Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori

“Il padrone ebbe compassione di quel servo”(Mt 18,27)
La parabola di oggi non fa una grinza perchè è normale indignarsi per chi si comporta come il personaggio del vangelo, ingrato e irriconoscente.perdono
Ci indigna il suo comportamento a tal punto che quasi godiamo della pena che poi deve scontare.
Ma un conto è leggere una storia e un conto è viverla. Questa parabola raccontata da Gesù ci interpella direttamente perchè noi non siamo da meno del servo spietato che pretendiamo comprensione, aiuto dagli altri quando siamo in difficoltà ma lo neghiamo a chi ci chiede o chi ha bisogno del nostro aiuto.
Pronti sempre a emettere giudizi impietosi, non sopportiamo le critiche di chicchessia, di fatto mettendoci sopra un piedistallo.
E’ come se a sbagliare fossero solo gli altri con piena avvertenza e deliberato consenso, ma per noi troviamo sempre delle attenuanti e ci assolviamo da soli.
Le parole del Padre nostro parlano chiaro e se preghiamo come ci ha insegnato Gesù non possiamo non farle nostre.
“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, parole che mi sono sempre sembrate un ricatto da parte di Dio, perchè è normale che noi non sappiamo perdonare come fa Lui.
Ieri, a proposito della necessità di correggere il fratello che sbaglia mi ha colpito lo scopo della correzione fraterna. ” Avrai guadagnato un fratello”
Ma perchè dovrebbe importarci così tanto la salvezza di un nostro fratello? Non è forse Dio che se ne dovrebbe preoccupare?
Ma il dono del Battesimo è l’amore di Dio, la carità, un dono che non va messo nel cassetto ma lucrato.
Vale a dire che avviene come tutte le cose utili, belle e buone: se le adoperiamo ne abbiamo un vantaggio, ci servono, altrimenti s’impolverano, vanno a finire nel fondo di un cassetto o in cantina o in discarica.
Non possiamo pensare che Dio ci faccia regali inutili, perchè è Padre, Lui ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno.
In genere i regali del battesimo hanno vita corta ad eccezione, se c’è qualcuno che ancora lo fa di qualche oggettino d’oro, una medaglietta sacra che facciamo fondere o ci rivendiamo alla prima occasione.
Dio fa regali che durano tutta la vita come la fede e la speranza e per l’eternità come l’amore altrimenti detta “carità”.
Sono le tre virtù teologali che ci assicurano una vita sana e felice da tutti i punti di vista.
Ma cos’è l’amore? Qualcosa che si dà e si riceve.
Si ama come si è stati amati e Dio lo sa quanto ingannevoli e a termine siano gli amori del mondo.
L’amore è come l’acqua del serbatoio, più ne eroghi, più ti pulisci e assolvi alla funzione per cui sei stato creato.
Siamo canali, serbatoi di un amore che non si misura, per questo non ce lo possiamo tenere per noi…rischieremmo il corto circuito, la paralisi.
Guadagnare un fratello è dargli l’acqua che gli serve per non morire. Quando in un bosco ombroso cominciano a seccare le piante, non ci si sta più bene e bisogna cambiare il luogo del tuo riposo.
La desertificazione di tante aree del pianeta deriva proprio dall’insana cupidigia degli uomini che hanno abbattuto foreste per farci altro in maniera dissennata.
Ecco perchè non possiamo lesinare la nostra acqua, il nostro amore, il nostro perdono.
Siamo tutti figli di un unico Padre e fratelli in Gesù capo del Corpo mistico. Se un membro cessa di funzionare tutto il corpo ne risente.
Oggi voglio meditare sulla mia capacità di fare agli altri quello che Dio ha fatto e continua a fare per me.
 

AC-COR-DO

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io”(Mt 18,20)
La parola che oggi unisce la prima con la seconda lettura è “ac-cor-do” che racchiude nel suo seno il cuore (cor, cordis latino) come miseri-cor-dia, cor-aggio, cor-doglio e via dicendo.
La misericordia, il cordoglio, l’accordo presumono una relazione tra un io e un tu, tra un io e Dio, io e l’altro, io e gli altri.
Per coraggio mi viene in mente quello che don Abbondio disse al Cardinale Federico Borromeo che lo redarguiva per il suo comportamento pusillanime.
” Uno il coraggio non se lo può dare” rispose, ed è vero.
C’è solo uno che può darti coraggio, cuore, da sfidare qualunque avversità o pericolo: Dio.
Mosè era un uomo che mite proprio non era, ma aveva un cuore generoso sì da mettere a repentaglio la sua vita per vendicare l’oppressione subita dai suoi fratelli.
Così uccise l’Egiziano e fu costretto a nascondersi perdendo la stima del faraone, il potere a lui dato e tutti i privilegi di cui godeva.
Mosè attraverso questo ricalcolo doloroso della sua vita, costretto a nascondersi per evitare le conseguenze del suo gesto, imparò a diventare umile e a fidarsi solo di Dio. Tanto umile che Dio lo mise a capo della più grande ed eroica impresa che si ricordi; quella di far uscire il suo popolo dall’Egitto, con il Suo aiuto affrontando e superando ostacoli inimmaginabili, per portarlo nella terra promessa, che lui vide però solo da lontano.
Mosè è considerato con Elia un profeta tanto grande che sul monte della trasfigurazione Gesù li scelse come suoi interlocutori per manifestare a Pietro, Giacomo e Giovanni la continuità della storia dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Il coraggio Mosè non lo mostrò uccidendo l’Egiziano, ma nell’abbandono fiducioso nelle mani di iDio a cui chiedeva sempre consigli ma che non ebbe paura di contraddire in una pagina rimasta memorabile.
Mosè messo alla prova da Dio che lo rimproverava perchè il popolo a lui affidato si comportava male, osò controbattere le sue ragioni, ricordandogli che il popolo prima di essere suo( di Mosè) era suo ( di Dio).
Il passo del vangelo di oggi parla allo stesso modo di coraggio e di accordo.
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo”.
Ci vuole coraggio per andare a dire ad una persona che sbaglia, ma il cuore se è sintonizzato con quello di Dio il coraggio non manca.
Così anche il chiamare altri in aiuto presuppone che ci sia accordo sulle cose da dire, ma anche sulla motivazione che spinge a correggere chi sbaglia.
L’accordo deve esserci non solo con il fratelli ma principalmente con la Parola di Dio che è Dio stesso e che unisce ciò che l’uomo non riesce a fare.
Così di seguito è importante questa sincronizzazione di cuori con Dio e con i fratelli per salvare un’anima.
Perchè di questo si tratta.
Se un fratello sbaglia e rischia di perdersi, noi come farebbe un medico, da solo o consultandosi con i suoi colleghi, dobbiamo fare di tutto per suggerire le terapie giuste.
Da soli non possiamo fare niente, con Dio tutto è possibile.
Per questo Gesù conclude il discorso della correzione fraterna dicendo che perchè Lui si manifesti e operi con noi e per noi è necessario che ci mettiamo insieme e ci accordiamo.

CONSEGNARE

“Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”
(Mt 17,22)
Della parola di oggi mi ha colpito il verbo consegnare.
Gesù si consegna al Padre, il Padre lo consegna a noi, noi lo consegniamo nelle mani dei carnefici, tradendolo di fatto ogni che i 
i nostri interessi li anteponiamo a Lui docile e mansueto, come agnello senza macchia si consegna nelle nostre mani, volontariamente, si fa dono, dicendo sì al dolore, alla sofferenza, al rifiuto, alla morte.
Come è possibile che Gesù, sapendo dall’inizio quale sarebbe stata la sua vita, come si sarebbe conclusa, non arretra ma si offre a noi che per quanti sforzi facciamo non siamo capaci di dargli quello che gli compete di diritto?
Le tasse spesso non le paghiamo perché magari non abbiamo i soldi, ma anche quando li abbiamo cerchiamo di evaderle, ritenendo lo stato ingiusto e oppressore e, se possiamo farci qualche sconto, sicuramente non ce lo andiamo a confessare.
Comunque il problema ce lo poniamo, mentre è raro che ci poniamo il problema della consegna o riconsegna dei beni elargiti da Dio gratuitamente a noi nel tempo o all’improvviso.
Viviamo come se fossimo eterni e cerchiamo di tesaurizzare per la nostra tranquillità futura quanto più è possibile come se fossimo solo noi ad abitare il pianeta.
Spesso sono riconsegne dolorose e, specie se l’età avanza, sempre più mortificanti e dolorose.
Viviamo veramente nella nebbia, non curandoci delle varie consegne da fare.
Il problema infatti sta non tanto nel riconsegnare i beni a noi affidati da custodire e far fruttificare, ma nel consegnare a Dio la nostra volontà come ha fatto Gesù e come ci ha insegnato a chiedere nel Padre Nostro.
Solo se la nostra vita è nelle Sue mani non dobbiamo temere di nulla, perché noi siamo suoi e riscattati a caro prezzo.
Non è semplice dire” Sia fatta la tua volontà” quando contraddice il buon senso, la nostra giustizia, la nostra idea di bene e di vita.
Voglio chiedere oggi al Signore di rendermi capace di consegnarmi a Lui con le braccia spalancate, inchiodate alla sua croce, per dirgli: “Ti scopro la mia parte più vulnerabile, il cuore, come hai fatto tu. Mi fido di te Signore!
Continua ad operare miracoli nella mia vita!”

Spostamenti 2

MEDITAZIONI SULLA LITURGIA di
domenica della XIX settimana del TO anno A
Uomo di poca fede perchè hai dubitato?”( Mt 14,31)
Signore non mi trattare così, non me lo merito, almeno credo. Sto soffrendo come un cane e non ho mai cessato di pensare che tu eri e sei il mio Salvatore, l’Unico che poteva e può salvarmi.
Un conto è meritarsi il rimprovero perchè uno si è comportato volontariamente male e un conto è aggiungere al danno la beffa.
Io Signore non ho più parole perchè le ho tutte adoperate, forse sprecate per invocare il tuo aiuto, per sentirti presente nelle vicende più o meno brutte della mia vita.
Riconosco che spesso più che con te ho parlato da sola non meditando abbastanza ciò che tu mi stavi dicendo, trascurando i segni della tua presenza che avevo sotto gli occhi.
Tu sai Signore che mai ho mentito, che, se mi sono accorta che stavo sbagliando, ho chiesto a te o a tua madre o al sacerdote che ti rappresenta a cui mi sono rivolta, consigli, aiuto per attraversare questo oceano sempre in tempesta.
E tu sai che dico il vero, sai che la mia vita è stata tutt’altro che facile, che le prove più dure sono cominciate quando sono finite quelle istituzionali, obbligatorie, che avevo messo in conto.
Per raggiungere l’obbiettivo ho fatto di tutto, non ho trascurato niente, senza risparmio ho remato curva sui remi, quando il vento soffiava forte e io andavo contro corrente.
Ho amato sempre la verità e la giustizia e di queste ho fatto un valore un fine per cui spendermi senza sconti.
Ma come dicevo le prove, quelle vere sono state quelle che mai mi sarei aspettata, che non avevo messo in conto e che mi hanno colta del tutto impreparata.
Non ti devo raccontare la mia vita, Signore, perchè la conosci meglio di me e non dubito che in questo groviglio di segni sovrapposti, confusi, indecifrabili, tu stai operando, tu ci sei ma io non ti riconosco.
Ho perso i tuoi connotati, ho perso , ho dimenticato il tuo volto Signore, la tua voce mi giunge estranea nonostante desideri incontrarti con tutta l’anima mia.
Sono stanca Signore, non si vede?, sono stremata dai tanti dolori che stanno minando la mia mente oltre che il mio corpo.
Sto facendo una fatica bestiale con la borsa dell’acqua calda tra le gambe, troppe ce ne vorrebbero, per allentare le tensioni delle corde impazzite dei nervi, per connettermi con te, per trovare nella tua parola la pace.
Se io avessi la pace tante situazioni non le affronterei con timore, rabbia, nervosismo, non farei tanti danni nella relazione con le persone a me più vicine facendole soffrire.
Devo ritirarmi su un alto monte per sentirti passare nel vento leggero? Non credo di aver bisogno di un silenzio più profondo, visto che questa mattina a quest’ora neanche gli uccelli hanno cominciato a cantare. Le macchine in fondo alla strada non si sentono passare e il sole con un po’ di sforzo è riuscito a sgattaiolare attraverso la coltre spessa di nuvole nere.
La casa, il palazzo è immerso nel silenzio e si sente solo il tocco delle dita sulla tastiera.
Alla messa di ieri sera ho ascoltato la tua parola e questa mattina l’ho meditata meglio.
Elia pensava che tu fossi nel terremoto, nel vento forte e invece trasalì al tuo passaggio nel vento leggero.
Tu sei sempre lì dove noi non pensiamo di trovarti, questo ho capito, appari quando meno ce l’aspettiamo nei modi e nei tempi che tu solo hai stabilito.
La perseveranza, il desiderio di incontrarti di Elia che decise di tornare sul sacro monte dove parlasti a Mosè furono premiate.
Io non ho più neanche la capacità, la possibilità di spostarmi. Il panorama più o meno è sempre lo stesso perchè le finestre sono tutte orientate verso il sole che sorge tanto che spesso devo abbassare le tapparelle o i tendoni per evitare che i raggi mi feriscano o la pioggia, il vento o qualunque altro elemento metereologico mi danneggi.
Continuo a cercarti questa mattina invidiando Elia che è riuscito a riconoscerti, mentre non capitò la stessa sorte ai tuoi discepoli che affrontarono la tempesta che si era scatenate fidandosi solo delle proprie forze.
Ma tu non li hai lasciati soli e hai mostrato come anche quando non ti chiediamo aiuto e pensiamo di farcela da soli tu vigili e cammini sulle acque tumultuose delle nostre paure, ma anche della nostra presunzione, dei nostri vecchi e nuovi peccati, le nostre cattive abitudini di pensare che possiamo fare a meno di te.
Siamo tanto intenti a cercare soluzioni personali, alternative ai nostri problemi che ci dimentichiamo persino che faccia hai.
Può darsi che questo sia accadendo a me in questo periodo in cui sono provata così duramente nel corpo e nello spiriro da pensieri negativi, da sconforto, da paura, da rabbia, invidia e voglia di riprendermi quello che ho dato a te principalmente.
Ti ho dato tutta la mia fiducia Signore, tu lo sai e tu mi ricambi con pane di lacrime giorno e notte.
Gli Israeliti si lamentarono della manna cibo insapore e incolore che erano costretti a mangiare tutti i giorni.
E’ normale che venga a nausea qualunque cosa che in sè non porta niente di nuovo.
Il mio cibo quotidiano è il dolore tu lo sai e le armi per combatterlo oltre te che sei la prima persona a cui mi rivolgo cambiano ogni giorno, ogni momento.
Il sole ha avuto la meglio sulle nuvole scure e ora brucia e manda giù la sua luce abbagliante.
Il panorama è cambiato ma io continuo a cercarti.
Ora dovrei cambiare posizione tanto brucia e mi dà faqstidio.
Ieri a messa ho pensato agli arbitri di don Gino che aveva spostato il grande crocifisso, mettendolo da un lato, decllassandoti per dirla tutta e mettendo al tuo posto l’immagine di San Giuseppe che nella sua bottega di falegname ti tiene la mano sulla spalla.
Nel dipinto sei un giovane adolescente biondo docile e sereno che nulla fa presagire del suo destino di morte.
Ogni volta che entro nella chiesa di San Giuseppe sono presa da una grande sofferenza, fino a piangerci perchè non sei più nel posto dove ti ho trovato la prima volta che ti ho incontrato e tutte le volte che a te volevo rivolgermi.
Il cambiamento di posizione mi aveva destabilizzata a tal punto che mi ero disamorata della mia chiesa, del mio pastore e ti cercavo altrove.
Ieri mentre si leggeva di Elia e dei discepoli e del tuo mostrarti in luoghi e situazioni diverse da quelle che ci aspettiamo ho sollevato lo sguardo,
e per la prima volta ho pensato che se avevi cambiato posizione dovevo guardare a cosa avevo davanti agli occhi che non volevo vedere.
La sorpresa è stata grande quando mi sono soffermata sulla figura di San Giuseppe, un uomo che non ci ha lasciato parole, ma fatti, un santo che almeno a me ha da insegnarmi tante cose che mi permetterebbero di trovarti senza cambiare posizione.

Ricerca

“Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra” (Dt 4,39)
Signore mio Dio sono qui davanti a te, con Maria che non ha smesso mai di pregare per me, anche quando io dormivo, questa notte, quando ero occupata a preoccuparmi di quello che dovevo fare o non fare, di quello che mi era successo e mi sarebbe successo.
Sono qui Signore con il mio limite, la mia croce, con il desiderio di unirla alla tua, di entrare in contatto con te che sei Dio e puoi risanare il mio cuore malato, la mia mente provata da tante sventure.
Io voglio seguirti Signore, voglio entrare nel tuo mistero d’amore e smettere di avere paura, ma non ci riesco.
Il mio limite è un baratro, un abisso in cui sprofondo e mi smarrisce.
Tu lo sai Signore che non vorrei che accadesse, tu lo sai che solo in te spero la salvezza, in te il riposo e la pace, solo in te.
Ma non riesco che solo per pochi attimi a vivere nell’affidamento totale nelle tue braccia, nonostante chieda in continuazione l’aiuto di Maria, l’interpelli, mi faccia da lei ricordare ciò che hai detto e hai fatto e come lei abbia potuto essere sempre serena di fronte alle tante spade che le trafiggevano l’anima.
Ho sul comodino la sua immagine, eredità di Sergio il cugino barbone, una statuetta unta e bisunta scrostata, più volte riattaccata con la colla perchè più volte è caduta.
La cosa bella di questa immagine sono le mani giunte in preghiera, una mamma anche per me che ti prega Signore quando io non ce la faccio o ti dimentico.
Una Madonna che non ha te in braccio come tutte le madonne che finora conoscevo e che prediligevo perchè mi ispiravano tenerezza.
Ma da quell’abbraccio io mi sentivo esclusa perchè eri tu e lei che eravate vicini, eri tu che venivi abbracciato non io.
Ora questa icona con le sue mani giunte, mi sembra quella di cui ho bisogno e mi rassicura perchè non smette mai di chiedere a te per me e per noi.
Signore quanto è difficile rinnegare se stessi, rinunciare a tutto, ai propri pensieri, desideri, abitudini… a tutto, per mettere davanti te.
E’ difficile ma non impossibile se ci mandi il tuo Spirito, se ci fai sostenere dal tuo amore.
Te lo chiedo per me e per i fratelli che non ti conoscono, ti invoco giorno e notte, voglio che sia tu il padrone della nostra vita.
Sempre più mi rendo conto che da offrirti ho ben poco e faccio sempre più fatica a reperire un po’ di pane e qualche pesce non proprio di giornata da far benedire, da benedire con te perchè diventi cibo per chi ha fame e sete di giustizia, di amore, di perdono.
Ti ringrazio della Santa Eucaristia in cui ogni giorno tu rinnovi il miracolo di trasformare il mio limite, le poche cose che ti porto di scarso valore, in strumento di salvezza, in forza, coraggio, fede in te che sei la vite a cui siamo attaccati.
Signore grazie dell’invito che ci fai a mettere da parte le nostre idee, le nostre aspettative, la nostra salvezza, l’idea che ci siamo fatti di te, le pretese che abbiamo sul comportamento degli altri, i nostri giudizi e pregiudizi, grazie perchè questa è la nostra croce, quella di non essere perfetti, ok, quella di non essere bastanti a noi stessi, quella di dover dipendere da chicchessia.
E’ nell’Eucaristia che tu compi il miracolo
Il rendimento di grazie è difficile quando quello che ti viene dato è troppo poco per ringraziare.
Ricordo quanto ci rimasi male la volta che mio padre si mangiò il mio pezzo di torta che io rifiutai perchè era troppo piccolo.
Voglio imparare a ringraziarti per tutto Signore, per prima cosa per il dono di tua Madre che vedo con le mani giunte a pregare, un dono bellissimo perchè è lei che mi rende presente te, raccontandomi ciò che ha vissuto con te e per te e in te.
Ti offro questo pezzo di legno, consumato, per le spalle doloranti, incapaci di portarne il peso, ti voglio ringraziare per il desiderio che sento di venire dietro a te e di guardare e imitare quello che tu hai fatto per noi.
La tua croce è grande perchè ti sei caricato il limite, il peccato di tutti gli uomini e lo porti sul monte della vergogna, per attaccarci la tua offerta, il tuo corpo di uomo, il tuo limite da consegnare nelle mani del Padre.
Voglio vedere nella tua croce anche il mio peccato, la mia paura, i miei passi traballanti, la mia fede imperfetta, voglio credere che sei tu che in questo momento porti sulle spalle il peso di tutti i peccati del mondo unito a Maria che prega e ti accompagna con lo sguardo e con il cuore, con la fede di chi sa che tu non puoi mentire e che a tutti è data la possibilità di risorgere.
Maria è morta con te e con te è risuscitata.
Come vorrei che questo potesse accadere anche a me!
Come vorrei Signore non avere mai dubbi su ciò che nella storia hai mostrato come via di salvezza!

Beati i puri di cuore

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della XVIII settimana del tempo ordinario.
 
“Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo”.(Mt 15,11)
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)
Signore sono qui, come ogni mattina, a cercare in te l’interlocutore, l’amico, il padre, lo sposo che mi svela il mistero nascosto della mia persona.
Tu non hai bisogno di niente, né la tua identità, la tua verità, il tuo amore dipendono da quello che noi pensiamo di te mentre noi siamo sconosciuti a noi stessi e abbiamo bisogno di chi ci guidi a conoscere cosa siamo e a cosa siamo stati chiamati.
La nostra felicità la facciamo dipendere da ciò che gli altri pensano di noi.
Proiettiamo all’esterno le nostre brutture, i nostri peccati, vedendoli ingigantiti negli altri.
Tu Signore, nonostante la nostra incostanza, la nostra poca fede, continui ad essere sempre te stesso: Dio di amore e di misericordia, lento all’ira e grande nell’amore.
Tu ci insegni le vie della vita e ci apri gli occhi a ciò che è nascosto dentro di noi, un tesoro che vale la pena di scoprire perché è germe di vita eterna.
Ho fatto ricorso prima di incontrarti all’aiuto di psicoterapeuti per conoscere ciò che albergava dentro di me e per vincere la paura di stare sola.
Quella paura nasceva proprio dal temere la mia nudità, le cicatrici lasciate dai limiti miei e dei miei compagni di viaggio.
I percorsi terapeutici, durati lunghissimi anni, mi hanno aiutato a vedere il marcio che avevo dentro, ma non il bello, il buono e questo è stato fatale.
Ho cercato in me stessa ciò che potesse aiutarmi a vivere i miei limiti senza attribuire agli altri la responsabilità di tanti miei fallimenti ma l’impresa, portata avanti da sola, si è dimostrata del tutto fallimentare,.
Avevo bisogno di incontrare la tua parola per cambiare punto di vista e per cercare la gioia dentro di me dove tu hai nascosto la vera bellezza.
Essere tua figlia, essere amata da te dall’eternità è la più bella la più grande e più gioiosa scoperta che mi ha cambiato la vita.
Portando sopra le spalle le conseguenze della colpa originaria spesso dimentichiamo il nostro limite e attribuiamo gli altri e a te la causa di tanti fallimenti.
Signore perdonaci quando non ti ringraziamo per ciò che abbiamo, per ciò che ci doni ogni giorno e guardiamo sempre ciò che ci manca.
Siamo deboli, siamo fragili, figli della colpa, bisognosi di te.
La fede si accresce man mano che ci rendiamo conto di questo bisogno insopprimibile del tuo aiuto..
Grazie Signore perché dai lezioni di vita, grazie perché veramente i tuoi insegnamenti sono luce e nutrimento per non smarrirmi durante il cammino..
Il tuo comportamento nei confronti di quelli che ti osteggiavano è esemplare perché hai mostrato a noi cosa significa veramente essere liberi.
Penso a quanto tempo ho passato per guardarmi dentro senza il tuo aiuto, quanto tempo a prendere coscienza delle cose che non andavano di me per migliorarmi, se era possibile.
Penso poi al tempo passato a cantare le tue lodi, a comunicare a chi mi stava di fronte per curarmi delle malattie immaginarie che i medici pensavano avessi, quando sei buono, bello, grande quanto preziosa è la vita che ci hai donato, quanto è grande la tua misericordia.
È stato entusiasmante Signore, io la malata, parlare al medico incaricato di raddrizzarmi il cervello, del bello, del giusto che tu rendi possibile se noi a te ci affidiamo e in te confidiamo.
Con le parole del Salmo 8 voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza.
O Signore, Signore nostro,
Quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Benedizione

“Mosè udì il popolo che
piangeva in tutte le famiglie(Nm 11,10)
Il miracolo della moltiplicazione dei pani, caratterizzata dalla benedizione che Gesù fa su quello che c’era, ci viene riproposto più volte nell’arco dell’anno.
Certo che Gesù avrebbe potuto dal niente far comparire montagne di cibo, ma il suo stile non è quello di fare miracoli per esaltare la sua onnipotenza, per acquisire credito e ricevere applausi .
Dio ci educa attraverso gli eventi, le prove della vita, la storia.
Invece di lamentarci per quello che non abbiamo, cominciamo a benedire ciò che abbiamo, ma soprattutto a vederlo, a chiedere a Dio di aprire gli occhi su ciò che c’è non su ciò che ci manca.
E’ una nostra abitudine lamentarci per tutto, rattristando lo Spirito.
San Paolo ci ricorda (1Tessalonicesi 5:16-18).
“Abbiate sempre gioia;
non cessate mai di pregare;
in ogni cosa rendete grazie,
perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.”
Certo che non è facile benedire sempre quello che abbiamo, tuttavia per arrivarci bisogna fare un continuo cammino attraverso il deserto dove scopri cos’è essenziale e impari a fare a meno di tutto eccetto che di Dio.
Mosè di fronte alle lamentele del popolo non fa come Gesù, ma si rivolge a Dio con la confidenza di un figlio e gli apre il cuore.
Ma ciò che mi piace del nostro Dio è che da’ il cibo a tempo opportuno e, se si fa attendere, è perchè ha un progetto più grande su di noi.
Mosè intercede per il popolo che gli è stato affidato non proprio con le buone maniere.
Ma Dio non si formalizza, a Lui interessa che il cibo o l’aiuto lo cerchiamo solo da Lui.
Benedire e non maledire è un punto di arrivo, è l’eterna contemplazione dell’amore di Dio, la pace e la gioia di chi ha capito che non di solo pane vive l’uomo.
Mosè porterà il popolo nella terra promessa, ma chi ci insegnerà a coltivarla è Gesù che da un piccolo seme fa nascere alberi frondosi e ricchi di frutti.
Il divino seminatore diventa il giardiniere perchè quel paradiso perduto ci sia restituito in tutta la sua primitiva bellezza.
E allora lodiamo, benediciamo e ringraziamo il Signore ogni momento, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, perchè tutto concorre al bene di chi teme il Signore.