“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

Libertà

Legge e compimento

Image for Popolo mio che male ti ho fatto?Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt 5,17)

Quando leggiamo la Scrittura, ci sono parole che ci turbano, ci indignano, ci fanno star male.
Sono quelle che, se prese alla lettera e interpretate secondo il nostro uso corrente, ci mostrano il volto di un Dio despota, inclemente e poco amorevole.
Le parole che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione sono: legge, decreti, comandamenti, norme,osservanza, trasgressione,-castigo.
Gesù rincara la dose perchè non è venuto a cancellare neanche uno iota di quello che Dio ha detto al suo popolo ma a dare compimento.
Parole difficili che ci costringono a fermarci e a interrogarci su quali norme seguiamo e se ci costa sacrificio, se obbediamo per paura o per convinzione, se siamo convinti che senza regole non si può vivere e che le regole non sono frutto di un voto di maggioranza ma di una volontà che ci supera e che si identifica con il bene assoluto per noi.
Nell’arco dei secoli si sono succeduti al potere governi di vario tipo, che hanno imposto leggi giuste o ingiuste, imperfette, a volte del tutto inaccettabili, leggi che badavano più al tornaconto di chi le emanava che all’effettivo vantaggio di chi le doveva osservare.
A vari liveli ogni comunità piccola o grande ha dovuto darsi delle norme a cominciare dalla famiglia, altrimenti l’anarchia è totale e la vita diventa impossibile.
Adamo ed Eva vollero prescindere dalla legge di Dio come oggi sta accadendo alla nostra società evoluta, perchè ci si vuole convincere che noi siamo artefici della nostra sorte e ci apparteniamo ed è nostro diritto, perchè siamo liberi di fare quello che più ci piace.
Un discorso del genere anche se ci affascina,(a chi non piace prescindere dagli orari, daigli obblighi che vengono dalla civile convivenza?) non può che portarci al degrado, alla morte, perchè sappiamo come vanno a finire certe vite che hanno voluto fare di testa propria.
Mi viene in mente Giovanni, quando decise di diventare cattivo, molto cattivo, perchè si era reso conto(ma questo l’abbiamo capito dopo, dopo averlo portato dallo psicologo) che le regole non sono uguali per tutti, e che i suoi compagni agivano diversamente da come gli avevamo insegnato e che le mamme non li riprendevano e che anche noi suoi educatori, madre, padre, nonni materni e paterni non eravamo concordi nell’insegnare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Aveva deciso di diventare cattivo per vedere cosa succedeva.
L’anno prima, il primo di scuola materna, lo chiamavano San Giovanni, tanto era buono, obbediente, collaborativo.
Ricordo quanto mi pesavano le regole che mi imponevano i miei, specie mio padre, il più severo, riguardo alla libertà da dare a noi figlie femmine.
Così decisi di sposarmi per svincolarmi da regole per me incomprensibili e tacitare i complessi di colpa verso Dio e verso i miei famigliari quando contravvenivo a ciò che mi veniva imposto.
Il tempo ha portato consiglio e il Signore non ha permesso che sulla mia tomba facessi scrivere”Volli, sempre volli, fortissimamente volli”,” Homo faber fortunae suae”.
Ho preso trenate a non finire prima di rendermi conto che il volere è dell’uomo, ma il potere è di Dio e che il volere di Dio è espressione di un amore viscerale verso i suoi figli.
Dio ci ama e sa di cosa abbiamo bisogno.
Ci ha partorito Lui e siamo carne della sua carne, ossa delle sue ossa, pur essendo Lui Dio infinitamente perfetto e distante da noi, ma intimamente connesso con noi attraverso la Sua Parola.
Mi viene in mente l’immagine del bimbo che, quando sta nella pancia della madre da lei viene nutrito, senza vederla e, ascoltando la sua voce, impara a distinguerla tra tutte le altre.
La voce della madre è quella che Dio ci ha fatto ascoltare nell’antico Testamento, quando Dio nessuno l’aveva mai visto, avendo già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi.
Ma poi Gesù è venuto a dare compimento, vale a dire a mostrare il volto del Padre, che è di carne, un volto, un cuore che ci contiene tutti e che ci ama a prescindere, sempre, additandoci ciò che ci salva da morte sicura.
Il bambino , dopo essere venuto alla luce, riconosce che la stessa persona che con amore gli ha parlato tutto il tempo che era al buio, si prende cura di lui .
Così comincia la storia di ogni uomo che è chiamato alla vita da Chi ci ha amato per primo e sa con certezza e senza ombra di errore di cosa abbiamo veramente bisogno per ereditare ciò che è suo.
Per questo ha mandato suo figlio a spiegarci lo spirito della legge, che è l’amore.

Lo spirito e la legge

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Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt 5,17)

Quando leggiamo la Scrittura, ci sono parole che ci turbano, ci indignano, ci fanno star male.
Sono quelle che, se prese alla lettera e interpretate secondo il nostro uso corrente, ci mostrano il volto di un Dio despota, inclemente e poco amorevole.
Le parole che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione sono: legge, decreti, comandamenti, norme,osservanza, trasgressione,-castigo.
Gesù rincara la dose perchè non è venuto a cancellare neanche uno iota di quello che Dio ha detto al suo popolo ma a dare compimento.
Parole difficili che ci costringono a fermarci e a interrogarci su quali norme seguiamo e se ci costa sacrificio, se obbediamo per paura o per convinzione, se siamo convinti che senza regole non si può vivere e che le regole non sono frutto di un voto di maggioranza ma di una volontà che ci supera e che si identifica con il bene assoluto per noi.
Nell’arco dei secoli si sono succeduti al potere governi di vario tipo, che hanno imposto leggi giuste o ingiuste, imperfette, a volte del tutto inaccettabili, leggi che badavano più al tornaconto di chi le emanava che all’effettivo vantaggio di chi le doveva osservare.
A vari liveli ogni comunità piccola o grande ha dovuto darsi delle norme a cominciare dalla famiglia, altrimenti l’anarchia è totale e la vita diventa impossibile.
Adamo ed Eva vollero prescindere dalla legge di Dio come oggi sta accadendo alla nostra società evoluta, perchè ci si vuole convincere che noi siamo artefici della nostra sorte e ci apparteniamo ed è nostro diritto, perchè siamo liberi di fare quello che più ci piace.
Un discorso del genere anche se ci affascina,(a chi non piace prescindere dagli orari, daigli obblighi che vengono dalla civile convivenza?) non può che portarci al degrado, alla morte, perchè sappiamo come vanno a finire certe vite che hanno voluto fare di testa propria.
Mi viene in mente Giovanni, quando decise di diventare cattivo, molto cattivo, perchè si era reso conto(ma questo l’abbiamo capito dopo, dopo averlo portato dallo psicologo) che le regole non sono uguali per tutti, e che i suoi compagni agivano diversamente da come gli avevamo insegnato e che le mamme non li riprendevano e che anche noi suoi educatori, madre, padre, nonni materni e paterni non eravamo concordi nell’insegnare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Aveva deciso di diventare cattivo per vedere cosa succedeva.
L’anno prima, il primo di scuola materna, lo chiamavano San Giovanni, tanto era buono, obbediente, collaborativo.
Ricordo quanto mi pesavano le regole che mi imponevano i miei, specie mio padre, il più severo, riguardo alla libertà da dare a noi figlie femmine.
Così decisi di sposarmi per svincolarmi da regole per me incomprensibili e tacitare i complessi di colpa verso Dio e verso i miei famigliari quando contravvenivo a ciò che mi veniva imposto.
Il tempo ha portato consiglio e il Signore non ha permesso che sulla mia tomba facessi scrivere”Volli, sempre volli, fortissimamente volli”,” Homo faber fortunae suae”.
Ho preso trenate a non finire prima di rendermi conto che il volere è dell’uomo, ma il potere è di Dio e che il volere di Dio è espressione di un amore viscerale verso i suoi figli.
Dio ci ama e sa di cosa abbiamo bisogno.
Ci ha partorito Lui e siamo carne della sua carne, ossa delle sue ossa, pur essendo Lui Dio infinitamente perfetto e distante da noi, ma intimamente connesso con noi attraverso la Sua Parola.
Mi viene in mente l’immagine del bimbo che, quando sta nella pancia della madre da lei viene nutrito, senza vederla e, ascoltando la sua voce, impara a distinguerla tra tutte le altre.
La voce della madre è quella che Dio ci ha fatto ascoltare nell’antico Testamento, quando Dio nessuno l’aveva mai visto, avendo già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi.
Ma poi Gesù è venuto a dare compimento, vale a dire a mostrare il volto del Padre, che è di carne, un volto, un cuore che ci contiene tutti e che ci ama a prescindere, sempre, additandoci ciò che ci salva da morte sicura.
Il bambino , dopo essere venuto alla luce, riconosce che la stessa persona che con amore gli ha parlato tutto il tempo che era al buio, si prende cura di lui .
Così comincia la storia di ogni uomo che è chiamato alla vita da Chi ci ha amato per primo e sa con certezza e senza ombra di errore di cosa abbiamo veramente bisogno per ereditare ciò che è suo.
Per questo ha mandato suo figlio a spiegarci lo spirito della legge, che è l’amore.

La gioia

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” Ci vantiamo in Cristo Gesù”(Fil 3,3)

Così dice San Paolo guardando la sua vita un tempo basata sui meriti acquisiti dalle opere buone, dall’osservanza ai precetti della legge.
Quante volte ci sentiamo a posto con la coscienza davanti a Dio perchè obbediamo a tutti i comandamenti e ci facciamo i fatti nostri senza far male a nessuno!
Ci vengono invece facilmente in mente i peccati degli altri e purtroppo anche la non premura di Dio nei nostri confronti.
Senza avere il coraggio di ammetterlo il grande imputato è lui che permette che accadano a noi per primi e poi ad altra povera gente eventi sconvolgenti e incomprensibili di cui non ci sentiamo responsabili se non in minima parte.
Quando andiamo a confessarci quindi ci riesce difficile individuare peccati di cui pentirci e spesso, almeno a me capita, finiamo per confessare la presunzione di non peccare, di sentirci ok.
San Paolo ci invita a riflettere su ciò che conta, su ciò che serve per affrontare i piccoli e grandi terremoti della vita.
Certo che quando ci succede qualcosa è inevitabile rivolgersi a chi solo può salvarci, ma passata la paura, il grido diventa rabbia repressa verso la stessa persona a cui all’inizio abbiamo chiesto aiuto.
E’ in quei momenti che rivendichiamo i nostri meriti e pretendiamo la giusta retribuzione senza dover aspettare.
” Chi si vanta si vanti nel Signore” dice l’apostolo.
Com’è difficile vivere questa parola quando la prova ci schiaccia e non vediamo nessuna luce!
Quando è difficile lodare, benedire e ringraziare il Signore nei momenti oscuri della vita, nella prova che connota la nostra quotidianità da anni.
Il sorriso, la gioia si spegne sul nostro viso e subentra la rassegnazione nell’attesa che la morte ci liberi da una vita siffatta.
” La gioia è il distintivo del cristiano” ho letto da qualche parte e mi chiedo quanto io sia portatrice di gioia per i miei fratelli.
Forse è questo il mio più grande peccato. Non credere che Dio mi stia cercando, che non abbia mai smesso di farlo, che devo farmi trovare non nelle mie buone azioni, ma nella mia fragilità, nei miei dubbi, nei miei fallimenti, nel non essere ok, brava ai miei occhi e a quelli di un dio a mia immagine e somiglianza.
Dio vuole solo che mi fidi di Lui, che chiuda gli occhi e mi butti nelle sue braccia, senza guardare l’abisso che mi separa, perchè mi torni il sorriso e smetta di avere paura.
Oggi i Vangelo ci parla di gioia.
Gioia: frutto di una ricerca, di un cammino.
Nostro e di Dio.
La ricerca dell’uomo comporta un impegno a spazzare la propria casa, permettendogli di illuminarla con la sua Parola.
La cosa più consolante è che il primo a mettersi in cammino, è Lui, perchè siamo Suoi figli e ci ama.
La sua gioia è grande, quando riesce a trarci in salvo.
La sua gioia diventa la nostra, quando ci sentiamo al sicuro nelle sue braccia.
Come recita il Salmo 110 Chi cerca il Signore troverà la gioia.
La motivazione che anche oggi si porta avanti, per giustificare l’essere credenti non praticanti,è che la Chiesa è piena di peccatori.
Si preferisce stare alla larga da chi predica bene e razzola male, stabilendo un rapporto virtuale e non virtuoso con un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza, giudice inclemente delle altrui debolezze.
Per le nostre ci confessiamo direttamente con Lui e ci prendiamo l’assoluzione.
Signore il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto.(dal Salmo 27)

Inviti

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” Un fariseo lo invitò a pranzo.” (Lc 11,37)

Nel vangelo spesso incontriamo Gesù seduto a tavola di qualcuno come invitato.
Il fatto che accetti di mischiarsi a prostitute e peccatori suscita le critiche feroci dei benpensanti, dottori della legge che si tenevano alla larga da chi poteva rovinare la propria reputazione.
Gesù non si formalizza, perchè è venuto per i malati non per i sani.
Il suo atteggiamento mi induce a riflettere sul criterio che seguo nel rapportarmi con le persone, se accetto l’invito di tutti o faccio una selezione in base alla compatibilità con il mio modo di vedere, di pensare, sul titolo di studio, sul posto che occupa nella società.
Un tempo gli inviti mi facevano sempre piacere, specie se li ricevevo da persone molto in vista nella nostra città.
Mi sentivo onorata di essere oggetto di tanta attenzione e mi conformavo all’etichetta in modo perfetto.
Curavo l’abbigliamento e il dono da portare che non mi facesse sfigurare.
Per fortuna poche sono state le occasioni per sfoderare, esibire il meglio di me, perchè a casa riportavo fumo e tanto vuoto che veniva dalle conversazioni formali con gente che non conoscevo, estranea in tutto al mio quotidiano modo di vivere.
Gesù ha tanto da insegnarci in merito agli inviti.
Per Lui è importante essere autentici, se stessi fino in fondo anche a costo di scandalizzare.
Sembra che lo faccia apposta e in effetti in ogni suo gesto è nascosto un insegnamento, un monito per i convitati.
Lo scopo della sua missione su questa terra è annunciare il vangelo, la buona notizia dell’amore che salva.
Gesù non è un parassita, che vive alle spalle degli altri. Anche Lui imbandisce banchetti come quando moltiplica i pani e i pesci per la folla stremata da giorni di cammino, senza chiedere le credenziali, o quando siede a mensa con i suoi apostoli compreso Giuda e offre il massimo che si possa dare, il suo corpo, la sua vita anche a chi non lo merita.
La cosa sconvolgente del Vangelo è scoprire che il regno di Dio, il dono di una vita felice, senza preoccupazioni, eterna non è questione di meriti, ma di grazia.
Noi viviamo purtroppo condizionati dal giudizio degli altri, con la paura di essere tagliati fuori, emarginati e per questo ci uniformiamo al comune pensiero, fluido in verità, che ci porta alla massificazione, omologazione, globalizzazione, e via dicendo.
Se provi a uscire dal seminato c’è sempre qualcuno pronto a lapidarti a metterti all’angolo.
Mi chiedo se oggi mi sento libera di essere me stessa, di dire quello che penso, di andare controcorrente.
Sicuramente non mi lascio più portare da nessuno che non sia Cristo, la Sua Parola, sicuramente non mi vergogno di fare il segno di croce prima di mangiare anche se sono l’unica a farlo, sicuramente il mio vanto è solo nel Signore e non mi aspetto nulla che non sia da Dio.
Ma il vangelo di oggi mi porta a riflettere se io, che mi reputo giusta, invito alla mia mensa i tanti Gesù che incontro sul mio cammino, poveri, storpi, ciechi, sordi, barboni, fuggiaschi e via dicendo.
Certo che no.
A tavola siamo sempre noi due soli, vecchi e malati.
E’ tanto se riesco a preparare qualcolsa.
Cosa vorrà dirmi Gesù oggi che non capisco?
Forse mi vuole portare a ringraziarlo per tutte le volte che mi invita al suo banchetto, mi restituisce moltiplicato quel poco che riesco a offrirgli, perchè lo doni a tutti quelli con cui realmente o virtualmente stabilisco delle connessioni, vale a dire faccio comunione.
Non posso tenere per me ció che non mi appartiene e che gratuitamente ricevo.
Spero di non disperdere nulla della Sua grazia e non mi stanchi mai di lodarlo benedirlo e ringraziarlo per tutti I Suoi doni.

Dove sei?

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Il Signore è vicino a chiunque lo invoca (Salmo 144)

Ci sono tanti tipi di digiuno, alcuni li chiamano diete, ma non è il nostro caso.
C’è gente che digiuna per necessità e non per scelta come avviene quando decidi di fare la cura dimagrante.
Il digiuno ti costringe a fare a meno di tante cose che vorresti mangiare, che ti piacciono che molto probabilmente ti farebbero bene se avessi la possibilità di procurarti il cibo che ti manca.
Ma il digiuno più terribile è il digiuno di Dio, quella situazione in cui lo cerchi ma non lo trovi, situazione in cui l’attesa si fa estenuante e ti perdi d’animo e ti scoraggi perchè il demonio ci inzuppa il pane quando ti demoralizzi e perdi la speranza e non trovi il senso a tanto soffrire.
E’ ciò che mi sta capitando questa mattina in particolare, ma sono giorni che dentro covo la ribellione, contro Dio che sembra avermi abbandonato.
Mi ripeto che non è possibile, mi ripeto che verrà non tarderà ma il mio cuore è triste fino alla morte, oppresso dai pensieri più cupi.
Neanche la Sua Parola oggi è stata in grado di aprire un varco al mio male, al mio dolore che mi ha fiaccato le membra.
Com’è possibile che questo deserto sia così vasto, interminabile, senza oasi e senza riparo, un deserto che fa da sfondo al mio male che mi perseguita giorno e notte?
Non si può camminare nè stare fermi quando il corpo è così sofferente, i lacci lo stringono e gli tolgono il respiro, il fuoco divora la carne, si consuma nella fornace accartocciandosi come fosse legna da ardere.
Nella fornace i tre giovani lodavano Dio mentre angeli versavano acqua intorno a loro sì che le fiamme non lambissero neanche una frangia del loro mantello.
Perchè io vivo una situazione così drammatica? Perchè Signore non mandi un angelo anche a me per darmi ristoro in questa prova così superiore alle mie forze?
Mi sento venir meno e non mi viene nè di lodarti nè di ringraziarti.
Perdonami se non ci riesco, perdonami se non accolgo con gioia la tua visita se è vero che tu sei in questo dolore, in questo sconforto, in questa battaglia.
Ti sento lontano Signore e con affanno sto cercando di aggrapparmi a tutto ciò che potrebbe portarmi a te, ma mi sfuggono dalle mani tutti gli appigli.
Ho invocato Maria, San Giuseppe, i tuoi angeli e poi non ricordo, ma le ho percorse tutte le strade che conosco per arrivare a te.
Questa mattina la tua parola non mi è stata di aiuto nè di conforto, perchè parlava di qualcosa che se stai male non ti interessa.
Quando il corpo si ribella in questo modo c’è poco da fare, pensi solo a liberarti da questo fardello, cerchi solo una tregua a tanto soffrire.
Il prossimo in queste situazioni non posso aiutarlo, non so aiutarlo, e mi sembra che parliamo due lingue diverse.
Io non ti capisco Signore, purtroppo questa mattina.
A dire la verità non sono in grado di connettere tanto mi sento male.
Tu lo vedi, tu lo sai, non c’è bisogno che te lo dica.
A volte mi è capitato, per grazia di pensare che il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore e mi sono calmata e una pace mi ha inondato il cuore.
Questa mattina non ci riesco anche se ieri ho fatto una riflessione che associava la mia esperienza alla tua.
Mi sentivo indegna e anche blasfema nel raccontarla ma voglio farne memoria.
Ieri mattina più che il dolore fisico mi angosciava la solitudine a cui ero condannata. Lo sposo, il figlio, i fratelli li sentivo lontani.
Ho pensato a quanto tu avevi sofferto e soffri ancora per i figli lontani.
Mi sono immaginata alla finestra, come te che aspettavi il ritorno del figliol prodigo e a tutto quello che tu avevi fatto per noi e a tutto quello che io avevo fatto per testimoniare l’amore a quelli che si sono allontanati dalla mia casa.
Ho pensato che un dio non dovrebbe soffrire, non potrebbe soffrire, perchè la sofferenza ti toglie la pace, la serenità, la gioia di esistere. Io sono una creatura ed è normale che la lontananza, la divisione non per mia volontà della persone a cui continuo ad essere legata mi fa star male. Ma tu sei Dio e niente ti manca.
Almeno così ho studiato sui libri di filosofia e anche di religione.
Come è possibile che tu viva sereno mentre non trascuri niente per far tornare i tuoi figli a casa a costo di stare sempre sveglio?
Non ti stanchi Signore di bussare alle nostre porte, di aspettare come un mendicante che ti diamo la nostra brocca perchè tu la possa riempire? Non ti stanchi Signore a percorrere le strade del mondo mostrandoti affamato, assetato, nudo, carcerato, malato perchè ci muoviamo a compassione?
Signore ma tu non ti scoraggi mai? Tu che sei l’Onnipotente, il Santo, l’Essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra non sei ancora stufo di noi che non ti corrispondiamo, che non ci fidiamo di te anche se ci hai tratto più di una volta dalle sabbie mobili?
Cosa Signore ti fa ancora sperare che il tuo progetto si realizzi?
Sono tanto scoraggiata Signore questa mattina e non so a chi rivolgermi per essere aiutata. Non ho che te, conosco solo te e solo da te aspetto l’aiuto. Mandalo dai tuoi cieli santi Signore, fa presto non tardare!
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni in piena crisi d’asma.
Mandami qualcuno da abbracciare Signore, forse funziona.