Pescatori

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(Mt 4,19)
“Venite dietro a me,
vi farò pescatori di uomini”

A leggere il vangelo di oggi non sembra che Gesù abbia trovato difficoltà a reclutare i suoi discepoli, gli apostoli destinati a testimoniare tutto ciò che avrebbero ascoltato e visto stando con lui.
Testimoni della morte e resurrezione di Gesù ci continuano a rendere presente il Signore attraverso gli strumenti messi nelle loro mani, nell’amore radicato nei loro cuori.
“Convertitevi e credete al vangelo”
Così comincia Gesù la sua predicazione, dopo aver avuto dal Padre l’imprimatur, ma non so quanti siano stati convinti dalle parole che Gesù pronuncia in questo inizio dell’anno liturgico.
Già perchè l’anno liturgico comincia con l’Avvento, un tempo che ci viene ogni anno riproposto per meditare sul grande mistero dell’incarnazione di Dio.
Un tempo di silenzio e di attesa, di sosta, di meditazione, aprendo le orecchie alle profezie che parlavano di cosa sarebbe accaduto e di come e di dove.
Se i contemporanei di Gesù si meravigliarono di quello che Gesù diceva o faceva o delle sue umili origini o della fine che fece, sicuramente furono abbagliati da altro.
Come noi a Natale a tutto pensiamo fuorchè a lui perchè sono troppe le cose da sbrigare, i regali da fare, i pranzi da preparare, così allora i contemporanei di Gesù non si soffermarono sulle coincidenze tra la sua parola e la parola dei profeti, tra la sua venuta al mondo e il come e il dove e l’idea che si erano fatti.
Non siamo mai obbiettivi quando proiettiamo sugli altri le nostre aspettative, le nostre frustrazioni, i nostri difetti e poi non abbiamo mai la pazienza di aspettare.
I rapporti interpersonali sono sempre condizionati da giudizi, pregiudizi, giudizi anticipati, così la verità rischiamo di non conoscerla mai.
In questa pagina di vangelo pare che i primi chiamati non ebbero dubbi a seguire Gesù, senza che lo conoscessero.
Infatti per conoscerlo non bastarono i miracoli, nè le parole, nè il sacrificio, nè la resurrezione.
Lo Spirito Santo aprì loro gli occhi alla verità che ci hanno tramandato.
Lo Spirito Santo non ha privilegiato solo i primi discepoli, ma grazie a Dio lavora giorno e notte perchè tutti abbiamo la vita eterna.
Furono più fortunati i nostri antenati contemporanei di Gesù o noi?
Perchè se Gesù non lo incontri e non lo frequenti, non lo perdi di vista, se ti lasci da lui guidare e ammaestrare e nutrire, sicuramente puoi dire che sei suo contemporaneo, vale a dire che vivi il tempo senza fine, il tempo di Dio, l’oggi, il sempre, l’eternità.
Ma anche se tutte queste cose le ho sperimentate, è come se avessi un sacco bucato, buchi nella memoria, buchi nel cuore, o meglio pietre che non mi permettono di rendere immutabile e definitiva la mia salvezza.
Mi sento tanto fragile, piccola, incapace di tenerezza nei confronti di me stessa e degli altri.
Don Carlo Rocchetta parla della necessità di nutrire l’altro, di farlo vivere attraverso pochi gesti di tenerezza.
Quattro gesti al giorno aiutano a sopravvivere, ha detto.
“Vi farò pescatori di uomini” disse Gesù ai chiamati.
Come vorrei diventare molle come la creta del vasaio perchè il Signore di me faccia un vaso capace di donare amore e non giudizio.
Mi piacerebbe, e lo chiedo per questo tempo che mi dona di vivere .
Finora sono stata troppo severa anche se giusta.
Era il mio vanto quando insegnavo, non contravvenire alle regole e non commettere nei riguardi degli altri alcuna ingiustizia.
Ne andavo fiera.
Poi mi accorsi che solo l’amore rende giusti, l’amore e il rispetto per la diversità dell’altro, il non dare mai per scontato che una regola sia uguale per tutti.
Ma se con la testa l’ho capito, non ancora riesco a fare il salto, a piangere, a chiedere aiuto, a mostrare di me la parte vulnerabile.
Perchè da lì parte la compassione, la comunione, la condivisione.
Ieri mi sono commossa ad assistere per la prima volta ad un battesimo per immersione.
Il piccolo Carlo liberato da tutte le bardature che sono necessarie per proteggerlo dal freddo e non solo, nudo è stato immerso nella piscina minuscola dove era stata versata acqua calda, mista ad acqua di Lourdes.
La nudità mi ha fatto pensare all’essenziale, a come siamo noi di fronte a Dio da cui non dobbiamo difenderci e a cui non possiamo nasconderci.
E’ stato bello riflettere, attraverso quel rito, sul nostro bisogno di essere ricoperti dalla grazia di Dio, l’unica veste che ci garantisce la salute eterna.
Gesù oggi ci chiama e ci promette di essere noi pescatori di uomini, lasciando le nostre reti che ci impediscono di camminare liberi al suo seguito e di vedere e di sentire adeguando il nostro passo al suo ma sempre dietro, aggiogati al suo carro.
Maria, sposa dello Spirito Santo sia la guida perchè possa essere un giorno chiamata a vivere nell’intimità il Suo Amore sponsale.

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S. MATTEO

Image for 22 Dal diario di Antonietta

Gli disse “Seguimi!”(Mt 9,9)

“ Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio.”
Il mestiere di Matteo era quello di riscuotere le imposte per conto degli oppressori, essere tramite perché a Cesare andasse ciò che gli apparteneva, era suo.
Il compito di ogni cristiano è di dare a Dio ciò che è suo, di mettere a servizio del regno tutto ciò che gratuitamente ci dona.
Nella chiamata di Levi Gesù sollecita a scoprire l’altra faccia della medaglia, sì che si veda quale immagine vi è stata impressa.
Matteo è chiamato ad occuparsi di medaglie di carne, monete di carne, strumenti di Dio, canali per mettere in circolo l’amore, il bene garantito da Dio che non viene mai meno e che non è a rischio di inflazione.
Matteo sedeva al banco delle imposte, esigendo le tasse per conto dei Romani, tasse peraltro pagate solo dagli stranieri, dai popoli assoggettati.
Gli Ebrei, come tanti altri popoli caduti sotto la signoria di Roma, erano costretti a pagare tributi.
Fino ad allora conoscevano solo la decima, il tributo al tempio, vale a dire l’obbligo di sostenere il culto.
Erano nella mentalità giudaica soldi dati a Dio.
C’è da chiedersi se Dio era soddisfatto di come andavano le cose nel rapporto tra lui e il popolo o desiderava un’offerta diversa.
“Io non voglio i tuoi sacrifici. I tuoi sacrifici mi stanno sempre dinanzi… olocausti di grassi montoni… un sacrificio di lode io voglio “.
Dalla riconoscenza ed dalla gratitudine a Dio nasce il sacrificio di lode.
Il rapporto che Gesù è venuto a instaurare non contrasta con quello di cui parlano i salmi.
Dio ama chi lo cerca con cuore sincero, chi accoglie con riconoscenza ciò che lui gratuitamente dispensa ad ogni uomo.
Gesù è venuto a spronarci perché cambiamo il nostro modo di vedere e giudicare la storia che da fine diventa mezzo per incontrare Dio e collaborare al suo progetto di salvezza.
Diamo a Dio ciò che è di Dio.
Gesù è venuto a dirci chi è Dio e cosa dobbiamo dargli, cioè cosa gli appartiene.
Matteo era mal visto dai suoi concittadini perché era collaboratore di ingiustizia, essendo ritenuto ingiusto pagare le tasse.
Matteo è seduto al banco delle imposte e viene da chiedersi come mai la sua risposta alla chiamata sia stata così immediata.
Gesù vide Matteo, vide l’uomo e suo sguardo non passò inosservato.
Matteo si sente guardato in modo diverso, sentì la misericordia, l’accoglienza in quello sguardo distinguendolo da tutti gli altri che si posavano su di lui con disprezzo per la sua dannata professione.
Imprigionato dal giudizio della gente, immobilizzato al suo banco delle imposte, condannato a prendere il denaro per qualcuno da cui non si sentiva tutelato, Matteo viveva il non amore di chi paga il tributo e del destinatario del tributo stesso.
Vincolato ad un obbligo sterile di passamano.
Gesù incrocia il suo sguardo e lo invita a seguirlo.
Per seguire Gesù bisogna alzarsi, staccarsi dalla pretesa che siano gli altri quelli da cui dipende la nostra identità, la nostra funzione, la nostra vita.
Matteo si deve alzare per seguire Gesù, anche se non sembra faccia tanta strada, visto che subito lo vediamo seduto nella sua casa a mangiare con vecchi amici insieme a Gesù ai suoi discepoli.
Cos’è cambiato nella vita di Matteo?
Gli amici sono gli stessi, la casa la stessa, il cibo anche.
Eppure Levi diventerà Matteo, San Matteo, il primo dei quattro evangelisti, solo perché ha deciso un giorno di seguire Gesù, invitandolo a sedere a mensa con lui e con i suoi familiari, i suoi amici suoi conoscenti.
Quanti di noi si vergognano di Gesù, di mostrare la propria fede anche solo facendo un segno di croce prima di cominciare un banchetto, un pranzo, una cena?
Quanti si vergognano degli amici di Gesù, i discepoli, se questi troppo sfacciatamente ricordano il loro legame con lui?
Matteo se ha seguito Gesù, sicuramente ha provato la rigenerazione di uno sguardo che riabilita, solleva l’uomo dalla polvere in cui è caduto.
“Eterna è la tua misericordia”, dicono i salmi.
“Misericordia io voglio e non sacrificio”.
Dare a Cesare il tributo era un sacrificio, come anche offrire la decima al tempio.
Misericordia e perdono sono gli oboli di cui il signore è Maestro, quelli che dispensa per primo e che vuole insegnarci a dare agli altri.