” Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14, 11)

Meditazione sulla liturgia di
sabato della XXX settimana del TO
” Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14, 11)
Gesù non ritenne un tesoro geloso essere figlio di Dio, ma mortificò se stesso, si abbassò per farci risalire dalla fossa della morte.
Il suo esempio ci guidi a entrare nella verità del vangelo.
Il senso è che non noi ci dobbiamo ritenere superiori agli altri, né occupare i primi posti, quando siamo invitati ( la Messa, la vita), perché solo chi ci invita( Dio) conosce il valore di ognuno e ci darà il posto che ci spetta a tempo opportuno.
Nel mondo purtroppo non succede che la stima e l’onore vengano dati a chi veramente se li merita, perché spesso il cuore dell’uomo è portato ad esaltare ciò che gli fa più comodo e a dare valore alle persone in vista di un tornaconto personale.
Solo Dio conosce i nostri meriti, se ne abbiamo, il nostro cuore e le nostre intenzioni e solo Lui può farci avanzare tra i primi se ne siamo degni.
C’è quindi il nostro giudizio, il giudizio del mondo e quello di Dio.
Noi uomini siamo spesso giudici incompetenti e interessati, per cui lasciamo che Dio ci dia il posto che ha scelto per noi, che, senza merito, occupiamo nel suo cuore.
Questa mattina mi  mi sono persa nella contemplazione del suo amore.
Ogni cosa che leggevo mi riportava a quanto noi valiamo per lui, quanto siamo importanti, quanto ha fatto per donarci la sua e non la nostra gloria.
Mi ha fatto molto riflettere il pensiero che se non ci avesse amato non ci avrebbe neanche creato.
“Io sono preziosa ai tuoi occhi” pregavo, “tu mi hai creato, sono tua, hai dato tutto per me.”
“Chi si vanta si vanti nel Signore”, mi veniva da dire, riprendendo le parole della Scrittura.
E così, meditando sulla presunzione, ho pensato cosa era giusto fare e pensare, ma ho riflettuto su quanto mi sia difficile mettere in pratica il vangelo.
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda” è scritto.
Certo che a prendere istruzioni da questo manuale di lunga vita, vita eterna addirittura, sembra facile ma non lo è affatto, perché spesso mi ritrovo a considerarmi migliore di qualcun altro, nonostante mi impegni a vivere la Parola, a farla scendere nelle mie più intime fibre, perché mi nutra e mi tenga in vita.
Mi riconosco peccatrice e faccio il male che non voglio pur desiderando e conoscendo il bene.
Per questo invoco lo Spirito Santo perché scenda con potenza sulle mie relazioni e le abiti.
Chiedo a Maria di insegnarmi la sua umiltà perché possa dire che in me grandi cose ha fatto l’Onnipotente e che senza di Lui non posso fare nulla.