” Non vi sarà più notte…il Signore Dio la illuminerà”(Ap 22,5)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
Sabato 29 novembre 2014
” Non vi sarà più notte…il Signore Dio la illuminerà”(Ap 22,5)
Così si conclude l’anno liturgico, con la splendida visione della città del Signore, una città dove il sole non tramonta mai e dove l’albero della vita elargisce i suoi frutti senza rispettare le stagioni.
Le parole dell’Apocalisse oggi non sono minacciose e terrificanti per quelli che non si trovano in grazia di Dio, anzi sembra quasi che il sole di giustizia, la luce di Cristo illumini solo la Gerusalemme nuova, il popolo che lui si è scelto, la città dei salvati.
Se non ci fosse il Vangelo a svegliarci oggi dal sonno e toglierci le illusioni a cui siamo tanto affezionati, diremmo che la situazione è idilliaca già da adesso e invece no, non è finita.
“Vegliate e pregate!” dice Gesù, perchè il giorno del giudizio non vi travolga e non vi tolga la luce.
Umanamente possiamo sperimentare quanto sia difficile, oserei dire impossibile vivere al buio.
La scoperta più importante dell’uomo fu il fuoco, perchè nella notte potesse muoversi più agevolmente e poi il fuoco da un lato teneva lontano le bestie feroci e dall’altro serviva per scaldarsi nelle gelide notti invernali, cucinare la carne degli animali catturati, ma anche fondere i metalli.
Il fuoco Prometeo lo rubò agli dei perchè gli uomini potessero sentirsi dei eliminando il limite invalicabile che li divideva.
Prometeo fu condannato in eterno a pagare il prezzo della sua ingordigia.
Legato ad una rupe, il fegato che gli veniva divorato di giorno, di notte ricresceva più rosso che mai.
Certo che è una favola in cui troviamo la grande verità che l’uomo non basta a se stesso.
Oggi si vive senza chiedersi da dove ci vengono tante cose,  diamo tutto per scontato, abituati alle magie della tecnica e della scienza, che cercano di facilitarci la vita in ogni ambito.
Eppure , nonostante tante conquiste frutto dell’intelligenza, della passione, della perseveranza, ma anche e soprattutto della curiosità e del bisogno dei nostri progenitori, pretendiamo senza sentire il dovere di dire grazie a qualcuno, non accettando che la nostra vita sia rimessa in discussione da qualche disguido.
Passiamo il tempo ad incolpare il governo, o gli altri in generale per tutto ciò che ci manca, ma raramente e in pochi  solleviamo il capo e alziamo gli occhi al cielo per ringraziare chi è all’origine di tutto, dell’essere e del non essere.
Voglio meditare questa mattina su ciò che vedo e ciò che non vedo. Umanamente la mia vista è fortemente compromessa e non è problema di occhiali, anzi ora è anche offuscata per via della cataratta che mi ha offuscato qull’unica diottria che mi era rimasta all’occhio sinistro dopo la trombosi.
E l’occhio destro non se la passa benissimo, anche se con la correzione leggo fino all’ultima riga. Ma devo vegliare e pregare perchè il macello del primo occhio non capiti anche all’altro, altrimenti entro nel buio totale.
Domani sarò sottoposta all’intervento di cataratta che di per sè è una cosa da niente, ma la mia è una cataratta rara e bisogna che non venga tolta tutta altrimenti si rischia che gli venga dietro ciò che è opportuno rimanga.
Cosa dire?
Ho paura, paura di tutto ciò che mi mettono negli occhi, un ago, un bisturi, un collirio che brucia, ma ciò che mi fa più riflettere è che tutto è cominciato da un paio di occhiali rotti per un tamponamento, il secondo nel giro di poco tempo, che mi ha portato a guardarmi alle spalle.
Ma non ancora ho imparato, purtroppo e ci prendo certe trenate che non mi aspetto.
Comunque è vero che quando vedi bene non vedi niente, non ti soffermi su niente, mentre quando comincia a venir meno la vista cerchi di guardare solo ciò che ti interessa, a fare delle scelte, cambiano posizione, usando occhiali da vicino, lenti d’ingrandimento o facendoti raccontare da qualcun altro ciò che si vede o anche se diventi completamente cieco facendoti accompagnare.
La cosa straordinaria è che da quando i miei occhi hanno problemi ho cambiato abitudini, ma anche posizione sì che quello che non vedevo ora lo vedo molto chiaramente perchè mi faccio guidare dagli altri sensi e mi soffermo di più su tutto quello che mi interessa o suscita il mio interesse.
“Vegliate e pregate” dice Gesù, e io voglio  che il terzo occhio, il cuore, come lo chiama Giovanni, sia l’unico a non spegnersi mai.
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San Giuseppe Lavoratore

L'immagine può contenere: una o più persone e cappello
“Dio creò l’uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza li creò”
“Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno”
“Non è questi il figlio del carpentiere?”
“Tu fai tornare l’uomo in polvere”
“Insegnaci a contare i nostri giorni”.
Signore Dio dell’universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, donami di apprezzare ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell’età, dell’essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell’uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l’opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l’uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l’hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d’amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l’aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un’anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l’aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L’identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l’essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all’uomo l’identità e la dignità la dava il lavoro.
“Chi non lavora neppure mangi” c’è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l’uomo e la donna, tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L’uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa’ che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

“Andate e proclamate al popolo queste parole di vita”(At 5,20)

“Andate e proclamate al popolo queste parole di vita”(At 5,20)
Delle letture di oggi voglio soffermarmi sulle parole che mi hanno più colpito.
Luce, vita, verità, libertà, salvezza.
Non ci salviamo da soli, questo è certo, anche se ci illudiamo del contrario.
Io sono una di quelle che non ha mai messo in dubbio il fatto che da soli bisognava sbrigarsela, arrangiandosi, inventando mille strategie alternative per uscire dal fosso.
“Pregherò quando sarò guarita” risposi ad una collega che mi aveva consigliato di chiedere a Dio la guarigione, dopo tanti anni di sforzi umani naufragati nell’insuccesso, sforzi di medici e miei personali per non arrendersi mai.
Arrendersi per me era una debolezza inaccettabile e sulla base degli imput di mia madre ” Arrangiati” per qualsiasi cosa le chiedessi, ho imparato a sbrigarmela da sola e poi anche a dispensare consigli a chi era in difficoltà.
Senza di Lui, Gesù Cristo, non possiamo fare nulla, con Lui tutto è possibile.
Purtroppo i migliori anni della mia vita li ho sprecati a portare il masso di Sisifo sulla montagna che puntualmente mi ricadeva addosso, e come Atlante sentivo il peso, la responsabilità del mondo intero , portandomelo sopra le spalle.
Ero convinta che volere è potere e che non bisogna mai arrendersi.
La mia cultura classica non prevedeva sognatori come Gesù, il figlio di Dio che era venuto a salvarci, a darci l’aiuto necessario quando il fosso era più grande.
Ma chi mi aveva parlato del Dio di Gesù Cristo? Chi di una salvezza gratuita, di un amore così grande non da combattere ma da accogliere e trarne ogni genere di beneficio?
Gli dei della mitologia greca si sa come si comportavano e io ero imbevuta di quella cultura. Per me era naturale che la giustizia si potesse ripristinare rubando il sacro fuoco al re degli dei.
Novello Prometeo senza rimpianti la notte pagavo lo scotto di tanta audacia con un avvoltoio che mi divorava il fegato che di giorno però ricresceva più rosso e più vivo che mai.
Il fuoco, la luce, per averla, avevo dovuto pagare un prezzo grande, ma non mi importava, perchè in me sentivo forte il desiderio di ripristinare la giustizia per tutti a qualsiasi prezzo.
“Quante cose si possono fare con Gesu’!” le parole che mi accompagnarono dopo la conversione, parole di un bimbo a cui la madre e la maestra avevano parlato di Gesù in modo convincente.
Mi dispiace che a me non sia successo quando ero piccola e mi sentivo tanto sola a combattere gli inevitabili ostacoli della vita.
Pur frequentando un istituto di suore non ho mai percepito l’importanza dell’incarnazione, non ho mai creduto a nulla che non potessi toccare, vedere, capire.
La ragione era il metro di tutte le cose e si sa che il vangelo, se per caso ti ci imbatti, non puoi leggerlo con il cervello, con un occhiale sbagliato perchè non ci capisci niente.
Questa mattina ho fatto fatica a capire quello che Gesù ha detto a Nicodemo, come anche il passo degli Atti degli Apostoli, perchè tutto sembra criptato e capisce solo chi è dentro, agli altri non è dato di capire.
E’ come se ci intestardissimo a cercare o orientarci in un luogo buio, senza luce,nè sole, nè stelle.
Ringrazio il Signore che mi ha dato consiglio, che oltre alle lingue studiate a scuola mi ha messo nel cuore gradualmente un traduttore per capire il senso delle parabole.
“La verità non può essere incatenata” quella verità che splende nel cielo rigenerato dal suo sacrificio. E succede che quando pensi di aver perso tutto, che ti sei affaticato invano, che non c’è nessuno che ti stenda una mano pèer tirarti fuori dal fosso, nessuno che sacrifichi il suo tempo per ascoltarti, consolarti, aiutarti, quando hai davanti il nulla la prigione di sepolcri imbiancati senti bussare alla tua porta. Non lo conosci, ma riconosci che ha le fattezze di un amico , di un fratello di una persona speciale che pensavi esistesse solo nella tua fantasia.
E’ incredibile riconoscere chi non hai mai frequentato, ma inconsciamente desideri che accada.
E così è stato.
Il lucerniere dove ardeva la fiamma è stata Maria, la madre, che mi ha aiutato a trovare la strada giusta per entrare in intima comunione con il Figlio.
Avevo bisogno di chi mi parlasse, mi comunicasse parole di vita e ho cominciato a cercarle avida e con ingordigia le ho divorate.
Maria ha rallentato i miei passi, mi ha invitato a non avere fretta, a meditare ogni parola che usciva dalla sua bocca.
Il tempo si è fermato e adesso mi trovo a gustare il profumo di un silenzio adorante.

Tribunali

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“Alzò gli occhi al cielo con gli occhi pieni di fiducia nel Signore” (Dn 13,35)

Susanna ebbe fede, nonostante fosse schiacciata dall’accusa di due pervertiti testimoni che ne avevano decretato la morte accusandola di adulterio.
Nel vangelo sotto accusa è una donna colta in flagrante adulterio. Gli accusatori sono in entrambi i casi persone anziane che in nome della legge si fanno arbitri della vita di queste donne di cui ci parla la scrittura.
Ma chi siamo noi per giudicare l’operato del nostro fratello?
” Chi è senza peccato scagli la prima pietra” dice Gesù, perchè il cuore solo Dio lo conosce, lo Spirito di Dio, l’Amore perfetto che non giudica ma ama e perdona.
Daniele come Gesù, ispirato da Dio, smaschera i veri colpevoli, quelli che si coprono di un manto di rispettabilità e di giustizia esteriore, ma sono i più grandi adulteri perchè usano la legge non per glorificare Dio ma per incastrare persone innocenti.
“Io sono la luce del mondo” dice Gesù.
A cosa serve la luce? A rendersi conto di quanta sporcizia si è depositata nella nostra casa, quanto è ingombra di cose che impediscono di muoversi e di vivere.
La luce mette in evidenza il nostro peccato e la morte a cui ci condanniamo da soli, quanto più ci allontaniamo dal fuoco del suo amore.
E’ bello e consolante pensare che, se apriamo le finestre e lasciamo entrare Gesù, non ci giudica, non ci condanna ma ci aiuta a ripulire e mettere in ordine la nostra casa perchè ci si possa vivere bene.
Ma la luce che più di ogni altra io desidero è quella che mette a nudo i sentimenti del mio cuore, quella che mi aiuta a distinguere il bene dal male, la Parola di Dio che ogni giorno mi induce a riflettere sulla mia storia e su quanto sia importante lasciarmi illuminare da Lui.
” Lampada ai miei passi è la tua parola…se non parli sono come uno che scende nella fossa”

Amo Dio perchè mi parla, amo Dio perchè mi ama, amo Dio perchè mi perdona, amo Dio perchè non ho bisogno di altro che di Lui per sapere che la direzione dei miei passi porta lì dove ci attende un banchetto di grasse vivande, una festa di nozze di cui non siamo gli invitati, ma i protagonisti, gli sposi.
Dio, il mio promesso sposo, oggi mi dice che mi devo affidare a Lui, che non devo disperare, che il suo amore mi guarirà dai tradimenti, dai giudizi affrettati e ingiusti, da tutto ciò che ci separa dal giorno del “per sempre”.
Oggi si è concluso il corso di preparazione al sacramento del matrimonio per i fidanzati a noi affidati e nella messa, mentre il sacerdote leggeva il vangelo dell’adultera, pensavo a quanti adulteri si consumano all’interno di matrimoni ineccepibili per chi guarda dal di fuori, quanti tradimenti attraverso gli strumenti che la nostra società evoluta ha inventato per mandare a morte la famiglia, il sogno di Dio..
Penso a quanto sia difficile per una coppia non trasformare la propria vita in un fast food, quanto sia raro sedersi e guardarsi negli occhi. Senza distrazioni ordinarie e straordinarie… lavoro, routine, internet, amici, luoghi esclusivi …che aumentano le distanze. .
La terra sacra a portata di mano su cui dobbiamo scioglierci i calzari è la nostra relazione di coppia dove convogliare la luce che ci rende una cosa sola con Lui e ci rende fedeli per tutta la vita

La luce

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“Convertitevi, perchè il regno di Dio è vicino” (Mt 4,17)

“Il popolo che viveva nelle tenebre vide una grande luce” così comincia il passo di Isaia riportato nella liturgia di oggi, domenica della III settimana del Tempo Ordinario anno A.
Nel corso dell’anno liturgico questo passo ci viene più volte riproposto e addirittura oggi lo troviamo anche nel vangelo di Matteo.
Deve essere allora proprio importante e vale la pena rifletterci, soffermarci un po’ di più sul significato della luce attribuita a Cristo.
Certo è che se manca la luce non siamo in grado di fare niente e ne sanno qualcosa quelli che in questo periodo sono stati al buio a causa di eventi straordinari che hanno messo il centro Italia in ginocchio.
Da noi non è venuta a mancare anche se ieri sera si è fulminata la luce della stanza in cui sono solita stare ed è stato un problema cercare un’alternativa che mi permettesse di muovermi, di spostarmi con tutte le mie mercanzie, che non sono poche e tutte necessarie, alcune indispensabili.
Mi sono spostata per cercare la luce giusta che mi permettesse di continuare a fare quello che stavo facendo, cambiando posizione.
Gesù si muove, cammina, si sposta in continuazione, nel vangelo di oggi non sta mai fermo tanto da far girare la testa.
Nella nostra vita convulsa anche noi siamo in viaggio, ci spostiamo da un posto all’altro come le trottole giriamo su noi stessi, incapaci di fermarci.
Il tran tran della vita moderna ci cattura sì che siamo per tutti e per nessuno.
Questa vita che oggi vivo al rallentatore, seduta su una sedia, un tempo fu anche mia, piena di cose da fare, di luoghi da raggiungere, di impegni di ogni tipo dovuti, raramente scelti.
Quando sei in movimento non ti accorgi neanche che c’è la luce salvo poi entrare nel panico quando te la tolgono all’improvviso.
Quelli sono i momenti in cui l’importanza di ciò che ti manca diventa evidente.
Ma cosa ha a che fare il regno di Dio con la luce?
La luce dà colore e forma alle cose, te le fa vedere e apprezzare, ti porta a ringraziare chi ti permette di vederle e di usarle.
Siamo abituati a dare tutto per scontato, a lamentarci sempre di tutto, a non dare valore a ciò che abbiamo sempre protesi al dopo, a ciò che ci manca.
Per questo siamo degli eterni scontenti più propensi a maledire che a benedire.
La luce a cui fa riferimento il profeta è quella che ti fa vedere quello che non hai mai visto, anche se ce l’hai davanti
Gesù non cambia la forma di ciò su cui si posa, ma ti fa vedere quanto vale e a che serve.
Noi moneta di Dio fatti a sua immagine e somiglianza coniati, abbiamo perso i connotati, ingrommati da mille sovrastrutture.
La carta d’identità scade, quella consegnataci con il Battesimo no.
La luce di Cristo, la luce del vangelo ci coglie lì dove siamo sulla via del mare, la via della storia, la via dei nostri giorni tristi o lieti, lontani o vicini a noi stessi e agli altri.
La luce di Cristo non ci dice che siamo belli, siamo buoni,ok , ma siamo figli, fratelli, amati dal Padre sempre e comunque a prescindere.
Dio con il battesimo ci benedice e moltiplica quel poco o quel tanto che gli offriamo ogni giorno, trasformando il nostro corpo nel suo, rendendolo capace con il suo aiuto di fare le cose che ha fatto lui.
Riflettendo su quello che il vangelo mi dice, voglio pensare che se lo lascio agire, quello che mi manca lo mette lui e siccome sono tante le cose che sono stata chiamata a restituire anzitempo,la sua luce si è concentrata sull’essenziale, su ciò che mi serve per vivere e per dare vita.
La sua Parola è lampada ai miei passi, l’unica che mi permette di traslocare senza perdere l’orientamento.

Luce

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“Venite camminiamo nella luce del Signore”(Is 2,5)

Le letture dell’ultima settimana dell’anno liturgico sono state caratterizzate dalla luce che emana dalla casa di Dio che diventa la nostra casa.
La luce è indispensabile per poter vivere senza inciampare e farsi male.
“Il popolo che viveva nelle tenebre vide una grande luce” c’è scritto a proposito del Salvatore.
La cometa, Maria è la luce che indica la strada per entrare nella grotta e adorare Gesù.
“Lampada ai miei passi è la tua parola” .
La Parola di Dio è la luce che ci guida, in questo periodo di attesa per non sbagliare strada e arrivare certi a destinazione.
” Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli, ad esso affluiranno tutte le genti” .
Certo che questo avviene alla fine dei giorni, ma oggi, come cercare e trovare la strada per entrare nel tempio del nostro Dio?
Il seme è nascosto nella terra, non si vedono nè fiori, nè foglie, ma c’è chi lo custodiscee lo porta alla luce.
E’ Maria il candelabro su cui la fiamma accesa risplenderà per tutti i popoli della terra.
Maria vergine dell’attesa.
Per ora ci dobbiamo fidare e metterci in cammino, con lei che per prima ebbe il privilegio di accogliere e custodire la Parola e donarla al mondo.
Metterci in cammino, non da soli, tentazione che spesso ci fa sbagliare strada, ma insieme a trutti quelli che cercano la luce che non tramonta, a tutti quelli che vogliono stabilmente abitare la città di Dio.
Non è un caso che io sia sottoposta ad un intervento agli occhi, perchè la visione offuscata migliori a tal punto da farmi evitare di cadere.
Voglio iniziare questo cammino quindi partendo dai segni che la mia storia mi rimanda, segni di confusione, caligine, nebbia, distorsioni, dovute a malattie dell’occhio alcune irreversibili.
Voglio partire dal mio bisogno di luce, dal mio limite, dalla mia cecità, riconoscendomi peccatrice, lasciandomi guidare da chi vede la strada e mi può aiutare nel percorrerla fino in fondo.
Mi voglio affidare a Maria, colei che disse sì ad un progetto che la coinvolgeva e la superava, fidandosi del suo Creatore.
” Ha guardato l’umiltà della sua serva”
L’8 dicembre celebriamo la sua Immacolata Concezione, la veste che a noi è data nel Battesimo, la vita nuova che ci permette di riconoscere di chi fidarci, a chi affidarci e quale deve essere l’abito giusto per arrivare alla grotta.
Stranamente la meta del Natale è la grotta, un luogo scarsamente illuminato, maleodorante, piccolo e scomodo, che sembra stridere con l’immagine della città del Signore posta sul monte a cui il profeta Isaia fa riferimento per invitarci a metterci in viaggio.
La luce di cui abbiamo bisogno è quella che illumina il nostro bisogno di metterci in cammino.
Il centurione non chiede a Gesù nulla ma segnala come fece Maria alle nozze di Cana, a Gesù che il suo servo è malato e non può assolvere alle sue funzioni, come a Cana la festa senza vino non poteva più dare ciò per cui era stata organizzata: la gioia
Gesù è colui che restituisce ad ognuno la sua identità, funzione, Gesù è la luce che illumina la nostra vita, da dentro sì che fuori si possa distinguere.
Ognuno di noi diventa luce per gli sbandati della notte se rimaniamo in ascolto della Parola che ci annuncia la Sua venuta.

Profezie

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“Io ti renderò luce delle nazioni”( Is 49,6)

Oggi si festeggia la nascita di San Giovanni Battista il più grande dei profeti perchè ha riconosciuto Gesù fin dal grembo materno e lo ha indicato agli uomini per primo.
Molti profeti parlarono del Messia che sarebbe dovuto venire, ma lui fu l’unico che ne preparò il ministero e lo indicò agli uomini come agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.
Prima che si aprisse il cielo e Dio parlasse e presentasse il figlio nel Battesimo di Gesù alle acque del Giordano, Giovanni, il precursore, illuminato dallo Spirito santo, lo indica al mondo.
Di Giovanni mi colpisce l’umiltà, la vita passata nel nascondimento, nel silenzio e nella preghiera, una vita non facile, di privazioni di ogni tipo per concentrarsi sull’essenziale, sulla Parola che ci avrebbe cambiato la vita.
“Dalla sua bocca esce solo rumore” disse a me la logopedista dopo l’ennesimo episodio di afonia, a me che facevo l’insegnante e che della voce avevo assoluto bisogno.
La voce l’aveva testata con una macchina che quando parlavo faceva delle orribili e inaudibili scariche nere. A differenza di quello che succedeva quando lei era a parlare che sul monitor uscivano fiorellini e uccellini.
E’ stata dura digerire quella diagnosi profetica perché, se penso a quei tempi, non posso che confermare quanto mi era stato diagnosticato.
Con le mie malattie i medici molto difficilmente ci hanno preso, ma quella volta ( me ne accorsi con gli anni) quella persona aveva colto nel segno.
Dovevo incontrare il Signore per imparare a parlare, dopo aver atteso in silenzio la sua voce nel silenzio sonoro del vento leggero.