ASSUNZIONE della B.V. MARIA

 LA TERRA
 
“A cosa devo che la madre del Signore venga a me?”( Lc 1,43)
“Beato il grembo che ti ha portato”( Lc 11,27)
Ieri sera siamo andati alla messa della vigilia in cui abbiamo ascoltato parole diverse da quelle che oggi la liturgia di questa solennità ci propone.
Mi ha colpito e fatto riflettere la beatitudine di Maria che più di ogni altro essere umano ha ascoltato la Parola di Dio e ad essa ha obbedito e si è uniformata.
La beatitudine quindi non sta tanto nel portare in grembo Gesù che è un privilegio grandissimo, quanto quella di aprire le orecchie e il cuore e tutto il proprio essere all’ascolto della Parola perchè germogli e porti frutto.
Aprirsi, lasciarsi spaccare il cuore dall’aratro di Dio, lasciare che la nostra terra sia mossa, mescolata, resa soffice e in ogni sua parte penetrabile al sole, alla luce, all’acqua , ai piccoli animali che vivono della terra e danno vita alla terra, scavando cunicoli piccoli e grandi, canali, vie sotterranee e invisibili dove il nutrimento può liberamente scorrere e arrivare al seme, alla pianta, a quello che sarà il nostro cibo, sempre.
Oggi festeggiamo l’assunzione di Maria in cielo.
La chiesa sposa di Cristo sposo.
La meraviglia dell’inizio la contempliamo in questo ritorno nel paradiso perduto di Maria diventata terra promessa, terra fertile perchè i fiori, i colori, la bellezza dell’amore di Dio che si espande in tutte le creature si manifestasse in questo Eden donato a noi di nuovo e per sempre.
Maria, la terra promessa diventa icona di ciò che ogni uomo può diventare se segue il suo esempio. Siamo terra, abitata dallo Spirito, perchè dubitare che quello che è accaduto a Maria non accada anche a noi?
Con il peccato originale abbiamo perso la capacità di far fiorire la nostra terra, di trarre nutrimento da essa, perchè non abbiamo ascoltato la Parola di Dio, non abbiamo accolto il seme che il divino seminatore continua imperterrito a gettare perchè tutti possiamo essere capaci di vita, di dare vita, di nutrire il corpo mistico, di collaborare a che tanti piccoli pezzi di terra diventino una cosa sola con Lui e collaborino alla salvezza di tutti i suoi figli.
Adamo, il terrestre, l’uomo che era stato impastato con la terra, terra da arare, da coltivare, non si trasformò in terra fertile e generosa, ricca di frutti, terra felice e feconda perchè pensò di poter fare a meno di Dio, del Contadino del cielo che semina, ara, pota, attende, ha fiducia.
La fiducia di Dio , la sua fedeltà è manifestata oggi nell’assunzione di Maria in cielo, la prima dei salvati, la pima a godere pienamente del dono promesso.
Lei terra che doveva nutrire il seme dello Spirito, Gesù, è stata da Lui nutrita, e trasformata con il soffio divino in un giardino che non sfiorirà mai, perchè vi abita l’amore.
Che storia straordinaria quella di Maria, scelta per essere la madre del Salvatore, la terra che nutre e da cui è nutrita, la terra che porta il frutto del sì al Signore, nonostante le spade che trafiggono l’anima, il dolore, la persecuzione, la morte ingiusta del figlio.
La terra benedetta da Dio accetta i rigori dell’inverno, il caldo impietoso dei raggi cocenti del sole, accetta di essere rovesciata, tagliata, sconvolta dalle lame dell’aratro, accetta di zaccogliere il seme e di custodirlo nel silenzio delle sue viscere.
Maria è la nostra terra, in essa troveremo Gesù.
Maria sia per noi l’esempio vivente di quanto sia grande l’amore di Dio da cercarci e desiderarci per diventare il nostro sposo, per sempre.
Un dio poligamo?
Un Dio che contraddice la nostra etica ma un Dio a cui tutto è possibile perchè la sua è onnipotenza d’amore.
Questo Dio, il nostro Dio è capace di amare nella stessa misura tutti, perchè se l’amore è infinito, per quanto tu lo voglia dividere sempre infinito rimane.
Allora oggi voglio ringraziare Maria, figlia, madre, sorella sposa , perchè mi sta insegnando che gli ascoltatori della Parola di Dio amano a prescindere sempre, e in modo oblativo, qualunque sia la funzione che rivestono nel grande giardino, sia se sono erba, se fiore, se albero, se seme, se terra, se insetto.
Tutto concorre alla gioia di coloro che amano Dio e un giardino è bello quando l’armonia dei profumi e dei colori celebrano la gloria di Dio riempiendo il nostro cuore di gioia e di gratitudine

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“Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra” (Dt 4,39)
Signore mio Dio sono qui davanti a te, con Maria che non ha smesso mai di pregare per me, anche quando io dormivo, questa notte, quando ero occupata a preoccuparmi di quello che dovevo fare o non fare, di quello che mi era successo e mi sarebbe successo.
Sono qui Signore con il mio limite, la mia croce, con il desiderio di unirla alla tua, di entrare in contatto con te che sei Dio e puoi risanare il mio cuore malato, la mia mente provata da tante sventure.
Io voglio seguirti Signore, voglio entrare nel tuo mistero d’amore e smettere di avere paura, ma non ci riesco.
Il mio limite è un baratro, un abisso in cui sprofondo e mi smarrisce.
Tu lo sai Signore che non vorrei che accadesse, tu lo sai che solo in te spero la salvezza, in te il riposo e la pace, solo in te.
Ma non riesco che solo per pochi attimi a vivere nell’affidamento totale nelle tue braccia, nonostante chieda in continuazione l’aiuto di Maria, l’interpelli, mi faccia da lei ricordare ciò che hai detto e hai fatto e come lei abbia potuto essere sempre serena di fronte alle tante spade che le trafiggevano l’anima.
Ho sul comodino la sua immagine, eredità di Sergio il cugino barbone, una statuetta unta e bisunta scrostata, più volte riattaccata con la colla perchè più volte è caduta.
La cosa bella di questa immagine sono le mani giunte in preghiera, una mamma anche per me che ti prega Signore quando io non ce la faccio o ti dimentico.
Una Madonna che non ha te in braccio come tutte le madonne che finora conoscevo e che prediligevo perchè mi ispiravano tenerezza.
Ma da quell’abbraccio io mi sentivo esclusa perchè eri tu e lei che eravate vicini, eri tu che venivi abbracciato non io.
Ora questa icona con le sue mani giunte, mi sembra quella di cui ho bisogno e mi rassicura perchè non smette mai di chiedere a te per me e per noi.
Signore quanto è difficile rinnegare se stessi, rinunciare a tutto, ai propri pensieri, desideri, abitudini… a tutto, per mettere davanti te.
E’ difficile ma non impossibile se ci mandi il tuo Spirito, se ci fai sostenere dal tuo amore.
Te lo chiedo per me e per i fratelli che non ti conoscono, ti invoco giorno e notte, voglio che sia tu il padrone della nostra vita.
Sempre più mi rendo conto che da offrirti ho ben poco e faccio sempre più fatica a reperire un po’ di pane e qualche pesce non proprio di giornata da far benedire, da benedire con te perchè diventi cibo per chi ha fame e sete di giustizia, di amore, di perdono.
Ti ringrazio della Santa Eucaristia in cui ogni giorno tu rinnovi il miracolo di trasformare il mio limite, le poche cose che ti porto di scarso valore, in strumento di salvezza, in forza, coraggio, fede in te che sei la vite a cui siamo attaccati.
Signore grazie dell’invito che ci fai a mettere da parte le nostre idee, le nostre aspettative, la nostra salvezza, l’idea che ci siamo fatti di te, le pretese che abbiamo sul comportamento degli altri, i nostri giudizi e pregiudizi, grazie perchè questa è la nostra croce, quella di non essere perfetti, ok, quella di non essere bastanti a noi stessi, quella di dover dipendere da chicchessia.
E’ nell’Eucaristia che tu compi il miracolo
Il rendimento di grazie è difficile quando quello che ti viene dato è troppo poco per ringraziare.
Ricordo quanto ci rimasi male la volta che mio padre si mangiò il mio pezzo di torta che io rifiutai perchè era troppo piccolo.
Voglio imparare a ringraziarti per tutto Signore, per prima cosa per il dono di tua Madre che vedo con le mani giunte a pregare, un dono bellissimo perchè è lei che mi rende presente te, raccontandomi ciò che ha vissuto con te e per te e in te.
Ti offro questo pezzo di legno, consumato, per le spalle doloranti, incapaci di portarne il peso, ti voglio ringraziare per il desiderio che sento di venire dietro a te e di guardare e imitare quello che tu hai fatto per noi.
La tua croce è grande perchè ti sei caricato il limite, il peccato di tutti gli uomini e lo porti sul monte della vergogna, per attaccarci la tua offerta, il tuo corpo di uomo, il tuo limite da consegnare nelle mani del Padre.
Voglio vedere nella tua croce anche il mio peccato, la mia paura, i miei passi traballanti, la mia fede imperfetta, voglio credere che sei tu che in questo momento porti sulle spalle il peso di tutti i peccati del mondo unito a Maria che prega e ti accompagna con lo sguardo e con il cuore, con la fede di chi sa che tu non puoi mentire e che a tutti è data la possibilità di risorgere.
Maria è morta con te e con te è risuscitata.
Come vorrei che questo potesse accadere anche a me!
Come vorrei Signore non avere mai dubbi su ciò che nella storia hai mostrato come via di salvezza!

Patria

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Mt 13,57)
“Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite” scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
“Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.”
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch’ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l’anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall’altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di… fratello di…come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d’inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c’è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l’obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l’esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l’anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c’è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: “Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?”
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”

” Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me”(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l’educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c’era l’amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall’amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d’attesa attraverso le nuove tecnologie, per l’altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull’autostrada, ecc. ecc.
Penso che l’arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
“Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s’incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l’ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (…un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all’abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell’agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

Se tu vuoi puoi

“Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie” (cfr Mt 8,17)
Se tu vuoi puoi Signore, ne sono certa e me lo ripeto e te lo ripeto ogni volta che la prova mi schiaccia, mi impedisce anche solo di sollevare la testa, di articolare un suono, di chiedere aiuto.
Ogni volta che questo accade, sempre più spesso, purtroppo, mi presento con il mio corpo flagellato, tormentato, sanguinante e straziato da dolori terrificanti, dolori disumani, ogni volta Signore penso a te che mi ami e che hai compassione di tutti, che devo solo aspettare, aspettare il mio turno, perchè anche a me sia dato di riposare un poco all’ombra delle tue ali.
I tempi dell’attesa si sono fatti sempre più lunghi Signore, e io sono qui a mendicare un segno tangibile del tuo amore.
Quando ero piccina e fui strappata dalle braccia dei miei genitori e fui allontanata da casa, per dormire mi bastava che la zia o una vicina di casa m posasse le dita sugli occhi.
“Mi chiudi l’ucchie?” dicevo per fuggire i fantasmi della notte e trovare pace e ristoro, per allontanare i brutti pensieri, per non alimentare nostalgie che mi avrebbero fatto solo soffrire.
Il sonno arrivava immediato, allora, perchè quel calore delle dita bastava al mio bisogno di allora.
Oggi che non vivo la lontananza da nessuno, che anzi vivo intimamente legata alle persone più bisognose con l’affetto, con la preghiera, con la compassione, con lo sguardo e con il calore che da te mi viene, ne sono certa, oggi ho bisogno di chi mi chiuda gli occhi, non per dimenticare gli affanni e gli abbandoni, ma per dare riposo a questo corpo straziato da mille dolori.
Le mie notti sono notti di guerra, di coprifuoco, di lotte sataniche di chi vuole spartirsi la preda.
Tu lo sai Signore cosa accade la notte , tu vedi e credo provi compassione per questa situazione che diventa sempre più gravosa e invalidante.
Sono stanchi i miei occhi di guardare in alto, stanca di soffrire, stanca di vivere questa battaglia senza fine.
So che sei al mio fianco che con Maria e tutti i santi e gli angeli del paradiso fate una barriera impenetabile e inaccessibile perchè i nemici piantino il vessillo sulla preda.
Ma i tempi si sono ristretti e io non riesco a vivere senza il calore delle tue dita poggiate sui miei occhi.
Ho bisogno di riposare Signore, lo sai, riposare fisicamente, perchè non c’è bisogno che te lo dica, sono un essere umano e tutto quello che mi accade mi sembra un esagerazione.
Sono fin dal grembo di mia madre vissuta in un clima di forte tensione, di guerra, di paura, di fuga e di nascondimenti, di buio anche quando c’era il sole perchè dovevamo nasconderci per non farci prendere dai nemici.
Eravamo sul fronte nel 1943 e arrivò il tempo in cui gli amici e i nemici si sono cambiate le maschere e noi non sapevamo riconoscerli.
Oggi continua questa dolorosa e perenne battaglia tra il bene e il male, di cui il corpo porta i segni.
Io però mi tengo poderosamente attaccata a te, alla tua Parola, anche quando e specialmente quando non ti vedo, non ti sento e lontano non si vede segno alcuno di cambiamento.
Io aspetto e soffro Signore.
Vorrei farlo con te, percepirti vicino quando mi assalgono i flutti di morte, quando il dubbio e la ribellione mi destabilizzano, quando la fede è messa a dura prova e
devo ancora aspettare.
Maria vieni in mio aiuto, ti prego, mentre corri ad aiutare Elisabetta con Gesù nel tuo grembo, non ti dimenticare di me che sono sola, povera e infelice, che ho bisogno estremo bisogno di ritrovare la gioia di vivere, la gratitudine a Dio per avermi scelta a collaborare con Lui al suo progetto d’amore.
Non mi lasciate sola, santi tutti di Dio, vi prego, come avvenne quando ero piccina, sola con gente estranea, non mi lasciate sola a combattere questi giganti che mi vogliono distruggere e fare un pasto con le mie membra, non mi lasciate sola, perchè ci sono momenti che mi sembra di venir meno e morire senza poter elevare a Dio il mio inno di grazie.
“Egli ha preso le nostre infermità e si caricato delle nostre malattie”. L’hai detto attraverso le parole del profeta Isaia. L’hai detto e lo farai Signore mio Dio

Scelte

“Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.( Mt 7,13)
Le letture di oggi sono ricche di stimoli e ho difficoltà a scegliere ciò che è importante per crescere nella fede, nella speranza, nella carità.
La scrittura è un forziere pieno di cose preziose , ma come spesso accade davanti ad una tavola sontuosamente imbandita ci sentiamo disorientati su cosa scegliere, cosa mangiare per primo.
Mi piacerebbe che fossi tu Signore a scegliere per me ciò che in questo momento mi è utile necessario per questo momento, per quest’ora, per questo tempo che tu mi doni di vivere.
Un tempo dove avevo gli occhi avevo le mani e non avevo difficoltà a scegliere la parte migliore, tanto che di questa abilità si servivano anche i miei più intimi amici, come anche i miei familiari.
Questa attitudine valeva per ogni cosa che mi riguardasse, mi interessasse, tanto che non provavo nessun gusto a godere di un bene che un altro aveva scelto per me.
Era il mio vanto, ciò che mi connotava e mi faceva esistere, trovare sempre ciò che comportava un minimo investimento e mi dava il massimo profitto.
Certo che questa abilità non è per niente evangelica, perchè ho pensato, così facendo di semplificare e arricchire la mia vita senza dare agli altri nulla che non fosse una semplice indicazione dei luoghi e delle modalità per riuscire a fare e ottenere il meglio da qualsiasi cosa.
Ripensando al passato penso di essere stata profondamente egoista, perchè ho sempre rivendicato a me la parte migliore, e la capacità, bravura tutta mia di trovarla e goderla da sola.
Oggi in Vangelo ci parla di porta stretta, di strada disagevole per entrare in Paradiso. Con la modalità di un tempo sicuramente non sarei andata da nessuna parte e mi sarei sicuramente persa.
Allora mai mi sfiorò l’idea che la parte migliore non è quella che appaga gli occhi, il ventre e le tasche, ma l’ascolto della tua Parola come tu Signore dicesti a Marta che si lamentava della non collaborazione della sorella che incantata si era seduta ai tuoi piedi per ascoltarti.
Oggi pendo dalle tue labbra Signore e la scrittura mi mette davanti un peccato che non fu solo dei nostri padri, ma ci fu trasmesso e che continuiamo a fare. Quello di scegliere per primi la parte migliore, partendo da noi e non da te o dalle persone in cui tu ti nascondi e hai deciso di abitare.
Lot scelse la terra più fertile e feconda, Abramo lo permise perchè era certo che tu avresti realizzato la tua promessa.
Permetterti di scegliere al posto nostro, questo vorrei chiederti Signore questa mattina.
Io non so quale sia in questo momento il bene per me, la strada da percorrere giusta per arrivare dove tu vuoi e io voglio perchè so che la tua volontà è volontà di bene.
Una scelta l’ho fatta e su questa non torno indietro, a costo di farmi ammazzare.
Ho scelto te, Signore, come padrone della mia vita, come unico riferimento di ogni decisione. Non voglio più approfittare della mia capacità di scegliere il meglio secondo il mondo, ma il meglio secondo te.
Al giovane ricco tu hai detto che una sola cosa gli mancava, vendere tutto e seguirti.
Io sono ancora tanto lontana da questo obbiettivo che coltivo nel cuore.
Vendere tutto quello che ho ammassato servendomi della mia straordinaria capacità di riconoscere il valore delle cose senza fatica, e appropriarmene.
Mi dico sempre che devo alleggerire la mia borsa, devo ridurre al minimo i miei bagagli altrimenti in quella porta non ci entrerò mai.
Perchè Signore è così difficile espropriarsi delle cose che ci si sono attaccate addosso, tanto ci siamo affezionati ad esse?
Ci sono perle, cose preziose che tu ci dici di mantenere, di non buttare ai porci.
Allora significa che non di tutto dobbiamo spogliarci, che ci sono cose che ci appesantiscono e cose che ci mettono le ali ai piedi.
Allora Signore fammi capire la differenza tra ciò che serve e ciò che è da buttare, aiutami a discernere ciò che dura da ciò che muore, dammi il bagaglio giusto per combattere i nemici e arrivare sana e salva alla meta.
Confido in te Signore, confido nell’aiuto di Maria che ho accolto nella mia casa e che non reclama diritti, se ne sta in silenzio e in attesa che io torni a vivere con lei tutte le occasioni in cui c’è bisogno di ritrovare la gioia.

Fede

“Io sono stato inviato per metterti alla prova”(TB 12,13)
Ci sono tante cose che ancora non capisco, tante che la Parola di Dio mi svela e tante che mi nasconde.
Nel testo che la liturgia del giorno ci propone l’angelo Raffaele dichiara che è stato mandato da Dio a Tobi per metterlo alla prova.
Per quello che ho capito leggendo il libro di Tobia, mi sembra che Raffaele sia stato mandato come “medicina di Dio”, vale a dire che è stato mandato per la guarigione materiale e spirituale di tutti i protagonisti della storia.
Grazie a Tobi che si lascia accompagnare e guidare dall’angelo, ma anche dalle parole e dall’esempio del padre, Sara sarà liberata dal demonio ammazzamariti, Asmodeo, i soldi saranno recuperati, la medicina per guarire il padre sarà portata a Tobia sì che ritrovi la vista.
Tobi si è fidato del suo accompagnatore e tutti vissero felici e contenti.
La prova per Tobi quindi è quella di non aver mai dubitato di Dio, accettando quanto il suo accompagnatore man mano gli suggeriva, senza il minimo dubbio che non fosse giusto.
Tobi non è diffidente, sa che da solo non può portare a termine il compito che il padre gli ha affidato e con umiltà segue il suo accompagnatore.
Noi facciamo fatica a fidarci delle persone, pensando sempre che siamo migliori, più bravi, almeno se non in tutto quello che dicono e fanno.
” Gareggiate nello stimarvi a vicenda” è scritto,”il primo di voi sia l’ultimo… chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato… non sono venuto per essere servito ma per servire… l’anima mia magnifica il signore perchè ha guardato l’umiltà della sua serva…”
Il passo del vangelo di oggi ci parla proprio dell’umile obolo della vedova, a cui Gesù dà più valore di tutte le ricchezze che versano nel tempio i benestanti, per farsi vedere, non privandosi di nulla, dando il superfluo a Dio, svuotando di senso il sacrificio a cui dovevano servire le offerte.
Così liturgia dei sabato della IX settimana del TO ci fa riflettere su quanto sia importante non apparire ma essere.
Davanti a Dio non si può barare, perchè Lui scruta il cuore e vede se gli offriamo il superfluo, se nel tesoro del tempio gettiamo monete false.
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è l’unica moneta che possiamo restituirgli perchè ne faccia un capolavoro.
Tobi, Sara, hanno attirato lo sguardo di Dio per la loro umiltà ” Ha guardato l’umiltà della sua serva” dice Maria nel Magnificat e possono essere certi di avere una ricompensa duratura.
In cambio dei nostri sacrifici spesi sull’altare di idoli muti noi riceviamo delusioni a non finire, ricompense che non durano nel tempo che non pagano e non appagano.
Sull’altare oggi voglio deporre il mio orgoglio che faccio fatica a mettere da parte e voglio con le parole di Maria dire” Eccomi, sia fatto di me come tu vuoi”