“Perchè sorgono dubbi nel vostro cuore?”(Lc 24,38)

“Perchè sorgono dubbi nel vostro cuore?”(Lc 24,38)
 
Siamo ancora nel tempo di Pasqua, tempo di resurrezione, di incontro con il Risorto.
La liturgia non si stanca di riproporre i passi in cui Gesù si fa presente ai suoi mentre parlano di Lui, mentre pensano a Lui, mentre desiderano Lui, mentre il dubbio e la paura li assale per ciò che non sono ancora riusciti a capire.
Si diventa testimoni quando tocchi le sue ferite, quando il senso delle scritture ti viene rivelato, quando e soprattutto senti che la Sua pace diventa la tua pace, quando una gioia incontenibile ti spinge ad uscire fuori da te stesso per annunciare al mondo che Gesù è risorto veramente.
Mi chiedo se e a chi interessi questa notizia, se la resurrezione parla al cuore di tutti i credenti, se ci cambia la vita.
Come possiamo vivere questo tempo di grazia, con le ali ai piedi, il cuore che scoppia di gratitudine per un fatto avvenuto 2000 anni fa?
“Dai loro frutti li riconoscerete”
Se vuoi sapere se una pianta serve solo ad appagarti gli occhi con le sue foglie e i suoi fiori, o anche lo stomaco, vale a dire se ti dà vita, devi aspettare di vedere se il frutto è commestibile, se ti nutre o ti avvelena.
Ieri sera abbiamo avuto un incontro che ci ha molto turbato. Una persona con la quale da anni condividiamo la fede, la preghiera di gruppo, il servizio alla chiesa, è venuta a trovarci per parlare con noi di cose incomprensibili che ci stanno accadendo, attribuite al demonio o ai suoi emissari.
Ma subito ci siamo accorti che non ci accomunavano gli strumenti per esserne liberati e che la pace non albergava nel cuore di questa persona che non è in pace con Dio e con gli uomini ed è alla ricerca di strade alternative che allontanano dalla fede.
Rideva quando io raccontavo del dolore come strada per sentire il Signore vicino, per sentirsi privilegiati nella fiducia che ci accordava a collaborare con Lui.
Era arrabbiata e confusa, questa persona, alla ricerca di qualcuno con cui condividere le sue soluzioni.
Sono certa che l’esperienza dell’incontro sia feconda se non ti fai mancare mai il Suo nutrimento di vita: la preghiera, la Parola, l’Eucaristia, e Maria, l’unica che può rendere sempre più salda la fede attraverso l’esempio della sua vita.
Gesù ci ama e non si stanca di tornare a visitarci, ogni giorno, ogni momento in cui riusciamo a fargli spazio e ad accoglierlo così com’è senza tante domando, certi solo dell’effetto benefico del perdono reiterato all’infinito.
Grazie Signore perchè ci ami a prescindere, perchè ci vuoi felici, ci vuoi santi, ci vuoi collaboratori di verità giustizia e misericordia. Grazie Signore perchè ogni giorno non dimentichi di far sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, sui dubbiosi e gli incerti, sui santi e sui peccatori, ogni giorno come un mendicante ti offri a noi per essere mangiato, divorato, straziato dai denti aguzzi dei tuoi aguzzini.
Signore non voglio che questo accada ancora. Ti prego salvami dall’ingordigia, dalla malafede e aiutami non solo a vivere di te, ma anche a dare vita a chi la sta perdendo. Lode e gloria a te Signore Gesù!
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“Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù” (At 4,33)

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Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù” (At 4,33)
Che significa dare testimonianza della resurrezione del Signore Gesù?
Una volta Giovanni, il mio nipotino, mi chiese come potevo essere certa che Gesù era risorto e io gli risposi che c’era chi lo aveva incontrato nei quaranta giorni dopo la Pasqua e l’aveva raccontato.
E come lui aveva creduto alle storie che gli raccontavo prima di addormentarsi riguardanti me e la mia famiglia d’origine, così tanti credettero basandosi sulla fiducia del testimone.
Ma oggi, rileggendo il vangelo mi sono resa conto che non basta raccontare una storia perchè altri credano che è vera.
L’incredulità connota l’atteggiamento dei più stretti amici e collaboratori di Gesù.
Tommaso addirittura volle mettere il dito nei fori delle ferite, per credere che Gesù non era un fantasma.
Bisogna quindi averlo incontrato personalmente per dare testimonianza della resurrezione.
La resurrezione è un evento per noi incomprensibile, da un punto di vista umano, perchè solo chi è morto può eventualmente risorgere e non risulta che questo sia accaduto a qualcuno ad eccezione del Figlio di Dio, per chi ci crede, naturalmente.
Non tutti quelli, però, che hanno incontrato Gesù sono diventati suoi testimoni.
Perchè?
Per Giovanni che oggi è più grande dovrei trovare una risposta diversa alla sua domanda.
Dovrei parlare di morte e di vita secondo la carne e secondo lo Spirito.
Mi capirebbe?
Certo è che ci sono momenti della vita in cui ci si sente morti dentro, senza speranza, demotivati, angosciati, depressi, soli, momenti in cui il senso di quello che ci accade ci sfugge e non sappiamo dove andare perchè abbiamo perso l’orientamento.
Vivere è un peso, morire un guadagno.
La scienza e le leggi stanno mettendo a punto proprio una strada indolore per uscire fuori da situazioni insostenibili per chi ne è coinvolto.
Ma se la carne muore non è detto che la persona cessi di vivere.
Nasciamo nella carne e rinasciamo nello spirito.
Così dice il Vangelo.
Per rinascere dall’alto come Gesù dice a Nicodemo dobbiamo prima morire.
Quando un bimbo esce dall’utero della madre che lo ha generato piange, perchè deve lasciare il caldo e sicuro rifugio che lo ha custodito per 9 mesi al buio e immettersi in un mondo sconosciuto dove l’aria ti brucia i polmoni, la luce ti ferisce gli occhi, dove non è scontato che il cibo ti arrivi direttamente dentro la pancia.
Ma il bambino può essere abortito se non è accolto e custodito da un NOI , l’ utero che garantisce la vita del figlio.
Questo utero passa attraverso la comunione, l’accordo, l’amore dei genitori, amore che rimanda ad un amore più grande che è quello di Dio, ad un utero ancora più grande che ci comprende tutti, dove possiamo riconoscerci figli di un unico padre, fratelli in Gesù.
La comunione, la condivisione, l’accordo nel nome di Gesù favorisce, rende possibile l’apparizione del risorto, ci risuscita, ci dà ciò che manca alla perfezione dell’amore.
E’ incredibile come tutto questo accada senza che noi facciamo magie, come le chiama Giovanni, le magie dei riscontri tra le pagine del vangelo e la nostra vita feriale, ordinaria.
Queste magie gli fanno paura, perchè sfuggono al controllo della ragione e si sa cosa ci accade quando vogliamo controllare, pianificare, metterci sopra e non sotto la signoria diCristo.
Se il sacrificio di Gesù aveva lo scopo di farci tornare a casa, quella casa da cui i nostri progenitori si allontanarono, la casa della nostra famiglia originaria, è certo che lì non ci sono distinzioni, siamo tutti uguali in relazione al padrone di casa, al Padre che ci ha creato e alla SUA Famiglia, collaboratori tutti della nostra incolumità, garanti della nostra vita.
Nella pancia-casa di Dio si vive come si vive in una famiglia dove tutto è in comune, dove ognuno è a servizio dell’altro, dove a garantire che le cose si svolgano secondo giustizia, verità e misericordia, vale a dire con amore c’è Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, distinti nelle funzioni, ma perfettamente sintonizzati sulle frequenze dell’amore.
E’ naturale quindi che la testimonianza nasca dall’amore, il motore di ogni cosa, sorgente di vita.
L’amore è da Dio, è dono , il primo e più importante dono che Gesù ci ha fatto morendo sulla croce.
E’ il dono dei doni da cui scaturiscono la fede e la speranza.
Se rimaniamo ancorati a Lui non stancandoci di invocare il Suo Spirito saremo testimoni credibili di resurrezione, perchè solo chi è amato può vivere, solo chi ama può dare la vita.
Grazie Signore che ci hai chiamati a far parte della tua famiglia a godere dei beni promessi già da subito, a vivere al di sopra delle nostre possibilità e capacità la grazia del perdono.

” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)

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” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)
Signore sono qui con il desiderio di incontrarti nella Parola che questa mattina hai pensato per me, con la difficoltà a fare ordine ai miei pensieri, a farti spazio perchè entri e mi nutra fin nelle midolla e mi guarisca e mi liberi da tutte le mie angosce.
“Non abbiamo che un solo pane! ” ti dicono i discepoli mentre tu li stai mettendo in guardia dal lievito dei farisei, dal pensare che tutto di pende da noi e che tu non c’entri con le nostre insignificanti, banali (per te, presumiamo) preoccupazioni quotidiane.
Avere la memoria corta dipende da quante cose ci sforziamo di metterci dentro, per pianificare, organizzare, acquisire, capire, sentirci forti, autonomi, autosufficienti, più bravi, più in gamba di tanti poveri scemi che non vedono al di là del proprio naso.
Eppure tu Gesù continui a darci credito, ad operare non servenoti di cose mirabolanti, straordinae, ma traendo il molto, il di più, dal poco, dall’insignificante, perchè si manifesti la potenza di Dio e non la nostra forza. Giovanni, quando ti cercava, da picclo ebbe l’intuizione che, per stringerti, abbracciarti, dormire con te, doveva farti spazio.
Un bambino ha le idee chiare su quello che serve per ciò che gli preme.
Allora per Giovanni tu eri l’irrangiugibile, l’imprendibile e così ci ha fatto la catechesi.
Ma anche quando ti facciamo salire sulla nostra barca o noi saliamo sulla tua, che è lo stesso, continuiamo a fare, pensare come se non ci fossi e ci preoccupiamo del pane che non ci siamo portati dietro, senza minimamente uscire fuori da noi stessi e vedere in te il pane di vita eterna.
Come i tuoi apostoli allora, anche noi Signore continuiamo a dare importanza al lievito dei farisei, lo usiamo per fare il nostro pane quotidiano, ignorando la tua Provvidenza, contando solo sulle nostre povere forze.
Eppure, quando partiamo, siamo animati dalle migliori intenzioni, ma ci perdiamo per strada
La mappa ce la scordiamo a casa e il percorso diventa un labirinto da cui non sappiamo sbrogliarci.
La memoria è la prima che va in tilt, quando la preoccupazione di morire di fame prende il sopravvento e tu puoi parlare all’infinito, ma ilnostro cuore si chiude a riccio, entriamo in confusione, ci viene il panico e stiamo male.
Gesù quanto vorrei che la porta del mio cuore fosse sempre aperta per te, che fosse in grado di riconoscerti, anche quando i tuoi connotati sono diversi da quelli che ci aspetteremmo.
Oggi è Carnevale e, anche se mai ho sentito il bisogno, il desiderio di mascherarmi, e mai l’ho fatto, forse perchè vivevo in maschera da quando non mi sono sentita ok per chi era addetto alla mia educazione e formazione.
Ho pensato però a fare maschere per i piccoli che mi erano affidati, immedesimandomi nel loro desiderio di vivere una giornata spensierata di gioco e di trasgressione.
Costruivo le maschere con quello che avevo, non riuscendo mai a renderli felici, perchè si sa che le maschere sono scomode, anche quelle più costose.
Ricordo le maschere di lana che confezionai appositamente perchè Franco prima e poi suo figlio Giovanni non avessero freddo e potessero il mese di febbraio farsi ammirare per le strade della città senza dover mettere il cappotto.
La maschera da clown, da Arlecchino, da cocher….
Tempi lontani di cui non ricordo il sorriso e la gratitudine dei piccoli, quanto la mia soddisfazione ad essere così brava ad inventare cose a cui nessuno aveva pensato.
Il mio orgoglio mi ha portato a fare tante cose inutili che non servivano a far felici ma ad autoincensarmi perchè ero brava, specialmente a creare con poco, con ciò che per gli altri era da buttare, cose utili, belle, uniche.
In questa mia storia di esaltazione personale dove non trovavo mai la misura tu sei entrato o mio Signore e mi hai preso per mano.
Nel deserto in cui mi hai portato io non volevo entrare e ho lottato con tutte le mie forze per trovare un pane diverso da quello che tu mi offrivi.
Sul corpo porto i segni di questa lotta titanica per non dare a te lo scettro della mia vita.
Ma tu Signore non hai desistito e hai continuato a picconare il mio cuore di pietra, a demolire le difese che nascondevano la mia fragilità, il mio peccato.
Tu Signore pian piano mi hai tolto tutte le maschere dietro le quali mi nascondevo a te e agli altri.
Mi hai amato di amore eterno, non hai permesso che il tuo santo vedesse la corruzione.
Per questo Signore ti ringrazio, ti lodo e ti benedico.
E’ il primo Carnevale che vivo senza preoccupazioni di cibo o di vestito, è il primo che vivo in modo autentico, perchè so che non ti scandalizzi di fronte alla mia nudità, anzi gioisci perchè puoi rivestirmi di luce e farmi segno della tua infinita misericordia.