“Noi fin d’ora siamo figli di Dio”(1Gv 3,2)

VOLTO SANTO di Manoppello (Pe)
1 novembre
OGNISSANTI
“Noi fin d’ora siamo figli di Dio”(1Gv 3,2)
Mi chiedo se e fino a che punto abbiamo questa consapevolezza, noi che ci proclamiamo cristiani, noi che andiamo magari a messa non solo le feste comandate.
Quanto crediamo a questa verità di fede che Gesù è venuto a ricordarci?
Il popolo ebraico sapeva di essere stato generato da Dio, che quindi Dio è il Creatore e Signore di tutta la terra, ma a quanto pare poi non si comportava in modo consequenziale.
Doveva venire Gesù per mostrarci cosa significa essere figli, cosa comporta e che vantaggio ne consegue.
Certo che, se guardiamo intorno a noi e dentro di noi, quando non siamo in pace con noi stessi e di conseguenza con Dio e con gli uomini, l’essere figli di Dio non fa la differenza.
Leggo a proposito del vedere nella lettera di Giovanni(1 Gv 3,1-3) che “Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sapiamo però che quando si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come egli è”.
Penso a quanta fatica faccio a leggere ora che ho un occhio fuori d’uso, un occhio che mi impedisce di vedere ciò che mi circonda con chiarezza.
Rimane sempre una parte oscura e mi aspetto che almeno dopo, quando cammineremo sui prati del cielo, potrò non avrò questi problemi e sicuramente non mi sarà negata la gioia di specchiarmi in Dio, che con la sua luce mi manifesterà completamente cosa significa essere sua figlia.
Sarò uno specchio immacolato, privo di qualsiasi impurità, sì che quello che accadde agli angeli e poi ai santi accadrà a me, ad ogni uomo che ripone la sua fiducia in Lui da subito, da qui, anche se non vediamo, non sentiamo, non tocchiamo.
Dio è la nostra ultima e sicura speranza, senza di Lui la morte ci porterebbe via negli abissi delle tenebre e del nulla.
Da piccola non mi specchiavo mai, non ne sentivo l’esigenza, forse perché gli specchi non c’erano o erano posti in luoghi difficilmente accessibili.
Poi sentii il bisogno di specchiarmi, ma ero grande, quando mi accorsi che c’era chi mi guardava.
Certo che non pensavo a Dio, quando mi facevo la messimpiega o indossavo un vestito nuovo.
Il suo sguardo mi ha sempre fatto paura perché immaginavo stesse spiando le mie mosse per cogliermi in fallo.
Sono vissuta sotto il suo sguardo inquisitore gran parte della mia vita credendo che per piacergli dovevo fare ciò che mi pesava, che non capivo, che non mi rendeva felice, che mi complicava la vita.
Non so quando incrociai il suo sguardo, forse a Manoppello, dove è esposto il velo che era stato poggiato sul suo volto prima di avvolgerlo nel sacro lenzuolo della Sindone.
Rimasi disorientata, ricordo, perché mi aspettavo una faccia diversa, connotati perfetti e tutto quello che l’iconografia più recente mi avevano portato a immaginare.
Vero uomo, gli avevano strappato la barba, conficcato sulla testa una corona di spine, lo avevano flagellato prima di crocifiggerlo.
Come poteva essere bello il volto di chi ha subito tutto il peggio che può capitare ad un uomo?
Calci, pugni, sberleffi, una morte a piccole dosi sarebbe da dire, ma le dosi erano colme, traboccanti di odio e di ingratitudine.
Perciò quella faccia livida, gonfia, violata.
Noi vedremo Dio come egli è quando verrà la nostra festa.
Specchi dell’immutabile amore, specchi che servono a immillare la luce per tutto il creato.
Questa mattina un santo sacerdote ha commentato il vangelo delle beatitudini, donandoci uno squarcio di luce che su di Lui da tempo si riflette e aumenta quanto più passano gli anni.
La beatitudine è quando sai che c’è chi ti asciuga le lacrime, chi ti fa giustizia, chi ti premia perché hai fiducia in Lui.
La beatitudine poggia sulla speranza che solo Lui ci può togliere calci, sputi, persecuzioni, rifiuti, oppressioni, solo Lui può donarci tutto ciò che abbiamo perso credendoci padroni del nostro destino.
Lo sguardo di Gesù nel Sacro Volto di Manoppello fa pensare, perché lo sguardo è sguardo di amore, di pace, di stupore e di gratitudine, di tutto quello che noi vorremmo da chi ci sta di fronte.
Gesù è la nostra pace e oggi voglio pensare e meditare sul fatto che se qui ne vediamo i tratti del volto deformati, lo sguardo in cui ci specchiamo è lo sguardo di Dio che non giudica ma ama e perdona sempre.
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“Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8,24)

 
“Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8,24)
Un’altra notte è passata, grazie a Dio! Manca un piccolo scampolo di tempo perchè torni ad animarsi con il risveglio di Gianni e l’arrivo di Michela. Così approfitto per meditare la Parola di Dio e riflettere su quante cose Dio già da adesso ci fa vedere senza farci aspettare che il lievito arrivi a maturazione e il granello di senapa diventi un albero.
Quando le prove della vita mi schiacciano, quando l’orizzonte è fermo e il cielo pesa sulla tua testa sì da sprofondarti, conficcarti nelle viscere della terra, mi impongo di non pensare troppo a quello che succederà, mi impongo di non chiedere a Dio soluzioni, dandogli consigli. Mi tengo ancorata alla fede in Lui che conosce bene il Suo mestiere e sa cosa è più utile alla realizzazione del suo progetto d’amore.
Quando stai male è incredibile come noti i momenti di tregua, gli sguardi, le parole gentili, la tenerezza di chi ti sta accanto, ma specialmente i loro bisogni.
Quando stai male il pensiero, se riesce a uscire fuori dalla prigione del corpo, va a tutti i malati, i sofferenti, a tutti quelli che da lontano non puoi che aiutare con una preghiera.
Andiamo sempre di fretta e non ci accorgiamo dell’erba che cresce, che il sole ogni giorno tinge di rosa il cielo e ci riscopre come faceva mia madre quando era ora di alzarsi.
Il sole ci copre e ci scopre rendendoci visibili a noi stessi e agli altri.
La maggior parte delle notti il mio sole è Lui, il Signore che mi viene a trovare…e Sua Madre…e i miei cari che la Sua Parola mi evoca.
Il mio tormento è quando mi viene tolta la connessione per il fracasso di un corpo che urla il suo dolore e fa cadere la linea.
Questo è il mio tormento e l’unica preghiera che riesco a fare in questo tempo a volte incastrato sulla sofferenza, nel silenzio di Dio e risposte degli uomini è l’attesa, muta, attesa che si rompano i sigilli e io possa tornare a dialogare con LUI.
La solitudine mi prostra più che il dolore e la malattia e la notte amplifica lo spazio vuoto, intorno, e mi trovo a navigare nel buio senza vedere nulla a cui appigliarmi, nulla che possa dare un senso a questo viaggio interminabile di non risposte, di fallimenti, di spogliazione.
“Signora lei ha una malattia rarissima, incurabile e progressiva…Signora lei ha disturbi di scarso rilievo…Signora lei deve farsi curare il cervello…Signora lei deve imparare a digiunare da tutto ciò che le piace…”
In questi 50 anni le diagnosi sono state le più svariate, contraddittorie, la guarigione una pura chimera, perchè anche quelli che fanno con coscienza il loro lavoro alzano le mani davanti al mistero che mi porto nascosto dentro di me.
L’incontro con il Signore ha cambiato il mio modo di affrontare i problemi, la vita, in modo graduale, sì che se ci sono notti in cui non riesco neanche a stringere la corona del rosario tra le mani, ce ne sono altre che sollevo lo sguardo al crocifisso appeso sul comodino, un Cristo sofferente che è la risposta a tutti i miei perchè e la miglior medicina per continuare a sperare.
Un tempo al suo posto avevo messo il calendario liturgico che ogni giorno riportava una frase significativa tratta dalla liturgia del giorno.
Per anni la Parola di Dio ha illuminato le mie notti oscure, ma oggi è Lui che parla direttamente al mio cuore attraverso l’immagine dello strazio del suo corpo che non ancora riesce a morire.
Ai suoi piedi ho messo la piccola e bisunta e scrostata Madonna, trovata nella casa di Sergio, il cugino barbone, che ci ha lasciato in eredità,( oltre a ettari di terra abbandonata, case bruciate o crollate e un sepolcreto in grado di accogliere ancora 4 persone..)
Cosa alimenta la speranza? Il prezzo.
Grazie Signore per tutto ciò di cui ti servi per far lievitare la massa e far crescere così tanto un granello di senapa.
Grazie del tuo Sole, della tua luce, grazie della tua presenza costante accanto a me, anche se non vedo, non sento, non tocco.
La strada per attendere con gioia è proprio in quello che ci manca a che si sviluppi in pienezza il tuo progetto d’amore.

OGNISSANTI

” Beati i poveri di spirito, di essi è il regno dei cieli”
Quanti oggi si faranno gli auguri di buon onomastico perchè è la festa di tutti i Santi?
Gli ortodossi in questo giorno si fanno gli auguri e si scambiano regali, specie con quelli il cui onomastico non è contemplato dalla liturgia.
Ma noi siamo più evoluti e i nomi dei santi non ci evocano le loro virtù, nè ci portano a lodare e benedire il Signore perchè ci ha dato così grandi maestri.
Questa ricorrenza da noi evoca la morte, perchè precede di un sol giorno la commemorazione dei defunti e spesso viene anche confusa.
La gente per avvantaggiarsi va al cimitero a portare fiori ai propri cari e rinnova il dolore per la loro perdita con un giorno di anticipo. Così della vita ci si sofferma solo sulla parte negativa e si dimentica la bellezza, la grandezza, la verità ineffabile della nostra chiamata.
“Siate santi perchè io sono santo” è scritto. Molto spesso mi metto a pensare se possiamo noi essere o diventare santi, con tutti i difetti che abbiamo, le nostre cattive abitudini, le nostre inclinazioni così poco evangeliche.
” Chi si potrà salvare?”chiedono i discepoli a Gesù.
Tutto è possibile a Dio, risponde Gesù.
Con il suo aiuto potremo diventare santi addirittura esserlo già da adesso se viviamo la beatitudine di essere Suoi figli.
Già perchè la santità implica un’appartenenza che per Dio è scontata , per noi no. Questo è il problema.
Vivere da figli di Dio non è automatico, perchè dovremmo rinunciare a tante sicurezze e fidarci solo di Lui.
La santità è uno stile di vita quando vivi nella percezione della tua inadeguatezza e del bisogno di Dio perchè trasformi i tuoi limiti in grazia.
“Quante cose si possono fare con Gesù!” scrisse Marco nel suo primo compito di religione alla maestra che voleva tastare il terreno sulla preparazione dei suoi piccoli alunni riguardo alla fede. Erano bimbi della prima elementare ed era importante sapere da dove cominciare.
“Senza di me non potete fare nulla!”, chissà se l’aveva letto? Io non credo, ma conosco la fede della madre e del nonno e del bisnonno. Questo sì.
La santità è un dato di fatto da parte di Dio, perchè dice:Tu mi appartieni!” ma non è altrettanto per noi che ci arriviamo prima se abbiamo dei testimoni che ci facciano vivere la Parola ogni giorno con la loro testimonianza di vita, più tardi se le prove della vita ci portano a sollevare gli occhi al cielo per chiedere aiuto. Mai se l’aiuto lo cerchiamo nelle cose e nei rimedi del mondo.
Oggi i santi, i testimoni della fede ci ricordano che a tutti è data la possibilità di partecipare alla liturgia celeste se ci lasciamo guidare da loro nella strada che porta al cielo.
Maria, la regina dei santi è quella che più di ogni altra persona ha vissuto la beatitudine di essere scelta per la sua umiltà.
L’Onnipotente grandi cose farà anche per noi se gli permettiamo di aiutarci a diventare suo specchio, in tutto a lui somiglianti sì da vederlo faccia a faccia.