“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

L'immagine può contenere: 2 persone, spazio al chiuso
“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)
Signore, quanta autoreferenza ci contraddistingue!
Pensiamo sempre che tutto dipenda da noi: i nostri successi, le cose che riusciamo a fare senza l’aiuto di nessuno, le intuizioni geniali, i nostri carismi, insomma tutto il “buono” che viene da noi, il buono umano…
Mentre, se non riusciamo nell’intento, i fallimenti, quindi le bocciature della vita, siamo propensi ad attribuirli sempre agli altri o alla cattiva sorte.
Poi ci sono i depressi, quelli che pensano di non valere niente, che combinano solo pasticci, sono causa di guai, si piangono addosso e vivono paralizzati dal giudizio che per primi essi emettono nei propri confronti.
Tutte queste situazioni ci riguardano perché è più normale per noi prescindere da te e chiamarti in causa per il bene che facciamo o riusciamo a fare, mentre per il male, i no della vita, è facile che ti mettiamo sul banco degli accusati, perché permetti che il giusto sia perseguitato e anche ucciso.
La vita Signore, senza di te, è un inferno, un grande pasticcio, un discorso senza né capo né coda, un guazzabuglio, un imbroglio, una fuga, un’alienazione.
Si dice che l’inferno l’abbia inventato tu, ma niente e così contrario alla verità e realtà dei fatti.
Se apriamo i giornali e guardiamo la televisione ci rendiamo conto di come vanno le cose in questo mondo: guerre, omicidi, suicidi.
Pare che la morte sia la soluzione di tutti i problemi, la morte di chi non ci piace, ci perseguita, non ci accetta, non ci vuole, ma anche la morte delle persone a cui vogliamo bene, che portiamo con noi nella tomba non sopportandone il distacco.
Signore quante cose sbagliate vediamo scorrere sotto i nostri occhi, quante cose che sembrano non riguardarci direttamente, perché noi ci sentiamo fuori da tutte queste porcherie ed esenti da certi sentimenti, più bravi più buoni, fuori dalla mischia, senza peccato.
Penso a quante divisioni permangono nelle nostre famiglie, dividendole, relegando alcuni membri nell’indifferenza, nel limbo della dimenticanza.
Ma quante battaglie e quante divisioni dentro di noi, lacerati da contraddizioni irrisolte, da sentimenti conflittuali, dall’incapacità di perdonare a noi stessi le nostre debolezze!
Ma anche la presunzione di esserne esenti crea grossi danni, si che non vediamo la trave nel nostro occhio, mentre ci ostiniamo a voler togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro.
Tu Signore ci insegni a guardarci dentro e a prendere coscienza di quello che siamo realmente.
In questi giorni ci dai veramente le indicazioni più importanti per vivere in comunione con te e trovare la pace.
La pace, quella che ci manca, perché siamo sempre protesi a difenderci dagli attacchi di chi o cosa non si concilia con il nostro obiettivo.
La pace che coinvolge l’anima e il corpo e che viene dal rimanere nel tuo amore.
Signore quanto vorrei che questo fosse sempre possibile per me! Che la tua casa possa sempre percepirla come unica vera e reale dimora!
Ma purtroppo tanti sono quelli che attentano a che Tu ne rimanga fuori, tanti pensieri, dolori, tentazioni e via dicendo.
Signore tu ci dai una grande lezione di umiltà, mentre affermi che sei mandato da Dio, che sei Dio, perché sei suo figlio, obbediente fino alla morte alla sua volontà.
Tu Signore Gesù, ci hai ricordato ieri, che noi prendiamo gloria gli uni dagli altri e oggi ci dici che non sei venuto da te stesso, ma che sei stato mandato.
Le tue parole Signore mi commuovono e mi fanno riflettere.
Vero Dio e vero uomo.
Un mistero che ci hai consegnato, un mistero che vuoi condividere con noi, rivelandolo sì che noi prendiamo da questo la necessaria linfa per credere che può accadere anche a noi.
Tu ci fai partecipi di qualcosa che ci sovrasta, che è più grande di ogni umana immaginazione.
Ci dici che anche noi siamo figli di Dio e come tali siamo mandati ad annunciare il Vangelo della salvezza.
Il Battesimo che tu ci hai donato, offrendo il tuo corpo in sacrificio, è fonte di nuova vita, quella eterna, la vita vera che si alimenta alla stessa fonte da cui tu sei nutrito.
Il Battesimo è la conclusione del nostro cammino quaresimale.
Tutto il nostro essere tende a questo incontro rigenerante.
Come Nicodemo vogliamo rinascere dall’alto ma dobbiamo aspettare la Pasqua.
Per ora c’è l’attraversamento del deserto con tanti ostacoli e tante mormorazioni, mugugni, ribellioni, tradimenti.
Il deserto quaresimale ci pone di fronte ai nostri limiti e ai nostri peccati.
Perdono Signore…
Annunci

ITE MISSA EST

“Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo”(Gv12,47)

Della parola di oggi mi ha colpito quell’essere mandato di Gesù da parte del Padre, ma anche quell’essere mandati di Saulo e Barnaba da parte dello Spirito Santo lontano dalla comunità di Antiochia, dove per la prima volta furono chiamati cristiani quelli che nel nome di Cristo formavano un cuor solo e un’anima sola.

La chiesa si espande, sul sangue di Stefano germoglia e cresce nei luoghi dove i primi cristiani sono costretti a rifugiarsi per evitare la persecuzione che toccò al Cristo, nostro Signore.

E’ una chiesa in uscita quella che ci si presenta, una chiesa che non appena prende coscienza della propria identità, sente insopprimibile il desiderio di portare l’annuncio ai lontani.

Il primo ad uscire è stato Cristo, uscire dal caldo e sicuro rifugio della sua famiglia d’origine, uscire per gettare il seme di vita nuova nella terra inaridita e incolta del cuore dell’uomo.

Un seme frutto di una morte, la prima, quella di Dio fatto uomo e poi di tutti quelli che hanno accolto la Sua Parola.

La chiesa è fatta di mandati disposti a morire a se stessi, a lasciare tutto per mettersi alla sequela di Cristo.

I mandati non sono i migliori, i più intelligenti, i più bravi, i più colti, i più sani ecc ecc.

Si può essere mandati anche stando ancorati ad una sedia o ad un letto.

Il compito è quello che ci viene dato dal sacerdote ad ogni eucaristia.

“Ite missa est”

Andate a portare al mondo le cose che vi sono state consegnate.( Letteralmente:” Le cose sono state consegnate”.)

Ma cosa ci viene consegnato nell’Eucaristia?

Prima di tutto la parola di Dio che è parola di vita.

Non dobbiamo portare le nostre parole al mondo, ma le Sue, quelle che Dio ci dice in ogni messa.

E poi ? Il corpo di Cristo che ci viene dato tra le mani e di cui ci nutriamo, il corpo sofferente della chiesa che ha bisogno di chi ha messo nel calice dell’offertorio un pezzetto o tutto di se’.

“Vuoi le mie mani?…

Vuoi i miei occhi?

Vuoi il mio tempo?.”…

Vuoi le mie lacrime?”..

Mentre passa il sacrestano per fare la questua ognuno con quel piccolo o grande obolo mette la sua moneta di carne, il suo tempo, la sua vita, perchè Dio la benedica e la trasformi in cibo per le folle affamate del mondo.

Un esercito di mandati, pieni della potenza dello Spirito può cambiare il mondo, come lo cambiarono i primi cristiani senza altri mezzi che non fosse il Suo aiuto.

Perchè oggi si fa tanta fatica a fare quello che fecero le prime comunità cristiane?

Forse perchè non sentiamo il bisogno di essere salvati o non crediamo che, se Dio benedice i nostri pochi pani raffermi e i nostri pesci non freschi di giornata, possiamo fare grandi cose per lui ed essere lievito per la Sua CHIESA.

Impariamo a vivere eucarisicamente presentando al Signore quel poco che abbiamo, chiedendo a Lui di benedirlo, per renderci capaci di benedizione e di liberazione per tanti nostri fratelli.

 

SEMI

SEMI

“Andate ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”(Lc 10,3)

Del Vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù si fa precedere dai suoi discepoli, persone che lo avevano conosciuto attraverso la parola e le azioni che lui compiva.
Perchè questo?
Gesù ha bisogno sempre di un profeta che gli prepari la strada.
Non appare all’improvviso, non fai un’esperienza di lui se non c’è stato qualcuno che ti ha portato la sua pace.
Non sono le belle parole, nè il numero delle valigie al seguito, 90 per il principino di Galles leggevo, niente di niente ti devi portare dietro, perchè quello che ti serve o ce l’hai dentro o non c’è valigia o sacca o treno o nave o che lo possa contenere.
Quindi Dio manda noi, che non sappiamo di teologia, che abbiamo una vita più o meno dura, sfigata, come ora si suol dire o tranquilla perchè il lavoro grazie a Dio non l’abbiamo ancora perso, i figli si comportano bene, sono rispettosi e studiano e si sono fatti una famiglia regolare, regolarmente sposati in chiesa, e poi un piccolo gruzzolo in banca per le necessità.
Insomma manda tutti quelli che oggi si mettono in ascolto della sua parola, giovani e vecchi, letterati e illetterati, tutti, ma proprio tutti perchè la messe è abbondante e gli operai sono pochi.
Spesso noi pensiamo che della messe e quindi del grano abbia bisogno Dio o gli affamati e non ci sfiora l’idea che anche noi dobbiamo mangiare e quel cibo ce lo dobbiamo procurare rispondendo all’invito di Gesù.
Un’altra cosa che mi ha colpito è quel non salutare nessuno mentre siamo impegnati nella missione affidataci.
La nostra generazione è maestra in questo e non avrà difficoltà a capire che quando stai chattando con l’amico del cuore non alzi gli occhi per salutare neanche fosse il figlio del re a passarti vicino.
Ebbene Gesù che è l’Amico per eccellenza non accetta deroghe e per Lui bisogna tirare dritto e andare diretti allo scopo.
Cosa portarsi dietro?
Niente.
Perchè l’unica cosa che Gesù ci chiede di portare è la pace e quella ci pensa Lui a darcela.
E poi andare insieme.
In due sappiamo che da un lato ci si aiuta, dall’altro ci si difende meglio, ma quello che è più importante è che ci si allena a fare la pace.
Perchè per portare la pace devi sperimentare ogni momento come sia difficile andare d’accordo con uno diverso da te, specie se è tua moglie o tuo marito.
La pace è frutto dell’amore e l’amore è basato sul perdono, il perdono sul desiderio di andare d’accordo.
Ma a questo pensa Lui che ci ha mandato e che solo così facendo ci educa alla comunione con LUI e ci introduce nelle stanze del re.
E’ quando non hai niente da portare che porti Cristo nella sua interezza.

Persecuzioni

“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi “(Mt 10,16)
Come vivere questa parola?
Penso a quanti amici avevo quando dispensavo inviti a pranzi, cene e scampagnate cercando così di comprarmi l’amore, amici che hanno cessato di cercarmi, perchè sono cambiata e sono diventata quella che sono, per grazia di Dio.
Il non amore, l’incapacità di amare a presindere, fino alla morte è virtù divina e cercarla e pretenderla negli altri è cosa pressochè impossibile.
Dio ci fa fare esperienza di amore disinteressato e fedele, ma purtroppo siamo un popolo dalla memoria corta e non rispondiamo con gratitudine e fiducia a tutto ciò che gratuitamente riceviamo da Lui, ogni giorno, ogni momento, ogni respiro.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” le parole del vangelo di ieri.
Da qualche giorno la liturgia ci mette di fronte il tema della missione che è conseguente alla scelta che Dio fa dei suoi discepoli.
Certo che a seguire passo passo quello che dice Gesù non posso dire che sia così semplice e automatico vivere alla sua sequela.
Se Dio ci sceglie sicuramente è perchè si fida di noi, ci ha guardato, è entrato nella nostra storia e ha pensato a far fruttare i talenti di cui ci ha fatto dono.
Noi da un lato non siamo per niente consapevoli che ciò che abbiamo lo dobbiamo a Lui, anzi ci vantiamo e siamo fieri di essere e di avere grazie alle nostre capacità, ai nostri sacrifici, alla nostra furbizia, intelligenza ecc ecc.
Tutte cose che vorremmo tenerci per noi e usare a nostro esclusivo vantaggio, facendo le dovute eccezioni per i nostri più stretti famigliari e qualche amico.
Ma non sempre.
Dio vede e, come ha fatto per Giacobbe, sceglie ognuno di noi perchè mettiamo a servizio del suo regno i nostri talenti, vale a dire che li usiamo non per stare bene noi ma per far stare bene gli altri.
Sembra un paradosso quello che poi accade.
Quanto più riesci a far felice il tuo prossimo tanto più il cuore si riempie di gioia e di pace e mettiamo le ali.
In questo processo di trasformazione da bruchi a farfalle Dio prende l’iniziativa e ci guida e ci assiste e ci motiva sì che noi ci ritroviamo nella fossa dei leoni o nella fornace ardente senza che ci venga torto un capello che Lui non voglia.
Le prospettive del discepolo non sono rosee, e, se ci capita che ci odino e ci perseguitino a causa del suo nome, non dobbiamo meravigliarci, nè angustiarci perchè Lui l’ha detto
“Sono con voi fino alla fine del mondo” e poi anche” Non temete io ho vinto il mondo”.
La sfida che Dio ci propone è difficile da accogliere e fare propria.
Don Gino, all’inizio di questo cammino mi diceva di stare attenta, perchè più ti avvicini a Dio, più sei messo alla prova.
I persecutori hanno spesso il volto coperto e non li riconosci, indossano maschere di adulazione, di innocenza, di compassione.
“Semplici come colombe, prudenti come serpenti” dice oggi Gesù ai suoi discepoli.
Perchè bisogna guardarsi alle spalle e ogni cosa metterla nelle mani di Dio e discernere il bene e il male alla luce della sua parola.
Noi spesso ci fermiamo ai fatti e li giudichiamo dal beneficio immediato che ne consegue.
Ho imparato ad attendere gli sviluppi di situazioni terrificanti, di tutte le cose che giudichiamo negative per ciò che ci hanno tolto e ho verificato come, a distanza di tempo, si siamo rivelate seme di vita nuova, di gioia piena.
Ma il tempo della lotta è a volte lungo e il silenzio di Dio ci turba non poco, quando non troviamo consolazione neanche nella preghiera.
Sono i momenti del dubbio, della paura, del buio che scende sulle nostre certezze, momenti in cui ” Dio dove sei?” lo scriveresti in cielo, in terra, in ogni luogo.
E poi ti accorgi che quando la battaglia infuria non devi andare lontano, ma entrare dentro, dentro te stesso.
Nel tuo cuore di carne sentirai il suo respiro, il calore della sua presenza, la serenità di Colui che per farsi trovare non ha scelto il cielo infinito, ma il tuo piccolo cuore malato.
Per questo dono della sua misericordia voglio lodarlo, benedirlo e ringraziarlo, perchè si fa trovare, perchè è fedele alla promessa, perchè nel suo cielo c’è sempre l’arcobaleno.
E allora andiamo senza paura lì dove ci vuole portare e affidiamo a Maria il compito di presentare a Lui le nostre necessità purificate dall’egoismo e dalla vanagloria, chiediamo a Lei come possiamo servirlo in umiltà e giustizia, sapendo che anche per noi ci saranno spade che ci trafiggeranno l’anima e non solo.

Il regno di Dio è vicino

8af12-ilgiocodell2527oca3
” Il regno di Dio è vicino” (Lc 10,9)
Il regno di Dio è vicino quando porti la pace nel cuore, quando i tuoi sogni s’inabissano nel mare profondo e ti accorgi che quello che rimane è il sogno di Dio, il suo progetto d’amore, la sua fedeltà che dura per mille e mille generazioni.
Il regno di Dio è vicino quando la storia ti consegna la vita dei suoi santi da meditare, una vita aperta a Lui, mortificata nell’orgoglio, ma mai spenta nella speranza che nulla è impossibile a Dio.
Il regno di Dio è vicino quando dai tuoi occhi sprizza la luce, dalle tue mani si effonde la benedizione per ogni fratello che incontri sulla tua strada.
Il regno di Dio è vicino quando i bambini usciranno dai loro appartamenti e i vecchi seduti davanti alla porta, appoggiati ai loro bastoni racconteranno la storia vera della bellezza.
Storie sacre si intrecceranno sui marciapiedi delle case e i figli smetteranno di giocare e, seduti per terra ad ascoltare, vedranno la speranza farsi largo tra i brutti pensieri e la luce farsi sempre più chiara sul loro futuro.
Il regno di Dio è vicino quando gli usci delle case rimarranno aperti e nessuno avrà più paura del ladro perchè tutto è di tutti.
…chiamati nel grande fiume della storia a portare la propria anfora, per riempirla del profumo del sole, dell’aria, delle risate e del pianto di quelli che all’acqua sono accorsi per attingerne un poco.
Il regno di Dio è vicino quando pensi che il tuo posto è lì dove è più scomodo, più difficile stare, a te che hai sognato altre terre, altri mari, altra gente a cui portare l’annuncio.
Il regno di Dio è vicino quando Dio è qui e ora, in questa sofferenza, in questa situazione di disagio, in questo lutto, in questo fallimento, in quest’angoscia mortale di abbandono, di tradimento, di solitudine.
Il regno di Dio è vicino quando il fratello può dire al fratello:”Il Signore è qui e non lo sapevo!”.