“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)

“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)
Signore sono qui.
Vorrei lasciare un pensiero, una preghiera rivolta a te prima che altri pensieri’ altri desideri spazzino via le necessità dello spirito anteponendo quelle della carne, del dolore, della malattia, dell’insoddisfazione e della solitudine, del rancore e della rabbia.
Signore sono qui.
Il mio cuore aspetta. Aspettano i miei occhi. Tutto il mio essere aspetta che tu ti manifesti.
Un tempo mi tenevi legata con legami d’amore, mi sollevavi alla tua altezza, mi davi da mangiare.
Non ti facevi attendere tanto quando mi sentivo smarrita e sola.
Tu Signore, sei stato sempre il mio aiuto, hai sempre risposto alla mia preghiera.
Non mi hai negato le tue consolazioni che sono state il pane del cammino che io ho cercato di consumare con parsimonia, perché me ne rimanesse in tempo di carestia.
Signore non so, non voglio, non riesco a vivere questi momenti di grande turbamento nella pace, e nella serenità del cuore.
Non riesco Signore a liberarmi dai brutti ricordi, non riesco a perdonare chi mi ha fatto del male.
In questo momento mi è difficile, anche se provo pietà e ho compassione per lui, perdonare il mio sposo, la persona che tu mi hai messo a fianco per camminare insieme e vivere l’amore da te gratuitamente donato a noi.
Perché Signore ogni tanto succede che torniamo indietro e cadiamo nelle sabbie mobili di questo percorso infido?
Perché Signore ci sono giorni in cui non riesco a vedere il sole, la luce, te nei tuoi doni ?
Perché la gioia si è spenta nel mio cuore, perché?
Signore io ricordo i tempi antichi, ricordo quando tu mi parlavi al mattino con la luce che filtrava dalle fessure delle serrande abbassate.
Ricordo il canto degli uccelli che salutavano il sole, ricordo quanta pace mi dava la distesa del mare, il cielo che si accendeva la notte, i monti che si stagliavano nitidi all’orizzonte sgombgro di nubi.
Ricordo quando le tue parole mi facevano sussultare, quanta gioia mi dava ascoltare una parola di speranza, un annuncio di salvezza.
Ricordo quanta tenerezza suscitava in me il passo che la liturgia oggi ci propone, quello di Osea.
Sul calendario liturgico c’è scritto: “Parlerò al suo cuore”.
Come vorrei che il mio cuore avesse orecchie per sentirti come un tempo, come è accaduto più volte.
Penso al luogo dell’incontro privilegiato: il colle della speranza, eredità pervenutaci attraverso la madre del mio sposo, il colle del fallimento, della morte e della resurrezione.
Pensavo, ho sempre pensato che lì tu ti manifestarvi con più forza e anche più sicuramente.
Ma lì ora non ci andiamo più.
Ho cercato di rendere agibile quel luogo, punirlo dagli sterpi e dalle erbe cattive, dagli insetti e dai topi.
Ho fatto ripulire tutta la casa.
Il mio sogno è lì Signore, lì la croce, lì l’incanto del deserto dove fioriscono gli alberi e scorre latte e miele.
Solo lì Signore?
Ieri che ho tanto desiderato tornarci anche solo per un attimo e ho invidiato Franco e famiglia e che ci sono andati, ho saputo poi che il caldo aveva reso inagibile quel luogo di preghiera e che non è possibile, fin quando ci sarà questo clima, andarci a trascorrere qualche ora da sola o in compagnia.
Io continuo a pensarti lì Signore, un luogo inaccessibile, un luogo sempre più proibito per me.
Ma tu Signore dove sei?
Dove trovarti?
Io ti cerco Signore, io desidero il tuo amore, voglio riposare nelle tue braccia.
Maria aiutami tu!
Prego con pregavano i miei cari te, carissima madre, perché non posso dimenticare quanti benefici sono scaturiti dalla tua intercessione.
Madre, guarda, non abbiamo più vino.
La gioia è spenta sui nostri visi.
La Parola di oggi mi invita a continuare a credere che
mi condurrà nel deserto e parlerà al mio cuore.(Os 2,16)
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“Il Signore è mio sostegno, mi ha liberato e mi ha portato al largo, è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene.” (Sal 18).

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“Il Signore è mio sostegno,offerta
mi ha liberato e mi ha portato al largo,
è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene.” (Sal 18).
Come vorrei Signore poter dire con fermezza e certezza di non essere smentita che tu sei il Signore!
Quanta fatica ad accettare la prova, a non vedere, non toccare, non capire la via della salvezza!
L’angoscia diventa la tua padrona quando il corpo geme e le tue mani sono legate e i tuoi piedi e la testa e il cuore.
Solo la bocca va ripetendo i tuoi insegnamenti e ti loda con una preghiera violenta, senz’anima, nella speranza che tu ti muova a compassione e mi tenda la mano e mi dica” Coraggio, sono io, non avere paura!”
Quando dormi nella barca e le onde si fanno più minacciose vorremmo vederti all’opera, rimboccarti la veste, usare le mani e darci istruzioni per non affogare.
Quante volte mio Dio sei venuto in mio aiuto ed è bastata una sola parola, un’anelito dell’anima, quante volte sei venuto senza che me ne accorgessi, all’improvviso e mi hai aiutato a superare indenne l’abisso che mi si parava dinanzi.
Ora sempre più spesso, man mano che avanzo su questo sacro monte il tuo aiuto si fa attendere e io mi smarrisco e ho paura.
Signore ti offro la mia paura, la paura che fu di mia madre e che non capii fino a quando non la sperimentai sulla mia persona per 11 anni consecutivi, paura senza te da invocare, benedire o maledire, senza nessuno con cui relazionarmi nel bene e nel male.
La solitudine che mi schiacciava inconsapevolmente portava a te che sei un Dio di comunione, di condivisione, di amore.
Tu Signore hai riempito il vuoto dell’attesa, lo strazio delle ferite, l’angoscia dell’anima.
Tu Signore solo puoi traghettarmi nel tuo oltre, nel giardino che ci donasti quando ci hai creato e ridonato quando ci hai ripreso dall’inferno in cui eravamo piombati.
Le colpe dei padri ricadono sui figli, e noi stiamo sperimentando quanto sia vera questa affermazione che un tempo mi sembrava priva di ogni fondamento e sostanzialmente ingiusta.
Siamo abituati a guardare fuori di noi e a puntare il dito su tutto quello che gli altri fanno di sbagliato ma facciamo una fatica immane a riconoscere le nostre colpe e a fermare il male che come una valanga si ingrandisce man mano che avanza.
Pietà di noi Signore, contro di te abbiamo peccato, nel peccato mi ha generato mia madre..” Parole fino a poco tempo fa incomprensibili, perchè non vedevo la connessione tra il prima e il dopo, tra le buone o cattive abitudini che si ereditano volenti o nolenti.
E’ strano come sia chiaro e scontato applicare il principio dell’ereditarietà quando si tratta di caratteri somatici, di predisposizioni a certe malattie, di attitudini mentre è inammissibile quando si tratta di cattive abitudini, di uso colpevole, distorto di beni che non ci appartengono.
Ma ciò che più condiziona la nostra vita è l’incapacità di finalizzare le nostre azioni al bene comune.
Tu sei venuto Signore a dirci tutte queste cose che solo ora sto capendo quanto siano vere.
Da soli non ce la faremmo mai Signore a disboscare una terra incolta da tanti anni, a fare ordine nella nostra casa dove abbiamo ammassato ogni sorta di cose.
Da soli Signore saremmo persi, perchè il tuo e nostro nemico fa di tutto per confonderci le idee e attttirarci con soluzioni a buon mercato.
Da soli non possiamo fare nulla, Signore, perchè grande è la nostra colpa e nella colpa siamo stati generati.
Ma tu Signore, Dio di amore, compassionevole, lento all’ira e ricco di compassione ci hai dato tutto, ma proprio tutto quello che ti apparteneva.
Ci hai dato prima di tutto una madre, Tua madre, perchè ci parlasse di te, ci ricordasse tutto quello che tu hai detto e fatto, intimamente unita attraverso lo Spirito a te, ci hai dato i tuoi angeli che ci custodiscono e ci spianano la strada, ci hai dato i tuoi santi esempio di vita vera e feconda, ci hai dato il tuo Spirito Signore per trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne, perchè uscissimo dai nostri seplcri e tornassimo a vivere nel tuo giardino.
Come è bella la primavera quando i fiori si schiudono e l’erba cresce e gli alberi si rimpolpano di foglie e tutto ci sorride.
Dovrebbe durare sempre la primavera, perchè il cuore si apre alla speranza della vita che si rinnova.
Fa che rimaniamo ancorati alla tua parola, nella certezza che il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori.

“Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35)

“Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35)
Che dire Signore di questa parola? Anche se tu mi hai fatto sperimentare la gioia del dono fatto con sacrificio e quanto più grande è il sacrificio, tanto più quel dono acquista valore e dà pace e gioia profonda, pure non riesco a ripetere con naturalezza ciò che so mi rende beata.
Tu mi realizzi tutto questo Signore quando esco da me, dal mio isolamento, dal mio orgoglio e vengo a te che ti nascondi in ogni persona da te generata, ogni fratello a cui tu hai dato la vita.
La tua vita Signore l’hai messa nelle nostre mani, hai dato il tuo corpo in pasto ai tuoi aguzzini, ai tuoi persecutori e continui a darlo sugli altari a tutti quelli che vi si si accostano, pur non essendone degni.
Non meritiamo tanta benevolenza e ogni giorno di più ne prendo coscienza.
Con le parole di Davide mi viene naturale rivolgermi a te.
(Salmo 50) “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.”
Troppo grande è la colpa Signore e l’espiazione sembra addirittura impossibile.
Confido nel tuo aiuto, nell’aiuto e nell’intercessione di Maria e di tutti i tuoi servi che collaborano alla realizzazione del tuo progetto di vita, di eternità.
Signore tu hai chiesto al Padre di consacrarci nella verità.
Attraverso la consacrazione a Maria ti chiediamo di appartenerti completamente, ti chiediamo come diciamo nel Padre nostro che tu ci custodisca dal maligno, perchè siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.
Signore oggi ti presentiamo le nostre intenzioni di bene, per la mediazione di Maria.
Purificale e realizza ciò che feconda la terra, ciò che dà vita a noi e a tutti i tuoi figli.
Il tuo e nostro nemico sia tenuto lontano dalla preghiera potente tua alla quale con umiltà ci associamo.

” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)

Annunciazione del Signore
Letture: (Is 7,10-14; 8,10); (Sal 39); (Eb 10,4-10); (Lc 1,26-38)
” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)
Vorrei sentire la tua vicinanza Signore, questa mattina, ma per quanti sforzi faccia con me c’è solo il dolore, sempre il dolore che mai mi abbandona, giono e notte e non mi fa riposare.
Ho passato una notte d’inferno come sempre più spesso mi capita e non riesco ad uscir fuori da questo vortice di male, di sofferenza, di limite invalidante.
“Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te” ha detto l’angelo a Maria.,
Ho pensato che questo saluto poteva essere rivolto anche a me e non solo.
A tutti, nella vita, capita di essere visitati da un angelo che ci annuncia la vicinanza di Dio, la sua presenza, la sua incarnazione, se lo accogliamo in noi.
L’annuncio è del contadino del cilelo che getta il suo seme su questa terra che lui ha creato e che vuole diventi un verde e lussureggiante giardino.
Non tutte le terre sono dissodate, pronte ad accoglerti Signore e io per anni ho chiuse le mie zolle, ho impedito indurendo la corteccia del cuore al seme di attecchire.
Questa mattina, mentre mi sforzavo di meditare sui misteri della gioia, i miei pensieri andavano ai cent’anni di solitudine che hanno connotato la mia vita, ai desideri, ai sogni  di quando ero bambina, e non ne ho trovati altri che non fossero avere un amica e tornare nel giardino della casa dove abitavano i miei.
L’amica non l’ho trovata neanche nelle bambole , quelle di pezza che mi confezionavo io e quelle di plastica e di porcellana che mi furono regalate una da zio Remo e una da mia madre.
Nei loro volti, nelle loro rigide fattezze non mi sono riconosciuta, specchiata, le ho sempre sentite estranee come se parlassero una lingua diversa dalla mia.
Non mi ci sono affezionata insomma,  mentre conservo la nostalgia di un piccolo gesù bambino tanto piccolo da poterlo tenere stretto nel pugno della mia piccola mano.
Ma lo persi e ancora adesso ricordo quanto la cosa mi fece star male.
Forse il dispicere più grande che ricordo fu quello di constatare alla seconda elementare che l’amica Carla che avevo trovato in prima, non c’era più perchè la classe era stata sdoppiata.
Doppia perdita che ha lasciato una cicatrice indelebile.
Tante cose in seguito perdetti ma il dolore lo ricordo solo collegato a questi due episodi.
E poi la gioia di tornare a casa la domenica, i giorni di festa era grande, la gioia di ritrovarmi in quel giardino incantato che nascondeva indicibili sorprese.
La nostalgia del ritorno rimase, ma grande fu la delusione quando a quel giardino si sostituì una casa popolare assegnata ai miei, dove la fatica e la responsabilità di provvedere non solo ai miei bisogni ma anche a quelli di tutta la famiglia fu il mio pane quotidiano.
Mi chiedo Signore quando hai bussato alla mia porta, quando un angelo è venuto ad annunciarmi che per me c’era un amico, che il giardino era ancora ad aspettarmi.
Me lo chiedo oggi che ricorre la festa dell’Annunciazione.
Sono certa del giorno e dell’ora che ti ho incontrato nel dolore che ci accomunava, questo sì.
Fu allora che trovai in te un amico con cui finalmente potevo condividere la mia pena.
Fu un giorno memorabile, l’inizio di una storia in cui la mia pena divenne la tua pena e io uscii fuori dal tempo della solitudine.
Ci sono voluti anni per rispondere al tuo amore con le parole di Maria. “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo il tuo volere” o come tu rispondesti al Padre” Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere. Così ho detto io vengo”
Così hanno rispsto i tuo santi alla tua chiamata, così mi sforzo di far ogni giorno, ma non sempre ci riesco come questa mattina, quando il tuo disegno mi sembra assurdo incomprensibile.
Non riesco a dire “Si fatta la tua volontà” con questo dolore che come una carie consuma e necrotiza tutte le mie ossa.
Non riesco Signore, per quanti sforzi faccia, a farmi piacere quello che dovrei pensare un dono, una grazia, una tua incursione nella mia vita.
Se sei in questo dolore mi ami tanto, direi troppo perchè non sono in grado di sopportare ulteriormente questo peso del corpo che mi fa così tanto male.
Tu sai, tu vedi, tu conosci.
Mi affido a te, a Maria consegno il mio sì così sofferto, a denti stretti, con gli occhi girati, lo stomaco chiso in una morsa.
Lei saprà come presentarti questa offerta dopo averla purificata da ogni zozzura.
Confido in te Signore perchè anche io vorrei provare la gioia di essere da te visitata.

“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)

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“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)
Signore tu hai parole di vita eterna! Le tue parole sono spirito e vita.
Ho letto nel commento alle letture di oggi che i tuoi testimoni vanno incontro alla croce proprio come capitò a te.
Questo mistero di salvezza mi turba, perché non riesco ancora ad accettare che la vita che tu ci hai dato è così irta di ostacoli, così drammatica, così dolorosa… non riesco a capire perché hai riempito l’universo di cose meravigliose, hai creato la bellezza, la gioia, l’amore e poi i tuoi più fedeli seguci ne vengono privati almeno per il tempo che stanno su questa terra.
Penso che la nostra vita, nella prospettiva dell’eternità, è ben poca cosa… si tratta solo di avere pazienza, di aspettare tutte quelle cose di cui ci sembra essere privati perchè ci saranno date in abbondanza.
Ma noi siamo fatti di carne, Signore: abbiamo ossa muscoli nervi arterie cuore cervello e mani e piedi e tutto il resto e percepiamo le cose attraverso i cinque sensi propri degli esseri umani e della maggior parte degli esseri viventi.
Come non smarrirsi di fronte a quello che accade ai tuoi profeti, è accaduto e continua ad accadere ai tuoi testimoni?
Nel Vangelo solo tu vieni mandato a morte per quello che hai fatto e hai detto, nell’Antico Testamento non so se qualcuno dei tuoi profeti ha subito la tua stessa sorte.
Sono certa però che sono stati perseguitati, questo sì, come Giovanni Battista che fu sacrificato per il capriccio di una donna che vedeva in lui un attentatore alla sua felicità.
Ogni volta che leggo la tua parola cerco di vedere concretamente cosa tu a me vuol dire per la giornata che comincia in particolare, per la mia vita in generale.
“Mai nessuno ha parlato così!” Dicevano di te.
In fondo quello che tu hai detto di te con in dovuti “distinguo”, ogni cristiano potrebbe dirlo di se stesso.
Siamo figli di Dio, grazie a te, siamo re profeti e sacerdoti con il Battesimo e, in quanto tali, continuiamo la tua opera di redenzione, non perché siamo obbligati da una legge ma perché la nostra natura divina e il nostro comportamento è la conseguenza dell’innesto della nostra persona alla vite.
Tu sei la vite, noi i tralci.
È naturale quindi soffrire e morire come tu hai fatto, perché è nel nostro DNA il desiderio, la volontà, la naturale propensione a realizzare il progetto per cui tu ci hai creato.
La nuova vita ci fa diventare altro, come un vestito nuovo che sostituisce uno stretto, vecchio e liso.
In questa nuova realtà di figli, noi soffriamo e moriamo per il Vangelo ed è normale.
Se non ci opponiamo dopo l’innesto a che il tralcio vada in direzione opposta alla luce, alla pioggia, alla cura amorevole del contadino, sicuramente non avrebbe lunga vita e morirebbe definitivamente.
“Fa’ che la morte ci trovi vivi! “ ho trovato scritto da qualche parte.
Ora tutto questo, se mi è chiaro da un punto di vista teologico, lo è di meno quando sulla mia pelle vivo la sofferenza portata agli estremi, vivo lo strazio della carne ogni giorno e tu lo sai Signore mio Dio.
Continuo a credere che tu non vuoi la morte dei tuoi figli, non vuoi che soffriamo, ma usi la sofferenza implicita nella nostra natura umana, se consegnata nelle tue mani, per dare vita a tutta la pianta, al tuo corpo.
Continuo Signore a chiedermi perché a me capitano tante cose così dolorose, ma non trovo risposta se non nel libro di Giobbe.
Giobbe non perse la fede per le prove subite, ma era il demonio che aveva con te fatto un patto per dimostrarti che le pie abitudini di Giobbe venivano dallo stare bene, perché non gli mancava proprio nulla.
Ogni volta che io sto male, sempre direi, penso dove sbagliato, cosa ha provocato il sintomo che non mi ha permesso di dormire tranquilla, vivere tranquilla, il lavoro e il riposo l’impegno di evangelizzazione ma anche la mia insignificante quotidianità.
Cerco sempre un motivo e spesso lo trovo sempre diverso, ma a volte rimango disorientata dalla forza sconvolgente di certi dolori, come ieri sera nell’incontro con i fidanzati, come questa notte.
Non mi hanno perseguitato gli uomini Signore, non hanno tramato insidie contro di me come hai scritto di Geremia, come è avvenuto per te.
Sono andata con Gianni il mio sposo all’incontro con i fidanzati, senza alcun desiderio se non quello di avere te come suggeritore, come maestro, come presenza, come forza che veniva incontro alla nostra debolezza.
Il dolore mi ha massacrato questa volta le gambe, le ginocchia, le cosce… Ma non è accaduto nulla che si vedesse, nessuno sapeva, nessuno si è accorto di niente mentre la relatrice parlava, io parlavo, parlava la coppia che collabora con noi insieme al parroco per questo servizio.
In silenzio ho sofferto, ma anche il mio sposo che togliendosi e mettendosi gli occhiali, cambiava posizione in continuazione.
Eravamo alle prese con i nostri problemi vecchi e nuovi, ma il fiume scorreva lento e calmo, mentre sotto la battaglia infuriava.
Questa notte il martirio è continuato e mi sento pestata a sangue. Ma non è finita.
Mi chiedo a che serve, a chi serve tutto questo Signore.
Ne hai bisogno?
Quando stavi per entrare a Gerusalemme hai mandato i tuoi discepoli a chiedere un’asina per cavalcarla mentre venivi acclamato da tutta la popolazione.
Tu sapevi a cosa andavi incontro, l’asina no.
Hai avuto bisogno di animale così i significante, e ciò sembra incomprensibile.
Tra tutti potevi scegliere qualcosa di più efficiente e decoroso, ma non l’hai fatto.
Io non so Signore a cosa ti servo.
Quando penso, come mi dicono alcuni sacerdoti, che tu mi hai scelto, faccio fatica a crederci.
Perché tra tanti proprio io?
A volte mi sento importante e combatto contro la tentazione di pensare che valgo più dei miei fratelli (almeno di alcuni), a volte mi sento indegna di tanta fiducia, a volte sento ingiusto tutto quello che mi capita e vorrei fuggire.
Stavo per scrivere che tu mi stai con il fiato addosso e non mi dai tregua, ma, riflettendo, penso che chi non mi lascia in pace è il tuo avversario che è anche il mio, che ha visto quanti io dipenda da te.
Forse l’unica preghiera che devo continuare a fare con insistenza è quella del Padre Nostro, ripetendo all’infinito: “Liberami dal male nel nome di Gesù Cristo nostro Signore!”
Maria la madre che ci hai regalato, la madre che ha partecipato alle tue sofferenze e continua con te a donarci la vita sia l’esempio di umiltà, pazienza, fede, dedizione, abbandono gioioso alla tua volontà.
Il serpente lo sa che di lei deve avere paura come anche dei tuoi angeli con a capo il principe della milizia celeste San Michele, per scacciare gli spiriti ribelli che ostacolano la libera circolazione della linfa.
Guardando te Signore fissando gli occhi alla tua croce, possiamo essere certi di uscire vincitori da questa estenuante battaglia.

“Il padre vostro sa di quali cose avete bisogno”.(Mt 6,8)

“Il padre vostro sa di quali cose avete bisogno”.(Mt 6,8)
Padre, tu mi scruti e mi conosci, mi vedi quando mi siedo e quando mi alzo, non ti erano sconosciute le mie ossa prima che fossero intessute nel seno di mia madre…
Padre tu che ami tutte le cose che hai creato, che nulla disprezzi di ciò che è uscito dalla tua mano che, se l’avessi disprezzato non l’avresti neanche creato…
Tu che, quando ero giovane, mi traevi a te con vincoii di tenerezza, mi sollevavi alla tua altezza, per comunicarmi il tuo amore…
Padre che non hai mai smesso di starmi vicino, di assistermi, guidarmi, amarmi…
Padre che, quando nacqui, dicesti: “Questa è mia, guai a chi me la tocca!”…
Parole che mettesti sulla bocca di mio padre ma che tu, attraverso il tuo spirito, hai continuato a ripetere, nonostante gli sbandamenti della mia vita…
Padre che mi hai accompagnato nel mio desiderio di cibo e di libertà con discrezione, vigilando a che non mi perdessi, ma non impedendomi di fare esperienze dolorose e avvilenti…
Padre che sempre attraverso le parole dei miei genitori nella carne, hai parlato, e visto, hai ascoltato la mia supplica, il mio desiderio di pane…
“Ho fame”. Mi ribattezzò mio padre perché ero insaziabile…
Ma tu conoscevi di cosa avevo bisogno e non hai permesso che il mio corpo vedesse la distruzione per il cibo che non dura, che porta alla morte….
Padre che con pazienza infinita hai aspettato che io entrassi nel deserto e avessi fame solo di parole d’ amore, di solidarietà, di giustizia, di consolazione, di verità, hai aspettato insieme a tuo Figlio inchiodato alla croce e mi hai toccato e ridato vita, fatto rinascere con il tuo soffio…
Padre che continui ogni giorno a nutrirmi di quella parola all’origine di tutte le altre, la Parola di vita, la Parola che suscita e che consola, la Parola lampada ai miei passi, sostegno nelle difficoltà, fondamento su cui posare i piedi senza pericolo…
Padre che ogni giorno mi ricordi che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla tua bocca….
Padre che continui a chiamarmi “Ho fame”, perché mai, finché muoio, cesserò di cercarti, cesserò di nutrirmi di quello che tu mi dici…
Padre ti rendo grazie perché mi hai dato gli strumenti per amplificare e decodificare i messaggi che tu mi mandi, attraverso le persone che mi metti a fianco, che mi affidi o a cui mi affidi…
Padre che non hai permesso al nemico di distruggermi, di allontanarmi da te, perché, attraverso le parole di mio padre,
sei rimasto fermo nel ribadire che per rimanere nella casa tua, le regole erano quelle da te dettate perché tu sai di che cosa abbiamo bisogno…
Padre che mi hai fatto sperimentare quanto l’oblio, la lontananza, siano dolorose, ma non hai ostacolato quest’esperienza di allontanamento dalla casa paterna, perché il desiderio di te fosse più consapevole, più forte, insopprimibile….
Padre che hai aspettato alla finestra che tornassi, e per tanto tempo hai guardato l’orizzonte per vedere se si muoveva, quando ancora cercavo rimedi umani alla mia fame ancestrale, quando cercavo ancora case di muri e non muri di carne, quando la cecità mi aveva chiuso il cuore…
Padre a cui oggi sento di appartenere come mi ricordò un giorno Giovanni, a cui, come a tutti i bambini hai dato il dono della profezia…
Gli suggeristi, ricordo, quando mi rammaricavo che mio figlio non mi abbracciava di dirmi:”Non ti preoccupare perché c’è in cielo un padre che ti abbraccia… ti sta aspettando”….
Padre a te questa mattina voglio dare gloria e onore, lode e gratitudine, voglio consegnare nelle tue mani il mio piccolo cuore, il mio amore che deve crescere ma che ha bisogno del tuo concime, della tua sapienza, la tua onnipotente pietà e misericordia.
A te Padre, consacro questa mia vita e ti ringrazio per averla resa più bella, più piena, più tua.
Il mio albero è il tuo albero, tu lo hai piantato, un albero che attinge acqua alla tua sorgente…
Cristo il mio Signore mi porta a te, Maria è la scala del Paradiso…
Questo è il paradiso Signore mio Dio, quando mi abbracci e mi consoli, quando mi fai delle improvvisate, quando fai sciogliere il mio cuore e fai cadere i muri dell’incomprensione si che le cose vecchie scompaiono e ne nascono di nuove…
Hai tolto dalla mia vita la maledizione e l’hai cambiata in benedizione, il ritorno a casa lo hai cosparso di fiori del tuo giardino, fiori da coltivare, da rispettare, da amare, fiori che mi parlano della tua bellezza, della tua bontà, della tua fantasia, della tua sapienza, della tua intelligenza, del tuo amore infinito….
PADRE

” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)
Ho traghettato un’altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l’esempio di come si combattano certi nemici.
C’è scritto che “gli angeli lo servivano”, ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all’isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all’estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l’era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell’acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell’arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l’uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
” Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l’aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nascnderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l’ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell’inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all’alleanza che Dio strinse con l’uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all’arcobaleno che stabilì come segno dell’eterna sua misericordia, non può non venire in mente l’arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.
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