha dato un simile frutto non possiamo che ringraziare Dio di così grandi testimoni della fede.

La zizzania della discordia è il tarlo, il verme che corrode ogni relazione e per questo molte famiglie si sfasciato e la nostra società è allo sbando.

Lucifero si sfrega le mani a vedere lo scempio che stiamo facendo del campo di Dio, la presunzione che i figli sono di nostra esclusiva proprietà e possiamo disporne come meglio ci piace.

Se leggiamo la storia antica inorridiamo quando c’imbattiamo in sacrifici umani, specie di bambini, se pensiamo a quelli gettati dalla rupe a Sparta, quando nascevano deformi.

Il nostro cuore si è indurito purtroppo perché non siamo più capaci di commuoverci davanti alla strage dei bambini non nati, o alle sevizie a cui sono sottoposte le bambine soprattutto fin dalla più giovane età.

Quando perdiamo di vista l’Interlocutore e ci relazionano solo con noi stessi questo accade e non dobbiamo meravigliarsi che i giornali e la televisione ci ripropongono sempre le stesse notizie con i nomi cambiati.

La zizzania ha preso la parte migliore e sta infestando il nostro campo, la terra che Dio ci ha dato da coltivare.

Quanta fatica per andare d’accordo in famiglia, con gli amici, con la nostra comunità!

Sembra impossibile riuscire a combattere il seme del diavolo: la discordia.

Se riuscissimo a ricordare e attualizzare quello che dice Gesù ” Senza di me non potete fare niente” , il problema sarebbe risolto.

Se gli sposi cristiani a capo a letto invece di attaccare madonne santi e crocifissi incorniciassero la promessa che si sono fatti il giorno del matrimonio” Accolgo te e prometto di esserti fedele CON LA GRAZIA DI CRISTO, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia finché morte non ci separi”!

Al mondo consegneremmo campi biondeggianti di spighe, figli santi che con le loro buone opere, aiutati da Dio, provvedono a che si moltiplichi il raccolto d’amore, di misericordia e di perdono per cambiare il volto del nostro pianeta e tornare alla meraviglia dell’inizio.