“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

Io so chi sei, so come ti chiami, so cosa vuoi, so che sei tu che continui a tramare inganni perchè l’uomo si separi da Dio il tuo e nostro creatore, da Dio al quale tu hai deciso di ribellarti perchè volevi essere come Lui, volevi sostituirti a Lui.
Ma l’uomo non può coscientemente abbandonare la luce per vivere nelle tenebre e, se lo fa, è perchè tu lo inganni con monete false, con falsi piaceri, con falsi beni, con tutto ciò che gli dà un piacere immediato che lo porta alla morte.
Io so che sei il divisore, che non vuoi che stiamo insieme e che andiamo d’accordo, perchè l’unione fa la forza e tu temi chi si unisce nel nome del Signore, temi tutto ciò che sbarra la strada al tuo progetto di distruzione e di morte.
” Quando due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” ha detto Gesù che ha anche detto” Voglio che siano una sola cosa con me e con te, Padre”.
Signore tu ci hai chiamato all’unità. ci hai dato, attraverso lo Spirito effuso sulla croce e versato sulla tua chiesa Maria, tua madre e Giovanni, il discepolo che tu amavi, e vuoi che le nostre diversità diventino materiale vivo per costruire la tua Chiesa , la sposa, una costruzione di cui tu, pietra scartata dai costruttori, sei diventato testata d’angolo.
Tu vuoi Signore che ci amiamo, che la famiglia insegni e testimoni l’amore, che il mondo, attraverso l’indissolubilità del patto coniugale, ripeta e rinnovi ogni momento il sì alla tua alleanza che è alleanza di pace, di amore, di gioia, di festa, di eternità.
Tu Signore ci chiedi quello che ci rende felici, ciò che ci rende fecondi, ciò che ci fa come te, figli ed eredi del patrimonio d’amore senza fine che tu hai già assegnato ad ognuno di noi.
Siamo tuoi figli e gregge del tuo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento, vedi e provvedi ai nostri bisogni, indicandoci la strada per non rimanere soli nel deserto e morire.
Questa notte credevo che tu mi chiamassi finalmente a stare con te, Signore, perchè i giorni sono terribili, con i dolori che mi schiantano, mi dilaniano, mi fanno venir meno.
Ma io Signore credo a quello che tu hai detto e, se la notte non c’è nessuno che si unisca alla mia preghiera, c’è sempre Maria alla quale ci siamo consacrati e incatenati io e il mio sposo, con la quale posso aprirti il cuore e invocarti e chiederti la liberazione dai lacci di morte, catene che mi vogliono dividere da te, che mi vogliono convincere che tu non sei un Padre ma solo un aguzzino.
Prego con Maria, certa che tu non parli a vanvera.
Ieri pomeriggio eravamo in tre a chiederti di avere pietà e misericordia di noi, perchè abbiamo unito le nostre braccia a lei, tua madre, nostra madre.
Mentre pregavo guardavo i braccialetti al polso, segno della nostra consacrazione alla Madonna ed ero felice perchè eravamo tre a rivolgerti la preghiera.
Tu l’hai detto, “quando due o tre.. si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Ho gridato, ho pianto, ho invocato il tuo nome, mi sono fatta portavoce del desideri della tua piccola chiesa perchè scendessi e sollevassi la mia croce.
L’immagine di te, Padre, che mantieni la croce di Gesù mi aveva accompagnato per tutta la giornata e da quell’icona ho tratto forza per non soccombere.
Lo spirito Santo ti univa al Figlio, lo Spirito Santo ha unito noi tre che pregavamo nella valle della disperazione e ci ha mostrato che eravamo quattro a rivolgerti il grido d’aiuto.
Perchè Gesù era con noi…
Non potevi essere sordo alle nostre preghiere, perchè i nostri alleati l’avevamo scelti tra i migliori, erano e sono i tuoi alleati da sempre, uniti a te da un vincolo d’amore che mai si è spezzato.
Se ieri pensavo che eravamo in quattro, questa mattina penso e credo che lo Spirito Santo è presente, era presente anche ieri, non si è aggiunto oggi, per l’occasione.
Lo Spirito Santo è il tuo amore che fonde i cuori, scioglie i lacci che ci impediscono di uscire fuori dal nostro io, di rinnegare noi stessi, lo Spirito Santo è il dono che oggi tu ci mostri come il tesoro da cui possiamo sperare di trarre tutto il bene possibile, il tesoro che ci fa vivere, l’antenna che si sintonizza sulle frequenze del cielo e ci fa sentire un popolo unico guidato da un unico pastore.
La divisione sia anatema, la maledizione sia trasformata in una benedizione ora e sempre.

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“Il Signore è qui e non lo sapevo!”(Gen 28,16)

“Il Signore è qui e non lo sapevo!”(Gen 28,16)

Da quando don Cristiano ci commentò questa pagina della scrittura durante un ritiro dal titolo” Riconciliarsi con la propria storia” non posso fare a meno di cercare Dio nei momenti più bui della mia vita, certa che è in quel luogo, in quella situazione, in quello smarrimento, nel dubbio, nella paura, nella sconfitta, nell’abbandono, nella solitudine, nel tradimento e in tutto quello che ci sembra insuperabile e sconvolgente.
Lo cerco e lo trovo, anche se non in automatico, come all’inizio pensavo o pretendevo.
Mi ha aiutata la parola di Dio a ripercorrere la mia storia e a cercare le tracce della sua presenza anche e soprattutto quando ne ero inconsapevole. E il libro di ricordi si è colorato di foto luminose, a colori, sviluppando tutti i negativi che avevo ammassati nelll’angolo più nascosto del mio cassetto.
Non c’è che dire, Dio ci sorprende sempre, perchè lo vedi dopo che è passato, perchè non vuole che lo imprigioniamo in idee e schemi preconcetti, perchè ci fidiamo di lui e teniamo sempre occhi e orecchi e cuore aperti alle sue improvvisate, alle sue incursioni d’amore.
Per la mia esperienza personale ciò che ha tagliato in due il prima e il dopo è stata proprio una notte oscura come quella di Giacobbe, una notte di silenzio e di disperazione, una notte dalla quale mi sentivo risucchiata.
Se non avessi avuto il bisogno, l’esigenza di uscire fuori di casa all’alba, di cambiare abitudini e posizione, se non fossi stata animata dal desiderio di trovare uno che mi rispondesse, cosa che mio marito aveva cessato di fare, che si accorgesse della mia assenza e si chiedesse la ragione, non sarei uscita ad un’ora improbabile per una passeggiata.
Era l’alba e il nostro matrimonio era naufragato in un silenzio mortale, le parole erano pietre che facevano solo male.
Così ci ignoravamo nel quotidiano, separati in casa, soffrivamo in silenzio per qualcosa a cui non sapevamo nè potevamo porre rimedio.
E poi il lavoro che mi era stato tolto per motivi di salute e la morte di mio fratello, inaspettata anche se avevamo avuto sei mesi per prepararci.
Quei sei mesi erano diventati il banco di prova per porre rimedio ad un evento ineluttabile.
Ma i tentativi per indorare la pillola furono vani e le cose andarono come andarono.
Dal pulpito, pur non conoscendo Dio, il giorno del funerale gridai che non era morto, che anzi era più vivo che mai da quando la sua malattia ci aveva ricompattati e riuniti in una gara di solidarietà per assisterlo, per stargli vicino, per venire incontro ai suoi bisogni.
Era vivo perchè la sua malattia aveva messo a fuoco quello che mancava ai nostri legami famigliari, alle nostre relazioni malate.
Gli portai la Comunione, perchè sapevo che gli avrebbe fatto piacere, mentre stava morendo, non perchè io credessi, ma perchè lui credeva e ne avrebbe tratto un beneficio.
In quel gesto disinteressato, in quell’ora suprema, Dio si è fatto presente e ha aperto una fessura perchè la sua acqua scavasse la mia roccia.
I rapporti con Gianni divennero insostenibili man mano che mi venivano meno motivazioni per vivere.
Malata, senza interlocutori che avessero riempito il vuoto del prepensionamento e attutito le conseguenze negative dell’handicap che aveva determinato la mia messa a riposo, un matrimonio in rovina, un figlio che ormai grande era tutto proteso per la sua futura sposa e aveva scambiato la casa per un albergo dove tutto è dovuto, un disagio sempre crescente, un vuoto, una paura, un senso di annientamento….mi sentivo impazzire.
Fu allora che nel fondo della mia disperazione trovai la forza di fare un estremo tentativo per trovare un tu che mi stesse di fronte e mi rispondesse.
“Il signore è qui e non lo sapevo!”
Parole sante, parole profetiche che il 5 gennaio del 2000 non conoscevo.
Quel giorno avevo bisogno di chi mi ridesse la speranza che la gioia esiste e che devi solo cercarla.
Quel giorno la trovai nella natura in festa, nei fiumi che battevano le mani della liturgia delle ore.
Ero entrata nella chiesa che non sapevo fosse la mia parrocchia, calpestando cacche di piccioni di cui era cosparso il sagrato, attraversando porte scrostate e cadenti, alla ricerca di una sedia.
Cercavo una sedia e ho trovato Dio.
Incredibile solo a pensarci.
Spesso non ci sentiamo ascoltati nelle nostre preghiere e pretendiamo di dare consigli al Padreterno, come se fosse un vecchio rincitrullito che non vede e non sente.
Attraverso una sedia, che era il mio limite, l’incapacità di stare in piedi da quando mi ammalai , Dio mi ha dato l’opportunità di fermarmi e di mettermi in ascolto di chi mi stava parlando.
Il mio limite è diventato la mia forza, la possibilità di mangiare il cibo che Dio moltiplica su tutti gli altari del mondo e fa distribuire dagli apostoli a quelli che stanno seduti.
Quante volte ho pensato che questa malattia che la scienza non ancora è riuscita a spiegare era la mia condanna, la mia croce che volentieri avrei rimandato al mittente.
“Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”.
Ma ti devi sedere, ti devi fermare, per poter esclamare: ” il Signore è qui e non lo sapevo!”.

“E voi chi dite che io sia?”(Mc 8,29)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
13 settembre 2009
Domenica della XXIV settimana del T.O. anno B
“E voi chi dite che io sia?”(Mc 8,29)
Oggi  Signore mi riproponi la domanda che esige una risposta chiara e convinta.
I tuoi discepoli fecero fatica a capire fino a quando non scese lo Spirito Santo sopra di loro.
Dovevi morire, Signore, perché la tua identità fosse svelata e non ci fossero dubbi su Chi ti aveva mandato e su cosa eri venuto a mostrare.
Le letture di oggi parlano dell’agire conseguente all’essere, della fede che, senza le opere, non vale a nulla, perché, se uno ama, agisce di conseguenza.
La conseguenza dell’amore, la testimonianza di quanto tu tenevi e tieni a noi l’hai data, offrendoti in sacrificio per la nostra salvezza Dovevi patire e morire, perché potesse scendere lo Spirito Santo a illuminarci.
Trentotto anni fa io e Gianni ci siamo sposati con la testa piena di sogni, ignari di quanto la vita matrimoniale fosse impegnativa, di quanto l’amore fosse  intransigente.
Abbiamo camminato, lottato fianco a fianco per tanti anni, da soli, vicini nel corpo, ma non uniti nello spirito, contro le avversità della vita.
Non noi , la nostra relazione di coppia, ma la mia malattia è stata la protagonista del nostro matrimonio.
Tu ci portavi in braccio in quegli anni bui, quando tutte le illusioni man mano cadevano, ma noi non ce ne siamo accorti.
Oggi sei diventato il nostro punto di riferimento, Signore , che ci sforziamo di non perdere mai di vista.
Ti vogliamo lodare, benedire e ringraziare, perché tu sei la ragione della nostra speranza.
Tu doni pace al tumulto del cuore, tu ci togli la paura e riannodi i fili spezzati della nostra comunicazione ancora tanto faticosa da sembrare a volte impossibile.
Tu Signore sei stato la nostra salvezza, tu la roccia che non crolla, dai senso al nostro soffrire, forza alle nostre braccia stanche.
Tu rinnovi ogni giorno il nostro cuore, rendendolo capace di amare.
Signore grazie per questo tirocinio costante, questa lotta a cui tu ci stai abituando, perché possiamo gustare già da adesso un frammento di paradiso e dire agli smarriti di cuore:” Coraggio, il Signore è con te!”
Signore non so come e dove saremmo oggi se non ti avessimo incontrato.
Certo che il nostro cuore sarebbe in subbuglio, forse ci avremmo messo un catenaccio perchè non andasse in frantumi.
Saldamente legati, vincolati con doveri di reciproco amore, tu hai riscritto la nostra storia perché ti rendessimo gloria e mostrassimo al mondo quanto è grande la tua misericordia.

Esaltazione della croce


13 settembre 1971

 

13 settembre 2018
Ieri 13 settembre di 47 anni fa ci siamo sposati..
Che il giorno dopo fosse l’Esaltazione della Croce allora non lo sapevo né lo seppi per tantissimi anni, fino a quando non ho incontrato il Signore e ho cominciato a meditare la Sua Parola.
Ho pensato quindi al fatto che eravamo stati avvertiti da subito poiché mi ammalai di lì a poco tempo.
Non c’è dubbio che Dio scriva nella nostra storia e ci mandi dei messaggi che possiamo capire solo quando hai occhi per vedere, orecchie per sentire e cuore per accogliere.
La foto che ieri Emanuele, il nostro nipote più piccolo, ci ha scattato, mentre andavamo all’altare per rinnovare le promesse fatte quel giorno, è emblematica di come la gratitudine di tanti suoi benefici ci illumini il volto.

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”( Gv 19,37)

“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)

“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)
Signore sono qui.
Vorrei lasciare un pensiero, una preghiera rivolta a te prima che altri pensieri’ altri desideri spazzino via le necessità dello spirito anteponendo quelle della carne, del dolore, della malattia, dell’insoddisfazione e della solitudine, del rancore e della rabbia.
Signore sono qui.
Il mio cuore aspetta. Aspettano i miei occhi. Tutto il mio essere aspetta che tu ti manifesti.
Un tempo mi tenevi legata con legami d’amore, mi sollevavi alla tua altezza, mi davi da mangiare.
Non ti facevi attendere tanto quando mi sentivo smarrita e sola.
Tu Signore, sei stato sempre il mio aiuto, hai sempre risposto alla mia preghiera.
Non mi hai negato le tue consolazioni che sono state il pane del cammino che io ho cercato di consumare con parsimonia, perché me ne rimanesse in tempo di carestia.
Signore non so, non voglio, non riesco a vivere questi momenti di grande turbamento nella pace, e nella serenità del cuore.
Non riesco Signore a liberarmi dai brutti ricordi, non riesco a perdonare chi mi ha fatto del male.
In questo momento mi è difficile, anche se provo pietà e ho compassione per lui, perdonare il mio sposo, la persona che tu mi hai messo a fianco per camminare insieme e vivere l’amore da te gratuitamente donato a noi.
Perché Signore ogni tanto succede che torniamo indietro e cadiamo nelle sabbie mobili di questo percorso infido?
Perché Signore ci sono giorni in cui non riesco a vedere il sole, la luce, te nei tuoi doni ?
Perché la gioia si è spenta nel mio cuore, perché?
Signore io ricordo i tempi antichi, ricordo quando tu mi parlavi al mattino con la luce che filtrava dalle fessure delle serrande abbassate.
Ricordo il canto degli uccelli che salutavano il sole, ricordo quanta pace mi dava la distesa del mare, il cielo che si accendeva la notte, i monti che si stagliavano nitidi all’orizzonte sgombgro di nubi.
Ricordo quando le tue parole mi facevano sussultare, quanta gioia mi dava ascoltare una parola di speranza, un annuncio di salvezza.
Ricordo quanta tenerezza suscitava in me il passo che la liturgia oggi ci propone, quello di Osea.
Sul calendario liturgico c’è scritto: “Parlerò al suo cuore”.
Come vorrei che il mio cuore avesse orecchie per sentirti come un tempo, come è accaduto più volte.
Penso al luogo dell’incontro privilegiato: il colle della speranza, eredità pervenutaci attraverso la madre del mio sposo, il colle del fallimento, della morte e della resurrezione.
Pensavo, ho sempre pensato che lì tu ti manifestarvi con più forza e anche più sicuramente.
Ma lì ora non ci andiamo più.
Ho cercato di rendere agibile quel luogo, punirlo dagli sterpi e dalle erbe cattive, dagli insetti e dai topi.
Ho fatto ripulire tutta la casa.
Il mio sogno è lì Signore, lì la croce, lì l’incanto del deserto dove fioriscono gli alberi e scorre latte e miele.
Solo lì Signore?
Ieri che ho tanto desiderato tornarci anche solo per un attimo e ho invidiato Franco e famiglia e che ci sono andati, ho saputo poi che il caldo aveva reso inagibile quel luogo di preghiera e che non è possibile, fin quando ci sarà questo clima, andarci a trascorrere qualche ora da sola o in compagnia.
Io continuo a pensarti lì Signore, un luogo inaccessibile, un luogo sempre più proibito per me.
Ma tu Signore dove sei?
Dove trovarti?
Io ti cerco Signore, io desidero il tuo amore, voglio riposare nelle tue braccia.
Maria aiutami tu!
Prego con pregavano i miei cari te, carissima madre, perché non posso dimenticare quanti benefici sono scaturiti dalla tua intercessione.
Madre, guarda, non abbiamo più vino.
La gioia è spenta sui nostri visi.
La Parola di oggi mi invita a continuare a credere che
mi condurrà nel deserto e parlerà al mio cuore.(Os 2,16)

“Ti farò mia sposa per sempre” ( Os 2,21)

Assunzione
 (Os 2,16-18.21-22)
Così dice il Signore:
«Ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
E avverrà, in quel giorno
– oracolo del Signore –
mi chiamerai: “Marito mio”,
e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio
” Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorari tutti i giorni della mia vita”
Questa è la formula che ricordo pronunciammo 45 anni fa quando ci sposammo. ” Con la grazia di Cristo” penso sia un’aggiunta posteriore.
Certo è che se uno ci riflettesse un po’ di più su ciò che dice e promette, si renderebbe subito conto che , senza l’aiuto del Signore, nessun patto di alleanza umana può durare per sempre, se uno dei due viene meno all’impegno preso il giorno delle nozze.
Chi garantisce l’indissolubilità del matrimonio è Cristo che dà gli strumenti per farlo durare per sempre.
Come al solito in materia di fede siamo alquanto ignoranti e non capiamo la differenza tra un patto garantito e uno no.
Quando si compera qualcosa o si ha intenzione di mettere mano ad un progetto che prevede un grande impegno finanziario, si chiede un mutuo che ti concedono se c’è una persona che garantisce al posto tuo, mettendo in gioco ciò che gli appartiene, che ci rimette in caso di fallimento, quindi, se le cose vanno male.
Se questo accade senza alcuna contropartita, come succede nelle famiglie dove i membri si vogliono bene, l’amore trionfa su qualsiasi interesse, sia che le cose vadano bene , sia che vadano male.
I cristiani, i figli di Dio si riconoscono da come si amano.
A sentire la televisione di cristiani ce ne sono ben pochi o si nascondono perchè quando è in gioco il dio denaro, gli affetti passano nello scantinato.
Quando va bene.
Le garanzie umane non sono sicure, mai, perché sono legate al tempo, alle persone, a ciò che muta.
Quando a garantire è Dio, noi non dobbiamo temere nulla, perché mantiene sempre le sue promesse fino a morire per non disattenderle.
Nel vangelo che la liturgia di oggi ci propone leggiamo di due miracoli in cui Gesù dà la vita a due persone grazie alla fede.
L’emorroissa  tocca le frange del mantello di Gesù( i comandamenti, la Torah da esse rappresentate), simbolo di un appartenenza a Dio e di un rispetto delle sue leggi.
Per la piccola, figlia di un pezzo grosso, basta la fede di suo padre, perché chi dà la vita ai figli è implicito che si debba fare carico della sua vita materiale e spirituale.
Gesù comunica la vita attraverso la fede.
Quella vita che togliamo al nostro coniuge, quando decidiamo di licenziarlo e di rompere il patto coniugale.

«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)

Santa Caterina da Siena
Vergine e Dottore della Chiesa – Patrona d’Italia
«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)
Giovanni, il libro di carne che Dio ci ha mandato a domicilio per spiegarci il vangelo, ha un’idea della Chiesa che a prima vista può sembrare stravagante, come apparve a me la prima volta, quando al telefono mi rispose che, se stavo in Chiesa con Gesù, sicuramente mi stavo sposando.
Eravamo a Loreto quando accadde.
Aveva da poco compiuto due anni e ce n’era voluta per staccarci da lui che non voleva ce ne andassimo in vacanza.
La vacanza, come la chiamava lui, in verità era un’opportunità che stavamo cogliendo per fare la revisione sul nostro progetto matrimoniale, sulla nostra relazione sponsale.
Una settimana di ritiro nella casa del RnS Sacra Famiglia di Nazaret a Loreto per prepararci alla preghiera di effusione di coppia.
Era la prima volta che il RnS proponeva questa opportunità agli sposi per riscoprire la grazia sacramentale.
Giovanni era troppo piccolo per capire cosa stavamo facendo, del resto non l’avevamo capito neanche noi, però ha colto nel segno quando alla sua domanda: “Dove state ?” ho risposto
“In Chiesa, con Gesù”
“Allora nonna Etta si sta pposando!”.
Mi è venuto naturale consigliare a mio figlio di portare questo bambino in Chiesa non solo in occasione dei matrimoni.
Solo oggi mi rendo conto di quanto avesse ragione. Lo sposo è Lui, il Signore e se siamo con Lui sparisce ogni altra persona.
VANGELO (Mt 11,25-30)
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».