“Si diventa eredi per la fede.”(Rm 4,16)

Meditazioni sulla liturgia di
sabato della XXVIII settimana del Tempo Ordinario

“Si diventa eredi per la fede.”(Rm 4,16)

Fede vuol dire fiducia.
In chi?
In Dio ci verrebbe da rispondere.
Ma quale Dio?
L’uomo da sempre ha riconosciuto la dipendenza, l’autorità, la superiorità di forze, persone superiori da temere e a cui sacrificare.
Il Dio creatore, Dio all’origine di tutte le cose unico è proprio dei popoli del libro: ebrei, musulmani e cristiani.
I popoli del libro.
C’è qualcosa che accomuna chi crede: la rivelazione di Dio attraverso la storia.
E questa è una cosa bellissima.
Un Dio che si preoccupa dell’uomo, che non pensa a se stesso, ma al bene dei suoi figli, un Dio che accompagna il suo popolo dandogli parole di speranza e di vita.
Un Dio da temere è quello dell’Antico Testamento, perché grande è la sua ira per quelli che non l’ascoltano.
Un Dio geloso delle sue creature, che ama in modo speciale le persone che si è scelto e solo a quelle riserba misericordia e amore.
Gesù è venuto a mostrarci il vero volto di Dio: l’amore.
Gesù è venuto a lasciarci lo Spirito di Dio.
Gesù è il postino, e colui a cui il Padre ha affidato il compito di mostrare la suprema armonia che regna nel cielo e che desidera estendere su questa terra.
Gesù che porta i doni è stato ribattezzato Babbo Natale ma a me viene da pensare che e più giusto chiamarlo Babbo Pasquale, perché il dono è operante solo nella Pasqua del Signore, quando il passaggio su questa terra è compiuto.
Gesù questo dono non ha aspettato di morire o di salire al cielo per lasciarne trapelare la luce, la straordinaria bellezza, la novità assoluta.
È un pacco bucato quello che ci ha consegnato Gesù sotto la croce, il Suo Corpo che non è a tenuta stagna, per cui pian piano che le gocce di sangue e acqua toccano terra danno vita ai semi sparsi sul suo percorso.
Aiutiamoli a crescere con il suo aiuto senza preoccuparci di quello che diremo e come lo diremo perché lo Spirito di Dio ci suggerirà ogni cosa al momento opportuno.
Gesù è venuto a mostrarci la relazione che lo unisce al Padre.
L’amore del figlio è la risposta all’amore del Padre.
In questa famiglia celeste non esiste nulla che sia pensato e che non venga all’esistenza.
Così se il padre ama il figlio il figlio il padre, il loro amore diventa una persona.
Lo Spirito Santo.
Come potrebbe chiamarsi Padre un dio senza figli?.
Un Dio solo è un Dio triste, ha bisogno di un tu che gli risponda.
Dio parla e la sua parola diventa, è, una persona.
Il Verbo
Ecco il figlio.
Tutto questo accade perché nella natura del padre c’è una forza insopprimibile, un’esigenza fondamentale che è quella di relazione.
Un Dio che non si relaziona è destinato a morire per autocombustione.
Perché la vita viene dalla relazione di un io e un tu da cui può nascere la vita.
Lo Spirito Santo è il dono che Gesù ci ha lasciato.
E il regalo di Pasqua.
Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l’amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l’amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l’unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l’uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.

Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d’origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l’Amore che unisce il cielo alla terra.

DIO E’ AMORE

Meditazioni sulla liturgia di
domenica della SS Trinità anno C

Letture:
Pr 8,22-31; Salmo 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

“Tutto quello che il Padre possiede è mio”(Gv 16,15)

Cosa possiede il Padre viene da chiedersi?
Il Padre di Gesù è Padre nostro, per i suoi meriti e quindi anche noi potremmo affermare la stessa cosa.
” E’ mio!” la prima frase che sentiamo formulare dai bambini quando vengono ostacolati a gestire il loro piccolo mondo fatto di persone e di cose.
Il desiderio di possedere ci accompagna tutta la vita, giustifica le nostre fatiche, i nostri imbrogli, le nostre mistificazioni, perché ci sentiamo bene, almeno crediamo di stare bene se possiamo controllare e gestire tutta la realtà che ci riguarda e non solo.
Purtroppo facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo, senza peraltro sforzarci di indagare in modo più approfondito chi siamo, mentre tutti sono in grado di capire chi crediamo di essere.
Oggi è la nostra festa, festa grande perché ci fa vedere a quale famiglia apparteniamo, di chi siamo figli, quali sono i nostri parenti, le nostre credenziali, la nostra forza, tutto di noi.
Ogni azienda alla fine dell’anno fa l’inventario ed è giusto per verificare uscite ed entrate, guadagni e perdite.
A me interessa sapere se in questo anno di ascolto della Parola di Dio ho guadagnato qualcosa in sapienza da cui, a quanto pare, tutte le virtù provengono.
“Tutto ciò che il Padre possiede è mio” dice Gesù.
Ma il “mio” del mondo crea separazione, divisione, odio, scontri e guerre, il “mio” di Gesù è frutto di comunione di amore, di condivisione, di pace, di gioia, di giustizia.
Cosa quindi fa la differenza?
Nelle cose del mondo il possesso divide, nelle cose di Dio il possesso moltiplica se benedetto e offerto agli altri.
Voglio ringraziare il Signore perché mi ha chiamato a far parte di una Famiglia dove i membri vanno tanto d’accordo che il pensare, il volere e l’agire sono sintonizzati su un unica frequenza, dove la sintesi, la comunione, l’uno in tutti e tutto in uno, è frutto di un esodo e di una kenosi(morte) continua.
Voglio chiedere a Dio di aumentare la mia piccola fede, il mio piccolo amore attraverso i suggerimenti dello Spirito Santo che ogni giorno mi svela e mi dona lo stupore di una verità sempre più luminosa e appagante.
So che non tutto posso capire e ci sono momenti in cui veramente il sole si oscura e viene la notte del dubbio, dell’angoscia, della ribellione.
Sono quelli i momenti in cui vado alla ricerca della mia gerla di scintillanti, il sacco dove ho riposto con cura tutto quello che Dio mi ha donato nel tempo, per non dimenticarlo.
Lo Spirito di Dio mi aiuta in questo percorso all’indietro perché non perda nulla, neanche uno iota delle parole che sono uscite dalla sua bocca e che ho visto incarnarsi nella mia storia.
Lo Spirito santo mi aiuta a ricordare, mi apre il cuore alla speranza che possa succedere di nuovo, che il sole tornerà a illuminare la mia terra per sempre.

Disegno di Giovanni, il mio nipotino, all’età di 4 anni