” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)

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” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo”, trovo scritto sul calendario liturgico dello scorso anno, parole tratte dalla liturgia della festa di San Marco evangelista, come lo sono le parole che quest’anno l’editore ha scelto per sottoporle alla nostra meditazione.
Umiltà, grazia, annuncio del vangelo, testimonianza, vanno di pari passo e sono facce di una stessa medaglia, una medaglia che ogni volta mi stupisce e mi apre il cuore alla meraviglia, allo stupore alla lode e al ringraziamento.
Se parto dall’invito di Gesù ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo, non posso che prendere atto che è impossibile anche solo spostarsi da questa sedia a cui sono ancorata, dopo una notte di fuoco.
Ho lasciato in punta di piedi la camera per permettere al mio sposo di riposare e sono venuta qui in sala, davanti alla finestra su cui i fiori bagnati dall’acqua e strapazzati dal vento continuano a parlarmi di Dio e delle sue meraviglie.
Fiori rossi, rosa, bianchi, lilla, gialli azzurri, colori che nessun temporale può cancellare dalla mente, dalla memoria, anche quando appassiscono e muoiono, anche quando sono in gestazione nel grembo della terra prima che esploda la primavera.
Ma decisamente oggi è un giorno grigio umido e piovoso e per niente accattivante, se non fosse questo piccolo spazio in cui mi sono rifugiata per meditare la parola di Dio che si è dilatato all’infinito e ha traslocato il mondo nella mia casa.
Così, ricordando il passato, pregusto il futuro vivendo un presente di grazia e di amore, di ricerca e di abbandono alla grazia di Dio.
Non posso andare ai confini del mondo per annunciare il vangelo ma sono certa che questo tempo passato in Sua compagnia Dio lo userà perchè la Sua parola si compia. Come non so.
Ieri mattina che le previsioni davano come giornata funesta per qualsiasi uscita , il Signore mi ha fatto il regalo di veder splendere il sole mentre pregavo connessa con don Massimo e gli scout riuniti sul colle della casa in campagna, a poca distanza da qui, dove Franco li aveva ospitati per via del probabile maltempo nel luogo lontano preventivato.
Gli avevo raccomandato di far benedire quella terra ereditata dove aveva conosciuto la donna che ha sposato da cui ha avuto Giovanni ed Emanuele, i nostri libri di carne.
Quella terra è sempre stata causa di divisioni nell’ambito della famiglia d’origine di Gianni e nella nostra, tanto che avevamo di comune accordo deciso di venderla.
Ma una profezia ci aveva detto che il Signore ci voleva parlare in disparte, su un monte, il monte dell’eredità e voleva con noi fare grandi cose.
Per quanti sforzi abbiamo fatto la conclusione di qualsiasi discorso era il disaccordo, la rabbia, il dolore per ciò che non riuscivamo a fare di buono in quella terra.
Così don Massimo ci ha detto la messa e Franco mi ha mandato la foto mentre solleva in alto le mani al cielo sgombro di nubi, immerso in un paradiso come poi ha detto.
Ho pregato tanto ieri mattina su quel monte, perchè la maledizione si cambiasse in benedizione, perchè quello che ci era stato tolto ci venisse restituito moltiplicato come suole fare nostro Signore.
E così è stato. Gianni dopo giorni di incomprensibile dolore al ginocchio e immobilità forzata me lo vedo davanti che cammina liberamente… Nel mio nome cacceranno i demoni..
San Giorgio ero certa che avrebbe messo una buona parola perchè fossimo liberati da tutte le iatture che ci erano venute da quell’eredità.
Ma se Gianni è guarito a me sono aumentati i problemi, visto che la notte, come al solito, l’ho fatta bianca per una sinusite che mi impediva di respirare se stavo allungata.
Sono certa che Dio sta operando attraverso la nostra debolezza, sono certa che combatte al mio fianco perchè questa notte e questa mattina non riesco a pregare se non con le parole dei salmi più belli..
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… su ali d’aquila ti porterà.. sei il mio rifugio… benedici il Signore anima mia…
Per quello che mi ricordo non sono riuscita questa notte e neanche questa mattina a spostarmi dalla sua parola di speranza, di comunione, di amore.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto..
Chi è come te Signore?
Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benfici…
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Meditazione sulla liturgia di

domenica della XXVIII settimana del TO anno A
“Tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze”(Mt 22,9)
Così è scritto sul foglietto del calendario liturgico appeso sul comodino.
Un tempo partivo sempre dalla parola che vi leggevo, la prima su cui al risveglio avevo deciso di posare gli occhi e la mente.
Ed era bello constatare, attraverso le associazioni di idee, i pensieri, le riflessioni, i ricordi supportati dal tuo Spirito, che quella parola era per me, rivolta a me, anche quando a prima vista non sembrava.
Poi ho smesso, perché le letture che si ripropongono durante l’arco dell’anno, sono le stesse e mi sembra che nonabbiano niente di nuovo da dirmi.
“Dio mi parla, Dio è qui, Dio non mi lascia mai sola “, mi dicevo, perché immancabilmente scoprivo nella Parola un nesso, una connessione con la mia vita e crescevo nella fede.
Oggi è come se avessi gli occhi appannati, il cuore indurito, la mente non più tanto agile come accade ai vecchi che dimenticano spesso quello che stanno vivendo o facendo e sono bravi solo a ricordare il passato.
Il presente è sempre nebuloso per gli anziani, come se avessero perso la capacità di vivere il qui e ora.
Così questa mattina la tua parola Signore, mi proietta su quanto per me è stato importante scoprire: che la messa è un invito a nozze e che l’abito necessario per parteciparvi è la consapevolezza di quanto tu sei grande e quanto noi siamo immeritevoli, consapevoli della distanza, consapevoli della grazia, consapevoli di non meritare tutto quello che tu ci dai.
Ho letto da qualche parte che la vita è un invito a nozze, continuo, non solo la domenica, ma anche ogni giorno, ogni minuto.
Ci chiami a mangiare il tuo corpo e a bere il tuo sangue, a fare tutto quello che tu hai fatto perché fosse per noi un memoriale vale a dire attuazione di ciò che accadde sulla croce..
“Mangiatene e bevetene tutti… Fate questo in memoria di me… “
La notte in cui fosti tradito, la notte più terribile, più angosciosa, la notte in cui al peso dei nostri peccati, alla condanna immeritata che ti si prospettava, alla solitudine a cui ti hanno lasciato i tuoi amici più intimi, in quella notte tu ci ha invitato a nozze, al banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, la notte in cui fosti tradito hai dato il tuo corpo, il tuo sangue, tutto te stesso, e non ci ha invitati ad essere spettatori delle tue nozze ma ad unirci nel corpo oltre che nello spirito a te.
Scoprire che non siamo invitati ma sposi del Figlio ci coglie impreparati, ci riempie il cuore di gratitudine, di grazia incommensurabile, perché ad una festa di nozze se gli invitati godono del banchetto, lo sposo e la sposa sono quelli che realizzano la loro tensione all’unità, il loro amore in tutte le sue componenti.
Tu Signore chiami tutti alla festa della vita e pian piano ci conduci sull’alto monte e progressivamente ci istruisci e ci farai assaggiare a piccoli sorsi il vino buono e, dopo che è finito, un altro ancora migliore, trasformando l’acqua in vino perché la festa duri e il tempo si fermi nella gioia dell’incontro con te.
Perché alla fine della festa ci vieni a chiamare e ci porti in disparte e ci rivolgi parole d’amore e ci sollevi alla tua altezza e lontano da occhi indiscreti ti doni totalmente a chi ha accettato l’invito e ha apprezzato i tuoi doni e ne è riconoscente nella misura in cui la povertà, la malattia, l’emarginazione sociale avevano decretato la fine della sua funzione su questa terra.
Tu così hai fatto con me e penso che questo accada a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero.
Io ti amo Signore, mio Dio e mio redentore, mia roccia, mio Salvatore, ti adoro, mi prostro davanti ai tuoi piedi e ti rendo grazie per tanta tenerezza, mentre dal cuore trafitto sgorga l’acqua viva.
Signore questa mattina mi sono svegliata un po’ arrabbiata, triste perché la malattia, il dolore non mi dà pace il banchetto a cui tu mi chiami è sempre da me bene accetto, man mano che diminuiscono le chances di poter partecipare a quelli del mondo.
Il cibo è stato sempre il mio amico-nemico, amico perché, attraverso di esso, qualunque esso fosse, colmavo il vuoto che sentivo abissale dentro di me, la solitudine, la mancanza di relazioni, l’anaffettività che mi stavano distruggendo.
Mi sono ammalata a quanto pare a causa di ciò che ho ingerito: tutte le malattie che oggi ho, dipendono dalle cose che ho mangiato e che mi hanno avvelenato.
Ricordo il cibo ma non la mano che me lo porgeva, la parola che lo accompagnava, un cibo mangiato in silenzio, di nascosto, spesso un cibo che non mi saziava, mi lasciava inappagata.
Signore non ti conoscevo e ho sofferto come una bestia per quel cibo che per me era sempre insufficiente, troppo poco, cattivo, specie quello che preparava mia madre di corsa.
A Bologna città di dei miei studi a casa degli zii che mi ospitavano alla pari, di cibo ne avevo quanto ne volevo, ma anche lì era un cibo rubato, pagato a caro prezzo.
Oggi che ti ho incontrato, conosciuto, sono ancora a combattere con il cibo materiale perché ci sono troppe buone cose che si possono mangiare, che potrei preparare o comprare già fatte, ma mi fanno male.
Ogni giorno devo fare i conti con le conseguenze nefaste di un cibo che per un motivo per un altro mi intossica.
Solo il tuo cibo Signore mi fa stare bene, ma ci sono momenti e questo è uno, in cui vorrei vivere una vita più spensierata una vita non così strettamente dipendente da quello che mangio.
Sono stanca Signore di occuparmi della mia salute fisica, di come muovermi, quando muovermi, con chi… stanca di sentire la continua frustrazione di non poter più godere delle cose belle buone che la vita ci pone davanti.
Sento una continua limitazione associata a dolore per tutte le cose con tempo mi facevano anche distrarre oltre che divertire e sentirmi viva.
Gli amici, le persone care se ne sono andate.
Sono rimasta sola, ma è più giusto dire che mi sento sola Signore.
Non mi basta la tua grazia e ti chiedo perdono
Mi piacerebbe che il mio sposo fosse più loquace,mi piacerebbe condividere gioie dolori con lui, senza dover pagare un prezzo così alto.
Mi piacerebbe Signore poter programmare un banchetto con la famiglia di mio figlio come un tempo, senza la paura di soccombere alla fatica, con la certezza che non starò male.
Mi piacerebbe Signore non sentire il peso di questa vita che si svolge su questo treno di sofferenza.
Dacci oggi il tuo pane quotidiano, Signore e donami di rendere appetibile qualsiasi altro ingrediente, uniitoto ad esso.