Discepoli

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.(Lc 14,27)
Il discepolo è colui che impara dal maestro.
Il maestro porta alla conoscenza di ciò che uno ignora.
Gesù è venuto a parlarci, a mostrarci, a testimoniarci l’amore del Padre.
Gesù è la strada che porta a Dio.
Mettere Gesù al primo posto e anteporlo a qualsiasi pensiero, desiderio, azione, e fidarsi di lui, e seguirlo fin dove è impensabile per la mente umana, è la follia della croce che redime e salva il mondo, è la porta stretta che ti apre all’Oltre, al totalmente Altro, all’amore infinito, eterno, misericordioso, fedele di Dio.
Mettere Gesù al primo posto è la stessa cosa che mettere Dio al primo posto?
Me lo chiedo questa mattina, mentre scrivo e medito la Parola.
Quando parlo di Gesù penso più ad un uomo che a Dio.
Del resto Gesù stesso, quando parla, rimanda sempre al Padre, dirige i nostri occhi, la nostra mente, il nostro cuore al Padre che lo ha mandato.
Gesù se chiede attenzione, sequela, scelte irrevocabili, dolorose, difficili, addirittura scandalose, se parla di sé come “la testata d’angolo di una costruzione”, se dice “Io sono la via, la verità, la vita” è perché ha sempre davanti agli occhi la missione da compiere, che è quella di riportare a casa i figli che con il peccato originale si sono allontanati dalla casa dove sono nati e si sono persi per il mondo.
Gesù è venuto a portarci la vita, quella vita che viene meno ogni volta che interrompiamo il flusso d’amore che sgorga da Dio.
Dio è amore, Dio è l’acqua pura, zampillante da ogni cuore visitato da lui, da ogni cuore aperto al bisogno dell’altro.
Gesù è la via che porta al Padre, ma anche l’unica verità che non delude, che supera le barriere del tempo e dello spazio, è la vita che ci viene data attraverso il suo corpo e la sua parola.
La vita viene a noi, quando decidiamo di metterla a servizio di Gesù, di non anteporla lui, ma di perderla per lui.
Le parole del Vangelo sono esigenti, incomprensibili, se non si fa esperienza di Gesù, della storia come unico luogo di incontro con l’amore di Dio.
Cercare Dio nei libri, nelle straordinarie manifestazioni di potenza, di grandezza, di gloria, nei ragionamenti teologici, non serve se non a constatare l’impossibilità di una relazione con lui.
Perché è facile ammettere che Dio esiste, che c’è qualcuno al di sopra di noi, più grande, intelligente, potente …
Ma quand’anche riusciamo a fare nostro questo pensiero di creaturalità, di limite, certo non troviamo ciò che ci serve per accettare, superare il limite, per dare un senso alla nostra vita, per uscire dalla noia, dalla tristezza, della delusione, dalla rabbia, da tutti quei sentimenti che ci rendono la vita impossibile, sentimenti che ci portano alla morte.
Un Dio lontano è un Dio che non serve all’uomo, perché la vita è piena di problemi e l’uomo sente forte il bisogno di qualcuno che lo aiuti a non esserne sommerso e a superarli.
Meraviglioso è scoprire ogni giorno la sua presenza, il Dio con noi che porta la nostra tenda, che ha trasformato il nostro corpo in un santuario dove lui abita.
Straordinario questo Dio con noi che ci chiede di mettere il suo giogo perché solo lui sa dove mettere i piedi, sa dove dobbiamo arrivare.
Che questa certezza non mi abbandoni mai, che il giogo non pesi più di tanto, che con gioia ogni giorno io possa dirgli di sì, con la certezza che è l’unica sottomissione che mi rende libera.
“Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi. Il mio giogo è leggero.”
Il tuo giogo è leggero, Signore, è vero.
Tutti gli altri gioghi sono diventati per me insostenibili, anche se non riesco a liberarmene.
Ogni volta che ci riesco, sento la forza liberante della tua parola, della tua amicizia, della tua misericordia, della tua presenza, della forza che mette le ali ai miei limiti che tu assumi su di te.
Non ho rimpianti Signore e di questo voglio ringraziarti.
Non rimpiango la passeggiate che non ho fatto, non rimpiango i luoghi che non ho visitato, non rimpiango ciò che non ho più.
Rimpiango le occasioni perdute per amare di più e meglio, rimpiango il fatto che per tanto tempo ho voluto camminare senza giogo, senza che mi portasse qualcuno, nella continua frustrazione di sbagliare strada, nella ricerca continua però della strada giusta da percorrere da sola, della meta da raggiungere da sola.
Ho cercato le strade in vista di mete che mi deludevano ogni volta che le raggiungevo.
Sono stata una cercatrice di strade prima di tutto, adattando le le mete che mutavano nel tempo a seconda delle situazioni che stavo vivendo.
Mi sono specializzata in percorsi adattabili ad ogni obiettivo.
Poi è arrivata la malattia di mio fratello.
Quando Nuccio si ammalò pensai che avesse bisogno di esperienza per muoversi nel campo della sanità.
Ma lui era malato perso.
Allora pensai che aveva bisogno di di qualcuno che gli stesse accanto, che si prendesse cura di lui.
Non potendo essere sempre presente al suo capezzale mi misi a fare collette per pagare un’infermiera per la notte.
Ma il suo bisogno era un altro e quando ne presi coscienza mi detti da fare per soddisfarlo.
Aveva bisogno di te, Signore.
A me non interessava credere, ma era importante esaudire il suo desiderio, per renderlo felice.
Io non ti conoscevo, lui si.
Ho pensato che poteva fargli piacere.
Ricordo quel giorno.
Quando ci misi a trovare un prete disposto a portargli la comunione!
Così sei arrivato e io mi sono commossa.
Ho sentito un brivido attraversarmi la schiena, ho percepito una presenza, ma dovevo ancora toccare il fondo…
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La casa sulla roccia

“Le folle erano stupite del suo insegnamento”(Mt 7,28)
Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i comfort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura  di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare, rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui, ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto, avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a dar loro da mangiare,  avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruire case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato.
Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)
Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l’esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l’uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C’è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d’accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall’altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta’.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l’intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall’altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all’annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l’amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio.
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa’ Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.
Maria a te affido questa preghiera.

Vigilanza

“Venite, vegliate vestiti di sacco, ministri di Dio”(Gl 1,13)
La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè Il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Il nostro problema sta nel fatto che non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall’altra non permettiamo al Signore di entrare e di diventare Lui il nostro difensore, permettendogli di abitare Lui nella nostra casa.
La verità sta nel fatto che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa pulita senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Certo che abbiamo delle belle pretese, da noi si dice ” la botte piena e la moglie ubriaca”
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d’impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio a denunciare il male o ad oppormici, o a chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo imisteri dolorosi ho pensato al tradimento di Giuda. Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell’orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo in un momento di grande prostrazione e tentazione.
“Vegliate e pregate” dice il Signore e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla trasfigurazione di Gesù, a fare esperienza di ciò che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo vissuto in modo convulso!
Abbiamo sempre tante cose da fare da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo frantumare il cielo, mandare all’aria i buoni propositi con tutto ciò che alimenta le mie giornate.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico negli affetti e nei beni materiali colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Si era rotto anche il pc definitivamente, olte tutto il resto.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo ma sicuramente un urlo al cielo compresso ce l’avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTAAAAAAAAAAAA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale dove c’era ad aspettarmi il Signore che attraverso padre Carlo mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.
Ho visto altre luci che si accendevano e tutta la casa si è illuminata…..

Verità e libertà

Meditazioni sulla liturgia di sabato
della XVII settimana del TO
Vangelo(Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Il comportamento di Erode ci scandalizza, come quello di Pilato, che non hanno esitato a condannare a morte un giusto per paura di essere giudicati, per non perdere il consenso su cui poggiavano il potere.
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Eppure quante persone evitiamo di frequentare per presunte colpe commesse, agli occhi di quanti nascondiamo la nostra vera identità per non essere giudicati!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Gesù è il fondamento di ogni uomo, è il prototipo di una stirpe divina, è l’archetipo a cui Dio si è ispirato per creare la relazione tra gli esseri umani, si che gli somigliassero.
Molto spesso la nostra storia ci divide e ci strazia, perché il presente nega e ci toglie ciò che abbiamo avuto( giovinezza, lavoro, salute, soldi, prestigio, amici, certezze).
Il futuro ci impressiona,ci fa paura perché si prospetta più come una diminuzione delle cose cui siamo attaccati, una perdita, che un’opportunità per trovare ciò che ci definisce.
Le cose mutano. l’uomo irrimediabilmente va verso la morte, ma una cosa resta: l’amore che unisce i pezzi della nostra storia, l’amore fondato su Cristo, l’amore che abbiamo conosciuto attraverso Gesù, l’amore su cui si fonda tutto l’universo,l’amore che unisce il cielo alla terra in un unico ed eterno abbraccio.
Non preoccupiamoci quindi di perdere la testa, se proclamiamo la verità dell’amore.
Perchè il tesoro lo custodiamo nel cuore di Dio.

Libertà

Perseveranza

“Non abbiate paura! Siate forti.” (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all’orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell’ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell’Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti…
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l’aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all’ascolto della Sua Parola.
“Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero” dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall’assalto dei nemici.
E’ capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E’ la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po’ di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell’Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.