Preghiera

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” Ti colmerò di gioia nella mia casa di preghiera”(Is 56,7)

Alle 4 un crampo spaventoso ha messo fine al mio tormentato sonno, un crampo che mi ha fatto urlare a tal punto che mio marito si è svegliato e ha cercato in qualche modo di mettermi in piedi.
Non è la prima volta che accade, sono anni che mi tengono compagnia, una compagnia scomoda non c’è che dire, la notte.
Ci sono notti che riesco a non urlare, a vedermela da sola, senza disturbare, ci sono altre volte che il dolore è così lancinante che devo chiedere aiuto, perchè mi impedisce di muovermi, come se avessi messo i piedi in una tagliola.
In genere se non riesco a riaddormentarmi, cosa normale, mi metto a pregare o a scrivere dopo aver letto la Parola di Dio della liturgia del giorno.
Non sempre trovo connessione tra quello che trovo scritto e quello che sto vivendo, tanto che mi viene da chiedermi se parla per me o per qualcun altro.
Questa mattina è stata una di quelle volte che la connessione era assente, mentre era preponderante il desiderio di rimettermi a letto a riposare.
Come al solito ho pensato di dire un rosario, con la speranza che mi conciliasse il sonno.
Il rosario è un arma potente perchè non agisce come i maligni penserebbero come sonnifero, ma come strumento che ti allontana i brutti pensieri e ti porta a vedere lle cose che ti accadono con altri occhi, con gli occhi di Maria, con gli occhi di Dio.
Questa notte mi toccavano i misteri dolorosi che spesso salto, specie se sono molto addolorata.
Mi piacciono i misteri della gioia perchè attraverso Maria rivivo il dono del mio Battesimo e mi immergo nell’amore di Dio.
Ma questa notte non ho voluto cambiare perchè ero stremata dalla prova e cambiare avrebbe comportato una fatica, anche se minima.
Mi sono detta che almeno il primo mistero mi faceva sentire vicina a Gesù, perchè la cosa che più temo è la solitudine, l’abbandono, l’indifferenza delle persone più care.
E Gesù ha provato tutte queste cose, come capita a me, a tanti uomini che hanno attraversato la scena del mondo.
Ma la cosa straordinaria che è successa stanotte non è stato tanto quella di sentire la solidarietà con un compagno di viaggio, quanto l’amore di Dio che mi si apriva attraverso uno spiraglio che man mano che procedevo diventava sempre più grande fino a diventare un passaggio ampio che mi ha risucchiato in un atmosfera, in un mondo, in una dimensione di pienezza, di pace, di gioia, di amore senza misura.
Sentivo il respiro di Dio, sentivo il suo cuore di padre battere sul mio, sentivo le sue braccia che mi avvolgevano tutta, sentivo che quello era il Paradiso.
” Ti colmerò di gioia nella mia casa di preghiera” l’ha detto e l’ha fatto. Come non credere a tutto il resto?

Signore quanto sei grande, Signore quanto sei bello, Signore quanto sei tutto!
Le parole vengono meno quando riempi il cuore di Te.

Prova

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” Da Lui usciva una forza che guariva tutti” ((Lc 6,19)

Mi piacerebbe approfittarne, accorrere come la gente del vangelo per ascoltarti ed essere guarita.
Guarivi tutti, c’è scritto.
Bastava toccarti.
Ma io sono qui, ancorata ad una sedia, con tanta stanchezza sulle spalle, alla fine di una giornata di servizio alla famiglia e di ricerca di un antidoto a tanto dolore.
La notte è stata lunga, buia e tormentata. Il corpo straziato dalle corde impazzite dei nervi non ha trovato riposo.
Il rosario avvolto sul braccio è rimasto come segno di una fede paralizzata nell’attesa che tutto finisse. La vita, non il dolore.
Tu Signore di notte ti ritiravi a pregare, prima di prendere qualsiasi decisione, pregavi per chiedere consiglio, per ringraziare, per benedire, per comunicare gioie e dolori di una vita donata a Dio Padre e agli uomini, anche a quelli che ti hanno tradito e continuano a farlo ancora oggi con più tenacia, perversione, malignità.
Hai pregato specialmente quando hai sentito l’impotenza della tua natura umana, la fragilità del tuo corpo, lo smarrimento dello spirito, hai sudato sangue nell’Orto degli Ulivi, mentre i tuoi più intimi amici dormivano.
Tu Signore eri certo che Dio ti stava ascoltando e hai detto, nel momento supremo “Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?”
Anche io questa notte l’ho detto. E’ l’unica preghiera che ho fatto. Non c’erano altre parole che potessi rivolgerti nel vuoto e nel buio di un’angoscia senza fine.
Tante volte ti ho benedetto, lodato e ringraziato, tante volte la tua parola è stata un balsamo per suscitare in me altre parole di vita. Il senso a tante notti passate insonni ormai da 40 anni l’ha dato la preghiera, la meditazione su quanto tu mi suggerivi giorno per giorno.
Questa notte, nel deserto,nel buio, nel tempo fermo sul dolore con un corpo che non sentivo più appartenermi, preda di uccelli rapaci e di bestie avide di preda cosa potevo dirti che già non ti avevo detto? Cosa chiederti che non ti abbia già chiesto e che tu conosci meglio di me?
Mi hai lasciato senza parole, senza strumenti per dirti ancora sì.
Hai permesso che di me facessero scempio le bestie feroci, hai permesso che mi fosse tolta anche la speranza di morire al più presto per porre fine al martirio.
Ora sono qui a chiedermi dove ho sbagliato, perchè non sono riuscita a toccare il tuo mantello.

VEGLIA

MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI
martedì della XXIX settimana del TO
“Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”(Rm 5,19)
Quando ad obbedire è Dio non ci possiamo meravigliare che le conseguenze del suo sì al Padre si siano riversate su tutti noi, figli per scelta, amati prima di venire alla luce, prima che i nostri genitori pensassero a noi.
Ci sembra scontato che sia così anche se non agiamo di conseguenza, perchè la vita ci prende e abbiamo tante cose da fare, tanti progetti, tante occupazioni e preoccupazioni che la Parola di Dio, specie se siamo ancora giovani, ci scivola addosso e non ci nutre e non ci cambia la vita.
La messa nei giorni feriali è frequentata solo da persone di una certa età, in prevalenza donne, vedove, ammalate, sole o separate in casa.
E’ una tristezza da un certo punto di vista. Gli uomini sono spesso assenti fatta eccezione del sacerdote.
Guardando l’assemblea mi rincuoro solo pensando che Gesù ha fondato la sua chiesa partendo  non dal numero dei devoti ma dalla qualità, dalla fede di chi ha partecipato alla sua morte.
Maria, sua madre e Giovanni, il discepolo che amava ricevettero le primizie dello Spirito Santo, l’amore di Dio effuso sulla sua promessa sposa, la Chiesa.
La Chiesa siamo noi, non finisco mai di ripetermelo e per questo cerco, mi sforzo di non giudicare quelli che razzolano male ma di guardare ciò che in ognuno è dono, è segno della presenza di Dio che si manifesta.
Siamo tutti figli della colpa, ma tutti resuscitati in Cristo Gesù, per i suoi meriti.
La salvezza è per tutti, ma bisogna prima di tutto sapere che ci è stata data gratuitamente e poi che dobbiamo scegliere di accoglierla e seguire le istruzioni del nostro Salvatore per risalire dal fosso, per venire alla luce.
La notte è lunga, interminabile per coloro che non vogliono essere salvati e capita purtroppo che non ci si fidi del Soccorritore.
Ci si addormenta e non si sente la voce che ci chiama alla vita.
Ci sono sonni di morte e sonni di vita, ci sono veglie di morte e veglie di resurrezione.
Per fortuna che Dio ha pazienza e ha permesso che vivessimo più a lungo per rinsavire, togliendoci le ore di riposo che a causa dell’età si riducono al lumicino, mentre aumentano quelle della veglia e del dolore.
Grazie a queste io che andavo sempre di corsa ho imparato a fare buon uso di un tempo che senza di Lui sarebbe stato sprecato in lamento o in tentativi di fuga dalla realtà che stavo vivendo.
Così le parole del Vangelo di oggi giungono a proposito per elevare a Dio un inno di lode, perchè la lampada accesa e i fianchi cinti connotano le mie notti che si trasformano in un incontro sempre nuovo con lo Sposo che viene a visitarmi.
Maria è la sentinella che sta alla porta e Gli apre quando bussa .