Sacrificio

46d28-intelligenza-ed-emotivit25c325a0

“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli….che non riceva già ora cento volte tanto” ( Mc 10,29)

Le letture che oggi la liturgia ci propone ci portano a riflettere che ciò che fa piacere a Dio è la nostra felicità.
Un Padre ha a cuore il bene, tutto il bene possibile per i suoi figli e sa cosa li fa stare bene.
Per questo ci invita a donargli, consegnare tutto nelle sue mani perchè sicuramente Lui saprà più e meglio di noi amministrare le nostre ricchezze materiali e spirituali.
A tale scopo ci ha dato una madre previdente e obbediente, umile, silenziosa e disinteressata che in perfetto accordo con Lui s’incarica di salvare con il nome ( parola presa dal linguaggio informatico) tutte le nostre offerte che comportano sacrificio, dolore, rinuncia(questo è importante), perchè poi il Figlio le moltiplichi e ci restituisca (brutta parola) cento volte tanto
Come la moltiplicazione dei pani partì da una presa di coscienza dei discepoli del bisogno della folla e si diedero da fare per cercare dove e come soddisfare quel bisogno, seguendo alla lettera le indicazioni, i consigli del Maestro così anche a noi viene chiesto di rovistare nelle nostre tasche, cercare e offrire anche l’ultimo spicciolo perché il Signore lo benedica e lo moltiplichi.
Non c’è dubbio che tutto questo costa fatica, ma se hai fiducia nella persona a cui ti affidi, di cui ti fidi, che hai accolto nella tua casa perchè, qualora te le dimenticassi, ti fa vedere quello che non vedi, trovare quello che serve a cui non hai dato peso, che ti sembra troppo poco, ti ricorda dove l’hai messo, ti stimola, ti aiuta, ti porta a vivere l’esperienza eucaristica senza fatica.
Un sì all’amore e non al proprio interesse trasforma la nostra vita.
Provare per credere.

Quando un tempo dovevo fare un regalo prima di tutto doveva piacere a me, poi doveva sembrare più costoso, rispetto a quanto l’avevo pagato e, se era troppo bello, ne compravo uno uguale anche per me, quando non sostituivo il regalo acquistato, che incameravo, con qualcosa che avevo e che mi piaceva di meno.
Con i regali ero diventata maestra illusionista, perchè cercavo sempre il mio tornaconto prima della felicità dell’altro.
Il regalo doveva portare a me, a quanto ero brava, generosa, dai gusti raffinati ecco ecc.

Voglio ringaziare il Signore perchè ha moltiplicato sempre la mia gioia, quando ho agito non per me ma per l’altro, quando l’amore donato mi ha ripagato abbondantemente di quanto io ero stata capace di dare nella mia inadeguatezza.

Annunci

Vita comunitaria

 Ogni uomo è una storia sacra

La vita comune può diventare una vera scuola in cui si cresce nell’amore; è la rivelazione della diversità, anche di quella che ci da fastidio e ci fa male; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che ci sono dentro di noi, della trave che c’è nei nostri occhi, della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli.
Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare a meglio accogliere, comprendere e servire gli altri.
Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione.
L’unione di una vera comunità viene dall’interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall’esterno, dalla paura.
Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto: non c’è più rivalità.
Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri; non è elitista o gelosa del proprio potere.
Desidera semplicemente svolgere la propria missione insieme ad altre comunità, per essere un fattore di pace in un mondo diviso.(Jean Vanier)

http://www.qumran2.net/ritagli