La casa sulla roccia

“Le folle erano stupite del suo insegnamento”(Mt 7,28)
Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i comfort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura  di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare, rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui, ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto, avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a dar loro da mangiare,  avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruire case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato.
Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.

“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

L'immagine può contenere: 2 persone, spazio al chiuso
“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)
Signore, quanta autoreferenza ci contraddistingue!
Pensiamo sempre che tutto dipenda da noi: i nostri successi, le cose che riusciamo a fare senza l’aiuto di nessuno, le intuizioni geniali, i nostri carismi, insomma tutto il “buono” che viene da noi, il buono umano…
Mentre, se non riusciamo nell’intento, i fallimenti, quindi le bocciature della vita, siamo propensi ad attribuirli sempre agli altri o alla cattiva sorte.
Poi ci sono i depressi, quelli che pensano di non valere niente, che combinano solo pasticci, sono causa di guai, si piangono addosso e vivono paralizzati dal giudizio che per primi essi emettono nei propri confronti.
Tutte queste situazioni ci riguardano perché è più normale per noi prescindere da te e chiamarti in causa per il bene che facciamo o riusciamo a fare, mentre per il male, i no della vita, è facile che ti mettiamo sul banco degli accusati, perché permetti che il giusto sia perseguitato e anche ucciso.
La vita Signore, senza di te, è un inferno, un grande pasticcio, un discorso senza né capo né coda, un guazzabuglio, un imbroglio, una fuga, un’alienazione.
Si dice che l’inferno l’abbia inventato tu, ma niente e così contrario alla verità e realtà dei fatti.
Se apriamo i giornali e guardiamo la televisione ci rendiamo conto di come vanno le cose in questo mondo: guerre, omicidi, suicidi.
Pare che la morte sia la soluzione di tutti i problemi, la morte di chi non ci piace, ci perseguita, non ci accetta, non ci vuole, ma anche la morte delle persone a cui vogliamo bene, che portiamo con noi nella tomba non sopportandone il distacco.
Signore quante cose sbagliate vediamo scorrere sotto i nostri occhi, quante cose che sembrano non riguardarci direttamente, perché noi ci sentiamo fuori da tutte queste porcherie ed esenti da certi sentimenti, più bravi più buoni, fuori dalla mischia, senza peccato.
Penso a quante divisioni permangono nelle nostre famiglie, dividendole, relegando alcuni membri nell’indifferenza, nel limbo della dimenticanza.
Ma quante battaglie e quante divisioni dentro di noi, lacerati da contraddizioni irrisolte, da sentimenti conflittuali, dall’incapacità di perdonare a noi stessi le nostre debolezze!
Ma anche la presunzione di esserne esenti crea grossi danni, si che non vediamo la trave nel nostro occhio, mentre ci ostiniamo a voler togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro.
Tu Signore ci insegni a guardarci dentro e a prendere coscienza di quello che siamo realmente.
In questi giorni ci dai veramente le indicazioni più importanti per vivere in comunione con te e trovare la pace.
La pace, quella che ci manca, perché siamo sempre protesi a difenderci dagli attacchi di chi o cosa non si concilia con il nostro obiettivo.
La pace che coinvolge l’anima e il corpo e che viene dal rimanere nel tuo amore.
Signore quanto vorrei che questo fosse sempre possibile per me! Che la tua casa possa sempre percepirla come unica vera e reale dimora!
Ma purtroppo tanti sono quelli che attentano a che Tu ne rimanga fuori, tanti pensieri, dolori, tentazioni e via dicendo.
Signore tu ci dai una grande lezione di umiltà, mentre affermi che sei mandato da Dio, che sei Dio, perché sei suo figlio, obbediente fino alla morte alla sua volontà.
Tu Signore Gesù, ci hai ricordato ieri, che noi prendiamo gloria gli uni dagli altri e oggi ci dici che non sei venuto da te stesso, ma che sei stato mandato.
Le tue parole Signore mi commuovono e mi fanno riflettere.
Vero Dio e vero uomo.
Un mistero che ci hai consegnato, un mistero che vuoi condividere con noi, rivelandolo sì che noi prendiamo da questo la necessaria linfa per credere che può accadere anche a noi.
Tu ci fai partecipi di qualcosa che ci sovrasta, che è più grande di ogni umana immaginazione.
Ci dici che anche noi siamo figli di Dio e come tali siamo mandati ad annunciare il Vangelo della salvezza.
Il Battesimo che tu ci hai donato, offrendo il tuo corpo in sacrificio, è fonte di nuova vita, quella eterna, la vita vera che si alimenta alla stessa fonte da cui tu sei nutrito.
Il Battesimo è la conclusione del nostro cammino quaresimale.
Tutto il nostro essere tende a questo incontro rigenerante.
Come Nicodemo vogliamo rinascere dall’alto ma dobbiamo aspettare la Pasqua.
Per ora c’è l’attraversamento del deserto con tanti ostacoli e tante mormorazioni, mugugni, ribellioni, tradimenti.
Il deserto quaresimale ci pone di fronte ai nostri limiti e ai nostri peccati.
Perdono Signore…

Libertà

Vino nuovo in otri nuovi

misericordia

” Pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8)

“Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” comunicò Dio a suo figlio, vero Dio ma anche vero uomo, in missione su questa terra per cercare nuovi collaboratori al suo progetto d’amore.
Il suo sogno si era infranto dopo la ribellione dei primi chiamati, Adamo ed Eva che trasmisero gli effetti della colpa alla discendenza, di fatto incapaci di tornare a Lui, al primo e unico Amore.
Tu sei mio figlio lo ha detto a noi il giorno del nostro Battesimo, ma eravamo troppo piccoli per capire.
Nel giorno del suo Battesimo Gesù è l’ otre nuovo riempito dal vino nuovo dello Spirito che la violenza degli uomini non riuscì a distruggere.
Dei colpi inferti uno solo, l’ultimo, quando già era morto, provocò un foro da cui uscì sangue e acqua, il nutrimento della chiesa nascente, il vino della gioia che non non sarebbe mai più venuto a mancare nelle nozze eterne con lo Sposo.
Straordinario questo Dio che non si tiene niente per sè, che ci vuole dare tutto ciò che è suo, ciò che lo connota, eterno amante, eterno amato, eterno amore.
Cosa offrirti Signore che non sia tuo? Di cosa hai bisogno?
Un tempo uccidevano vittime sopra i tuoi altari, offrivano sacrifici per placare la tua ira, per guadagnarsi la tua benevolenza.
I sacerdoti lo facevano per tutto il popolo, dopo aver per prima cosa purificato se stessi.
Oggi tu ci presenti il dono da accogliere, te stesso, lo Sposo che non ci verrà tolto se ci lasciamo come argilla molle e docile modellare dalle tue mani sì che neanche una goccia del tuo sangue versato si perda senza portare frutto.
Grazie Signore perchè più mi vuoto e più mi riempio di te, più amo e più mi sento amata da te.
Grazie perchè sento insopprimibile il desiderio di cercare in te tutto ciò che mi manca per essere felice e datore di vita.
Tu hai imparato l’obbedienza dalle sofferenze che patisti e chiedi a noi di fare altrettanto.
Vivere la sofferenza come dono non è concepibile per chi non ti ha conosciuto, non è facile ringraziarti quando siamo affaticati e oppressi.
” Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi darò ristoro…”
Come vivere le tue parole?
Ma l’avevi detto nel tuo primo discorso sulla montagna chi sarebbe stato reso felice…
“Beati i poveri in spirito..
Beati quelli che sono nel pianto…
Beati i miti…
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia…
Beati i misericordiosi…
Beati i puri di cuore…
Beati gli operatori di pace…
Beati i perseguitati per la giustizia…
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.”

Sembra assurdo che tu ci chieda tanto, assurdo pensare che possiamo farcela da soli, perchè la vita non fa sconti a nessuno.
Senza di te non possiamo fare nulla ma con te tutto è possibile.
E’ questa la straordinaria esperienza della fede che ci doni ogni volta che mettiamo la nostra vita nelle tue mani.