” Non vi sarà più notte…il Signore Dio la illuminerà”(Ap 22,5)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
Sabato 29 novembre 2014
” Non vi sarà più notte…il Signore Dio la illuminerà”(Ap 22,5)
Così si conclude l’anno liturgico, con la splendida visione della città del Signore, una città dove il sole non tramonta mai e dove l’albero della vita elargisce i suoi frutti senza rispettare le stagioni.
Le parole dell’Apocalisse oggi non sono minacciose e terrificanti per quelli che non si trovano in grazia di Dio, anzi sembra quasi che il sole di giustizia, la luce di Cristo illumini solo la Gerusalemme nuova, il popolo che lui si è scelto, la città dei salvati.
Se non ci fosse il Vangelo a svegliarci oggi dal sonno e toglierci le illusioni a cui siamo tanto affezionati, diremmo che la situazione è idilliaca già da adesso e invece no, non è finita.
“Vegliate e pregate!” dice Gesù, perchè il giorno del giudizio non vi travolga e non vi tolga la luce.
Umanamente possiamo sperimentare quanto sia difficile, oserei dire impossibile vivere al buio.
La scoperta più importante dell’uomo fu il fuoco, perchè nella notte potesse muoversi più agevolmente e poi il fuoco da un lato teneva lontano le bestie feroci e dall’altro serviva per scaldarsi nelle gelide notti invernali, cucinare la carne degli animali catturati, ma anche fondere i metalli.
Il fuoco Prometeo lo rubò agli dei perchè gli uomini potessero sentirsi dei eliminando il limite invalicabile che li divideva.
Prometeo fu condannato in eterno a pagare il prezzo della sua ingordigia.
Legato ad una rupe, il fegato che gli veniva divorato di giorno, di notte ricresceva più rosso che mai.
Certo che è una favola in cui troviamo la grande verità che l’uomo non basta a se stesso.
Oggi si vive senza chiedersi da dove ci vengono tante cose,  diamo tutto per scontato, abituati alle magie della tecnica e della scienza, che cercano di facilitarci la vita in ogni ambito.
Eppure , nonostante tante conquiste frutto dell’intelligenza, della passione, della perseveranza, ma anche e soprattutto della curiosità e del bisogno dei nostri progenitori, pretendiamo senza sentire il dovere di dire grazie a qualcuno, non accettando che la nostra vita sia rimessa in discussione da qualche disguido.
Passiamo il tempo ad incolpare il governo, o gli altri in generale per tutto ciò che ci manca, ma raramente e in pochi  solleviamo il capo e alziamo gli occhi al cielo per ringraziare chi è all’origine di tutto, dell’essere e del non essere.
Voglio meditare questa mattina su ciò che vedo e ciò che non vedo. Umanamente la mia vista è fortemente compromessa e non è problema di occhiali, anzi ora è anche offuscata per via della cataratta che mi ha offuscato qull’unica diottria che mi era rimasta all’occhio sinistro dopo la trombosi.
E l’occhio destro non se la passa benissimo, anche se con la correzione leggo fino all’ultima riga. Ma devo vegliare e pregare perchè il macello del primo occhio non capiti anche all’altro, altrimenti entro nel buio totale.
Domani sarò sottoposta all’intervento di cataratta che di per sè è una cosa da niente, ma la mia è una cataratta rara e bisogna che non venga tolta tutta altrimenti si rischia che gli venga dietro ciò che è opportuno rimanga.
Cosa dire?
Ho paura, paura di tutto ciò che mi mettono negli occhi, un ago, un bisturi, un collirio che brucia, ma ciò che mi fa più riflettere è che tutto è cominciato da un paio di occhiali rotti per un tamponamento, il secondo nel giro di poco tempo, che mi ha portato a guardarmi alle spalle.
Ma non ancora ho imparato, purtroppo e ci prendo certe trenate che non mi aspetto.
Comunque è vero che quando vedi bene non vedi niente, non ti soffermi su niente, mentre quando comincia a venir meno la vista cerchi di guardare solo ciò che ti interessa, a fare delle scelte, cambiano posizione, usando occhiali da vicino, lenti d’ingrandimento o facendoti raccontare da qualcun altro ciò che si vede o anche se diventi completamente cieco facendoti accompagnare.
La cosa straordinaria è che da quando i miei occhi hanno problemi ho cambiato abitudini, ma anche posizione sì che quello che non vedevo ora lo vedo molto chiaramente perchè mi faccio guidare dagli altri sensi e mi soffermo di più su tutto quello che mi interessa o suscita il mio interesse.
“Vegliate e pregate” dice Gesù, e io voglio  che il terzo occhio, il cuore, come lo chiama Giovanni, sia l’unico a non spegnersi mai.

” Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6)

 ” Tu invece, quando preghi, entra nella tua camra e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6)
Signore ti ringrazio di questo tempo che mi doni per mettermi davanti a te e mostrare a te e solo a te il mio cuore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio per questi momenti di intimità, di pace, di serenità, di gioia, perle del mattino, quando tutto tace intorno a me e mi è più facile mettere te al primo posto.
Ti ringrazio per questa notte in cui hai concesso il riposo al corpo e alla mente, dopo che ho affidato a te la mia preghiera deponendola nelle mani di tua madre e chiedendo anche l’aiuto dei miei cari e di San Michele Arcangelo perché schiacciasse la testa del serpente.
Ogni notte è una battaglia per conquistare un pezzetto di terra dove poter riposare al riparo dalle grandi acque.
Ogni notte assisto al miracolo di una vittoria che supera le mie aspettative, offrendomi capacità sempre più raffinate per vedere i tuoi miracoli.
E questo lo sto sperimentando man mano che la vista fisica diminuisce.
I problemi agli occhi che non avevo messo in conto di avere, stanno portando me a scoprire come gli occhi li abbiamo anche nelle mani, nelle orecchie, sulla pelle, gli occhi del cuore, che ci fanno vedere tanto di più di quelli che un tempo pensavo fossero l’unico mezzo per conoscere le cose.
Tu mi hai condotto per mano Signore, attraverso una storia di occhiali e di occhi per scoprire il tuo tesoro che non risplende e non appare come cosa straordinaria nè grandiosa, a prima vista.
Un granellino di senapa, una cosa apparentemente insignificante all’inizio… una goccia di acqua che pian piano ha scalfito e spaccato la roccia dura del mio cuore.
Del Vangelo di oggi ho capito che la Fede non consiste nel farsi vedere ma nel vedere.
La fede passa attraverso una cecità, un nascondimento, un diventare tanto piccoli da vedere tutto ciò che ci circonda più grande, sì da sentirsi tanto inadeguati da apprezzare l’inadeguatezza degli altri.
Ho pensato, leggendo il vangelo, che non si può comunicare con l’altro, se non diventi l’altro, e, se l’altro è povero, devi diventare povero, se l’altro è malato devi diventare malato.
Se hai fatto esperienza di dolore e di sofferenza ti è più facile accogliere e metterti in ascolto dell’altro.
Vedere l’altro senza farti vedere.
Per quanto riguarda il rapporto con te forse le cose cambiano perché l’unico che dobbiamo cercare per farci vedere sei tu.
Il farsi vedere è in funzione della tua luce che può riflettersi solo se ci mettiamo nella direzione giusta, se ci esponiamo ai tuoi raggi.
E’ la tua luce che poi fa sì che noi possiamo vedere il nostro fratello e lo possiamo ascoltare perché lo guardiamo, facendo sì che non noi ma tu lo illumini.
È bello scoprire Signore quanto questa vista che tu mi stai donando sia migliore della prima, perché vedo tante più cose che mi fanno stare bene.
Vedo te che continui a dare vita al mondo, continui incessantemente a ricalcolare la storia perché diventi storia di salvezza e arriviamo sani e salvi alla meta.
Grazie Signore.
Quando mi affido a te, il Grande Navigatore, non posso sbagliarmi…il Navigatore che bisogna ascoltare, non vedere.