Guai a voi!

“Guai a voi, che trasgredite la giustizia e l’amore di Dio! Guai a voi!”(Lc 11,42)

Quante volte l’ho letto nel Vangelo! Ogni volta ho cercato di dominare il malessere, la paura che mi suscitavano queste parole, pensando che, in fondo, Gesù, quando le pronuncia, è preso da grande dolore per il pericolo che incombe su chi agisce in modo diverso dal Vangelo.
Il guaio capita alle città, alle persone che hanno sentito l’annuncio, hanno conosciuto il Signore, ma l’hanno rifiutato, ma nei guai incorrono anche quelli che credono di salvarsi con una serie di formalismi che riducono la legge a pura apparenza, mascherando la vera identità dell’uomo.
La malvagità non può nascondersi agli occhi di Dio.
” Dai loro frutti li riconoscerete.”
Veramente è questo ciò di cui ci dobbiamo preoccupare.
Quando la pace non l’abbiamo dentro, non possiamo neanche portarla fuori. Quando viviamo la frammentazione che viene dalla dicotomia tra ciò che si vede ciò che non si vede, non ci può essere pace.
Se viviamo la legge con una serie di imposizioni rituali, che non servono a nessuno, come possiamo stare in pace?
Lo scopo delle nostre azioni è quello di tendere a realizzare ciò per cui Dio ci ha creati.
L’amore di Dio è espansivo.
Gesù non ha ritenuto un tesoro geloso la sua natura divina.
Ebbene, quando piantiamo una qualsiasi pianta, speriamo che porti frutto. Non possiamo però non salvare qualche seme, sottraendolo alla nostra ingordigia, perché nascano altre piante.
Novembre è alle porte e i ciclamini come anche i crisantemi riempiono gli scaffali dei supermercati, i marciapiedi delle strade, le serre, i negozi di fiori, perché il giorno dei morti i cimiteri sembrino lussureggianti giardini.
Come potremmo onorare i nostri cari, se non ci fosse chi con pazienza ha prelevato i semi, li ha fatti seccare, e con cura li ha piantati moltiplicando il numero delle piante?
Così è l’amore di Dio.
Prendiamoci cura gli uni degli altri e terremo lontano i tanto temuti guai.

Gioia

“Chi ascolta voi ascolta anche me” (Lc 10,16)
Non sapevo, non credevo che la ricerca di una sedia quella mattina di una gelida giornata invernale mi avrebbe dato l’opportunità di ascoltare ciò che mai le mie orecchie avevano ascoltato.
Erano le parole del Salmo 98
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.
Mi colpì la gioia che trasudava da quelle parole, una gioia che coinvolgeva tutto il creato e che io ero lungi da avere.
Incredibile come fiumi che battono le mani mi portassero a desiderare di conoscere l’autore di così alta poesia, perchè di poesia si trattava se era stata capace di trasmettermi il desiderio di vivere quelle stesse emozioni che le vicende della vita aveva  azzerato.
Così cominciò il mio cammino di fede, da una sedia, da un dovere di sedersi per poter assaporare quel cibo che non conoscevo, che mi dà vita e di cui non posso più fare a meno.
Oggi la Parola di Dio mi nutre più di qualsiasi altro alimento, riempie i vuoti dell’anima, dà senso al dolore e alla gioia, allo smarrimento, alla ricerca, all’attesa, alla morte e alla vita, a tutto.
Anche quando la liturgia ci mette davanti testi apparentemente scollegati, lo Spirito unisce tutti sotto l’unico denominatore di un Dio che ci ama, che ci cerca, che ci vuole felici non per un momento, ma per sempre, per tutta la vita.
Così la maestosa presenza di Dio conduce Giobbe al senso della sua piccolezza, le parole del Salmo 138 mostrano la gratitudine dell’orante a Dio perchè è presenza amorevole in ogni cosa uscita dalle sue mani ( mi hai fatto come un prodigio), e anche la minaccia  alle città dove Gesù aveva svolto gran parte della sua attività apostolica ( Guai a te Corazim, guai a te  è un grido di dolore perchè si ravvedano e si verifichi in ogni uomo la capacità di fare le cose che ha fatto Lui come i discepoli a cui nel suo nome ha dato potere di guarire le malattie del corpo e  dell’anima.
(Gv 10,33-34)
«Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?”

” Beati voi che ora piangete”(Lc 6,21)

” Beati voi che ora piangete”(Lc 6,21)
Signore non è facile accogliere il tuo messaggio, vivere la beatitudine di sentirsi ogni giorno spogliato di quanto tu gli avevi dato, privato degli affetti, della salute, del lavoro, della gioia di vivere.
Signore come fai a dire che uno è beato quando piange, quando ha sete, ha fame, è nudo, perseguitato?
Signore ci hai abituato male, ci hai dato di godere dei doni che a piene mani hai distribuito nel creato, nelle persone, nella nostra storia.
Ci hai dato occhi, orecchi, gambe, un corpo per vedere, sentire, toccare, vivere la relazione con tutto ciò che è fuori di noi.
L’abbiamo dato per scontato che la vita fosse questa, Signore.
Affannarsi per godere dei tuoi doni per più tempo possibile, per arraffare ancora più degli altri, per godere di quanto porta al nostro corpo e alla nostra mente piacere e gioia.
Signore tu hai messo ai nostri piedi tutto l’universo, ci hai dato la possibilità di diventarne padroni, di manipolare l’esistente , di corromperlo, di farne ciò ciò che ritenevamo buono e giusto per noi e le persone a noi più vicine.
Il concetto di bene non ci era ben chiaro.
Sapevamo che il piacere veniva quando eravamo sazi, quando eravamo oggetto di attenzioni da parte delle persone da cui dipendevamo, quando riuscivamo a prenderci piaceri innocenti dalle occasioni che la vita ci metteva davanti.
Parlo per me e per quelli che come me sono nati sani e in una famiglia sana..
Ma l’amore non è mai sufficiente, l’amore umano è imperfetto e, se quando siamo piccoli ci dobbiamo accontentare e viviamo di quello che ci è dato dai nostri genitori, in quanto dipendiamo da loro, man mano che cresciamo sentiamo il  bisogno di un  cibo più solido , di risposte più profonde, di tempo dedicato a risolvere i problemi che derivano dalla nostra imperizia, dalla nostra ricerca d’identità, di autonomia,
Quelli che sono stati i nostri maestri infallibili, man mano che cresciamo, li vediamo sempre più inadeguati e non ci accontentano più, non soddisfano la nostra sempre più grande fame di verità, di bene, di vita.
I nostri bisogni crescono man mano che diventiamo grandi, come cresce il desiderio di vederli realizzati dalle persone che lo hanno fatto quando eravamo piccoli.
Ora siamo cresciuti, siamo diventati grandi e dobbiamo restituire tutto quello che pensavamo fosse nostro e che spesso abbiamo faticato a conquistare, proteggere, difendere, aumentare.
Tu dici che siamo beati quando piangiamo, quando ci viene a mancare tutto.
Tu solo basti, Signore, ma non è così facile ammetterlo.