” Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel cuore”( Lc 2,19)

” Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel cuore”( Lc 2,19)

Maria madre di Dio e madre nostra insegnaci a rimanere in silenzio quando non capiamo quello che ci succede, quando non capiamo gli altri, quando siamo immersi nell’oscurità più profonda e vorremmo fare luce con i nostri ragionamenti.
Aiutaci Maria ad aprire il cuore al mistero di Cristo, a dare la possibilità a Dio di scriverci un poema d’amore che noi possiamo leggere e fare nostro.
Tu sei la lettera d’amore che Dio ci ha mandato perchè, attraverso di te, conoscessimo il Figlio, lo incontrassimo e nella verità e nella giustizia, lo amassimo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto noi stessi.
Tu hai potuto reggere le contraddizioni palesi di una realtà che s’infrangeva con il buon senso, le tradizioni, il rispetto per il tuo ruolo di madre.
Tu, Maria, hai confrontato sempre ciò che dall’infanzia avevi imparato a conoscere, parole di speranza e di vita, parole senza prezzo che si possa misurare, Parola che doveva farsi carne per rendere visibile al mondo l’amore di chi l’aveva pronunciata.
Il mio pensiero va a te ogni volta che mi sento schiacciata da prove più grandi di me, ogni volta che ho la pazienza di attendere e di gioire nel constatare che Dio è qui e non lo sapevo!
Quante volte, Madre penso di essere abbandonata da Dio, abbandonata al mio destino, quante mi sento schiacciata dai denti d’acciaio di una macina che mi stritola le ossa senza pietà!
Quante la mia preghiera è solo un gemito, un sospiro, una ricerca ad occhi chiusi di un bagliore che fenda la notte per dare un senso al mio dolore!
Quante volte, troppe forse, ti chiamo in aiuto stringendo tra le dita il rosario perchè insieme ci mettiamo ai piedi della croce in silenzio, aspettando che quell’acqua e quel sangue inondi anche me e mi diano la pace del cuore.
Ti chiedo di starmi vicina, di meditare con me i misteri del regno, di adorare la Parola prima di capirla e di interpretarla, perchè sappia aspettare il tempo in cui siano aperti i sigilli e la verità non abbia più veli!
Quante volte Maria ti ho chiesto di metterti in viaggio per venirmi in aiuto come facesti per tua cugina Elisabetta, sapendo che mi avresti portato Gesù!
Quante volte ho sperato che tu dicessi a tuo figlio ” Non hanno più vino” quando la casa diventava un cimitero, senza fiori e senza custode, luogo di rimpianti e di lacrime amare, di rabbia e di solitudine protratta nel tempo!
Quante volte, tante volte che non riesco a contarle, ho invocato te, la madre che Dio ci ha consegnata, regalata, affidata, la cosa sua più preziosa, il dono dei doni, perchè niente delle cose che nel silenzio del cuore hai meditato, andasse perduto!
Tu, Madre, consegnata ad ogni figlio desideroso di tornare.

Ricchezza

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(Sal 145)
Loda il Signore, anima mia.

Oggi Signore ci parli di cosa ne sarà di noi se ci comporteremo come il ricco epulone,
In questi tempi di magra pochi si sentono scomodati, rimessi in discussione dalle tue parole. I ricchi sono pochi rispetto alla massa dei nuovi e vecchi poveri creati dall’insensatezza dei nostri governanti.
Andremo tutti in paradiso? Possibile che oggi la tua parola non ci interpelli e ci porti a pensare che tu non stai parlando a noi che non abbiamo niente o quasi niente da condividere con gli altri, percè a malapena riusciamo a sbarcare il lunario con le pensioni da fame, il lavoro che è una chimera e tutto il resto.
Non posso pensare che oggi tu per me non hai parole di vita, per questo voglio fermarmi a pensare di quali ricchezze io disponga e se mi comporto come il ricco Epulone.
Perchè non bisogna vestire di porpora e imbandire banchetti ogni giorno per dirsi ricchi. Abbiamo tante cose di cui non ci rendiamo conto, cose scontate per le quali non ci sognamo di ringraziarti, lodarti e benedirti.
Sto meditando su quali ricchezze ho, costretta su una sedia a rotelle, quando va bene.
Oggi avrei voluto provare ad andare a messa dopo mesi che non esco di casa, ma Giovanni, il mio nipotino ieri è stato tutto il giorno al Pronto Soccorso per un laringospasmo.
I genitori oggi hanno una riunione scout importante, essendo capi.
Visto che ci abitano di fronte, mi hanno chiesto se potevano affidarci i loro figli perché Giovanni è fortemente provato e deve dormire.
Anche se subito mi è dispiaciuto, poi ho ringraziato il Signore perché mi ha mostrato che se non mi prende è perché sono ancora utile da viva, nonostante in questi ultimi tempi abbia desiderato più volte morire, perché mi sentivo un peso per tutti.
L’ho lodato perché mio figlio e la moglie sono impegnati ad accompagnare la crescita cristiana di tanti ragazzi.

“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”.(Gv 1,26)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
Dal 2 al 5 Gennaio 2011, presso la Fraterna Domus, a Sacrofano (Roma), si terrà il Convegno di approfondimento teologico ed esperienziale della grazia sacramentale per la famiglia sul tema “La Grazia del Sacramento delle Nozze”, promosso dalla Fondazione “Famiglia dono grande”. Relatore mons. Renzo Bonetti.
2 gennaio 2011
ore 5,34
“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”.(Gv 1,26)
Cercarti, scoprirti, a riconoscerti, che fatica Signore!
In mezzo agli escrementi di questa nostra società consumistica, tra il secco residuo, l’umido, la carta che in questi giorni si è accumulata per la nostra ingordigia, i nostri pranzi, i nostri cenoni a base di lasagne, porchette, brodi imbottiti e tutto il resto.
Cercarti tra gli avanzi di questo Natale che si trascina nei nostri frigoriferi e che, se non li mangi in tempo, vanno a finire nella spazzatura, ma che comunque, anche se li mangi, vanno a finire nel gabinetto, perché sicuramente ti fanno male.
È tempo di fare un’energica cura dimagrante.
Ogni Natale ci ritroviamo più grassi, ogni Natale piangiamo sul latte versato, facciamo buoni propositi di non caderci più, di non lasciarci andare a compere, spese dissennate, di pensarci un po’ prima di spendere soldi senza criterio per il cibo e per i regali.
Del resto a farci fare la cura dimagrante, se non ci sei riuscito tu con il Natale, ci pensa il governo che ci ha preparato un piatto succulento di tasse e bollette da pagare, rincari di ogni genere, per cui, volenti o nolenti ci ritroveremo alla fine dell’anno più magri.
Oggi 2 gennaio la liturgia ripresenta Giovanni Battista che faceva sul serio e il digiuno è andato a farlo nel deserto sì che non poteva cadere in tentazione.
“In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”…in una tavola imbandita o in un cassonetto della spazzatura dove gli avanzi aspettano di essere smaltiti, mischiato alla gente che frequentiamo o anche soprattutto con quella che ci sta sullo stomaco e che non abbiamo neanche chiamato a Natale, perché non se la meritano, in casa nostra o per strada o in un ospedale o tra i barboni della stazione o negli alberghi di lusso…
Chissà!
Eppure tu sei in mezzo a noi Signore, ne sono certa, uno che non finisco mai di conoscere, dalla cui bocca aspetto sempre la parola che mi indichi la strada da seguire, una strada di amore, di pace, di gioia, di serenità, di chiamata fiduciosa nelle tue braccia.
Ieri ti ho incontrato nel ricalcolo dei miei programmi, e delle mie aspettative.
Ti ho incontrato nella pace che mi ha dato la telefonata fatta ad una persona alla quale non riuscivo a perdonare il silenzio e poi nel desiderio di andare a Roma per pregare insieme ad altre coppie (ho pensato alle lodi, all’eucaristia quotidiana, al desiderio di Gianni che anche il mio di riscoprire la bellezza del Sacramento che ci unisce e uscire dal grigiore e dalla stanchezza di questo cammino tribolato degli ultimi tempi, al fatto che per la prima volta non sentivo l’orgoglio di distinguermi, di affermare che siamo più bravi, diversi dagli altri, ma quello di confondermi amalgamare all’altra farina dell’impasto che il tuo lievito farà aumentare di volume fino ad esplodere.
Ti ho trovato nel desiderio di fare felice un’altra persona e anche nella constatazione dei miei limiti, nell’impotenza di poter provvedere a tutti e nella voce di mia cugina che a Capodanno ha avuto il permesso di mangiare il torrone e il panettone, dopo un lungo periodo in cui erano solo le sonde a nutrirla, e poi nelle voci del coro della nostra Chiesa la sera del 31, un’opera d’arte, la tua Signore, che trasformi i nostri sì sofferti, stentati, in grazia su grazia.
Ti ho trovato nella telefonata di una coppia che grazie a te ha trovato la gioia di appartenerti e testimoniarti.
Io non so Signore se riusciremo a partire, né se riusciremo a rimanere a Sacrofano, non so nulla Signore.
Oggi sei tu il regista e anche i prossimi giorni.
Signore rendici docili strumenti nelle tue mani, tenera argilla, perché la forma sia la tua e non la nostra.
Liberaci dal male Signore, liberaci dalla tentazione di attribuire a te i nostri mali, liberaci Madre dal demonio che continuamente chiude le sbarre della nostra prigione.
Madre a te affidiamo la  nostra preghiera.
Pomeriggio.
Sacrofano (Roma)
ore 15
Siamo qui, siamo arrivati.
Ho chiesto dov’era l’accettazione.
Mi hanno risposto sorridendo che il posto cercato lo chiamano “accoglienza”.
Siamo abituati, a forza di frequentare ospedali, di cercare più che accoglienza i luoghi dell’accettazione.
Sono qui e voglio alzare un altare, fare memoria di questo incontro con l’imponderabile tua provvidenza e previdenza.
Sono qui, sono arrivata, siamo arrivati, contro ogni più rosea previsione.
“Il Signore è qui e non lo sapevo!”
Ancora una volta mi stupisce il mistero della tua presenza  in mezzo a noi.
Questa mattina nella meditazione pensavo al motivo per cui mi mi stavo sforzando, dando da fare per partire.
Apparentemente ero solo un desiderio di forzare la mano al destino che mi aveva relegato in un letto.
Non so cosa mi aspetta qui.
Ma ho sentito la nostalgia della preghiera comune, delle lodi di quando stavamo a Nocera Umbra dove la voce profonda e grave degli uomini si alternava a quella cristallina e penetrante delle donne.
“Maschio e femmina Dio li creò… a Sua immagine somiglianza.”
Ho sentito l’odore dell’acqua, dell’oceano in cui mi volevo tuffare, ho sentito il desiderio di unirmi piccola goccia alle altre gocce che formano il mare,  scintille di luce, quelle che rimandano le famiglie riunite, specchio della grazia che qui abbondante scende dal cielo.

“Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16)

 
“Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16)
Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l’amore, il rispetto, la fiducia, l’attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l’anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
“I figli si baciano quando dormono” soleva dire mia madre e l’unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E’ il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c’è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall’unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un’appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall’alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l’amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l’opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l’acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l’acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l’acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima di andare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d’amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

Umiltà

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Luca 14,1.7-11 – Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Oggi il Vangelo ci fa riflettere sull’umiltà che spesso pensiamo si esaurisca nel riconoscerci piccoli, limitati, inadeguati, di fronte a Dio.
Non ci vuole molto ad ammettere che Dio è più grande, più bravo più buono, più capace di noi.
Il difficile viene quando dobbiamo riconoscere che il nostro fratello è migliore di noi

Il rosario

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SFOGLIANDO IL DIARIO

Sono andata questa mattina alla messa, alla Cappellina dell’Ospedale.
Reduce da una notte drammatica, con i dolori, serpenti che si avviluppavano sulle mie gambe e il fuoco, il braciere, il tizzone ardente in mezzo alle scapole, e il braccio che mi dava le scosse elettriche, e la mano che non rispondeva ai comandi e gli orologi impazziti di tutta la casa, ognuno con un’ ora diversa e gli occhi che mi lacrimavano appena accendevo la luce.
Una notte infinita quella passata, una notte che si aggiunge a tante altre notti più lunghe, quando spostiamo indietro le lancette dell’orologio.
Una sola cosa mi era riuscita, dopo tanto girare la casa e rigirarmi nel letto: il rosario.
Il rosario lo dico solo quando mi sento, mai per devozione, sempre per cercare una strada più agevole per connettermi con Dio.
Così questa mattina ho detto il rosario, ma la connessione l’ho fatta con la Madonna e per tutti i misteri gaudiosi ho meditato quel “Rallegrati”, che mi ha ridato la carica, pensando alla sua gioia di essere stata scelta dal Creatore come madre e sposa del Figlio.
Ho pensato per la prima volta che le funeste profezie(una spada ti trafiggerà l’anima), la fatica per andare ad aiutare la cugina Elisabetta, lo smarrimento e la ricerca di Gesù, che aveva smarrito, non potevano competere con la gioia della pienezza di Dio che l’aveva colmata di ogni benedizione.

Ascoltare, vedere

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“Cercava di vederlo”( Lc 9,9)

Erode è uno che a prima vista sembra comportarsi bene perchè ascolta volentieri Gesù e cerca di vederlo.
Ma sappiamo come è andata a finire, perchè chi cerca di vedere Gesù sicuramente deve rinunciare a vedere altro e chi ascolta Gesù deve chiudere le orecchie a qualsiasi altra voce, richiesta, desiderio.
Il comportamento quindi deve essere improntato ad una scelta radicale di rinunciare a tutto e mettere Dio al primo posto.
Sembra che ci chieda tanto il Signore quando reclama a se il primato, quando ci invita a rinnegare noi stessi e a seguirlo con il carico dei nostri problemi che non possiamo depositare da un’altra parte.
Gesù vuole che lo seguiamo così come siamo, senza infingimenti, nè curiosità salottiere, egoistiche, dannose per tutti.
Sembra molto quello che ci chiede, ma se andiamo a vedere come va il mondo, la nostra vita, sicuramente non possiamo che constatare che nessuno vuole sentire, farsi carico deli nostri guai e se ce li abbiamo meglio tacere, rischio l’emarginazione e la solitudine. Perchè la gente ha già tanti problemi per conto proprio che non regge neanche il pensiero che altri ne abbiano.
Il tempo è tiranno, quando manca l’interesse per la persona e quando i rimedi li cerchiamo nella scienza e nella conoscenza del mondo, nell’utile e nel dilettevole per noi prima di tutto.
Ma Gesù è forse un mago, un cialtrone, uno che spacccia monete false per autentiche?
Io non so come accada, ma sperimento come la parola di Dio mi sveli a me stessa, illumini la parte di me nascosta, la parte bella prima di tutto, la mia identità di figlia di Dio e poi i miei limiti, la mia indegnità, il mio non sapere e potere nulla, ma anche e soprattutto la mia libertà di lasciarmi amare, curare, guarire da Lui, il mio Creatore e salvatore, il papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni, il mio nipotino.
Grazie Signore perchè con la croce hai redento il mondo e ci hai messo in mano la vita vera.

S. MATTEO

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Gli disse “Seguimi!”(Mt 9,9)

“ Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio.”
Il mestiere di Matteo era quello di riscuotere le imposte per conto degli oppressori, essere tramite perché a Cesare andasse ciò che gli apparteneva, era suo.
Il compito di ogni cristiano è di dare a Dio ciò che è suo, di mettere a servizio del regno tutto ciò che gratuitamente ci dona.
Nella chiamata di Levi Gesù sollecita a scoprire l’altra faccia della medaglia, sì che si veda quale immagine vi è stata impressa.
Matteo è chiamato ad occuparsi di medaglie di carne, monete di carne, strumenti di Dio, canali per mettere in circolo l’amore, il bene garantito da Dio che non viene mai meno e che non è a rischio di inflazione.
Matteo sedeva al banco delle imposte, esigendo le tasse per conto dei Romani, tasse peraltro pagate solo dagli stranieri, dai popoli assoggettati.
Gli Ebrei, come tanti altri popoli caduti sotto la signoria di Roma, erano costretti a pagare tributi.
Fino ad allora conoscevano solo la decima, il tributo al tempio, vale a dire l’obbligo di sostenere il culto.
Erano nella mentalità giudaica soldi dati a Dio.
C’è da chiedersi se Dio era soddisfatto di come andavano le cose nel rapporto tra lui e il popolo o desiderava un’offerta diversa.
“Io non voglio i tuoi sacrifici. I tuoi sacrifici mi stanno sempre dinanzi… olocausti di grassi montoni… un sacrificio di lode io voglio “.
Dalla riconoscenza ed dalla gratitudine a Dio nasce il sacrificio di lode.
Il rapporto che Gesù è venuto a instaurare non contrasta con quello di cui parlano i salmi.
Dio ama chi lo cerca con cuore sincero, chi accoglie con riconoscenza ciò che lui gratuitamente dispensa ad ogni uomo.
Gesù è venuto a spronarci perché cambiamo il nostro modo di vedere e giudicare la storia che da fine diventa mezzo per incontrare Dio e collaborare al suo progetto di salvezza.
Diamo a Dio ciò che è di Dio.
Gesù è venuto a dirci chi è Dio e cosa dobbiamo dargli, cioè cosa gli appartiene.
Matteo era mal visto dai suoi concittadini perché era collaboratore di ingiustizia, essendo ritenuto ingiusto pagare le tasse.
Matteo è seduto al banco delle imposte e viene da chiedersi come mai la sua risposta alla chiamata sia stata così immediata.
Gesù vide Matteo, vide l’uomo e suo sguardo non passò inosservato.
Matteo si sente guardato in modo diverso, sentì la misericordia, l’accoglienza in quello sguardo distinguendolo da tutti gli altri che si posavano su di lui con disprezzo per la sua dannata professione.
Imprigionato dal giudizio della gente, immobilizzato al suo banco delle imposte, condannato a prendere il denaro per qualcuno da cui non si sentiva tutelato, Matteo viveva il non amore di chi paga il tributo e del destinatario del tributo stesso.
Vincolato ad un obbligo sterile di passamano.
Gesù incrocia il suo sguardo e lo invita a seguirlo.
Per seguire Gesù bisogna alzarsi, staccarsi dalla pretesa che siano gli altri quelli da cui dipende la nostra identità, la nostra funzione, la nostra vita.
Matteo si deve alzare per seguire Gesù, anche se non sembra faccia tanta strada, visto che subito lo vediamo seduto nella sua casa a mangiare con vecchi amici insieme a Gesù ai suoi discepoli.
Cos’è cambiato nella vita di Matteo?
Gli amici sono gli stessi, la casa la stessa, il cibo anche.
Eppure Levi diventerà Matteo, San Matteo, il primo dei quattro evangelisti, solo perché ha deciso un giorno di seguire Gesù, invitandolo a sedere a mensa con lui e con i suoi familiari, i suoi amici suoi conoscenti.
Quanti di noi si vergognano di Gesù, di mostrare la propria fede anche solo facendo un segno di croce prima di cominciare un banchetto, un pranzo, una cena?
Quanti si vergognano degli amici di Gesù, i discepoli, se questi troppo sfacciatamente ricordano il loro legame con lui?
Matteo se ha seguito Gesù, sicuramente ha provato la rigenerazione di uno sguardo che riabilita, solleva l’uomo dalla polvere in cui è caduto.
“Eterna è la tua misericordia”, dicono i salmi.
“Misericordia io voglio e non sacrificio”.
Dare a Cesare il tributo era un sacrificio, come anche offrire la decima al tempio.
Misericordia e perdono sono gli oboli di cui il signore è Maestro, quelli che dispensa per primo e che vuole insegnarci a dare agli altri.

Beni

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“Rendi conto della tua amministrazione, perchè non potrai più amministrare”( Lc 16,2)

Arriva prima o poi per tutti il momento di riconsegnare a Dio, volenti o nolenti le cose che ci ha affidato.
Spesso penso che il cammino alla sequela di Cristo è un cammino in salita e come ben si sa, più sali, più devi essere leggero, non avere bagagli, perchè non ti appesantiscano e ti impediscano di arrivare alla meta.
Gerusalemme sta in alto, ma il monte Calvario è ancora più in alto.
Gesù non ebbe paura a lasciare tutto, per consegnarsi alla follia degli uomini che lo avrebbero traghettato nella gloria di Dio, nelle braccia del Padre.
La sua missione è quindi stata segnata da uno spogliamento progressivo fino a morire per noi.
” Chi vuol essere mio discepolo , dice Gesù, rinunci a tutti i suoi averi, i suoi affetti, prenda la sua croce e mi segua”
Ciò che Gesù portò sul Calvario furono le braccia della croce, a cui doveva essere inchiodato il suo abbraccio, il suo amore eterno, incorruttibile, santo e benedetto.
E se vogliamo entrare nella sua gloria anche a noi chiede di salire sul monte che nella morte rivela la vita portando il nostro piccolo o grande pezzo di legno, la nostra capacità di amare, perchè con Lui possiamo inchiodare il nostro piccolo amore, il nostro abbraccio e guadagnarci un posto in paradiso.
Noi siamo forse l’ultima generazione che è nata da un abbraccio e questo è davvero sconfortante perchè significa che il mondo ha avuto la meglio con le sue lusinghe.
Ma io credo che Gesù è il più forte, ha già vinto il mondo e continua a parlarci perchè collaboriamo alla sua salvezza, combattiamo con Lui, con Lui amiamo, per Lui viviamo, con Lui moriamo, grazie a Lui risuscitiamo.
Oggi il Vangelo ci parla di un cattivo amministratore a cui il padrone vuole togliere l’incarico, perchè ha usato i beni affidatigli per il suo tornaconto.
Questo peccato penso lo facciamo tutti, anche se siamo persone di chiesa, ci confessiamo e comunichiamo, siamo i cosiddetti credenti praticanti.
Quante cose usiamo male, o addirittura le sciupiamo, non diamo loro il giusto valore, quanta disonestà c’è nelle nostre azioni piccole e grandi!
L’egoismo è duro da estirpare ed è difficilissimo separarsi da beni che crediamo solo nostri che non siamo disposti a condividere con nessuno.
La porta del paradiso è stretta ma noi continuiamo ad accumulare beni deperibili.
L’amministratore disonesto manifesta una furbizia che dovrebbe farci scuola.
Conquistarsi l’amicizia delle persone facendo loro del bene è veramente l’unica strada per rendere quel pezzo di legno forte e grande abbastanza perchè possiamo tenere le braccia allargate a comprendere il mondo in Gesù, con Gesù, per Gesù, quando ci sarà chiesto il conto della nostra amministrazione.
La fede e la speranza spariranno, l’unica cosa che rimane è la carità, l’olio delle lampade per andare incontro allo Sposo.

La casa sulla roccia

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VANGELO (Lc 6,43-49)
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo che ha posto le fondamenta sulla roccia.

Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i conphort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare , rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a da loro da mangiare, avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruirre case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato. Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.