La bontà di Dio.

“Gli ultimi saranno i primi primi gli ultimi”.(Mt 20,16)
Non sembra, ad una prima superficiale lettura del Vangelo, che Dio sia giusto e quindi neanche buono, come dice Gesù a proposito della retribuzione degli operai dell’ultima ora.
Già domenica ci aveva spiazzato il suo comportamento nei confronti della cananea alla quale in un primo momento non risponde, poi lo fa in modo decisamente sgarbato: “Non si può dare ai cani il pane dei figli”.
Non è giusto. Ma c’è chi si accontenta, riconosce il suo bisogno e non sta a guardare tanto per il sottile.
È il caso dei veri poveri che non si mettono a fare paragoni, ma si accontentano di quel poco che basta per non morire di fame.
È la giusta disposizione d’animo per apprezzare ciò che Dio ci dà.
Noi non siamo mai contenti e cerchiamo sempre qualcosa in più rispetto a ciò che abbiamo.
Anzi lo rivendichiamo come giustizia, mettendo avanti le nostre credenziali e i nostri meriti.
Ma Dio supera le nostre categorie mentali stravolgendole.
Non ci fa piacere vedere gente che sta bene, che vive nell’abbondanza e negli agi e che gode di buona salute e ha la casa piena di amici.
Ci sentiamo smarriti, angosciati, destabilizzati, quando a noi non tocca niente delle buone cose che sono sulla tavola, le gioie della vita, e pensiamo che Dio non è buono, non giusto perché non tratta tutti allo stesso modo.
Il nostro sentimento diventa ribellione se poi alle nostre richieste di aiuto neanche ci risponde.
Nel passo del Vangelo odierno dobbiamo aspettare la sera per avere la retribuzione e alla sera si svela il mistero dell’amore di Dio:la stessa ricompensa per i primi e per gli ultimi!
Ma qual è questa ricompensa uguale per tutti?
Chi è chiamato per primo gode della ricompensa già da subito, perché il premio è servire il Signore,
avere la possibilità di vivere quel servizio nell’amore e di diventare ciò per cui siamo stati creati.
Creati per amore, chiamati all’amore.
Osservare i comandamenti è già entrare nella vita eterna.
Se c’è già un tornaconto nel servizio, la retribuzione non viene in base al merito ma alla bontà di Dio che è infinita.
“Maestro buono” dice il giovane ricco rivolgendosi a Gesù.
E e a ragione, perché Dio è buono.
Dio è buono perché ama gratis.
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“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .