” Guai a coloro che meditano l’iniquità”(Mi 2,1)

fragilità

” Guai a coloro che meditano l’iniquità”(Mi 2,1)

” Dio ha riconciliato a sè il mondo in Cristo,
Affidando a noi la parola di riconciliazione” ( 2 Cor 5,19)

Oggi le letture ci mostrano il volto di un Dio contraddittorio, dal comportamento inspiegabile.
Nella prima lettura, attraverso le parole del profeta Michea ci viene mostrato il volto minaccioso verso i ricchi e i potenti che tramano insidie ai danni del povero, dall’altro il volto compassionevole per chi ha subito ingiusti soprusi.
Sono parole dure quelle che giungono ai nostri orecchi, che ci coinvolgono, perchè non possiamo sentirci esenti dalla responsabilità di aver agito, il più delle volte, egoisticamente, pensando solo al nostro tornaconto, anche senza accorgercene.
Ma se noi siamo sovrappensiero, ci distraiamo, non troviamo il tempo per farci carico delle sofferenze altrui, Dio veglia, vede e provvede.
A noi piacerebbe che le conseguenze delle nostre azioni non ricadessero su di noi e pensiamo che Dio è ingiusto quando ciò accade.
Oppure non è quel dio che ci siamo costruiti a nostra immagine e somiglianza.
“Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà un lucignolo dalla fiamma smorta” è scritto, vale a dire che il Dio di Gesù Cristo è un Dio che perdona, che non è venuto a condannare ma a guarire attraverso l’amore.
E l’amore di Dio non è come lo pensiamo noi, amore che dura quello che dura perché noi siamo abituati a rompere i rapporti al primo tradimento, fraintendimento, offesa.
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” le ultime parole di Gesù sulla croce, parole per i farisei, suoi contemporanei, tramatori di insidie, che tennero consiglio per toglierlo di mezzo.
Parole per quelli che sono venuti meno alla Parola di Dio, prima che si incarnasse, parole che abbracciano la storia futura fatta di rinnegamenti ancora più grandi.
Gesù non ama il palcoscenico, non i bagni di folla, evita qualsiasi pubblicità che possa fuorviare le persone inducendole a farsi illusioni su di Lui.
Voglio questa mattina ringraziarlo perchè l’ho incontrato nel dolore, nella sofferenza, nel crollo di tutte le mie certezze, lo voglio benedire perchè si è fatto carico delle mie infermità non dando sfogo alla sua ira, perchè è Dio e non uomo, perchè ci ha creato e noi siamo suoi, riscattati a caro prezzo per farci godere dei tesori della sua casa.

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Fragilità

(Kahlil Gibran, Il Profeta)
Vi è stato detto
che, come una catena, siete fragili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall’azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell’oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.”