Il fuoco

“Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto” (Mt 17,12)

Come si fa a riconoscere qualcuno se non lo si conosce?
Ci facciamo sempre un’idea sbagliata delle persone, della vita, di Dio, perchè partiamo da noi stessi e non da quello che vediamo, sentiamo, tocchiamo.
Quante volte usciamo scottati da qualche esperienza con i lividi addosso, tramortiti, eppure ci ricadiamo e non mettiamo mai giudizio.
Molte cose che ci fanno male noi continuiamo a sceglierle, a cibarcene e anche se portiamo sul corpo i segni delle scottature, delle esperienze dolorose a riguardo.
Ogni sera, quando mi metto di fronte al Signore per fare l’esame di coscienza, mi viene da piangere e piango realmente perchè, nonostante pentimenti e promesse, continuo a predicare bene e a razzolare male.
Guardo la mia miseria, il mio limite, la mia presunzione di essere brava, buona, utile per il mio Signore e mi riconosco peccatrice, malata, bisognosa di consolazioni e non di punizioni, bisognosa di conferme che c’è chi non mi giudica, ma mi ama a prescindere.
Le lacrime di pentimento si trasformano in torrenti di gratitudine, di dolcezza senza fine che mi rigenerano e lavano tutte le mie ferite.
Così, pur conoscendo il Signore, non mantengo viva la fiamma dell’amore per Lui, me ne allontano quando i pensieri e le faccende del mondo mi portano a correre e a non badare a chi ho al fianco.

Mi dispiace Signore, quando questo accade, e purtroppo accade spesso.
Vorrei tanto bruciare d’amore per te sì da non dimenticare mai i segni del fuoco che in tante notti buie mi ha illuminato senza peraltro bruciarmi.
E tu sei fuoco che brucia, sei fuoco divorante e spesso vengo meno pensando a quanta grazia mi doni nelle notti appassionate di dolore senza confini.
Ti riconosco, stranamente, solo quando sto tanto male, perchè mi diventi più intimo, più vicino parli al mio cuore e sento di essere ossa delle tue ossa, carne della tua carne.
Ti riconosco Signore in questo dono che tu mi fai di rendermi partecipe del tuo dolore, della tua passione, della tua opera di redenzione per i fratelli lontani.
Eppure non mi sento nè brava nè buona, e spesso faccio quello che a te non piace o ometto di fare ciò che è giusto fare.
Non sono degna Signore di una scelta così impegnativa, di un mandato così coinvolgente e importante come quello che tu mi chiedi o immagino tu mi chieda, da quando ci siamo incontrati e conosciuti.
Tu mi hai scelto Signore, guardandomi.
Si è trattato sicuramente di uno sguardo quello che mi ha catturato e che mi fa desiderare di rifugiarmi nelle tue braccia ogni notte, senza paura di farmi male con i chiodi, le spine e lo stare con te, vicino a te, crocifissa per amore del tuo nome.

” Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli.” (Gv8,31)

Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì dell V settimana di Quaresima
letture: Dn 3,14-20.46-50.91-92.95; Dn 3,52-56; Gv 8,32-42

” Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli.” (Gv8,31)

Poche riflessioni sulle letture che la liturgia oggi ci propone
La prima è l’interrogativo che mi suscita la testimonianza di fede dei tre giovani che pur di non rinnegare Dio affrontarono la morte sicura.
Sarei io capace di tanto?
Quanto mi fido di Dio e della sua salvezza? Quanto mi sento libera da ciò che mi tiene ancorata alle sicurezze del mondo?
A Gesù do la possibilità di entrare nella mia casa, di occupare i miei spazi, ma gli impedisco di interferire in ciò che ritengo mio, guadagnato con la fatica, la rinuncia, la pazienza e l’asservimento ai dettati della nostra odierna cultura?
Gli lascio la libertà di muoversi liberamente in tutti gli ambienti, quelli dove non facciamo entrare nessuno, chiudendo a doppia mandata quelle porte che nascondono il nostro disordine o custodiscono la nostra intimità?
Oppure cerco di fare un vero e proprio trasloco andando ad abitare da lui, lasciando la mia terra, come fece Abramo, le mie sicurezze, alla volta della terra promessa, che è Lui, disposta a coltivarla a trarne il cibo per me e tutti quelli che mi sono affidati?
“Rimanete nel mio amore, dice Gesù, Rimanete nella mia casa e sarete liberi davvero.”
La libertà ha un prezzo, quella dell’esodo, dell’attraversamento del deserto, quello di investire tutto in una speranza di vita che non si consuma che è inattaccabile dal fuoco di una fornace, dagli artigli di fiere affamate, perchè in noi è il germe di vita, in noi c’è la sorgente che fa piovere e fa crescere e niente e nessuno può cancellare, annullare l’eterno indistruttibile amore che ci abita quando abbiamo deciso di diventare suoi sposi per sempre, rispondendo alla sua chiamata.